Contrappasso

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Nell'Inferno di Dante Bertran de Born è uno dei pochi personaggi che spiega da solo il proprio contrappasso: poiché egli seminò discordia dividendo un padre da un figlio, adesso il suo corpo è diviso in due pezzi (illustrazione di Gustave Doré)

La legge del contrappasso (dal latino contra e patior, "soffrire il contrario") è un principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia ad essa. È presente in numerosi contesti storici e letterari d'influenza religiosa, come ad esempio la Divina Commedia.

Il contrappasso in Seneca[modifica | modifica sorgente]

Lo scrittore e filosofo latino Seneca fa uso della legge del contrappasso nella sua satira Apokolokyntosis, allorché l'imperatore romano Claudio nell'oltretomba viene affidato ad uno dei suoi liberti. Il contrappasso in questo caso risiede nel fatto che Claudio aveva fama di esser vissuto in mano dei suoi potenti liberti.

Il contrappasso risiede anche nel fatto che Claudio viene condannato a giocare a dadi, contenuti in un bussolotto forato: Claudio amava infatti il gioco dei dadi e, poiché era l'imperatore e barava in certi casi, vinceva sempre. Ora viene condannato a perdere per l'eternità.

Il contrappasso in Dante[modifica | modifica sorgente]

Il contrappasso può essere per analogia o per contrasto:

  • per analogia, la pena è uguale al peccato: ad esempio, i lussuriosi, che si sono lasciati travolgere dalla passione amorosa, ora sono travolti da una bufera;
  • per contrasto, la pena è l'opposto del peccato: per esempio, gli ignavi (coloro che non si sono mai schierati) sono costretti a correre per l'eternità dietro ad un vessillo bianco.

Nel De Contemptu Mundi (sive De Miseria humane conditionis) di Innocenzo III, al secolo Lotario dei Conti Segni, questi spiega la pena del contrappasso così, riferendosi alla fine di Sodoma e Gomorra:

[...] Perciò il Signore riversò una pioggia da sé, non pioggia d'acqua o di rugiada ma di zolfo e di fuoco, zolfo sul fetore della lussuria, fuoco sull'ardore della libidine, affinché la pena fosse il contrappasso della colpa - Libro Secondo

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Ripreso spesso anche dalla cultura popolare, il contrappasso è per esempio il principio irriverente e ispiratore del brano "Le gorille" (1952) di Georges Brassens, ripreso nell'album Volume III di Fabrizio De André con il titolo "ll gorilla".

Nel film di Nei panni di una bionda si può assistere a un caso di contrappasso dantesco. Il protagonista era un inguaribile donnaiolo, e quando viene assassinato da tre sue ex e spedito in Purgatorio, viene punito col ritorno sulla Terra trasformato in una procace bionda, e ne deve cercare una che lo ami. Il contrappasso consiste nel fatto che avendo lui disprezzato le donne in precedenza, deve ora non solo capirne le difficoltà (quindi ci sarebbe una parte di "contrappasso per analogia") ma anche trovarne una che lo sappia apprezzare (quindi c'è una componente di contrappasso per contrasto).

Tra i suoi libri, Antonio Amurri ne ha scritti tre sul tema: Come ammazzare la moglie e perché, Come ammazzare il marito senza tanti perché e Come ammazzare mamma e papà. I vari consigli su come ammazzare il famigliare sono correlati al difetto via via analizzato: per esempio, per uccidere il marito egoista si deve fare in modo di ritorcergli il suo stesso egoismo (prima si deve tessere le sue lodi chiedendo: "Chi è l'uomo più bello del mondo?", "Chi è il più intelligente del mondo?"; lui continuerà sempre a rispondere: "Io!", e quando alla fine la moglie chiederà: "Chi vuole prendersi una pugnalata in pancia?" lui, ormai abituato a dire: "Io", si beccherà puntualmente la pugnalata in pancia), mentre per l'erotomane si cercherà di eliminarlo sfruttando la sua libidine (comprandogli una bambola gonfiabile elettrica, e quando lui cercherà di possederla rimarrà letteralmente fulminato).

Note[modifica | modifica sorgente]

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