Acheronte

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Il fiume Acheronte, in Grecia.

Acheronte (in greco Ἂχέρων, -οντος, in latino Ăchĕrōn, -ontis) è il nome di alcuni fiumi della mitologiaromana, spesso associati al mondo degli Inferi. Secondo il mito sarebbe un ramo del fiume Stige che scorre nel mondo sotterraneo dell'oltretomba, attraverso il quale Caronte traghettava nell'Ade le anime dei morti; suoi affluenti sarebbero i fiumi Piriflegetonte e Cocito. Il suo nome significa "fiume del dolore".

Il principale Acheronte si trova in Epiro, regione nord-occidentale della Grecia, nei pressi della cittadina di Parga. È un affluente del lago Acherusia e nelle sue vicinanze sorgono le rovine del Necromanteio, l'unico oracolo della morte conosciuto in Grecia. Secondo la tradizione un altro ramo dell'Acheronte emerge vicino a Capo Acherusio (ora Eregli, in Turchia): Apollonio racconta che fu visto dagli Argonauti. I coloni greci che si stabilirono in Magna Grecia invece identificarono l'Acherusia con il lago d'Averno. In Calabria l'antico fiume Acheronte scorre ai piedi della rocca di Akerentia (Cerenzia).[senza fonte]

In Basilicata viene identificato con il fiume Acheros[1] (anche Aciris o Akiris), l'attuale fiume Agri[2]. Il condottiero macedone Alessandro il Molosso fu ucciso dai Lucani[3][4], contro cui combatteva, in difesa delle poleis della Magna Grecia.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Caronte nelle acque dell'Acheronte, disegno di Gustave Doré.

Platone nel dialogo Fedone afferma che l'Acheronte è il secondo fiume più grande del mondo, superato solamente dall'Oceano: sostiene che l'Acheronte scorra in senso inverso e dall'Oceano vada verso la terra. Il termine Acheronte è stato talvolta usato come sineddoche per intendere l'Ade nella sua interezza. Virgilio parla dell'Acheronte insieme agli altri fiumi infernali all'interno della sua descrizione dell'Oltretomba, collocata nel libro VI dell'Eneide. Nell'Inferno (canto III) di Dante il fiume Acheronte rappresenta il confine dell'Inferno per chi arriva dall'Antinferno.

Mitologia[modifica | modifica sorgente]

Figlio d'Helios e Gea, fu tramutato da Zeus in fiume d'acque amare, come punizione per aver dissetato i Titani che s'erano ribellati al volere divino cercando di scalare l'Olimpo. Il dio del fiume fu poi a sua volta padre di Ascalafo avuto, a seconda delle leggende, da Orfne o da Gorgira. Destinato per l'eternità a separare il mondo dei vivi dagli inferi, nella Commedia dantesca viene varcato da quelle anime che avevano avuto degna sepoltura: rappresenta pertanto la transizione da vita a morte ed anche il viaggio senza ritorno verso l'Oltretomba.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. Romanelli, op. cit., pag. 264-266.
  2. ^ E. Mirri, op. cit., pag. 44)
  3. ^ Tito Livio, ab Urbe condita, VIII, 24
  4. ^ Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis Historia, III, 98, fa riferimento alla Pandosia di Lucania, come luogo in cui perse la vita Alessandro I d'Epiro detto il Molosso: «et Pandosiam Lucanorum urbem fuisse Theopompus, in qua Alexander Epirotes occubuerit».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

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