Luchino Visconti (signore di Milano)
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Luchino Visconti (1287 – 1349) fu Signore di Milano insieme al fratello arcivescovo Giovanni Visconti. Nel 1341 ottenne da Papa Benedetto XII la revoca della scomunica su Milano e sulla famiglia Visconti che gravava dal 1321. La grandezza del suo casato fu da lui accresciuta con la costituzione di un patrimonio privato dovuto dalle varie parti dei domini e alle confische.
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Biografia [modifica]
Le origini: il condottiero [modifica]
Figlio quartogenito di Matteo I Visconti e di Bonacossa (o Bonacosa) Borri, Luchino nacque all'incirca nel 1287. I dati relativi alla sua infanzia sono scarsi. Cosa certa è che venne inizialmente escluso dalla successione al potere sul dominio di famiglia e optò per una vita militare.
Luchino Visconti combatté contro i guelfi in Piemonte nel 1314 con il fratello Marco, altro condottiero di discrete fortune. Nel 1315 soccorse nel Parmigiano i ghibellini quindi andò in Toscana in aiuto di Uguccione della Faggiuola e fu nella battaglia di Monteaperti, ove venne ferito.
Nel 1319 cooperò alla vittoria di Moncastello e prese parte alla battaglia di Triselle, ove rimane nuovamente ferito.
Nel 1337 combatté contro Mastino della Scala, ma presso Mantova preferì ritirarsi.
Nel 1339 fu al comando delle milizie viscontee e vinse nella Battaglia di Parabiago il cugino Lodrisio Visconti, mossosi contro la famiglia a capo della Compagnia di San Giorgio, che fece prigioniero. Nello stesso anno successe al nipote Azzo che non lasciava figli.
Signore di Milano [modifica]
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Luchino Visconti fu proclamato signore di Milano dal Consiglio generale insieme al fratello Giovanni, che in realtà gli lasciò l'effettivo governo.
Fu crudele tiranno e nemico dei nobili. Già nel 1340, contro di lui fu ordita una congiura da Francesco Pusterla, cui aveva insidiato la moglie, ma scoperta la trama, il Pusterla e tutti i suoi morirono sul patibolo. Fece anche giustiziare il condottiero Pinalla Aliprandi e suo fratello Martino Aliprandi.
Nel 1341 ottenne l'assoluzione del papa, per la sua famiglia e per Milano, il quale era stato scomunicato ed interdetto nel 1321.
Nel 1342 tolse Bellinzona ai Rusca, annesse al suo governo, Locarno, Asti, Tortona, Bobbio, Alessandria, Alba, Cherasco per quest'ultime combatté contro gli Angioini e i Savoia.
Nel 1344 intraprese la guerra contro Pisa, guerra che terminò nel 1346 con la cessione di Parma da parte degli Estensi. In quello stesso anno scacciava da Milano i suoi nipoti, figli di Stefano Visconti (Matteo II Visconti, Galeazzo II Visconti e Bernabò Visconti), già congiurati del Pusterla non smascherati apertamente ed ora rei di aver ordito una nuova fallimentare congiura contro di lui.
L'ultima impresa di Luchino Visconti fu la guerra al marchese di Monferrato e ai Gonzaga, non condotta al termine, perché nel 1349 morì avvelenato dalla moglie Isabella Fieschi. Gli sopravvisse il figlio Luchino Novello il quale fu dichiarato non suo e spodestato per ordine dell'arcivescovo Giovanni Visconti.
Discendenza [modifica]
Luchino Visconti ebbe tre mogli:
- Violante di Saluzzo, figlia del marchese Tommaso I di Saluzzo;
- Caterina Spinola, figlia di Obizzo Spinola;
- Isabella Fieschi, nipote di Papa Adriano V, che gli diede il suo unico erede legittimo, Luchino Novello (1346-99), nato con parto gemellare.
Note [modifica]
- ^ Girolamo Porro, Sommario delle vite de' duchi di Milano, cosi Visconti, come Sforzeschi, Venezia, 1574
Bibliografia [modifica]
- G. Biffi. Gloriosa nobilitas familiae Vicecomitum. 1671, Milano;
- L. Beltrami. Il castello di Milano. 1894, Milano;
- C. Cavallero. Racconto istorico della celebre vittoria attenuta da Luchino Visconti, principe di Milano, per la miracolosa apparizione di S. Ambrogio, in Parabiago. 1745, Milano.
- G. Volpi. Dell'istoria dei Visconti. 1737, Napoli.
Altri progetti [modifica]
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| Predecessore | Signore di Milano | Successore | |
|---|---|---|---|
| Azzone Visconti | 1339 – 1349 | Galeazzo II Visconti con Bernabò Visconti e Matteo II Visconti |
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