Borromeo

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Borromeo
Borromeo originario.gif
'Humilitas nemini'
"fasciato di sei pezzi di rosso e di verde, alla banda attraversante d'argento"
Stato
Flag of Milan.svg
Ducato di Milano
Titoli
Fondatore Vitaliano I
Ultimo sovrano Giberto V
Data di fondazione 1445
ex Filippo Maria Visconti
Data di estinzione 1797,
per occupazione napoleonica
Etnia italiana
Rami cadetti
  • di Giulio Cesare
  • di San Maurilio
Stemma della famiglia Borromeo

Coat of arms of the House of Borromeo.svg

Blasonatura
Inquartato, fiancheggiato in arco di cerchio, col capo e la campagna: nel 1º di rosso alla corona antica d'oro, posta in sbarra; nel 2º d'argento a due trecce d'oro, poste in sbarra, annodate di rosso in decusse; nel 3º d'azzurro a tre anelli intrecciati d'oro gemmati di rosso male ordinati; nel 4º di rosso al freno d'argento posto in banda. Il fiancheggiato di rosso: sul fianco destro seminato di fiammelle d'oro al liocorno d'argento, accollato di una corona antica d'oro annodata con una sciarpa d'argento svolazzante, spaventato da un medaglione ovale d'argento, raggiante d'oro, orizzontale a destra, caricato da un biscione d'azzurro ingollante un putto di carnagione; il fianco sinistro caricato di un dromedario giacente in un canestro sostenente sulla gobba una corona antica il tutto d'oro, sormontata da sette penne di struzzo alternate d'azzurro e d'argento. Il tutto sinistrato e spaccato: superiormente d'oro all'aquila di nero coronata d'oro, inferiormente d'argento al volo abbassato di nero. Il capo e la campagna d'argento, caricato il primo del motto humylitas in carattere gotico minuscolo di nero, sormontato da una corona fioronata d'oro; e la seconda da un cedro d'oro, gambuto e fogliato di verde, posto in fascia. Sul tutto partito: nel 1º bandato d'azzurro innestato d'argento e di verde; nel 2º fasciato di rosso e di verde, alla cotissa in banda d'argento attraversante.[1]
Lo stemma dei Borromeo, dalla tomba del card. Federico Borromeo, con la scritta HUMILITAS, emblema dell'opera di San Carlo Borromeo, quale compare ad esempio nella raffigurazione del Santo in San Gottardo, opera del Cerano
San Carlo Borromeo, tela del Cerano, in San Gottardo, con la scritta in caratteri gotici HUMILITAS, splendente nel cielo sopra il santo
Il cardinale Giberto Borromeo (m. 1672), figlio di Carlo III, stampa di Giovanni Giacomo de Rossi

I Borromeo sono un'importante famiglia della nobiltà milanese, ancora oggi fiorente e numerosa, che per secoli ebbe forte influenza sulla città e sulle zone del lago Maggiore (il cosiddetto "Stato Borromeo"); tra i membri più noti della casata si possono ricordare San Carlo Borromeo e il cardinale Federico Borromeo, immortalato dal Manzoni ne "I Promessi Sposi".

Origini e storia[modifica | modifica sorgente]

Le notizie relative alla famiglia risalgono alla fine del XIII secolo. Originari dei dintorni di Roma, si trasferirono a San Miniato al Tedesco (nell'attuale provincia di Pisa), dove presero il nome di 'Buon Romei', come erano chiamati tutti coloro che provenivano dalla Città, nonostante non fossero pellegrini. La fortuna economica arride subito alla famiglia e, grazie a un'accorta politica matrimoniale (Filippo Buonromei sposò infatti Talda, sorella di Beatrice di Tenda, moglie di Facino Cane e, in seguito, di Filippo Maria Visconti) si conquistarono l'appoggio della potente famiglia viscontea. A causa delle lotte tra Firenze e i presidi ghibellini in Toscana, intorno agli anni '60-'70 del Trecento, i Borromeo si trasferirono a Milano e a Padova, per gestire l'attività economica prevalente, quella di banchieri. A Padova si celebrano le nozze tra Margherita Borromeo e Giacomo Vitaliani, ricco esponente della famiglia Vitaliani che vantava, benché senza prove storicamente accettabili, la discendenza da Santa Giustina di Padova, la santa martirizzata sotto Diocleziano nel 303. Alla morte di Giacomo, che aveva sperperato il patrimonio di famiglia, il figlio Vitaliano Vitaliani sarà adottato dallo zio materno, Giovanni Borromeo, privo di figli, con l'obbligo di assumerne il cognome. Vitaliano divenne così il capostipite della famosa famiglia milanese, con il nome di Vitaliano I.

