Paradiso - Canto dodicesimo

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San Bonaventura, illustrazione di Gustave Doré

Il canto dodicesimo del Paradiso di Dante Alighieri si svolge nel cielo del Sole, ove risiedono gli spiriti sapienti; siamo alla sera del 13 aprile 1300, o secondo altri commentatori del 30 marzo 1300.

Questo canto è speculare al precedente, in quanto entrambi parlano di un ordine religioso lodandolo alle sue origini e lamentando la sua decadenza presente: qui è san Bonaventura da Bagnoregio, frate dell'ordine francescano, che descrive prima la vita di san Domenico di Guzman fondatore dell'ordine domenicano, poi la decadenza dell'ordine francescano al quale è appartenuto: nel canto precedente è avvenuto l'opposto nelle parole di san Tommaso d'Aquino.

Indice

[modifica] Incipit

« Canto XII, nel quale frate Bonaventura da Bagnoregio in gloria di santo Dominico parla e brevemente la sua vita narra. »
(Anonimo commentatore dantesco del XIV secolo)

[modifica] Temi e contenuti

  • La seconda corona degli spiriti sapienti: san Bonaventura - versi 1-30
  • Glorificazione di san Domenico - vv. 31-105
  • Decadenza dei francescani - vv. 106-126
  • Altri spiriti della seconda corona - vv. 127-145

[modifica] Riassunto del canto

(vv 1-21) Non appena San Tommaso termina di parlare, la corona dei beati ricomincia a ruotare e nel frattempo appare un'altra corona di altri dodici beati, la quale gira intorno alla prima e canta all'unisono con essa.

(vv 22-45) I lumi si fermano, tutto tace. Un'anima della seconda corona inizia a parlare: un francescano che, verso la fine del canto (v 127), si scoprirà essere San Bonaventura. Il suo spirito di carità lo induce a lodare San Domenico, fondatore dell'ordine a cui apparteneva colui (San Tommaso) che aveva prima lodato il suo fondatore San Francesco.

(vv 46-105) San Bonaventura inizia a parlare di San Domenico, ricordando la nascita in Spagna e i primi prodigi che accompagnarono la vita di Domenico, che presto dimostrò un intenso amore per Dio, tale da spingerlo ad approfondire gli studi filosofici e teologici per combattere le eresie che stavano minacciando l’unità della Chiesa.

(vv 106-126) Allo stesso modo in cui Tommaso loda S.Francesco e parla della corruzione dei domenicani, qui Bonaventura dopo aver lodato S.Domenico parla della degenerazione dei francescani: il suo ordine è infestato da discordie che fanno dimenticare il fine per cui esso fu fondato, pochi sono ormai i frati rimasti fedeli alla regola.

(vv 127-145) Finito il suo discorso sui francescani, S.Bonaventura nomina i dodici spiriti della seconda ghirlanda. Tra questi, Gioacchino da Fiore.

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