Tavolara

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Tavolara
Tavolara from South.JPG
Geografia fisica
Localizzazione Mar Tirreno
Coordinate 40°54′22.32″N 9°42′47.88″E / 40.9062°N 9.7133°E40.9062; 9.7133Coordinate: 40°54′22.32″N 9°42′47.88″E / 40.9062°N 9.7133°E40.9062; 9.7133
Superficie 5,9 km²
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Provincia Olbia-Tempio Olbia-Tempio
Comune Olbia-Stemma.png Olbia
Cartografia
Tavolara Island map it.PNG
Mappa di localizzazione: Italia
Tavolara

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Tavolara è un'isola di 5,9 km² della Sardegna nord-orientale, parte del comune di Olbia nella regione della Gallura.

L'isola è di proprietà della famiglia veneto-romana dei Marzano, anche se non completamente poiché una parte dell'isola è stata espropriata dalla NATO e sulla punta occidentale sorgono due ristoranti e piccole case appartenenti alla famiglia Bertoleoni. Dal 1991 ospita il festival cinematografico "Una notte in Italia".[1]

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Vetta dell'isola di Tavolara, Punta Cannone

L'isola si presenta come un maestoso massiccio calcareo a picco sul mare, di forma grossomodo rettangolare, lungo circa 6 km e largo 1 km; poggia su un substrato roccioso granitico che emerge chiaramente in alcune parti; raggiunge una quota massima di 565 metri s.l.m. e alle estremità presenta due capi più facilmente accessibili. Il capo sul lato ovest dell'isola (Spalmatore di Terra) è rivolto verso Loiri Porto San Paolo e accoglie gli scarsi insediamenti civili sull'isola. Vi sono stati ricavati anche degli approdi per piccole imbarcazioni, che collegano l'isola con il porto di Loiri Porto San Paolo. Il capo sul lato est, rivolto verso il mar Tirreno, è costituito dalla punta Timone, che divide due piccole baie (rispettivamente esposte a NW e SE). Ospita, oltre ad un faro di segnalazione marittima, una base militare NATO, gestita dalla Marina Militare, destinata alle telecomunicazioni terrestri a lunghissimo raggio e bassissima frequenza d'onda. Le relative tre antenne, alte più di duecento metri, sono facilmente visibili anche a distanza. L'isola è attraversata da una piccola strada militare, con ampi tratti in galleria, che collega la base militare ad un molo di approdo sul lato ovest dell'isola, utilizzato quando le condizioni meteomarine rendono difficile l'approdo nel porticciolo annesso alla base militare.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La presenza dell'uomo sull'isola è attestata con certezza dal neolitico medio e numerosi reperti sono stati rinvenuti presso la grotta del Papa. Nel paleolitico superiore Tavolara era collegata alla terraferma e all'isola di Molara ma in seguito all'innalzamento del livello del mare e alla continua erosione esercitata dal moto ondoso e dai fortissimi venti si separò, prima dalla terraferma e solo diecimila anni fa dalla vicina isola. Hermaea è il nome antico dell'isola di Tavolara. Durante il Medioevo si sa poco dell'isola che quasi sicuramente non fu abitata stabilmente ma utilizzata come difesa militare, visti i numerosi forti presenti. Pare che poco dopo l'anno 1000 sull'isola si sia insediata una colonia di pirati. Ancora nel '700, il naturalista Francesco Cetti scriveva che spesso sull'isola erano presenti i corsari. Dopo l'arrivo dei coloni genovesi, alla fine del Settecento, la popolazione dell'isola crebbe fino ad un massimo di una sessantina di abitanti, in gran parte grazie all'arrivo di pescatori ponzesi in cerca di aragoste, per poi essere abbandonata definitivamente agli inizi degli anni sessanta.

La leggenda del "regno di Tavolara"[modifica | modifica sorgente]

Regno di Tavolara
micronazione
Regno di Tavolara – Bandiera Regno di Tavolara - Stemma
Status
Dichiarazione d'indipendenza 1836
Territori rivendicati isola di Tavolara
Dati amministrativi
Nome completo Regno di Tavolara
Governo monarchia
Capo di Stato Antonio I
(Antonio Bertoleoni)
Informazioni generali
Lingua italiano
Area 5,9 km²
Popolazione 61 ab.  (1960[2])
Continente Europa
Fuso orario UTC+1
Carlo I Bertoleoni (al centro) con alcuni parenti