Lo "Stato Borromeo"[modifica | modifica sorgente]

L'insieme dei feudi appartenuti al re dei Longobardi Desiderio e all'imperatore Federico Barbarossa, situati intorno al lago Maggiore costituirono lo "Stato Borromeo", vasto più di mille chilometri quadrati, con Arona ed Angera sedi del conte. Era ripartito in dieci podesterie: Mergozzo, Omegna, Vogogna, Val Vigezzo, Cannobio, Intra, Laveno, Lesa, Angera e Arona. Il podestà di Arona era il delegato comitale anche per le funzioni giurisdizionali, dato che le terre borromaiche non dipendevano dalla giustizia ordinaria di Novara e di Milano. Il territorio, che era stato affidato in comodato dal Barbarossa e poi da Federico II a feudatari locali, era scarsamente popolato, ma permetteva da parte del signore il controllo della navigazione lacustre e l'introito daziario che veniva incamerato ad Arona. Collocato al limite nord-occidentale del ducato di Milano e confinante con la Svizzera, conquistò un determinante ruolo strategico per il gran numero di siti fortificati, la disponibilità di un esercito locale, il sostegno dell'aristocrazia del posto. Il vasto feudo ebbe una lunga vita e solo l'occupazione napoleonica nel 1797 riuscì a smantellarlo. I Borromeo, però, mantennero la proprietà di molte terre e castelli.[2]

La fortuna dei Borromeo[modifica | modifica sorgente]

Vitaliano continuò i commerci dello zio aprendo due nuove filiali della banca a Burgos e a Barcellona e nel 1416 acquistò la cittadinanza milanese venendo creato nel 1418 tesoriere del ducato di Milano.

Vitaliano I Borromeo inoltre nel 1432, fortificò il suo palazzo fuori città (l'attuale castello di Peschiera Borromeo) e tra il 1439 e il 1440, gli furono concessi dal duca di Milano, Filippo Maria Visconti vari feudi, tra cui quello di Arona sul lago Maggiore, sul quale, nel 1445, gli venne concesso il titolo di conte.

Favorito da Filippo Maria Visconti, Vitaliano ricevette da questi i feudi attorno al Lago Maggiore. Si guadagnò poi anche il favore di Francesco Sforza, che gli donò altri feudi tra cui quello di Angera nel 1449. Sposò Ambrosina Fagnana.

Da Vitaliano I discesero altri grandi personaggi della famiglia.

Giovanni I "Il Giusto" (1439-1495), fu vincitore a Crevoladossola di Svizzeri e Vallesani nella battaglia presso il ponte di Crevola il 28 aprile 1487. Sua moglie fu Cleofania Pio di Carpi.

Si ricordano poi i tre figli di Giovanni I: Lancillotto Borromeo (m. 1513), senatore di Luigi XII di Francia, e Ludovico I (m. 1527), che nel castello della Vitaliana, da lui realizzato, resistette all'assalto degli Sforza, e Giberto I, anche lui altro dignitario del re francese e consorte di Maddalena Fritz di Brandeburgo.

Dei figli di Ludovico, Camillo I Borromeo (m. 1549), fu governatore di Como e poi di Pavia.

Dei figli di Giberto I, Federico I Borromeo sposò Veronica Visconti.

Dei figli di Camillo I Borromeo, Giovanni Battista I Borromeo fu signore di Cannobio e sposò Giulia Sanseverino.

Dei figli di Federico I, Giberto II Borromeo (m. 1558), fu governatore del Lago Maggiore ed in seconde nozze sposò Margherita Medici di Marignano, sorella del pontefice Pio IV e di Giangiacomo Medici di Marignano detto il "Medeghino", e Giulio Cesare I (1517-1572), sposò Margherita Trivulzio.

Di Giberto II furono figli san Carlo Borromeo e Federico II Borromeo (m. 1562), che sposò Virginia Della Rovere dei duchi di Urbino.

Dei figli di Giulio Cesare I, vi furono Renato I Borromeo (m. 1608), e il cardinale Federigo Borromeo (Federigo III), uomo di chiesa di manzoniana memoria che resse le sorti di Milano e ne improntò la vita politica e culturale, ribadendo l'opera del cugino Carlo.

Tra i figli di Renato I ed Ersilia Farnese vi furono Giulio Cesare II Borromeo (m. 1638), uomo di guerra e sposo di Giovanna Chiesa, e Carlo III Borromeo (1586-1652), che sposò Isabella d'Adda e fu il primo ideatore dei lavori di trasformazione dell'Isola Bella sul Lago Maggiore.

Tra i figli di Giulio Cesare II, da ricordare il cardinale Federico IV Borromeo (1617-1673).

Gli eredi di Carlo III furono il cardinale Giberto Borromeo (Giberto III Borromeo, 1615-1672), Renato II Borromeo (m. 1685), marito di Giulia Arese (da cui il duplice cognome Borromeo-Arese), e Vitaliano VI Borromeo (m. 1690), quest'ultimo artefice delle maggiori trasformazioni dell'Isola Bella.

