Achille Occhetto

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Achille Leone Occhetto
Achille Occhetto.jpg

Segretario generale del
Partito Comunista Italiano
Durata mandato 21 giugno 1988 –
3 febbraio 1991
Predecessore Alessandro Natta
Successore nessuno; il PCI si scioglie e viene creato il PDS

Segretario nazionale del
Partito Democratico della Sinistra
Durata mandato 8 febbraio 1991 –
13 giugno 1994
Predecessore carica non istituita
Successore Massimo D'Alema

Dati generali
Partito politico Sinistra Ecologia Libertà
(dal 2009)
Precedenti:
PCI (fino al 1991)
PDS (1991-1998)
DS (1998-2007)
SD (2007-2009)
Titolo di studio Diploma di liceo classico
Professione Pubblicista, politico
on. Achille Leone Occhetto
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito Partito Comunista Italiano (VII-X), Partito Democratico della Sinistra (X-XIII), Democratici di Sinistra (XIII)
Legislatura VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII.
Gruppo Partito Comunista It. (VII-X), Gruppo Comunista - PDS (X), Partito Dem. della Sin. (XI), Progressisti - Federativo (XII), Dem. di Sin. - L'Ulivo (XIII)
Coalizione Progressisti (XII), L'Ulivo (XIII)
Circoscrizione XI - Emilia-Romagna
Pagina istituzionale
sen. Achille Leone Occhetto
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Democratici di Sinistra
Legislatura XIV
Gruppo Misto
Coalizione L'Ulivo (2001-2005),
L'Unione (2005-2006)
Circoscrizione Calabria
Incarichi parlamentari

13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali)

Pagina istituzionale

Achille Leone Occhetto (Torino, 3 marzo 1936) è un politico italiano. È stato l'ultimo segretario del Partito Comunista Italiano (dal 1988) e il primo segretario del Partito Democratico della Sinistra (fino al 1994); è stato co-fondatore e vicepresidente del Partito del Socialismo Europeo nel 1990, deputato e presidente della Commissione Affari esteri della Camera (dal 1996 al 2001); membro del Consiglio d'Europa dal 2002 al 2006.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I genitori lo chiamarono Achille come il nonno materno e Leone (suo secondo nome) in onore della nonna paterna[1]. Suo padre si inventò un diminutivo, Achel, utilizzato anche dai suoi compagni durante i primi soggiorni a Torino e Milano. Nel periodo successivo un giornalista scoprì l'esistenza di navigatore danese di origine vichinga che si chiamava Akel: dal quel momento tutti i giornali lo chiamarono così[2]. Ha conseguito la maturità classica nel 1953.

Si avvicinò al PCI grazie alla passione politica del padre e decise di iscriversi alla FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana) nel 1953 dopo un comizio di Terracini durante la festa dell'Unità milanese, definendosi già a quel tempo un "libero pensatore comunista"[3]. Sempre nel 1953 dette vita al Circolo Universitario Antonio Banfi, al quale nel 1956 fece approvare un documento di protesta per l’intervento sovietico in Ungheria. Nei primi anni sessanta, nei quali a Milano fu eletto Segretario provinciale della FGCI e ricoprì incarichi di responsabilità nell’UGI (Unione Goliardica Italiana), celebrò il suo primo matrimonio con la giovane architetta Nina Ravelli.

Nel 1961 si trasferisce a Roma dove, prima di diventare Segretario Generale della FGCI, assume la direzione nazionale degli universitari comunisti e diventa Direttore del settimanale Nuova generazione. Conduce attraverso questo strumento le prime battaglie per il distacco dalla politica di Mosca, per la democratizzazione dei paesi socialisti, per la riabilitazione di Trotzky, Bucharin, Rosa Luxemburg e tutti i perseguitati della Rivoluzione d'Ottobre.

