Paradiso - Canto ventottesimo

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Spiegazione di Beatrice, illustrazione di Gustave Doré

Il canto ventottesimo del Paradiso di Dante Alighieri si svolge nel nono cielo o Primo mobile, ove risiedono le gerarchie angeliche; siamo alla sera del 14 aprile 1300, o secondo altri commentatori del 31 marzo 1300.

[modifica] Incipit

« Canto XXVIII, nel quale Beatrice distingue a l’auttore li nove ordini de li angeli gloriosi che sono nel nono cielo e il loro offizio. »
(Anonimo commentatore dantesco del XIV secolo)

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*Nove cori angelici come cerchi di fuoco intorno al Punto divino - vv.1-45. Come chi, scorgendo in uno specchio la fiamma di una torcia che ha dietro le spalle, si rivolge per constatare se lo specchio rende il vero e s' accorge che lo specchio rende il vero, allo stesso modo, scorgendo negli occhi di Beatrice un punto luminosissimo, Dante si volge indietro: la sua vista è colpita da un punto luminoso infinitamente piccolo ma così accecante che l' occhio è costretto a chiudersi. Vicinissimo a quel punto gira un cerchio di fuoco, velocissimo, e intorno altri cerchi, via via più grandi ma più lenti e meno luminosi. Beatrice spiega che da quel Punto dipendono il Cielo e la Natura e che il cerchio più vicino a Dio è il più veloce per l' affocato amore da cui è spinto. Questo cerchio, che comprende il primo ordine degli angeli - i Serafini - a sua volta è circondato da altri otto cerchi concentrici, sempre più ampi e sempre meno veloci e luminosi, corrispondondenti alle gerarchie angeliche che sovrintendono al moto delle sfere celesti.

* Corrispondenze tra i cieli e i cori angelici - vv. 46-96. Dante è preso da un dubbio poiché le sfere celesti sono ordinate in modo opposto a quanto lui ora vede. Infatti, nel mondo sensibile, il cielo più veloce, dal quale si trasmette il moto agli altri otto, è il Primo Mobile, il cielo più lontano dalla Terra. Beatrice risponde che maggior virtù produce più salutari influssi; quindi al Primo Mobile, nel mondo sensibile, corrisponde, nel mondo soprasensibile, il cerchio angelico che più ama e più conosce Dio, essendogli più vicino:quello appunto dei Serafini. (...)e come stella in cielo il ver si vide(v. 87): come il cielo rimane splendido e sereno quando il maestrale ha spazzato le nuvole, sicché risplende in ogni sua parte ( paroffia), così alle parole di Beatrice si rischiara la mente del poeta. Allo stesso tempo, mentre si eleva un canto di Osanna verso il Punto luminoso, i cori angelici sfavillano come ferri incandescenti.

* Le gerarchie angeliche: la teoria di Dionigi l' Aeropagita e quella (erronea) di S. Gregorio Magno - vv. 97-139. Inoltre Beatrice spiega a Dante che il primo ordine (ternaro) di angeli è formato da Serafini, Cerubini e Troni e da ciò si può comprendere che la beatitudine dipende dall' atto del vedere, non da quello di amare. Il secondo ordine è formato da Dominazioni, Virtù e Podestà; l' ultimo da Principati, Arcangeli e Angeli. Ciascun ordine è attratto da Dio e attrae a Dio l' ordine inferiore. Gregorio Magno distinse diversamente le gerarchie angeliche ma Dionigi conobbe questa arcana verità direttamente da S. Paolo, che l' aveva vista nel Cielo.

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