Chiesa di San Francesco (Pisa)

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Coordinate: 43°43′06″N 10°24′23″E / 43.718333°N 10.406389°E43.718333; 10.406389

Chiesa di San Francesco
La facciata della chiesa di San Francesco de' Ferri
La facciata della chiesa di San Francesco de' Ferri
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Pisa
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Pisa
Stile architettonico gotico, rinascimentale
Inizio costruzione XIII secolo
Completamento 1603

La chiesa di San Francesco de' Ferri di Pisa si trova in piazza San Francesco.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è citata dal 1233. Voluta nel 1261 dall'arcivescovo Federico Visconti, contigua ad un convento di Francescani, conteneva e contiene molte cappelle private appartenenti a famiglie nobili pisane. Le cappelle, che conservano antichi sepolcri familiari, erano state costruite ed adornate dalle famiglie, che esercitavano il diritto di patronato sulla chiesa e sugli arredi sacri, mentre i Francescani si limitavano alla sola amministrazione del culto. Dal 1265-70 il pisano Giovanni di Simone diresse i lavori cui risalgono l'impianto a aula unica coperta a capanna e l'ardito e tipico campanile poggiante all'interno per due lati su mensole.

La facciata marmorea è del 1603. L'interno fu ristrutturato nel XVII secolo con dipinti dell'Empoli, del Passignano, di Santi di Tito. Nel transetto affreschi di Taddeo Gaddi (1342-1345), Galileo Chini (XX secolo) e dossale marmoreo di Tommaso Pisano (seconda metà del XIV secolo).

Nella sagrestia, affreschi di Taddeo di Bartolo (1397) con Storie mariane; nella sala del Capitolo, affreschi staccati con Storie cristologiche di Niccolò di Pietro Gerini (1392) e sinopie. Pur in stato di convervazione non ottimale sono entrambe, specie i dipinti della sala capitolare, opere di grande forza espressiva e di notevole perizia esecutiva.

L'interno

Anche l'interno della chiesa era riccamente affrescato e in specie le capelle del transetto. Oggi di questa decorazione, tra i cui autori si segnala Spinello Aretino, non rimangono che frammenti o le sole sinopie. Pure le opere su tavola presenti nella chiesa erano del più alto pregio: basti pensare alla celebre tavola di Giotto, raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, una Madonna in trono di Cimabue (tutte e due le opere sono oggi al Louvre) e l'unica pala non oggetto dei cosiddetti furti d'arte di Napoleone Bonaparte: "San Francesco e i sei miracoli" di Giunta Pisano (copia, l'originale è conservato al Museo nazionale di San Matteo) nella prima cappella a sinistra dell'altare (che era già sotto il titolo di Santa Maria Maddalena) in patronato alla famiglia Agostini Venerosi della Seta.[1]

Notevoli sono le sepolture ospitate dalla chiesa, tra le quali quella del Conte Ugolino della Gherardesca, qui sepolto con i propri figli e nipoti una volta che le spoglie di questi sventurati furono rimosse dalla non lontana torre della fame (o della muda) dove si consumò secondo Dante il "fiero pasto". In origine la tomba di Ugolino era nel chiostro della chiesa in quanto, morendo da traditore, non poteva essere posto assieme alle ossa dei propri familiari nella monumentale tomba, scolpita da Lupo di Francesco, che si trovava all'interno della chiesa. Successivamente, sia perché tale monumentale tomba fu smembrata e spostata in vari luoghi, sia per una successiva rivalutazione del Conte Ugolino, agli inizi del XX secolo i supposti resti di Ugolino, figli e nipoti vennero spostate nell'attuale cappella all'interno della chiesa. Il chiostro quadrilatero risale al XV secolo.

Abside
Campanile

Nel 1863, a seguito della legge nr. 384 del 22 dicembre 1861, la chiesa ed il convento di San Francesco furono sconsacrati e destinati a caserma militare. Tutti gli oggetti, i quadri e gli ornamenti vennero pertanto ufficialmente ritirati dalle famiglie, che vi avevano esercitato i diritti di patronato, come emerge dall'inventario redatto dall'ultimo priore. Il 7 luglio 1866 la chiesa venne trasformata in magazzino di proprietà del Regio Demanio.

Il 4 marzo 1875 il Comune di Pisa riuscì ad ottenere la “espropriazione per pubblica utilità” di diversi immobili di proprietà del Regio Demanio, tra cui l'ex chiesa di San Francesco, che fece sorgere un lungo e complesso contenzioso giuridico sulle indennità e sulle modalità dell'esproprio effettuato. Il 22 maggio 1893 il Ministero della Pubblica Istruzione dichiarò l’ex chiesa ed il vicino ex convento monumento nazionale, prendendola in consegna dal Regio Demanio. L'8 luglio 1893 vennero consegnati al Comune di Pisa solamente “per la conservazione e l’uso del monumento nazionale”. Il 15 giugno 1899 il Comune di Pisa concedeva alla Curia Arcivescovile l’ex chiesa “per il solo uso del culto” e “per la conservazione delle opere d’arte” che la Curia Arcivescovile avrebbe eventualmente provveduto a collocare. La Curia riuscì a riaprire al culto la chiesa, fortemente degradata all'interno, solo nel 1901, grazie ai cospicui interventi economici di un comitato cittadino di cui fecero parte molti cittadini. Il Comitato cittadino ricostruì anche le vetrate della chiesa, secondo nuovi disegni e decorazioni di Galileo Chini e di Francesco Mossmeyer nello stabilimento Quentin.

Attualmente è sede parrocchiale ed è affidata ai frati minori conventuali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [...] Essendosi molto tempo fa estinta la famiglia Cinquini, la Cappella fu da frati concessa alla famiglia della Seta e tal concessione risultò in ornamento della Chiesa e utile del Convento perché Pietro Seta non solo la dotò, ma di più lascio a’ suoi eredi obbligo di fabbricarlo con magnificenza, spendovi quattro mille scudi [...] Alla fine dopo l’anno 1630, fu messo mano al lavoro, e riuscÏ la Cappella di tutte le altre la più vaga e ricca per i marmi e per le pitture. [...] Questa cappella era già sotto il titolo di S. Maria Maddalena, e ne libri del Convento è mentovata sin dal 1400. Su l'altare di essa lungo tempo è stata una tavola molto bella, nella quale si rappresentava l'apparizione di Christo alla Maddalena in forma d'ortolano dipinta dal Lomi pittore celebre, ed inoltre vi si conservava l'antica immagine di S. Francesco dipinta da Cimabue, per causa della quale nel 1468 vi fu istituito la confraternita di Cordigieri [...]. (N. Nuti, Descrizione della chiesa e sacrestia di S. Francesco [1664], ms. con aggiunte [1722; 1744], Pisa).

Opere già in San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

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