Benedetta di Cagliari

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Benedetta di Cagliari
Giudicessa di cagliari - 2013.jpg
Giudicessa di Cagliari
Cavallo del Giudicato di Cagliari.svg
In carica 1214-1233
Nome completo Benedetta di Lacon-Massa
Nascita Santa Igia, 1194
Morte Massa, 1233
Dinastia Lacon-Massa
Padre Guglielmo I Salusio IV
Madre Adelaide Malaspina
Coniugi Barisone Torchitorio IV
Lamberto Visconti
Enrico di Ceola
Rinaldo De Glandis
Figli Guglielmo II Salusio V
Maria

Benedetta di Cagliari, detta anche Benedetta di Massa (Santa Igia, 1194Massa Marittima, 1233), fu giudicessa regnante di Cagliari (1214-1233). Era figlia primogenita del giudice Guglielmo I Salusio IV di Massa e di Adelaide Malaspina. Fu la seconda donna, dopo Elena di Gallura, ad occupare un trono sardo per proprio diritto, ed una delle prime in Europa.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il presunto stemma del giudicato di Cagliari

Benedetta nello stesso 1214 prestò giuramento nelle mani dell’arcivescovo Ricco di Cagliari, alla presenza dei nobili maggiori e dei prelati, giurando di non diminuire i territori del giudicato, di non alienare nessun castello e di non stringere alleanze senza il loro consenso. Quello stesso anno, in luglio, sposò Barisone II di Arborea, figlio del giudice Pietro I di Arborea, che era stato imprigionato dal padre. Egli prese il nome dinastico di "Torchitorio IV" ed i due coniugi governarono congiuntamente i rispettivi giudicati, venendo quindi citati nei corrispettivi atti giudicali. Benedetta dunque fece omaggio di vassallaggio alla Santa Sede.[1]

Giudicessa di Cagliari[modifica | modifica sorgente]

Con l’arcivescovo Ricco, il vescovo di Sulcis ed il marito, fece numerose donazioni alle chiese di San Giorgio di Suelle e del Sulcis. Inoltre la giudicessa favorì i suoi compatrioti e la economia locale a discapito dei Pisani, attirandosi perciò, già nel 1215, l’ostilità della repubblica di Pisa.

Nel 1215, approfittando della debolezza di Benedetta, Lamberto Visconti, giudice di Gallura, raccolse una grande flotta e sbarcò un esercito a Cagliari, dove occupò la collina di Santa Gilla, che dominava la città e la fortificò. Quindi lasciò al fratello Ubaldo I Visconti il compito di conquistare il resto del territorio. La giudicessa venne quindi costretta a fuggire dalla sua "capitale" e rifugiarsi nell’interno del giudicato.

Nel 1216 Benedetta fece una donazione alla cattedrale di Pisa, nella speranza di guadagnare il loro appoggio, ma nel 1217 Ubaldo I la costrinse a trattare. Di conseguenza Benedetta dovette accettare che il giudicato divenisse vassallo della repubblica di Pisa. A Cagliari però scoppiarono dei tumulti tra i sardi ed i pisani, perciò Benedetta e suo marito, si allearono con il giudice Comita III di Torres e con la repubblica di Genova nella speranza di sradicare l’influenza pisana.[2]

Chiesa di San Pietro dei Pescatori, a Cagliari (sec. XII): unico edificio rimasto integro di Santa Igia

In opposizione a Pisa, inoltre, Benedetta ottenne aiuto da papa Onorio III, il quale nel 1217 annullò l’elezione del pisano Mariano ad arcivescovo di Cagliari, ed al suo posto inviò Ugolino dei Conti, cardinale vescovo di Ostia e legato apostolico in Corsica e Sardegna. Inoltre spinse ad aiutare Benedetta anche Milano ed il giudice Mariano II di Torres. In quella stessa primavera però morì il marito di Benedetta, Barisone, e nel 1218 Ubaldo I combinò il matrimonio della giudicessa con suo fratello Lamberto (rimasto anch’egli vedovo di Elena di Gallura) nella speranza di concludere la pace. I due si sposarono nel 1220, ma il papa annullò immediatamente le nozze.[3]

I matrimoni della giudicessa[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 1224 Benedetta rinnovò il suo omaggio alla Santa Sede tramite il legato Goffredo, accettando di pagare un tributo annuale di venti libbre di argento e di non contrarre altro matrimonio senza il consenso papale. Inoltre, se fosse morta senza eredi, il suo Giudicato sarebbe stato ereditato dalla Chiesa. Il 1225 e 1226 furono anni pacifici e Benedetta incluse suo figlio Guglielmo II di Cagliari in numerose donazioni a varie chiese. Ma già degli anni successivi riprese la guerra con Ubaldo Visconti di Gallura erede di Lamberto.

