Federico Borromeo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altro cardinale discendente, vedi Federigo Borromeo (1617-1673).
« Fu degli uomini rari in qualunque tempo, che abbiano impiegato un ingegno egregio, tutti i mezzi d'una grand'opulenza, tutti i vantaggi d'una condizione privilegiata, un intento continuo, nella ricerca e nell'esercizio del meglio »
(Alessandro Manzoni ne I promessi sposi)
Federico Borromeo
cardinale di Santa Romana Chiesa
FedericoBorromeo.Cardinal.jpg
Giulio Cesare Procaccini, Ritratto di Federico Borromeo, Milano, 1610
DSC02997 - Duomo di Milano - Scurolo di san Carlo - Stemma dei Borromeo - Foto Giovanni Dall'Orto - 29-jan-2007.jpg
Humilitas
Nato 16 agosto 1564, Milano
Creato cardinale 18 dicembre 1587 da papa Sisto V
Deceduto 21 settembre 1631, Milano

Federico Borromeo (Milano, 18 agosto 1564Milano, 21 settembre 1631) è stato un cardinale italiano, arcivescovo di Milano dal 1595[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

San Carlo Borromeo e San Filippo Neri (ai suoi piedi), due personaggi che influenzarono notevolmente la figura di Federico Borromeo durante gli anni dei suoi studi

Federico Borromeo (talvolta indicato come Francesco Federico o Federigo), nacque il 18 agosto 1564, figlio di Giulio Cesare Borromeo e di Margherita Trivulzio. Suo padre morì quando egli aveva appena tre anni ed a lungo risentì l'influenza del cugino cardinale Carlo Borromeo (1560) il quale fu sua guida spirituale e lo instradò alla carriera ecclesiastica. Egli era inoltre cugino del cardinale Guido Luca Ferrero (1565) ed era imparentato con papa Sisto V e con i cardinali Alessandro Farnese (1534) e Mark Sittich von Hohenems (1561). Fu anche prozio del cardinale Federico Borromeo iuniore (1670). Altri cardinali appartenenti a questa famiglia furono Giberto Borromeo e Giberto Bartolomeo Borromeo, oltre a Vitaliano Borromeo (1766) e ad Edoardo Borromeo (1868).

Egli iniziò i propri studi a Milano sotto la direzione del cugino Carlo Borromeo (che all'epoca ne era arcivescovo). Successivamente divenne discepolo dell'Almo Collegio Borromeo dell'Università di Pavia dove si laureò in teologia e in diritto. Successivamente si trasferì all'Università di Bologna dove studiò matematica e filosofia laureandosi in tali materie. Presi gli ordini minori nel clero diocesano nel 1580, si trasferì a Roma nel 1585 per proseguire gli studi classici interessandosi molto alle antichità dell'antica Roma.

Di questo suo periodo bolognese sappiamo che egli considerò l'ipotesi di aderire alla Compagnia di Gesù, ma che suo cugino cardinale lo dissuase da tale intento, indirizzandolo invece verso la dottrina del clero diocesano e fu proprio con il 1580 che si può ufficialmente dire che abbia avuto inizio la sua carriera ecclesiastica; in breve tempo ottenne gli ordini minori (1585). A Roma entrò anche in contatto con San Filippo Neri e con il cardinale Cesare Baronio, divenendo Cappellano di Sua Santità dal 1586.

La Biblioteca Ambrosiana, uno dei più insigni monumenti alla cultura milanese fondata proprio dal cardinale Federico Borromeo

Creato cardinale da papa Sisto V il 18 dicembre 1587 (a soli 23 anni), ottenne la porpora cardinalizia con il titolo diaconale di Santa Maria in Domnica (15 gennaio 1588), optando in seguito per la sede dei Santi Cosma e Damiano (9 gennaio 1589) e poi per quella di Sant'Agata in Suburra (20 marzo 1589). Partecipò al primo conclave nel 1590, dove fu eletto pontefice Urbano VII. Quindi prese parte al secondo conclave del 1590 che elesse Gregorio XIV. Optò quindi per la sede diaconale di San Nicola in Carcere dal 14 gennaio 1591, partecipando quell'anno al conclave che elesse Innocenzo IX e l'anno successivo a quello che elesse Clemente VIII.

