Guido da Montefeltro

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« Guido conte di Montefeltro, savio e sottile d’ingegno di guerra più che niuno che fosse al suo tempo »
(Giovanni Villani[1])
Pompeo Randi, Guido da Montefeltro riceve dal Consiglio degli anziani di Forlì l'ordine di combattere contro l'esercito di papa Martino IV (1870), affresco nella sala del Consiglio del'ex palazzo della Provincia di Forlì.

Guido I da Montefeltro, detto anche Il Vecchio (San Leo, 1223Assisi, 29 settembre 1298), è stato un condottiero, politico e religioso italiano, signore della contea di Montefeltro, ghibellino, si distinse per le imprese militari condotte in Romagna.

Stemma della famiglia Da Montefeltro

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nella prima metà del XIII secolo e, per quanto fosse nei primi anni malaticcio, ovvero gracile e debole, diede in vecchiaia prove di forza e di resistenza. A ventisei anni si era già fatto capo di numerose schiere di ghibellini faentini e forlivesi.

Nel 1263 Guido ricevette il titolo di Conte di Ghiaggiolo[2], che più tardi gli consentirà di ottenere il diritto di cittadinanza forlivese. Sposò Manentessa, che gli diede cinque figli: Bonconte (1250 ca- 1289), Federico (che trasmise il proprio nome e la successione ai Montefeltro), Ugolino, Leccio († 1289) e Corrado.

Quando Firenze guelfa cacciò i ghibellini, confiscò i loro beni, che furono divisi tra i vincitori. Dopo il 1267 i fuoriusciti, eletto per loro capo Selvatico di Dovadola[3], marciarono contro la parte avversa di cui era capo Guido. Quando i due eserciti si trovarono di fronte l'uno all'altro, la paura invase gli assalitori, che fuggirono ancora prima di iniziare il combattimento. Con pari fortuna Guido prese Senigallia. Per i meriti acquisiti sul campo, nel 1268 fu nominato deputato-senatore di Roma.

L'acerrimo nemico di Guido in Romagna fu Malatesta da Verucchio (1212-1312), capostipite del casato malatestiano riminese ed esponente della parte guelfa. Il primo scontro tra i due avvenne nel 1271. Guido volle togliere l'assedio con cui Malatesta stava stringendo Rimini, ma fu catturato e fatto prigioniero (22 giugno).

Nel 1275 Guido fu protagonista di un altro scontro tra guelfi e ghibellini: la nota battaglia di San Procolo. Dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, i ghibellini, sotto il comando di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, attaccarono la stessa Bologna: i guelfi furono sconfitti presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo[4]. La rotta dei bolognesi fu tale che persero anche il Carroccio, portato da Guido in trionfo a Forlì assieme al Gonfalone. Il Carroccio fu poi conservato a lungo nella sala del Consiglio, mentre l'asta del Gonfalone venne esposta e poi conservata nella chiesa di San Giacomo dei Domenicani. Nell'estate dello stesso anno Guido conquistò Cervia togliendo a Bologna la sua fonte primaria di sale. Poi riportò la sua prima vittoria su Malatesta da Verucchio a Roversano (5 km a sud della città), cacciando così i Malatesta da Cesena (settembre). Per i meriti acquisiti sul campo, Guido fu elevato all'onore di Capitano del popolo di Forlì e Faenza. Guido divenne così il capo dei Ghibellini di tutta la Romagna.

Nel 1275 Guido da Polenta prese la signoria di Ravenna. I Da Polenta erano una famiglia guelfa. Guido ritenne che i Da Polenta avrebbero potuto espandersi; in questo caso la prima città ad essere attaccata sarebbe stata Faenza. Nel maggio 1277 raccolse le sue truppe e cinse d'assedio Bagnacavallo, paese situato a mezza strada tra le due città. L'azione proseguì per diverse settimane, per cui fu necessario costruire un campo base attrezzato. Guido fece costruire una bastia fortificata e la chiamò Cotignola. In seguito la bastia divenne un paese abitato.

Dante e Virgilio parlano con Guido da Montefeltro nell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio

L'impresa più famosa, però, è la Battaglia di Forlì, ricordata anche da Dante, che di Forlì dice: la terra che fe' già la lunga prova / e di Franceschi sanguinoso mucchio (Inferno, XXVII, 43-44). Fu la vittoria, momentanea, nel 1282, sull'esercito di francesi comandato da Giovanni di Appia che papa Martino IV aveva inviato contro la città di Forlì, roccaforte dei ghibellini. Nella circostanza, Guido ebbe anche l'aiuto dell'astronomo, allora celeberrimo, Guido Bonatti. La città era stata cinta d'assedio l'anno prima. Guido, fingendo la resa della città, era riuscito a rompere l'assedio, poi colse alla sprovvista i nemici, li sconfisse e li massacrò.
Ma nel 1283 l'esercito alleato del papa riportò la vittoria definitiva. Come condizione per accettare la resa, i vincitori ottennero che Guido fosse allontanato da Forlì (maggio 1283). Si trincerò nel suo castello di Meldola, dove resistette alcuni mesi. Poi Guido, che per la presa di Forlì era stato colpito dalla scomunica papale, dovette far atto di sottomissione. Fu inviato al confino, prima a Chioggia e poi ad Asti.

Rimase ad Asti inattivo per alcuni anni. Nel 1289, richiamato dai pisani, cercò di portare ordine e disciplina nello stato di cui era affidatario. Nel 1295, fatta la pace tra fiorentini e pisani, una delle condizioni era l'allontanamento di Guido. Ma questi si accattivò l'animo del nuovo papa Bonifacio VIII e fu investito della signoria di Forlì.

L'anno precedente, Guido si era riappacificato con la Chiesa. Sul suo capo pendeva una scomunica datata 26 marzo 1282. Dinanzi a papa Celestino V, nell'autunno 1294 Guido rinunciò definitivamente a fare opposizione alla Santa Sede ed ottenne l'assoluzione da tutte le condanne precedentemente subite. Durante il suo soggiorno a Forlì, ripensò al suo passato di sanguinario e si convertì. Il 17 novembre 1296 vestì l'abito francescano e si ritirò in convento ad Assisi, dove visse i suoi ultimi anni.

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Guido da Montefeltro fu citato da:

« Li accorgimenti e le coperte vie

io seppi tutte, e sì menai lor arte,
ch'al fine de la terra il suono uscie. »

(Inferno, Canto XXVII, vv. 76-78.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nuova cronica, ed. 1990-91, VIII, 44.
  2. ^ Nell'Appennino forlivese, comprendeva i territori di Cusercoli, Seguno, Montevecchio (oggi frazioni di Civitella di Romagna), Valdarca, Ustigliano, Valpondi fino a Meldola.
  3. ^ Dovadola è un paese dell'Appennino forlivese.
  4. ^ È il ponte della via Emilia sul Senio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signori di Urbino Successore Coat of arms of the House of Montefeltro.svg
Montefeltrano II da Montefeltro 12551296 Federico I da Montefeltro