Sul finire del Settecento, Giuseppe Bertoleoni (di origine genovese) giunse in prossimità dell'arcipelago della Maddalena, costeggiando la Corsica, a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova, in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull'isolotto di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio, ma, spinto dalla ricerca di un'isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, raggiunse nel 1806 la splendida e disabitata isola di Tavolara. Qui si stabilì con la famiglia, dedicandosi all'allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul suo territorio[3] e caratterizzate da una particolare colorazione dorata della dentatura.[4]

Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi (si stava recando a caccia), notò l'isoletta sconosciuta: chiese pertanto informazioni ai suoi marinai, ma, non ottenendo risposte sufficienti, decise di approdarvi. Presentatosi ai residenti come il re di Sardegna, sembra che Giuseppe Bertoleoni, circondato dalle capre dai denti dorati, abbia risposto: "E io sono il re di Tavolara!"[5].[6]

Carlo Alberto soggiornò presso di lui per una settimana e, congedandosi, gli diede in dono un orologio d'oro e - secondo i Bertoleoni[7] - avrebbe promesso di riconoscere l'indipendenza di Tavolara: non molto tempo dopo sarebbe arrivata, infatti, alla prefettura di Sassari, una pergamena reale, firmata dal re (resta, però, la sola testimonianza verbale della famiglia!), in cui Giuseppe e i suoi eredi venivano infeudati di Tavolara. I maschi e le femmine dei Bertoleoni continuarono nominalmente a fregiarsi del titolo di "principi e principesse del mare" (sempre secondo il documento albertino)[8].[9]

Nel frattempo, a Giuseppe Bertoleoni "succedette" il figlio Paolo, detto Polo[10], che si proclamò "re" col nome di Paolo I[11], sposò una donna sarda, Pasqua Favale (più tardi "reggente"), e da lei ebbe il figlio Carlo (I). A detta di quest'ultimo, l'isola fu visitata nel 1896 da inviati della regina Vittoria del Regno Unito, a bordo nella nave "Vulcan", che avrebbe tacitamente riconosciuto l'esistenza del minuscolo "regno".[12] I Bertoleoni narrano che ancora oggi, in una sala di Buckingham Palace (il fatto non è accertato!), a Londra, sia conservata la foto della "famiglia reale" di Tavolara, all’interno della collezione di ritratti delle dinastie regnanti di tutta la terra, con la dicitura: «La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo». Nella fotografia scattata sul ponte della nave, in cui al centro appare Carlo I circondato da parenti collaterali, si può notare sulla cintura della giovane in primo piano la scritta "Vulcan".[13][14]

I Bertoleoni sono sepolti a Tavolara nel piccolo cimitero di Spalmatore di Terra, dove riposa anche lo storico Girolamo Sotgiu[5].

Elenco dei presunti "sovrani" di Tavolara:[15]

Il cimitero di Tavolara:
tomba di Paolo I
Titolo Nome Dal Al Consorte e note
1 "Re" Giuseppe I Bertoleoni 1836 1845 Laura Ornano; detto Giuseppino
2 "Re" Paolo o Polo I 1845 1886 Pasqua Favale ("reggente", 1886-96)
3 "Re" Carlo I 1896 1927 Maddalena Favale
4 "Regina" Mariangela I 1927 1929 Bachisio Molinas; sorella maggiore
di Carlo I (1841-1934)
5 "Re" Paolo II 1929 1946 Italia Murru; titolare (1946-62)
6 "Re" Carlo II 1962 1993 titolare; celibe; primogenito di Paolo II
7 "Re" Antonio I 1993 Maria Pompea Romano; titolare, detto Tonino; fratello di Carlo II

Gli ultimi esponenti dei Bertoleoni del ramo principale e dinastico sono i tre figli di Tonino: Giuseppe (II), che ripete il nome del primo "re" di Tavolara, e le "principesse del mare" Loredana e Paola.[16]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bertoleoni di Tavolara.

Ambiente e turismo[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Tavolara da Loiri Porto San Paolo
Tavolara vista dal molo Isola Bianca
(Olbia, 1960)