Divenuto membro della commissione per la revisione della Bibbia Vulgata e per la preparazione della Editio Romana dei documenti ufficiali del Concilio di Trento, decise solo nel 1593 di prendere gli ordini sacri, venendo consacrato il 17 settembre di quello stesso anno. Poco dopo, in corrispondenza con la sua carriera cardinalizia, gli venne affidato il titolo di Santa Maria degli Angeli (25 ottobre 1593). La sua ordinazione ufficiale avvenne però il 7 dicembre 1593 ad opera del cardinale Alessandro de' Medici (futuro papa Leone XI), nella sua cappella privata.

La tomba di Federico Borromeo nel Duomo di Milano

Dopo la morte dell'arcivescovo di Milano Gaspare Visconti, egli accettò la nomina a tale sede che gli era stata suggerita da Clemente VIII per merito di Filippo Neri. Nominato quindi arcivescovo di Milano il 24 aprile 1595 a 31 anni, seguì l'esempio del predecessore e cugino San Carlo Borromeo nel disciplinare il clero, fondando chiese e collegi a proprie spese, applicando i canoni del concilio di Trento. Divenne anche commendatario dell'Abbazia di Santa Maria in Casanova, Civitella Casanova, una delle più importanti del centro Italia.

Nel 1609 fondò la Biblioteca Ambrosiana; nel 1618 corredò la biblioteca di una raccolta di statue e di quadri, la cosiddetta Quadreria Ambrosiana che in seguito diventerà la Pinacoteca Ambrosiana. L'intento della Quadreria era quello di creare una struttura di supporto alla nascente Accademia Ambrosiana, aperta dal Borromeo nel 1621 con Giovanni Battista Crespi detto il Cerano come primo presidente.

Fece erigere la statua di San Carlo ad Arona; abbellì inoltre il Duomo di Milano con dipinti e sculture. Spinse alla vita ecclesiastica il cugino e successore Cesare Monti.

Diede esempio di grande carità durante la carestia del 1628 e la peste del 1630, alle quali sopravvisse.

Morì a Milano il 21 settembre 1631 e la sua salma venne esposta in Duomo e qui sepolta di fronte all'altare della Madonna dell'Albero[2].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

« Però non ometteremo di notare un'altra singolarità di quella bella vita: che, piena come fu d'attività, di governo, di funzioni, d'insegnamento, d'udienze, di visite diocesane, di viaggi, di contrasti, non solo lo studio c'ebbe una parte, ma ce n'ebbe tanta, che per un letterato di professione sarebbe bastato. E infatti, con tant'altri e diversi titoli di lode, Federigo ebbe anche, presso i suoi contemporanei, quello d'uom dotto. »
(A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXII)

La produzione letteraria di Federigo Borromeo fu in effetti abbondante, con più di un centinaio di libri, sia a stampa che manoscritti, oltre a svariate centinaia di lettere; gran parte di tale produzione è conservata alla Biblioteca Ambrosiana. Federigo stesso censì i propri scritti nei suoi Meditamenta litteraria i quali - assieme al De sui studiis dove ripercorre la sua formazione culturale - costituiscono una sorta di autobiografia dell'uomo di lettere.

Nel Philagios sive de amore virtutis libri duodecim raccoglie numerose biografie di religiose. Tra le figure menzionate manca quella di Marianna De Leyva, suor Virginia Maria, ovvero la monaca di Monza: il cardinale ebbe modo di conoscerla a seguito del processo per omicidio che la vide coinvolta e, certo del suo pentimento, la graziò facendo di lei un esemplare modello di redenzione. Alla sua morte Federigo lasciò tuttavia alcune annotazioni sulla vicenda, attestanti la sua volontà di inserirla una futura edizione del Philagios.

Altre sue opere notevoli furono il De fugienda ostentatione, il De delectu ingeniorum, il De non vulgari existimatione et fama, il De gratia principum, il Cypria sacra sive de honestate et decoro ecclesiasticis moris ed il De sacris nostrorum temporum orationibus.

Il suo scritto più noto è forse il De pestilentia quæ Mediolani anno 1630 magnam stragem edidit, dove narra della gravissima pestilenza che colpì Milano nel 1630, alternando l'analisi delle cause a numerosi aneddoti dei più diversi tenori che rendono il testo tra i più coinvolgenti documenti di storia Milanese dell'epoca. Federigo non ebbe modo di portare a termine un'edizione definitiva dell'opera, morendo l'anno seguente.

