Azzone Visconti

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Signoria dei Visconti di Milano
(1277-1395)
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Stemma dei Visconti dal 1277 al 1395
Ottone
Matteo I
Galeazzo I
Azzoneco-signore con gli zii Luchino e Giovanni
Matteo II co-signore coi fratelli Galeazzo II e Bernabò
Galeazzo II co-signore coi fratelli Matteo II e Bernabò
Bernabò co-signore coi fratelli Matto II e Galeazzo II
Gian Galeazzo
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Azzone Visconti

Azzone Visconti (Milano, 7 dicembre 1302Milano, 16 agosto 1339) fu signore di Milano dal 1329 al 1339.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Riuscì a riunire attorno a Milano tutte le città lombarde. Secondo una leggenda, si deve a lui lo stemma visconteo del serpente con un uomo in bocca. Infatti, si racconta che allontanò senza paura una vipera che si era introdotta nel suo elmo. Il fatto che non fu morso era considerato un prodigio. Sfruttò la cosa ricordandolo nel suo stemma. Azzone Visconti è anche noto per aver fatto ricostruire Lecco nel 1336. La città era stata fatta radere al suolo da suo nonno Matteo Visconti nel 1296. Nel 1328 morì il padre Galeazzo I, sposo di Beatrice d'Este, Azzone quindi, rimasto unico erede, comprò dall'allora Imperatore di Germania, Lodovico il Bavaro, il titolo di Vicario di Milano, in opposizione al Papa. Nello stesso anno egli si sposò con Caterina di Savoia-Vaud, ma la loro unione non produsse discendenti[1]. Nel 1332 gli si associarono al governo cittadino, gli zii Luchino e Giovanni, Arcivescovo di Milano; rimase così escluso l'altro zio Lodrisio. Nel frattempo vinse una guerra contro il Regno di Boemia, ma al suo rientro in Lombardia, scoprì gli intrighi che vi tramavano alle sue spalle. Il 23 novembre 1333 fece arrestare e rinchiudere nelle carceri del Castello di Monza (dette i forni), i principali artefici di tali congiure; sfuggì al "giro di vite" suo zio Lodrisio, principale organizzatore.

Proprio Lodrisio cominciò così a tessere una serie di alleanze, per spodestare il nipote. Si giunse così alla fatidica data: 21 febbraio 1339, Battaglia di Parabiago: Azzone, malato di gotta, rimase a Milano con Giovanni, mandò Luchino, alla guida dell'esercito milanese, contro la Compagnia di San Giorgio di Lodrisio, composta per lo più da mercenari elvetici. Vinse grazie ad una miracolosa apparizione di Sant'Ambrogio a cavallo, che fece impaurire l'esercito nemico, fece rinchiudere lo zio rivale nelle prigioni di San Colombano al Lambro e poté tornare a governare la Signoria, come capo del triumvirato formato con gli altri due zii.

Azzone Visconti mecenate delle arti[modifica | modifica sorgente]

Campanile di San Gottardo
Mausoleo di Azzone Visconti (Giovanni di Balduccio, Milano, San Gottardo)

Azzone avviò un rinnovamento artistico in Milano. Ristrutturò il palazzo del Broletto Vecchio, già sede comunale, che era divenuto ora il palazzo dei Visconti (sarebbe infine stato trasformato nel XVIII secolo nel palazzo Reale dal Piermarini), mentre la sede del Comune si era spostata nel Palazzo della Ragione.

Al palazzo Visconti curò anche la realizzazione dell'annessa chiesa di San Gottardo in Corte, della quale resta oggi il campanile isolato a pianta ottagonale. Questa chiesa fu realizzata tra il 1330 e il 1336, dall'architetto cremonese Francesco Pecorari (o Pegorari), che probabilmente ebbe come riferimento i disegni giotteschi dell'iniziale progetto del campanile di Santa Maria del Fiore a Firenze. In proposito pare ad essi ispirarsi proprio la forma del campanile isolato a gugliotto, separato dalla chiesa, elevato su una base quadrata e concluso dall'alta cuspide.

Azzone richiamò inoltre in Milano Giotto, che gli fu inviato da Firenze, nell'ottica di una politica che si faceva forte del lustro dato dai grandi nomi di artisti. Giotto eseguì vari affreschi per il palazzo Visconteo, oggi perduti, che dovevano raffigurare imprese e glorie di eroici protagonisti della storia, andando da quelli mitici dell'antichità (Enea ad esempio), sino ad arrivare ai Visconti.

Di impronta giottesca rimane oggi solo l'affresco della Crocefissione, non del maestro, ma di un suo allievo o comunque persona a lui vicina, inizialmente posto sul fianco esterno della chiesa di San Gottardo in Corte e poi negli anni cinquanta del Novecento, per le sue cattive condizioni, riportato all'interno della chiesa.

Ancora in San Gottardo al Palazzo si trova il monumento sepolcrale di Azzone Visconti, per il quale fu chiamato lo scultore pisano Giovanni di Balduccio, a cui Azzone commissionò anche la splendida Arca di san Pietro martire in Sant'Eustorgio.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Online Froissart

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Signore di Milano Successore Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
Galeazzo I Visconti 13271339 Luchino Visconti

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