Don Rodrigo

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Don Rodrigo
Don Rodrigo in un'illustrazione tratta da un'edizione del 1840 de I promessi sposi
Don Rodrigo in un'illustrazione tratta da un'edizione del 1840 de I promessi sposi
Universo I promessi sposi
Lingua orig. Italiano
Autore Alessandro Manzoni
1ª app. in Fermo e Lucia
Ultima app. in I promessi sposi
Sesso Maschio
Etnia Spagnola

Don Rodrigo è un personaggio letterario de I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

Don Rodrigo (1590-1630) appare nell'opera ottocentesca di Manzoni come antagonista in quanto si oppone al matrimonio di due umili personaggi quali Renzo e Lucia. Incarna lo specchio del suo tempo, di quel Seicento di cui il Manzoni ci ha lasciato il quadro più vasto, multiforme e completo che sia mai stato fatto. Egli viene per la prima volta descritto indirettamente nel V capitolo dell'opera in cui Padre Cristoforo giunge al suo "palazzotto".

« Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato, a somiglianza d'una bicocca, sulla cima d'uno dei poggi ond'è sparsa e rilevata quella costiera [...]. Appiè del poggio, dalla parte che guarda a mezzogiorno, e verso il lago, giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don Rodrigo; ed era come la capitale del suo piccolo regno. Bastava passarvi, per esser chiarito della condizione e de' costumi del paese. Dando un'occhiata nelle stanze terrene, dove qualche uscio fosse aperto, si vedevano attaccati al muro schioppi, tromboni, zappe, rastrelli, cappelli di paglia, reticelle e fiaschette da polvere, alla rinfusa. la gente che vi s'incontrava erano omacci tarchiati e arcigni...; vecchi che perdute le zanne, parevan sempre pronti, chi nulla nulla gli aizzasse, a digrignar le gengive; donne con certe facce maschie, e con certe braccia buone nerborute, buone da venire in aiuto della lingua, quando questa non bastasse: ne' sembianti e nelle mosse dei fanciulli stessi, che giocavan per la strada, si vedeva un non so che di petulante e provocativo »

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Come si può leggere dalla descrizione data dal Manzoni, costui è un personaggio che vive nel crimine e la sua malvagità non conosce limiti. La descrizione del villaggio può inoltre essere attribuita allo stesso don Rodrigo, che non si fa scrupoli nel commettere ingiustizie. Anche gli abitanti sono di pessimo carattere e tutti sono malfattori, cosa che sta a sottolineare la condizione di vita di don Rodrigo, capo di questa organizzazione.

Signorotto locale, potente e meschino (probabilmente la scelta del nome è influenzato dal personaggio di Roderigo, nell'Otello di Shakespeare), mosso dall'orgoglio di casta e dal terrore della superstizione, si trova al centro della macchina narrativa per una scommessa e un capriccio. La sua forza non è reale ma è costituita dai bravi, che nascondono la sua debolezza. Alla fine del romanzo morirà di peste.

La tradizione orale lecchese identifica il palazzotto di don Rodrigo con la villa dello Zucco che, nel Seicento, apparteneva alla casata degli Arrigoni, nobili potenti e prepotenti, protagonisti di una lunga faida contro i nobili Manzoni, gli antenati dello scrittore. Alla fine del XVII secolo la villa dello Zucco passò ai conti Salazar e poi agli industriali Guzzi che la fecero demolire per costruire l'attuale edificio razionalista. Don Rodrigo è il deus ex machina del racconto. Si tratta di un tirannello mediocre che ben è stato analizzato anche da Francesco De Sanctis. Il critico evidenzia l'essenza psicologica di don Rodrigo, che è tutto dominato dal motivo comico e pure altamente tragico del puntiglio[1], del falso punto d'onore, che lo spinge, di grado in grado, fino al delitto.

Nobilotto degenere di villaggio, egli non è il peggiore dei suoi pari ed anche se la fatalità della sua posizione morale, frutto dell'ambiente in cui vive e della classe cui appartiene, non gli dà il diritto di essere assolto, il giudizio negativo di Manzoni è temperato nei suoi confronti da una pensosità religiosa che, nella descrizione della sua morte, si fa addirittura grave e raccolta pietà.[2] Don Rodrigo fa la sua ultima apparizione cosciente nel capitolo XXXIII. Lo scellerato protagonista del romanzo conferma la natura arida e turpe del suo animo, senza alcun segno di riscatto o ripensamento: cinico verso il cugino conte Attilio morto di peste, prepotente e violento anche nel sogno, pauroso e vigliacco di fronte alla malattia e al Griso, il capo dei suoi bravi.

Anche lui va incontro al momento più difficile della sua vita durante la notte, come già era successo a don Abbondio (capitolo II), a Renzo Tramaglino (capitolo XVII) e all'Innominato (capitolo XXI). L'episodio è strutturato in quattro momenti: il rientro a casa con le prime avvisaglie della malattia; la notte con il sonno e il sogno tormentati; il risveglio con la scoperta e il terrore della malattia; il tradimento del Griso con la crisi e l'annichilimento psicofisico. Secondo la recente interpretazione di Giovanni Macchia egli si può considerare un Don Giovanni mancato: desideroso di possedere Lucia, deve ricorrere alla violenza, poiché incapace di usare la seduzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Puntiglio in Vocabolario – Treccani
  2. ^ Francesco De Sanctis, I Promessi Sposi

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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