Perciò, nel tentativo di proteggersi dalle mire di Ubaldo, Benedetta si risposò ben altre due volte, e sempre senza il consenso papale. Il suo terzo marito fu Enrico di Ceola, un pisano della nobile famiglia dei Capraia, che seppe guadagnarsi il favore pontificio. Il quarto marito fu Rinaldo de Glandis ed il loro matrimonio alla fine fu ritenuto valido. Nonostante questi tentativi però, la violenza scoppiò nuovamente a Cagliari e la giudicessa dovette rifugiarsi prima nel castello di Santa Igia e poi a Massa, sul continente, la terra d’origine dei suoi avi, dove morirà nel 1233.[4]

Estinzione del giudicato di Cagliari[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Acquafredda (XIII sec. - Siliqua)

Nel 1233 papa Gregorio IX assegnò le terre di Massa e Potenzolo a Ugo di Procaria, mentre invece il giudicato di Cagliari venne spartito tra le casate dei Visconti di Gallura, Capraia, della Gherardesca, di Donoratico, tutte di origine pisana.

Il figlio di Benedetta ed erede quindicenne Guglielmo II Salusio V, regnò solo nominalmente, sotto la reggenza della zia Agnese, madre di Adelasia di Torres, e del secondo marito Ranieri di Bolgheri.

Con Guglielmo III Salusio VI (1257-58), probabile rampollo di Maria (figlia di Benedetta), si estinse il giudicato, dopo la conquista della ""capitale"" Santa Igia: il suo abbandono ebbe come conseguenza la costruzione, ad est, della nuova Cagliari da parte dei pisani.[5]

Santa Igia fu rasa al suolo: il palazzo giudicale, la cattedrale di S. Cecilia, le residenze di Agnese di Massa e dell'ultimo giudice furono abbattuti.

Oggi rimane un solo monumento integro di quel periodo: la chiesa romanico-pisana di San Pietro dei Pescatori, nel quartiere Stampace, fatta erigere da Costantino I Salusio II e da lui donata nel 1089 ai benedettini di Marsiglia.

I resti dell'antica "capitale" sono sotto la parte occidentale della nuova città (zona dell'attuale corso Vittorio Emanuele) e, nella cattedrale di Santa Maria, solo l'altare di Santa Cecilia, seppure rimaneggiato in stile barocco, è quello che si trovava nell'omonima chiesa di Santa Igia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Boscolo, I Conti..,p.36
  2. ^ Cioppi, p.40
  3. ^ Pinna, p.46
  4. ^ Fois, p.52
  5. ^ Boscolo, Sardegna, Pisa.., p.78

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Boscolo, Agnese di Massa, in "Dizionario Biografico degli Italiani", Roma 1966.
  • Id., I Conti di Capraia, Pisa e la Sardegna'', Sassari 1966.
  • Id., Sardegna, Pisa e Genova nel Medioevo, Genova 1978.
  • R. Carta Raspi, Cagliari, Cagliari 1929.
  • Id., Castelli medievali di Sardegna, Cagliari 1933.
  • Id., Storia della Sardegna, Milano 1981.
  • F. Casula, Storia della Sardegna, Sassari 1994.
  • A. Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, Cagliari 2008.
  • B. Fois (a cura di), S. Igia capitale giudicale, Pisa 1983.
  • A.M. Ghisalberti, Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1966.
  • F. Loddo Canepa, Note sulle condizioni econ. giur. degli abitanti di Cagliari, in "Studi sardi", 1952.
  • A.M. Oliva, La successione dinastica femminile nei troni giudicali sardi,in "Miscellanea di studi medioevali sardo-catalani", Cagliari 1981.
  • G.G. Ortu, La Sardegna dei Giudici, Nuoro 2005.
  • R. Pinna, Santa Igia, Cagliari 2010.
  • A. Solmi, Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel Medioevo, Cagliari 1917.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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