In seguito al deludente XXI congresso del PCUS fa uscire un numero speciale di Nuova generazione, fortemente critico nei confronti dell’URSS per non avere dato seguito alle aspettative di rinnovamento annunciate nel XX congresso, con la clamorosa denuncia dei delitti di Stalin da parte di Kruscev. Criticò profondamente anche la formula krusceviana secondo la quale il gulag era la base del comunismo[4]. Fu quella l’occasione del suo primo rilevante incontro con la grande politica e con una forte personalità come Palmiro Togliatti. Infatti, avendogli inviato il numero speciale di Nuova generazione, Occhetto aveva chiesto al Segretario del PCI un incontro per riceverne un giudizio; con sua grande sorpresa si trovò per la prima volta a distanza ravvicinata davanti a un Togliatti paterno e quasi cospirativo che con fare di intesa gli disse che quell'articolo era interessante, aggiungendo: ”Diffondetelo, diffondetelo, ma non solo tra i giovani...soprattutto nel partito”[5]. Questo incontro gli fece capire che la politica non era solo militanza, ma anche senso delle opportunità e che Togliatti aveva piacere che si facessero sapere e si dicessero cose che lui, con la sua responsabilità, non poteva ancora dire.

Fu segretario della FGCI dal 1963 al 1966. Nell’estate del 1964 pronunciò a Piazza San Giovanni, davanti a più di un milione di persone, una delle orazioni funebri al funerale di Togliatti, prendendo la parola subito prima dell’eroina della guerra civile spagnola Dolores Ibarruri.

Nel 1965 venne inviato da Luigi Longo, assieme a Giancarlo Pajetta, Pompeo Colaianni, Aldo Natoli e Sarzi Amadè, per una missione attraverso tutti i paesi del blocco sovietico per valutare le varie posizioni sulla guerra del Vietnam: viaggiarono nell'Est Europa, in Unione Sovietica, in Cina, in Indonesia[6]. A Pechino incontra Mao Ze Dong e Deng Xiao Ping. In quella occasione la delegazione italiana rompe con i cinesi sulla questione della “coesistenza pacifica”. Il viaggio culmina con gli incontri ad Hanoi con Ho Chi Minh e Giap. Nel corso di un seminario con i massimi dirigenti vietnamiti e alla presenza dello stesso Ho Chi Minh Occhetto tiene una relazione sul tema: “Coesistenza pacifica e movimento di liberazione dei popoli”. Il viaggio termina con la consegna, nottetempo, di una bandiera dei partigiani italiani ai combattenti vietnamiti che si trovano al fronte. Di ritorno in Italia, Occhetto lancia una campagna di manifestazioni che dalla FGCI si estenderà all’insieme del movimento studentesco e che animerà quella che verrà chiamata “la generazione del Vietnam”.

Achille Occhetto con Luciano Lama alla Marcia per il disarmo Roma 25 ottobre 1986

Dal 1966 al 1969 è responsabile della Sezione centrale di Stampa e propaganda, e fa parte del ristretto Ufficio di segreteria, dal quale appoggia attivamente, assieme a Luigi Longo, il movimento del Sessantotto.

In seguito ebbe l'incarico di segretario regionale del PCI in Sicilia, venendo eletto consigliere comunale di Palermo nel 1971. In questo periodo si distinse nella sua lotta contro la mafia e l'opposizione al sindaco Vito Ciancimino. In Sicilia ebbe anche due figli con Elisa Kadigia Bove, Massimiliano e Malcolm. Dopo l'esperienza siciliana tornò a Roma e montò la guardia durante i funerali di Enrico Berlinguer.

Occhetto a Bologna il 12 novembre del 1989, in occasione dell'annuncio della cosiddetta "svolta della Bolognina".

Eletto Coordinatore nazionale del PCI nel 1986, due anni dopo ne divenne Segretario Generale subentrando ad Alessandro Natta che da poco aveva avuto un infarto non mortale. Nel novembre 1989, dopo la Caduta del muro di Berlino, giunse alla cosiddetta Svolta della Bolognina. Durante quell'anno alcune novità erano state decisive: fu il primo segretario comunista ad andare negli Usa; aveva condannato senza mezzi termini il comunismo cinese; partecipò a Budapest alle esequie di Imre Nagy e dei martiri della rivoluzione ungherese 1956; incontrò Lech Wałęsa, leader dell'opposizione al regime comunista in Polonia[7].

Durante la sua segreteria il partito assistette al crollo del muro di Berlino e alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, e diede vita al Governo ombra del PCI. Considerata finita l'esperienza del comunismo, egli decise di sciogliere il partito per fondare un nuovo movimento all'interno della sinistra italiana di posizioni più verso la socialdemocrazia, chiamandolo Partito Democratico della Sinistra (dopo aver a lungo meditato di chiamarlo Comunità e Libertà[8]).

La svolta dal PCI al PDS, detta "della Bolognina", non fu accettata da circa un terzo dei militanti comunisti che diedero vita al Partito della Rifondazione Comunista.