Nonostante l'abbondanza della produzione, gli scritti di Federigo non hanno mai avuto grande fortuna se non per l'interesse storico che rivestono. Osserva il Manzoni:

« Non dobbiamo però dissimulare che tenne con ferma persuasione, e sostenne in pratica, con lunga costanza, opinioni, che al giorno d'oggi parrebbero a ognuno piuttosto strane che mal fondate; dico anche a coloro che avrebbero una gran voglia di trovarle giuste. Chi lo volesse difendere in questo, ci sarebbe quella scusa così corrente e ricevuta, ch'erano errori del suo tempo, piuttosto che suoi: scusa che, per certe cose, e quando risulti dall'esame particolare de' fatti, può aver qualche valore, o anche molto; ma che applicata così nuda e alla cieca, come si fa d'ordinario, non significa proprio nulla. »
(A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXII)

Federigo Borromeo e i Promessi Sposi[modifica | modifica wikitesto]

Don Abbondio e il cardinale Federigo Borromeo. Illustrazione di Gonin all'edizione del 1840 dei Promessi Sposi

Federico ricopre rispetto ai Promessi sposi di Alessandro Manzoni il doppio ruolo di personaggio e di fonte.

Il Manzoni nel romanzo esalta la nobile figura del prelato, contraddistinguendolo per la grande conoscenza teologica, l'indole di profondo scrutatore dell'animo umano e di pastore zelante e comprensivo che aveva quale scopo di vita l'insegnamento della dottrina ai poveri e la cura dei sofferenti; il vivido ritratto biografico occupa quasi interamente il capitolo XXII.

Nel romanzo egli svolge il ruolo di auditore dei protagonisti, simboleggiando un Cristianesimo puro e ispirato. Egli è dipinto come un vero santo, pio, umile, caritatevole, altruista, disponibile e pacato.

Il Manzoni poi, nei capitoli dedicati alla peste di Milano del 1630, utilizzò quale fonte anche lo stesso De pestilentia di Federigo, oltre ad altri scritti ed all'opera del Ripamonti che fornirono spunti certamente più copiosi.

Tra i numerosi aneddoti del De pestilentia, spicca un episodio dal quale l'autore de I promessi sposi trasse ispirazione per il commovente passo di Cecilia, nel capitolo XXXIV:


(LA)
« Novennis puella cum in conspectu matris occubuisset noluit mater tolli a vespillonibus eam, sed imposuit ipsa plaustro cadaver obversaque ad vespillones, vos vero hodie vespere me tolletis, inquit, regressaque in cubiculum et ex fenestra filiæ funus id contemplata paulo post extinguitur. »
(IT)
« Una bambina di nove anni morì dinanzi alla madre; questa, non sopportando che la figlia fosse toccata dai monatti, volle metterla lei sul carro. Poi voltatasi di nuovo ai monatti, “voi” disse, “questa sera, porterete via anche me”. Così detto, rientrò in casa e si affacciò alla finestra. Stette a contemplare quelle esequie, e poco dopo spirò. »
(De pestilentia, cap. VIII)

Nel ritratto manzoniano del cardinale è presente una temperata e solenne purità evangelica. Egli ha una singolare capacità di comprendere ogni passione ed ogni condizione degli uomini. Tutta la grandezza artistica di questo personaggio sta nella penetrazione psicologica e nella potenza di dominio e di conforto che gli sono state conferite dalla trascuranza del fasto, dalla "gioia continua di una speranza ineffabile", dall' "abitudine dei pensieri solenni e benevoli". In lui l'altezza della mente è pari alla nobiltà del cuore. Federigo è il personaggio de I Promessi Sposi in cui meglio si vede la serenità imperturbabile a cui conduce l'attuazione costante della concezione evangelica della vita. La sua eloquenza è fatta sapiente da una grande pazienza meditativa e la potenza della parola evangelica del cardinale, nel colloquio con don Abbondio, fa dell'anima del curato uno spettacolo religioso.[3]

