Frate Alberigo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Dante e Virgilio incontrano Frate Alberigo
« Rispose adunque: "Io son frate Alberigo,

io son quel dalle frutta del mal orto,
che qui riprendo dattero per figo". »

(Inferno, canto XXXIII, vv. 118-120)

Alberigo dei Manfredi, detto Frate Alberigo (1240 circa – 1307 circa), è un personaggio che si incontra nel canto XXXIII dell'Inferno di Dante Alighieri, nella terza zona del nono cerchio, e cioè nella Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Della famiglia dei Manfredi di Faenza, era nell'ordine dei Frati Gaudenti dal 1267.

Il 2 maggio 1285 invitò a convito due suoi parenti con i quali era in discordia (Manfredo e Alberghetto dei Manfredi), e li fece uccidere a un segnale convenuto, che era quello di servire "la frutta".

Nella Divina Commedia[modifica | modifica wikitesto]

Non era ancora morto nel 1300, l'anno in cui si svolge la Commedia, ma Dante inventa una particolarità della zona della Tolomea, i cui peccatori verrebbero dannati non appena compiuto il peccato, mentre un diavolo prende possesso del loro corpo che continua a vivere nel mondo il tempo che gli è stato assegnato. Secondo il Buti, uno dei primi commentatori della Divina Commedia, sarebbe esistito nel Trecento una frase proverbiale di ricevere la "frutta di frate Alberico" per indicare un tradimento.

Dante ha una particolare maturazione nell'episodio di Frate Alberigo: il dannato lo prega di togliergli il ghiaccio che gli si è formato sugli occhi impedendogli di piangere e Dante promette di farlo, possa egli andare in fondo all'Inferno (cosa che deve fare comunque per compiere il suo viaggio nell'oltretomba); allora Alberico inizia a raccontargli di sé e dei suoi vicini di pena, inframezzando con frequenti richieste di togliere poi il ghiaccio.

« "Ma distendi oggimai in qua la mano;

aprimi li occhi". E io non gliel'apersi. »

(Inf. XXXIII, vv. 148-149)

Ma Dante alla fine si rifiuta di farlo, perché se in altre zone dell'Inferno si era mosso a pietà dei dannati, adesso ha compreso che la giustizia divina deve fare il suo corso e che alleviare le pene di questi sarebbe come andare contro Dio: cortesia fu lui esser villano, cioè ciò che fu moralmente giusto con lui fu l'esser villano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]