Borromeo
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Blasonatura
Inquartato, fiancheggiato in arco di cerchio, col capo e la campagna: nel 1º di rosso alla corona antica d'oro, posta in sbarra; nel 2º d'argento a due trecce d'oro, poste in sbarra, annodate di rosso in decusse; nel 3º d'azzurro a tre anelli intrecciati d'oro gemmati di rosso male ordinati; nel 4º di rosso al freno d'argento posto in banda. Il fiancheggiato di rosso: sul fianco destro seminato di fiammelle d'oro al liocorno d'argento, accollato di una corona antica d'oro annodata con una sciarpa d'argento svolazzante, spaventato da un medaglione ovale d'argento, raggiante d'oro, orizzontale a destra, caricato da un biscione d'azzurro ingollante un putto di carnagione; il fianco sinistro caricato di un dromedario giacente in un canestro sostenente sulla gobba una corona antica il tutto d'oro, sormontata da sette penne di struzzo alternate d'azzurro e d'argento. Il tutto sinistrato e spaccato: superiormente d'oro all'aquila di nero coronata d'oro, inferiormente d'argento al volo abbassato di nero. Il capo e la campagna d'argento, caricato il primo del motto humylitas in carattere gotico minuscolo di nero, sormontato da una corona fioronata d'oro; e la seconda da un cedro d'oro, gambuto e fogliato di verde, posto in fascia. Sul tutto partito: nel 1º bandato d'azzurro innestato d'argento e di verde; nel 2º fasciato di rosso e di verde, alla cotissa in banda d'argento attraversante.[1]
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La famiglia Borromeo, è un'importante famiglia della nobiltà milanese, ancora oggi fiorente e numerosa, che per secoli ebbe forte influenza sulla città e sulle zone del lago Maggiore; tra i membri più noti della famiglia si possono ricordare San Carlo Borromeo ed il Cardinale Federico Borromeo, immortalato da Manzoni ne "I Promessi Sposi".
Indice |
[modifica] Gli inizi
La famiglia Borromeo, sino alla fine del XIV secolo si chiamava di cognome Vitaliani ed era originaria di Padova. Famiglia antichissima, vantava, benché senza prove storicamente accettabili, la discendenza da Santa Giustina di Padova, la santa martirizzata sotto Diocleziano nel 303. Nel 1406 Vitaliano Vitaliani fu adottato dallo zio materno, Giovanni Borromeo, che era privo di figli, con l'obbligo di assumerne il cognome. Divenne così il capostipite della famosa famiglia milanese, con il nome di Vitaliano I.
Giovanni Borromeo era un ricco milanese che aveva attività mercantili e bancarie. Le sue banche avevano sede a Venezia e filiali a Milano, Roma, Bruges e Londra.
[modifica] La fortuna dei Borromeo
Vitaliano continuò i commerci dello zio aprendo due nuove filiali della banca a Burgos e a Barcellona e nel 1416 acquistò la cittadinanza milanese venendo creato nel 1418 tesoriere del ducato di Milano.
Vitaliano I Borromeo inoltre nel 1432, fortificò il suo palazzo fuori città (l'attuale castello di Peschiera Borromeo) e tra il 1439 e il 1440, gli furono concessi dal duca di Milano, Filippo Maria Visconti vari feudi, tra cui quello di Arona sul lago Maggiore, sul quale, nel 1445, gli venne concesso il titolo di conte.
Favorito da Filippo Maria Visconti, Vitaliano ricevette da questi i feudi attorno al Lago Maggiore. Si guadagnò poi anche il favore di Francesco Sforza, che gli donò altri feudi tra cui quello di Angera nel 1449.
Dopo Vitaliano I vennero altri grandi personaggi della famiglia.
Giovanni I "Il Giusto" (m. nel 1495), fu vincitore a Domodossola di Svizzeri e Vallesani nella battaglia presso il ponte di Crevola.
Si ricordano poi i tre figli di Giovanni I: Lancillotto Borromeo (m. 1513), senatore di Luigi XII di Francia, e Ludovico I (m. 1527), che nel castello della Vitaliana, da lui realizzato, resistette all'assalto degli Sforza, e Gilberto I, anche lui altro dignitario del re francese.
Dei figli di Ludovico, Camillo I Borromeo (m. 1549), fu governatore di Como e poi di Pavia.
Dei figli di Gilberto I, Federico I Borromeo sposò Veronica Visconti.
Dei figli di Camillo I Borromeo, Giovanni Battista I Borromeo fu signore di Cannobio e sposò Giulia Sanseverino.
Dei figli di Federico I, Gilberto II Borromeo (m. 1558), fu governatore del Lago Maggiore ed in seconde nozze sposò Margherita Medici di Marignano, sorella del pontefice Pio IV e di Giangiacomo Medici di Marignano detto il "Medeghino", e Giulio Cesare I (m. 1572), sposò Margherita Trivulzio.
Di Gilberto II furono figli San Carlo Borromeo e Federico II Borromeo (m. 1562), che sposò Virginia Della Rovere duchessa di Urbino.
Dei figli di Giulio Cesare I, furono Renato I Borromeo (m. 1608), e il cardinale Federigo Borromeo (Federigo III), uomo di chiesa di manzoniana memoria che resse le sorti di Milano e ne improntò la vita politica e culturale, ribadendo l'opera del cugino Carlo.
Tra i figli di Renato I furono Giulio Cesare II Borromeo (m. 1638), uomo di guerra, e Carlo III Borromeo (m. 1652), che sposò Isabella d'Adda e fu il primo ideatore dei lavori di trasformazione dell'Isola Bella sul Lago Maggiore.