La lunga digressione sulla vita ed il carattere del cardinale (capitoli XXII- XXIII) hanno i tratti dell'agiografia. L'autore scrive (cap. XXII):" Ci siamo abbattuti in un personaggio, il nome e la memoria del quale, affacciandosi, in qualunque tempo, alla mente, la ricreano con una placida commozione di riverenza". Lo stile si fa raffinato ed alto, il lessico tende al sublime, allo scopo di evidenziare il carattere eccezionale del protagonista (inizi del capitolo XXIII): "il portamento era naturalmente composto, e quasi involontariamente maestoso [.....]; l'abitudine de' pensieri solenni e benevoli, la pace interna di una lunga vita, l'amore degli uomini, la gioia continua di una speranza ineffabile......". È anche da notare che proprio nel Seicento, secolo in cui è ambientato il romanzo, il genere agiografico conobbe una particolare fortuna ad opera di alcuni gesuiti che pubblicarono gli Acta Sanctorum, collezione di vite di santi.

L'attività caritatevole e catechistica del cardinale dimostra che il cattolicesimo di Manzoni si presenta innanzitutto come messaggio e presenza "sociale" di una Chiesa impegnata a testimoniare la propria missione e a predicare la fede con l'intervento diretto in difesa degli oppressi. Lo si vede anche durante la carestia, nella quotidiana attività dei frati cappuccini nel lazzaretto durante la peste. Il cardinale ci ricorda che la concezione cristiana del potere è da intendere solo come servizio verso il prossimo.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.
Trattamenti di
Federico Borromeo
Stemma
Trattamento di cortesia Sua Eminenza
Trattamento colloquiale Vostra Eminenza
Trattamento religioso Cardinale
I trattamenti d'onore

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di quattro generazioni di Federico Borromeo
Federico Padre:
Giulio Cesare Borromeo
Nonno paterno:
Federico Borromeo
Bisnonno paterno:
Giberto Borromeo
Trisnonno paterno:
Giovanni Borromeo
Trisnonna paterna:
Maria Cleofe Pio
Bisnonna paterna:
Margherita di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonno paterno:
Fritz di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Veronica Visconti di Somma
Bisnonno paterno:
Galeazzo Visconti di Somma
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Antonia Mauruzzi
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Giovanna Cesi
Nonno materno:
Andrea Cesi
Bisnonno materno:
Paolo Emilio Cesi
Trisnonno materno:
Pietro Cesi
Trisnonna materna:
Giulia degli Atti
Bisnonna materna:
Porzia dell’Anguillara
Trisnonno materno:
Giampaolo dell'Anguillara
Trisnonna materna:
Margherita Orsini
Nonna materna:
Cornelia Orsini
Bisnonno materno:
Virginio Orsini
Trisnonno materno:
Ferdinando Orsini
Trisnonna materna:
Maria Castriota Scanderbeg
Bisnonna materna:
Giovanna Caetani
Trisnonno materno:
Bonifazio Caetani
Trisnonna materna:
Caterina Pio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Federico Borromeo in Dizionario storico della Svizzera.
  2. ^ Vaccaro, Chiesi, Panzera, 2003, 40, 43, 44, 50, 59, 61, 62, 64, 69nota, 70nota, 72nota, 97, 195nota, 253, 399, 406, 410, 411nota, 445.
  3. ^ Attilio Momigliano, Alessandro Manzoni, Messina-Milano, Principato, 1948, V ed., p. 214-17

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Domnica Successore CardinalCoA PioM.svg
Carlo II di Lorena-Vaudémont 1588-1589 Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria
Predecessore Cardinale diacono di Santi Cosma e Damiano Successore CardinalCoA PioM.svg
Girolamo Simoncelli gennaio-marzo 1589 Guido Pepoli
Predecessore Cardinale diacono di Sant'Agata dei Goti Successore CardinalCoA PioM.svg
Benedetto Giustiniani 1589-1591 Carlo III di Lorena-Vaudémont
Predecessore Cardinale diacono di San Nicola in Carcere Successore CardinalCoA PioM.svg
Ascanio Colonna 1591-1593 Pietro Aldobrandini
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Maria degli Angeli Successore CardinalCoA PioM.svg
Simeone Tagliavia d'Aragona 1593-1631 Ernest Adalbert von Harrach
Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Gaspare Visconti 1595-1631 Cesare Monti

Controllo di autorità VIAF: 56627664 LCCN: n84013642 SBN: IT\ICCU\CFIV\021066