Nino Visconti

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Nino Visconti
Nino visconti di gallura.jpg
Giudice di Gallura
Gallo del Giudicato di Gallura.svg
In carica 1275-1296
Predecessore Giovanni Visconti
Successore estinzione del giudicato
Nome completo Nino Visconti
Nascita Pisa, 1265 circa
Morte giudicato di Gallura, 1296
Luogo di sepoltura chiesa di San Francesco (Pisa);
chiesa di San Francesco (Lucca) (il cuore)
Dinastia Visconti di Gallura
Padre Giovanni Visconti
Madre Giovanna della Gherardesca
Consorte Beatrice d'Este
Figli Giovanna

Nino (o Ugolino) Visconti (Pisa, 1265 circa – giudicato di Gallura, 1296) fu un uomo politico di parte guelfa ed ultimo giudice di Gallura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giudice di Gallura[modifica | modifica wikitesto]

« Ver' me si fece, e io ver' lui mi fei:
giudice Nin gentil, quanto mi piacque

quando ti vidi non esser tra' rei! (Purgatorio VIII, 52-54) »

La presunta casa di Nino Visconti,
a Tempio Pausania,
negli anni cinquanta
Lo stemma di Nino Visconti
(il biscione visconteo e il gallo di Gallura)

Nacque da Giovanni Visconti, giudice di Gallura, e da Giovanna, figlia del conte Ugolino della Gherardesca, cittadini pisani espulsi dalla repubblica nel 1273 e rifugiatisi in Sardegna, è stato rappresentante degli Obertenghi, capo della fazione guelfa di Pisa. Fu inoltre signore del giudicato di Gallura, che aveva portato alla sua massima estensione, annettendo l'Anglona, il Monteacuto, parte delle Barbagie, l'Ogliastra e il Sarrabus. Aveva favorito, inoltre, l'incastellamento del territorio.

Il giovane Nino dimorò nell'antico palazzo di Civita, ma anche nelle residenze estive dei vicini castelli della Fava (Posada), di re Baldu e di Balaiana (Luogosanto) e a Tempio Pausania, dove tuttora si può vedere una casa che gli viene attribuita senza alcuna evidenza storica. Il castello di Pedres, presso Civita, aveva invece funzioni difensive della "capitale" e dei confini giudicali.[1]

Nel 1275 morì il padre e, nel 1276, con il trattato di pace tra il comune di Pisa e la Lega guelfa, Nino Visconti venne riammesso in patria. Divenne giudice di Gallura che governò per circa 21 anni.

A Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di Civita (attuale Olbia)
(a sinistra il palazzo dei giudici)

Nel 1286 venne nominato, insieme al nonno materno Ugolino della Gherardesca, capitano del popolo della repubblica di Pisa. Nel 1287 Nino si appropriò del titolo di podestà di Pisa e iniziò a concludere accordi con i ghibellini e il potente arcivescovo Ruggeri, ma, poco dopo, la ritorsione del conte Ugolino, che riassunse e accentrò la carica di signore di Pisa, lo costrinse alla fuga e all'esilio (1288).

Tentò allora di promuovere iniziative contro Pisa ghibellina da parte dei comuni di Genova, Firenze, Lucca. Nacque inoltre, probabilmente in questo periodo, a Firenze, la sua profonda amicizia con il giovane Dante Alighieri.

Spesso a Pisa, gli fu vicario in Gallura il sardo Frate Gomita, da lui comunque poi fatto impiccare per corruzione: Dante lo inserì tra i barattieri nel ventiduesimo canto dell'Inferno.[2]

Nel 1293 il giudice venne nuovamente esiliato da Pisa, ma negli anni successivi era ancora alla ricerca di appoggi contro il governo della repubblica a Lucca, Firenze, San Gimignano e Siena.

Morte dell'ultimo giudice di Gallura[modifica | modifica wikitesto]

Ritiratosi in Gallura, Nino morì nel 1296, a 31 anni circa, e chiese che il suo cuore venisse portato non a Pisa, ma a Lucca nella chiesa di San Francesco), all'epoca in mano guelfa. Il corpo, quasi certamente, fu tumulato nella chiesa pisana di San Francesco, insieme agli altri Visconti e i della Gherardesca, fra cui l'avo Ugolino.[3]

Con la sua morte si estinse il giudicato di Gallura, che da quel momento venne occupato e amministrato direttamente da Pisa tramite un vicario (il possesso divenne definitivo nel 1308).

La vedova di Nino Visconti, Beatrice d'Este, figlia di Obizzo II d'Este, signore di Ferrara e Modena, sposò in seconde nozze Galeazzo I Visconti di Milano; la figlia, Giovanna, crescerà appunto in questa città, sposerà Rizzardo da Camino, signore di Treviso e trasferirà i propri diritti sul giudicato sardo al fratellastro Azzone Visconti.[4]

Nino Visconti viene citato da Dante Alighieri come "giudice Nin gentil", nel canto ottavo del Purgatorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tamponi, p. 11
  2. ^ Cecchi Torriani, p. 35
  3. ^ Tamponi, p. 180
  4. ^ Ronchese, p. 58

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M.G. Armanni-M. Tangheroni, Gli Obertenghi di Massa e della Lunigiana ed i regni della Sardegna, Massa 1999.
  • R. Carta Raspi, Castelli medioevali di Sardegna, Cagliari 1933.
  • Id., Storia della Sardegna, Milano 1981.
  • M. Cecchi Torriani M., Il canto VIII del Purgatorio ed i Visconti di Pisa, Firenze 1964.
  • A. Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, Cagliari 2008.
  • F. Cognasco, I Visconti, Milano 1966.
  • L. Giagheddu L., Il Giudicato di Gallura e le sue relazioni con Pisa, Siena 1919.
  • O. Giovannetti, San Francesco in Lucca, Bagno a Ripoli 1996.
  • A. Murineddu (a cura di), Gallura, Cagliari 1962.
  • N. Modona Olivetti, Una figlia di Dante ossia Giovanna di Gallura, romanzo storico, 2 vol., Torino 1865.
  • D. Panedda, Il Giudicato di Gallura, Sassari 1977.
  • Id., Olbia attraverso i secoli, Cagliari 1959.
  • S. Petrucci, Re in Sardegna, a Pisa cittadini, Bologna 1988.
  • A. Ronchese, Giovanna Visconti contessa di Gallura, sposa a Rizzardo da Camino, Treviso 1893.
  • I. Sanciu Obino, Il Giudicato di Gallura sotto i Visconti, Sassari 1997.
  • M. Tamponi, Nino Visconti di Gallura, Roma 2010.
  • C. Zedda, Le città della Gallura medioevale, Cagliari 2003.
  • Id., L'ultima illusione mediterranea, il comune di Pisa, il regno di Gallura e la Sardegna nell'età di Dante, Cagliari 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Giovanni Visconti di Gallura 1276 - 1296 Fine del Giudicato