Tra i figli di Renato II e Giulia Arese vi furono Carlo IV Borromeo (o Borromeo-Arese) (m. 1734), che divenne viceré di Napoli, e sposò due parenti di pontefici: in prima nozze Giovanna, della famiglia degli Odescalchi e nipote di Benedetto Odescalchi, quest'ultimo poi pontefice con il nome di Innocenzo XI, e in seconde Camilla della famiglia dei Barberini, la pronipote di papa Urbano VII; poi Giberto IV Borromeo (1671-1740), cardinale e vescovo-conte di Novara.

Tra i figli di Carlo IV vi furono Giovanni Benedetto Borromeo (m. 1744),marito di Clelia Grillo, Federico VI (m. 1779).

Tra i figli di Giovanni Benedetto vi furono Renato III (m. 1788), che sposò Marianna Odescalchi, Francesco IV (m. 1775), consorte di Ignazia Ortis, ed il cardinale Vitaliano Borromeo (1720-1793.

Tra i figli di Renato III vi furono Giberto V (m. 1837), ultimo feudatario con la moglie Contessa Cusani.

Tra i figli di Giberto V, vi furono il cardinale Renato V, Vitaliano VIII (m. 1874), letterato e uomo di cultura, che sposò Maria d'Adda e fu noto anche per le sue attività patriottiche. A quest'ultimo Borromeo si devono altre innovazioni nel palazzo dell'Isola Bella.

Tra i figli di Vitaliano VIII vi furono il cardinale Edoardo Borromeo, Giberto VI Borromeo (m. 1844), Guido Borromeo (1818-1890), senatore del Regno d'Italia, Emilio Borromeo.

Giberto VII (1859-1941), la cui consorte fu Rosanna Leonardi, fu nominato primo principe di Angera dal re Vittorio Emanuele III con Regio Decreto motu proprio del 21-12-1916 e Regie Patenti (1-03-1917).

Ville e palazzi dei Borromeo[modifica | modifica sorgente]

Le tombe dei Borromeo si trovano a Milano e nell'Isola Bella.

Altri monumenti relativi alla famiglia[modifica | modifica sorgente]

Simboli araldici dei Borromeo[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma dei Borromeo è assai complesso, per la riunione in esso di molti simboli.

Il più noto è il motto Humilitas, che stava a sottolineare la pietà e la religiosità della famiglia di san Carlo e di Federigo Borromeo, clan molto legato alla Controriforma e spesso imparentato con vari pontefici. Questa scritta, in caratteri gotici rigidamente verticali, sottintende l'umiltà dinanzi a Dio e alle virtù.

Altro simbolo ricorrente è il dromedario prostrato, sul cui dorso si erge un cimiero piumato. Questo fu uno dei primi emblemi di famiglia, introdotto da Vitaliano I in ricordo ed in omaggio dello zio materno Giovanni Borromeo: rappresenta infatti la pazienza e la devozione.

Il Liocorno era legato alla forza politica della famiglia: esso era il segno del grande valore di Vitaliano I, quale gli era stato riconosciuto da Filippo Maria Visconti: infatti esso spesso si rivolge verso il Biscione visconteo.

Il morso rappresenta una forza data dalla fermezza, in grado di bloccare la violenza brutale: esso venne introdotto in memoria della forza militare mostrata da Giovanni I Borromeo che, nel 1487, fermò Svizzeri e i Vallesani al ponte di Crevola presso Domodossola (battaglia di Crevola).

Il cedro rappresenta, infine, la bellezza e la particolarità della flora che cresce rigogliosa nei possedimenti dei Borromeo.

Una curiosità: il simbolo formato da tre cerchi, interconnessi in maniera tale che, spezzando uno dei tre, anche gli altri due si separano, è utilizzato dai fisici nucleari nel contesto dei nuclei esotici per indicare quei sistemi legati, come l'elio-6 o il litio-11, formati da tre sottosistemi i quali, presi a due a due, non formerebbero un legame stabile. Questo tipo di nuclei vengono detti Borromeani.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.stemmario.it
  2. ^ Canetta, pp. 35-37

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pier Giacomo Pisoni, Liber tabuli Vitaliani Bonromei (1426-1430), Verbania, Alberti editore, 1995
  • Giuseppe Benaglio, La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese, 2009, pp. 61-62
  • AA. VV., La Milano dei Borromei, Pavia 2002, pp. 8-12
  • Pietro Canetta, La famiglia Borromeo, Milano 1937.
  • Le Isole Borromeo e la Rocca di Angera, Milano 2011, Silvana Editoriale, pag. 152 e ssg.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Siti di riferimento[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Carta dello "Stato Borromeo"
Il dromedario araldico dei Borromeo
(Palazzo Borromeo d'Adda, Milano)