Alle elezioni politiche del 1994 venne indicato come leader della coalizione di sinistra, denominata Alleanza dei Progressisti, che si contrappose al raggruppamento centrista dell'ex Democrazia Cristiana (il Patto per l'Italia) e al nascente centro-destra (Polo delle Libertà) di Silvio Berlusconi. La vittoria del centro-destra prima alle elezioni politiche e successivamente alle elezioni europee spinsero Occhetto alle dimissioni da segretario, sostituito da Massimo D'Alema.

Negli anni successivi Occhetto ha continuato a occuparsi di politica, seppur senza ricoprire ruoli dirigenziali all'interno del PDS prima e dei Democratici di Sinistra dopo.

Si è definitivamente allontanato dal partito nel 2004, quando decide di aderire ad un progetto unitario con Antonio Di Pietro, dando vita alla lista Di Pietro-Occhetto che si presenta alle elezioni europee del 2004 e raccoglie il 2,1% dei consensi. Anche in questo caso il risultato non è incoraggiante, in quanto il solo movimento di Di Pietro, l'Italia dei Valori, precedentemente aveva raggiunto risultati maggiori.

Occhetto, candidato in tutte le circoscrizioni, sebbene eletto deputato europeo, lascia l'incarico in favore di Giulietto Chiesa. Il 9 luglio la «separazione consensuale»: Di Pietro riprende in mano l'IdV, mentre Occhetto costituisce il 6 novembre l'associazione Il Cantiere per il bene comune, di cui lo stesso Chiesa fa parte, insieme a personaggi come Antonello Falomi, Diego Novelli, Paolo Sylos Labini ed Elio Veltri. Il suo dichiarato obiettivo è quello di condurre alla nascita di un nuovo soggetto politico di sinistra, europeo e socialista, alludendo anche ad una "Rifondazione della Sinistra" che comprenda gli attuali partiti che si riconoscono in quell'area, come i DS, i Verdi, lo SDI e Rifondazione.

A maggio del 2006, quando Di Pietro viene nominato ministro e abbandona l'incarico di europarlamentare; Occhetto gli subentra al Parlamento europeo, aderendo al gruppo del Partito del Socialismo Europeo (da indipendente) e venendo coinvolto nella Commissione giuridica e nella Commissione per gli affari esteri. Inizia una querelle con Beniamino Donnici, che afferma di essere lui il primo dei non eletti e rivendica il posto di europarlamentare, in quanto Occhetto vi avrebbe rinunciato (in favore di Chiesa) in maniera definitiva e per l'intera legislatura. Il 3 maggio la Commissione giuridica presieduta da Giuseppe Gargani ritiene che l'unico organo a stabilire la legittimità dei suoi membri sia lo stesso Parlamento europeo; così il 24 maggio viene posta ai voti la relazione Gargani che ritiene che il seggio vada assegnato ad Occhetto: essa ottiene 406 voti favorevoli e 125 contrari. Donnici deve, dunque, lasciare il seggio. Di Pietro interviene in difesa di Donnici, chiedendo al Consiglio dei ministri di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea, in quanto si tratterebbe di «un affare di Stato che rischia di calpestare le basi costituzionali della sovranità nazionale rispetto a quella europea». La vicenda si chiude definitivamente il 14 novembre 2007, quando il Tribunale di primo grado della Corte europea del Lussemburgo sospende l'esecuzione della precedente decisione del Parlamento europeo e accoglie il ricorso del subentrante. Occhetto, dunque, dopo 18 mesi, è costretto a lasciare il seggio di deputato europeo. A sua volta presenterà, poi, ricorso presso il Tribunale di ultima istanza della Corte di giustizia delle Comunità europee, che, il 13 gennaio 2009, ne respingerà l'impugnazione, confermando così la decisione di primo grado.

Il 14 dicembre 2007 ha aderito al movimento Sinistra Democratica di Fabio Mussi e a dicembre del 2009 al progetto costituente di Sinistra Ecologia Libertà.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 104.
  2. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 109.
  3. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 155.
  4. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 174.
  5. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 175.
  6. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 183.
  7. ^ Achille Occhetto, La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra, Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 274.
  8. ^ Notizia riportata da Pier Luigi Bersani in Sandro Magister, Da Giussani a Bersani, L'espresso n.33 del 18-25 agosto 2006.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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