Quest'isola selvaggia e incontaminata fa oggi parte del Parco marino di Tavolara e Capo Coda Cavallo e offre riparo per la nidificazione di numerose specie di uccelli marini. Tra questi, unica al mondo per importanza quantitativa la popolazione di Berta minore (Puffinus yelkouan, nome locale "Tampesca"), di abitudini notturne e nidificante entro tane sotterranee dal livello del mare fino alle più alte quote. Nidificano anche molte coppie di Marangone dal ciuffo, ed inoltre piccioni selvatici, rondoni maggiori e numerose altre specie. Fino agli anni settanta nelle numerose grotte e anfratti si riproduceva la foca monaca, oggi scomparsa dall'isola. Tra i mammiferi è oggi particolarmente diffusa la capra, forse discendente dagli esemplari portati dai primi abitanti alla fine del '700. Presente in centinaia di esemplari, vive completamente allo stato selvatico e può essere scorta facilmente sulle scogliere. Nei soggetti presenti nel secolo scorso era stata notata una particolare colorazione dei denti (da cui il nome 'capra dai denti d'oro), che pare fosse dovuta al regolare consumo di piante quali l'euforbia. Nel periodo estivo a Tavolara si svolge un'importante rassegna cinematografica nazionale. Come già detto, è presente a levante una base NATO con una stazione radiotelegrafica ad onda lunga per comunicazioni con i sommergibili, dove è severamente vietato lo sbarco. La montagna e la macchia mediterranea dell'Isola non possono essere esplorate senza il consenso dell'attuale famiglia proprietaria dell'Isola "Marzano" e l'accesso senza il consenso dei proprietari è considerato reato (Violazione Di Proprietà Privata).

Il Prolagus corsicanus[modifica | modifica sorgente]

Scriveva il naturalista Francesco Cetti (1726-1778): "L'isola di Tavolara nominata per le sue capre selvatiche, si nomina pure per i suoi smisurati topi. Gente approdata in quell'isola ne trovò in qualche parte il terreno sì fattamente smosso, che il credette opera de' porci". Cetti non riuscì a vedere i topi di Tavolara, ma riuscì a vedere le pelli di quelli dell'isola di san Pietro, dei quali pure si diceva che erano molto grossi. Dal momento che queste pelli appartenevano a una specie conosciuta, pensò che così doveva essere anche per quelli di Tavolara. Con ogni probabilità, invece, si trattava del Prolagus corsicanus, un roditore poi estintosi, del quale sull'isola restano oggi abbondanti resti ossei sub-fossili. Le parole di Cetti sembrano essere l'ultima testimonianza della sopravvivenza di questo animale (ci sarebbe un'altra notizia del 1882, ma l'identificazione dei ratti citati con il Prolagus è controversa). È possibile che l'estinzione dei prolaghi, su Tavolara come nel resto della Sardegna, possa essere stata causata proprio dall'arrivo del ratto nero, una specie estranea al popolamento insulare e progressivamente diffusasi al seguito dell'uomo nel corso degli ultimi duemila anni.

Area marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo[modifica | modifica sorgente]

L'isola di Tavolara (1957)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Area naturale marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo.

L’Area naturale marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo si sviluppa lungo uno dei tratti di costa più belli e suggestivi del Mar Mediterraneo.

Non distante dalla Costa Smeralda, A segnare i contorni dell’area marina – che si estende per circa 15.000 ettari – acque limpide e cristalline, adagiate sui morbidi tratti delle numerose insenature e calette della costa frastagliata che da Capo Ceraso (a sud di Olbia), arriva fino a Punta l’Isuledda (a sud di San Teodoro).

Completano lo scenario, il profumo della macchia mediterranea, i sapori della cucina gallurese, la varietà dei colori e dei ricami degli abiti tradizionali e l’ospitalità del popolo sardo, insieme gentile e solitario.

L’AMP di Tavolara è abbastanza giovane rispetto ad altre aree marine italiane. È stata istituita nel 1997 con un Decreto Ministeriale e dal 2004 è gestita da un Consorzio formato dai comuni di Olbia, Loiri-Porto S. Paolo e S. Teodoro. È suddivisa in tre zone, A-B-C, sottoposte a diverso livello di protezione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Una notte in Italia
  2. ^ Murineddu, p. 233
  3. ^ Geremia, p.43
  4. ^ Graziani, p.88
  5. ^ a b La favola del regno di Tavolara
  6. ^ Graziani, p.89
  7. ^ Graziani, p.90
  8. ^ Geremia, p.160
  9. ^ Graziani, p.91
  10. ^ "È morto il Re!" La Sardegna, 8 giugno 1886, p 1
  11. ^ Giovanni Saragat, "Paolo I Re di Tavolara. Un principe per burla. Storia e aneddoti." Il Nuovo Giornale, 16-17 ottobre 1895
  12. ^ Geremia, p.184
  13. ^ Geremia, p.134
  14. ^ Graziani, p.94
  15. ^ Geremia, p.269
  16. ^ Graziani, p.99

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ovidio Fioretti, La corona senza reame, Almanacco di Cagliari 1989.
  • Ernesto Geremia-Gino Ragnetti, L'Isola dei Re, Mursia, Milano 2005 ISBN 8-84253-441-2.
  • Graziano Graziani, Stati d'eccezione, ed. dell'Asino, Roma 2012.
  • Antonio Murineddu (a cura di), Gallura, Fossataro, Cagliari 1962.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]