Basilica vetus

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La basilica vetus fu una delle prime chiese di Milano.

Stemma della Fabbrica del duomo, con la facciata dell'antica cattedrale (Milano, Conca di Viarenna)

Dopo alcune incertezze, è oggi identificata con la basilica che si trovava dove sorge la zona absidale del duomo. Fino alla costruzione del duomo attuale, la basilica vetus, poi ampliata nella basilica di Santa Maria Maggiore, ebbe la funzione di cattedrale invernale dell'arcidiocesi di Milano, mentre la vicina basilica di Santa Tecla (che sorgeva nell'attuale piazza del Duomo) era la cattedrale estiva. Tra le due chiese sorgeva il battistero di San Giovanni alle Fonti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

A Milano non vi è alcuna testimonianza storica di chiese adibite al solo culto prima dell'editto di tolleranza del 313, ed anche l'utilizzo della casa di tale Filippo (riportato tradizionalmente) è del tutto ipotetico e poco probabile: questa mancanza di testimonianze è probabilmente da ascriversi alla scarsa consistenza della comunità milanese nei primi secoli dell'era cristiana.

La prima notizia certa di un edificio religioso a Milano è quella di una basilica doppia, di cui di volta in volta o una sola porzione (l'aula a nord) o tutto l'insieme viene chiamata basilica vetus. Iniziò ad essere edificata l'anno successivo rispetto al cosiddetto editto di Milano (ovvero nel 314) durante il vescovado di Mirocle (pare addirittura su incitamento dello stesso imperatore Costantino) e fu terminata sotto il suo successore, il vescovo Materno.

Collocazione[modifica | modifica sorgente]

A lungo si è discusso anche su dove si trovasse questa basilica vetus. L'attuale duomo di Milano infatti pareva a molti storici troppo decentrato e periferico verso nord-est rispetto alla città originaria, nella quale le prime testimonianze del cristianesimo privilegiano invece l'area meridionale.

Vi era ad esempio un'area ricca d'acqua vicino alla basilica di Sant'Eustorgio, dove venivano praticati i battesimi e dove esisteva un'edicola di origini paleocristiane: ancor oggi il primo ingresso dei vescovi milanesi avviene per tradizione da porta Ticinese, con una prima fermata in Sant'Eustorgio.

Sono state avanzate diverse ipotesi e la basilica vetus era stata collocata in luoghi allora molto distanti tra loro: presso la basilica di San Calimero, vicino all'allora Porta Romana (più a nord rispetto all'attuale), appena all'interno dell'imponente arco di trionfo, presso San Vincenzo in brolo, dalle parti dell'attuale porta Genova).

Attualmente pare ormai assodato che questa basilica si trovasse proprio sotto l'attuale duomo, ed in particolare fosse incentrata sotto la sacrestia aquilonare, ovvero proprio sotto la parte più antica del duomo stesso[1].

Conformazione[modifica | modifica sorgente]

La struttura era costituita da due aule di forma rettangolare, prive di abside, una a nord e l'altra a sud, collegate tra di loro da un ambiente centrale e da una sala con il battistero. Le due aule rettangolari hanno orientamento ovest-est, lo stesso dell'attuale duomo, che si ritrova anche nelle basiliche milanesi successive (Santa Tecla, Sant'Ambrogio, San Lorenzo) e che costituiva il normale orientamento delle chiese più antiche. L'aula meridionale sembrerebbe essere stata leggermente più piccola di quella settentrionale.

Sant'Ambrogio si recava nell'aula meridionale quattro volte al giorno a pregare con i confratelli, mentre quella settentrionale era probabilmente usata per le celebrazioni domenicali. Il significato di questa conformazione a doppia aula (comune ad altre chiese primitive, come quella di Aquileia, ma che scompare nelle chiese immediatamente successive) non è del tutto chiara. L'ambiente centrale poteva essere utilizzato per i catecumeni e sappiamo dell'esistenza di un locale per le unzioni (dove si riceveva la cresima, che nel primo millennio veniva conferita assieme al battesimo) e per gli esorcismi (che ugualmente facevano parte del rito nella Chiesa antica).

Il complesso basilicale doveva avere esternamente l'aspetto di un horreum (magazzino delle derrate alimentari), e si ipotizza che il soffitto delle due aule fosse sorretto da colonne.

Secondo Paolino da Nola la basilica nel suo complesso era conforme alle "sante prescrizioni", sebbene non sia chiaro quali fossero queste prescrizioni.

Il battistero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battistero di San Giovanni alle Fonti.

Nel 1889 vennero rinvenuti i resti del battistero, con vasca a pianta ottagonale. È possibile che questo battistero fosse identificabile con quello usato per il battesimo di Sant'Ambrogio.

I resti di questo battistero, oggi visitabili, sono collocati ad una quota inferiore di 3,8 m rispetto al pavimento del Duomo, mentre il pavimento della vasca è ad una quota inferiore di 4,50 m. L'edificio è decisamente più piccolo rispetto al battistero di Santa Tecla, i cui resti si trovano sotto l'ingresso del duomo: il diametro massimo iscritto è di soli 3,60 m circa.

Il battistero viene citato come in baptisteri basilica da sant'Ambrogio. Vi sono tracce di un rivestimento marmoreo, e circa al centro della vasca vi è un foro per l'acqua servito da un apposito condotto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ernesto Brivio, Guida del duomo di Milano Editrice Veneranda Fabbrica del Duomo, rev. ottobre 1997.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]