Minotauro
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Questa voce o sezione di mitologia non riporta fonti o riferimenti.
Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili, secondo le linee guida sull'uso delle fonti.
|
Il Minotauro (Μινόταυρος) è una figura della mitologia greca. È un essere mostruoso e feroce metà uomo metà toro. Era figlio del Toro di Creta e di Pasifae regina di Creta.
Indice |
[modifica] Il Mito
Minosse, re di Creta, pregò Poseidone di inviargli un toro, come simbolo dell'apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano. Poseidone acconsentì e gli inviò un bellissimo e possente toro bianco di un valore inestimabile, chiedendogli in seguito di sacrificare il toro a lui stesso. Ma vista la bellezza dell'animale Minosse aveva deciso di tenerlo per sé. Poseidone, allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso.
Nonostante fosse un toro e lei una donna umana, ella desiderava ardentemente accoppiarsi con lui e voleva a tutti i costi soddisfare il proprio desiderio carnale. La donna dunque, innamorata del toro, trovò un alleato in Dedalo, l'architetto, che era stato bandito da Atene per un omicidio. Egli costruì una mucca di legno montata su ruote, con l'interno cavo e ricoperta da una pelle bovina; la collocò nel prato dove il toro era solito pascolare, e Pasifae vi entrò dentro. Quando il toro le si avvicinò, la montò, come fosse una mucca vera, e si accoppiò con lei.
Dall'unione mostruosa nacque il Minotauro, termine che unisce, appunto, il prefisso "minos" (che presso i cretesi significava re) con il suffisso "tauro" (che significa toro). Il Minotauro aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.
Minosse fece rinchiudere il Minotauro nel labirinto costruito pure dall'ingegnere Dedalo. La città di Atene, sottomessa allora a Creta, doveva inviare sette giovani maschi e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana.
Allora Teseo, eroe figlio del re ateniese Egeo, si recò a Creta per sconfiggere il Minotauro, riuscendo anche a fuggire dal labirinto con l'aiuto di Arianna, che gli svelò come uscirne (usando il celebre "filo d'Arianna"). Teseo entrò nel labirinto e attese che il Minotauro si addormentasse. Così, mentre dormiva profondamente lo pugnalò e lo uccise.
[modifica] Il Minotauro nella Divina Commedia
Il Minotauro appare anche nella Divina Commedia. Precisamente nel dodicesimo canto dell'Inferno.
È il guardiano del girone dei violenti contro il prossimo ed è qui che Dante e Virgilio lo incontrano. Nonostante tenti inizialmente di sbarrare loro la strada, Virgilio riesce a allontanarlo, e allora il minotauro comincia a divincolarsi qua e là come un toro.
Allegoricamente, il Minotauro è posto a guardia del girone dei violenti, perché nel mito greco esso simboleggia proprio la parte istintiva e irrazionale della mente umana, quella che ci accomuna agli animali e ci rende inconsapevoli. I violenti sono proprio quei peccatori che hanno peccato cedendo all'istinto e non hanno seguito la ragione. Per la teologia cristiana rappresenta un grave peccato, perché mentre agli animali non si può dare alcuna colpa, perché fanno ciò che è necessario per sopravvivere e nulla più, l'uomo dovrebbe usare la ragione per non compiere atti di pura crudeltà. La scena di Virgilio che vince il Minotauro rappresenta allegoricamente il trionfo della ragione sull'istinto.
[modifica] Fatti correlati
Jorge Luis Borges tratta il tema del Minotauro nel racconto La casa di Asterione. Lo scrittore argentino afferma di aver preso spunto da una tela di George Frederic Watts del 1896, intitolata appunto Il minotauro[1].
Anche lo scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt ha scritto una versione della storia: Il minotauro.
Sembrerebbe che il gesto, di uso volgare, del "fare le corna" in segno di manifestazione di adulterio, derivi appunto dal tradimento di Pasifae con il toro nei confronti del marito.
Alla fine della battaglia col minotauro per evitare Arianna, a cui aveva promesso di prendere in sposa, Teseo scappò "mollandola in Nasso".
Da qui deriva il detto per lo più conosciuto come "mollare in asso".
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali sul Minotauro