Tra i figli di Giulio Cesare II, fu il cardinale Federico V Borromeo (m. 1673).
Tra i figli di Carlo III, furono il cardinale Gilberto Borromeo (Gilberto II Borromeo, m. 1672), Renato II Borromeo (m. 1685), marito di Giulia Arese, e Vitaliano VI Borromeo (m. 1690), quest'ultimo artefice delle maggiori trasformazioni dell'Isola Bella.
Tra i figli di Renato II e Giulia Arese furono Carlo IV Borromeo (o Borromeo-Arese) (m. 1734), che divenne viceré di Napoli, e sposò due parenti di pontefici: in prima nozze Giovanna, della famiglia degli Odescalchi e nipote di Benedetto Odescalchi, quest'ultimo poi pontefice con il nome di Innocenzo XI, e in seconde Camilla della famiglia dei Barberini, la pronipote di papa Urbano VII; poi Gilberto IV Borromeo (m. 1740), cardinale e vescovo-conte di Novara.
Tra i figli di Carlo IV furono Giovanni Benedetto Borromeo (m. 1744), Federico VI (m. 1779).
Tra i figli di Giovanni Benedetto furono Renato III (m. 1788), che sposò Marianna Odescalchi, e Francesco IV (m. 1775).
Tra i figli di Renato III furono Gilberto V (m. 1837).
Tra i figli di Gilberto V, furono il cardinale Renato V, Vitaliano VIII (m. 1874), letterato e uomo di cultura, che sposò Maria d'Adda e fu noto anche per le sue attività patriottiche. A quest'ultimo Borromeo si devono altre innovazioni nel palazzo dell'Isola Bella.
Tra i figli di Vitaliano VIII furono il cardinale Edoardo Borromeo, Gilberto VI Borromeo (m. 1844), Guido Borromeo (1818-1890), senatore del Regno d'Italia, Emilio Borromeo.
[modifica] Ville e palazzi dei Borromeo
- Palazzo Borromeo all'Isola Bella
- Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno (MB)
- Villa Visconti Borromeo Arese Litta a Lainate, del ramo dei Visconti-Borromeo
- Villa San Carlo Borromeo a Senago
- Palazzo Gabrielli-Borromeo, a Roma palazzo ristrutturato dal cardinale Vitaliano Borromeo (1720-1793)
- Villa Borromeo a San Casciano in Val di Pesa (Via Borromeo 110)
- Castello Borromeo a Origgio (VA)
- Castello Borromeo di Corneliano Bertario
- Castello Borromeo detto Rocca di Angera (VA)
- Castello Borromeo di Peschiera Borromeo (MI)
- Castello Borromeo di Camairago (LO)
- Castello di Cassano d'Adda
- Villa d'Adda Borromeo di Cassano d'Adda
- Almo Collegio Borromeo di Pavia
- Villa Silver (Lesa, Lago Maggiore)
[modifica] Altri Monumenti relativi alla famiglia
- Il Sacro Monte e il San Carlone ad Arona
[modifica] Simboli araldici dei Borromeo
Lo stemma dei Borromeo è molto complesso, in esso riunendosi molti simboli.
Il più noto è il motto Humilitas, che stava a sottolineare la pietà e la religiosità della famiglia di San Carlo e di Federigo Borromeo, clan molto legato alla Controriforma e spesso imparentato con vari pontefici. Questa scritta, in caratteri gotici rifidamente verticali, sottintende l'umiltà dinnanzi a Dio e alle virtù.
Altro simbolo ricorrente è il dromedario prostrato, sul cui dorso si erge un cimiero piumato. Questo fu uno dei primi simboli di famiglia, introdotto da Vitaliano I in ricordo ed in omaggio dello zio materno Giovanni Borromeo: rappresenta infatti la pazienza e la devozione.
Il Liocorno era legato alla forza politica della famiglia: esso era l'emblema del grande valore di Vitaliano I, quale gli era stato riconosciuto da Filippo Maria Visconti: infatti esso spesso si rivolge verso il Biscione visconteo.
Il morso rappresenta una forza data dalla fermezza, in grado di bloccare la violenza brutale: esso venne introdotto in memoria della forza militare mostrata da Giovanni I Borromeo che nel 1487 fermò Svizzeri e i Vallesani al ponte di Crevola presso Domodossola (battaglia di Crevola).
Il cedro rappresenta infine la bellezza e la particolarità della flora che cresce rigogliosa nei possedimenti dei Borromeo.
Una curiosità: il simbolo formato da tre cerchi, interconnessi in maniera tale che spezzando uno dei tre anche gli altri due si separano, è utilizzato dai fisici nucleari nel contesto dei nuclei esotici per indicare quei sistemi legati, come l'elio-6 o il litio-11, formati da tre sottosistemi i quali, presi a due a due, non formerebbero un legame stabile. Questo tipo di nuclei vengono detti Borromeani.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Pier Giacomo Pisoni, Liber tabuli Vitaliani Bonromei (1426-1430), Verbania, Alberti editore, 1995
- Giuseppe Benaglio, La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese, 2009, pp. 61-62
- Fabiola Giancotti, La nobiltà borromea, in Per ragioni di salute. San Carlo Borromeo nel quarto centenario della canonizzazione 1610-2010, Spirali, Milano 2010, pp. 515-563; Stemma Borromeo, in op. cit., pp. 93-125
[modifica] Siti di riferimento
- Sito ufficiale della famiglia
- Biografie dei membri della famiglia Borromeo redatte da Pietro Canetta dal sito del Magazzeno Storico Verbanese
- "Borromei" nel manoscritto La verità smascherata (Magazzeno Storico Verbanese)
[modifica] Altri progetti
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