Basilica di Santo Stefano Maggiore

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Coordinate: 45°27′44.04″N 9°11′45.6″E / 45.462233°N 9.196°E45.462233; 9.196

Basilica di Santo Stefano Maggiore
La facciata e il campanile
La facciata e il campanile
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana Cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 417
Completamento XVIII secolo
Fig.1 - Interno
Fig.2 - Targa dei martiri cristiani all'interno di Santo Stefano

La basilica di Santo Stefano Maggiore è un'antica chiesa di Milano. Inizialmente dedicata al profeta San Zaccaria, venne poi intitolata a santo Stefano nel X secolo. Nella sua storia ha subito numerosi interventi di ricostruzione, ampliamento e restauro.

È chiamata anche Santo Stefano in Brolo (dal nome storico dell'area) o Santo Stefano alla Porta (in riferimento alla pusterla di Santo Stefano, ora non più esistente).

Dal 1994, la Diocesi di Milano vi ha istituito la Cappellania Generale dei Migranti. Il 2 febbraio 2015 la Cappellania è stata canonicamente trasformata nella Parrocchia dei Migranti. [1]

Attualmente vi si celebrano Sante Messe in Lingua filippina dedicate ai fedeli provenienti da quello stato, residenti in Milano come pure in spagnolo soprattutto per i cristiani originari dell'America latina.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È situata nell'omonima piazza Santo Stefano.

Il primitivo edificio di culto, fondato intorno al 417 su iniziativa del futuro vescovo Martiniano Osio, fu distrutto da un incendio nel 1070. La chiesa venne ricostruita in stile romanico nel 1075.

Il 26 dicembre 1476 fu teatro dell'assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza giunto alla basilica per le celebrazioni del santo patrono, e si può leggere, incorporata nella pavimentazione, la targa commemorativa di tale evento storico immediatamente dopo il portale di ingresso.

Pochi metri oltre, entro la chiesa, si può leggere una seconda targa (Fig.2): contiene la "Pietra degli innocenti" dove la tradizione vuole che siano le reliquie di quattro martiri cristiani risalenti alla fine del IV secolo.

Il 30 settembre 1571 vi venne battezzato il pittore Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio. Il ritrovamento avvenuto nel febbraio 2007[2], fra i documenti d'archivio della basilica conservati nel Museo Diocesano del capoluogo lombardo, del certificato di battesimo del pittore ha messo definitivamente fine a una lunga disputa fra gli studiosi su quale fosse la sua vera città natale: Caravaggio in provincia di Bergamo o, appunto, Milano.

A partire dal 1594 la chiesa ha subito una serie di interventi, tra cui:

Il pilastro che si trova di fronte al campanile è un residuo isolato del portico della chiesa di epoca medievale.

Vi sono conservati i corpi dei santi Martiniano Osio, Ausano e Mansueto, arcivescovi di Milano, ivi deposti da tempo immemorabile. San Carlo Borromeo vi traslò pure i corpi dei santi Leone, Arsazio, Marino, Mamete e Agapito. Le vetrate dell'abside raffiguranti gli Evangelisti e quattro vetrate nelle cappelle delle navate laterali (Assunta, Vestizione di Santo Stefano, Annunciazione, Giudizio Finale) sono state realizzate tra il 1960 e il 1965 dalla pittrice vetratista Amalia Panigati.[3] La vetrata rappresentante una Crocefissione, sopra l'altare dedicato alla Madonna Addolorata, è stata invece dipinta nel 1898 da Costante Panigati.[4]

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Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ sito della Parrocchia di S. Stefano Maggiore. URL consultato il 21 aprile 2015.
  2. ^ l'articolo del 26 febbraio 2007 dal sito del Corriere della Sera: Milano «ribattezza» Caravaggio «Merisi nacque a Santo Stefano». URL consultato il 29 novembre 2008.
  3. ^ A. Coccia, Una maestra del vetro sacro: una tradizione che ringiovanisce, in “Diocesi di Milano”, a. VII, n. 7-8, luglio-agosto 1966, pp. 358-359, 362, 364.
  4. ^ R. Bagnoli, La Basilica nella sua storia, in B. Tofoni (a cura di), S. Stefano Maggiore. XXV di Sacerdozio Reverendissimo Prevosto Don Giovanni Colombo, Gutenbergstampa, Milano, 1961, p. 34.

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