Sordello da Goito

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L'incontro di Dante e Virgilio con Sordello nel Purgatorio, dettaglio del Monumento a Dante a Trento dello scultore fiorentino Cesare Zocchi (1896).

Sordello da Goito (Goito, 1200-1210 – Napoli, 1269) è stato un poeta e trovatore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sordello da Goito fu uno tra i più importanti trovatori dell'Italia settentrionale (territorio di Mantova) ad ispirarsi nella sua attività poetica al modello provenzale adottando la lingua d'oc per i suoi versi.

La data di nascita è incerta ma deve verosimilmente porsi all'inizio del XIII secolo. Nacque probabilmente a "Corte Sereno"[1] da una famiglia appartenente alla piccola nobiltà essendo il padre miles presso il castello di Goito e la sua vita, trascorsa nelle corti più note d'Europa, fu movimentata e intensa.
Nel periodo della giovinezza, come si può dedurre da quello che viene considerato il suo più antico componimento, cioè dallo scambio di strofe (chiamate coblas in provenzale) con Aimeric de Peguilhan, egli fu un giullare.

Dopo il periodo trascorso a Ferrara tra il 1220 e il 1221 presso la corte di Azzo VII d'Este dove conobbe Rambertino Buvalelli che gli fece da maestro per i primi rudimenti dell'arte poetica, Sordello si spostò a Verona presso il conte Rizzardo di Sambonifacio e risalgono a questo periodo (1225) i partimens con Guilhem de la Tor nei quali porta a difesa le tesi dell'amor cortese.

Nel 1226, sempre a Verona, fu a capo della spedizione per sottrarre la moglie di Rizzardo, Cunizza da Romano, su ordine dei fratelli della donna, Ezzelino III e Alberico da Romano.

Aveva nel frattempo sposato Otta degli Strasso, una donna di nobile famiglia di Ceneda e nel 1229 lasciò la corte dei da Romano e, in seguito a varie vicende politiche, si recò in Spagna, in Portogallo e in Provenza dove, dal conte Raimondo Berengario IV, fu insignito della nomina di cavaliere e gli furono donati alcuni feudi.

Nel 1245 morì il conte Raimondo e Sordello rimase con il suo erede Carlo I d'Angiò fino al 1265 quando, al suo seguito, poté ritornare in Italia dove nel 1269 gli vennero donati dallo stesso alcuni feudi abruzzesi e qui morì probabilmente in quello stesso anno.

Ci restano di lui 42 liriche di argomenti vari, con presenza significativa sia del tema amoroso, sia del tema politico, e un poemetto didascalico, Ensenhamen d'onor (Precetti d'onore). Il testo più famoso è il Compianto in morte di ser Blacatz, elogio funebre di un signore provenzale che proteggeva i trovatori, scritto intorno al 1237 in stile satirico.

La fama di Sordello è dovuta principalmente al ritratto che poeticamente ne delineò Dante Alighieri nei canti VI, VII e VIII del Purgatorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Dallabella, Itinerari goitesi: quattro percorsi fra storia, arte e natura, Mantova, 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rodolfo Signorini, Sordello da Goito, Sometti, 2014. ISBN 978-88-7495-509-1
  • Marco Dallabella, Itinerari goitesi: quattro percorsi fra storia, arte e natura, Sometti, 2007.

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