Parga

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Parga
comune
Πάργα
L'abitato visto dal mare
L'abitato visto dal mare
Localizzazione
Stato Grecia Grecia
Periferia Epiro
Unità periferica Prevesa
Territorio
Coordinate 39°17′N 20°24′E / 39.283333°N 20.4°E39.283333; 20.4 (Parga)Coordinate: 39°17′N 20°24′E / 39.283333°N 20.4°E39.283333; 20.4 (Parga)
Superficie 275 km²
Abitanti 12 597 (2011)
Densità 45,81 ab./km²
Altre informazioni
Lingue greco
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Parga
Parga – Mappa

Parga (in greco Πάργα, anticamente: Hypargos) è un comune della Grecia situato nella periferia dell'Epiro (unità periferica di Prevesa) con 4.033 abitanti secondo i dati del censimento 2001[1].

A seguito della riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal gennaio 2011[2] che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 275 km² e la popolazione è passata da 4.033[3] a 12.597 abitanti.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Parga si trova a 49 kilometri a sud di Igoumenitsa e a 67 km a nord della città di Preveza. Al largo della città si trovano le isole di Paxò e di Antipaxò che nelle giornate limpide si possono vedere. Anche l'isola di Leucade può a giorni essere vista dalla costa sud.

Comuni limitrofi[modifica | modifica wikitesto]

Isola nella baia di Parga

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo antico[modifica | modifica wikitesto]

Una scure neolitica, una tomba a volta micenea fuori della città e le vestigia di un muro ai piedi della cinta del castello veneziano, così come il basamento di una gettata ora scomparsa nella parte occidentale della baia di Voltos costituiscono prove inconfutabili della presenza umana in età protostorica.

Periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Parga è menzionata nel 1327 nei testi bizantini. È probabile che allora la località fosse situata all'interno dell'attuale castello non della Vecchia-Parga dell'epoca veneziana che è sul monte Petzovolios. Nel XV secolo, quando l'impero bizantino, e poi il despotato d'Epiro si sono indeboliti per gli attacchi dei Normanni, della Quarta crociata e di quelli dell'Impero Ottomano, Parga divenne il rifugio di un brigante Burgois.[4] Dopo la sua partenza, Parga chiese la protezione della Repubblica di Venezia, che fu presente sul territorio dal XV fino al XVIII secolo. Ma anche in questo periodo continuarono le devastazioni di pirati o di predatori di terra e di mare. In particolare fu distrutta dal pirata ottomano Khizir Khayr Ad-Dîn, detto il Barbarossa.

La situazione si stabilizzò alla fine del XVI secolo fino all'inizio del XVIII. Durante tutto questo periodo Parga ebbe un governo autonomo, sotto il protettorato di Venezia. Parga si sviluppò in questo periodo e divenne un centro commerciale, ma anche una delle prime basi dei rivoluzionari pro-elleni, influenzati dallo spirito illuminista.

Dalla dominazione veneziana in poi[modifica | modifica wikitesto]

Fu veneziana dalla Pace di Passarowitz del 1718 fino alla fine della repubblica di Venezia, come exclave sulla costa della terraferma di fronte alle isole Ionie, da secoli veneziane. Nel 1797 la dominazione veneta fu abolita dai francesi. Napoleone Bonaparte, conquistatore di Venezia (Prima campagna d'Italia), con il Trattato di Leoben, concesse Parga all'Impero austriaco.

Seguì poi per un breve periodo la sorte molto travagliata delle isole Ionie: dopo l'occupazione francese vi fu la successiva conquista da parte dell'ammiraglio russo Fëdor Fëdorovič Ušakov. Per effetto dell'art. 8 del trattato di Costantinopoli del 21 marzo 1800, la Russia cedette Parga all'Impero ottomano insieme alle rimanenti piazzeforti venete sulla terraferma greco-albanese (Butrinto, Prevesa e Vonizza), ma a differenza di quanto accaduto per queste ultime la sovranità ottomana non fu instaurata subito in quanto Parga cadde sotto occupazione inglese. In cambio del riconoscimento del protettorato inglese sulle Isole Ionie, gl'inglesi negoziarono infine con Alì Pascià la cessione di Parga all'impero ottomano per mezzo del trattato di Giannina del 17 maggio 1817[5]. Ne seguì l'esodo della popolazione parghiota di etnia greca, episodio ricordato da Giovanni Berchet (che dedicò a questo episodio la poesia I profughi di Parga) e Francesco Hayez (che immortalò l'esilio nella tela Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria ).

Il popolo di Parga si rifiutò infatti di accettare il fatto compiuto ed il Venerdì Santo del 1819 bruciò tutti i resti dei propri avi ed emigrò in massa nell'isola di Corfù, rimasta in mano britannica; di qui essi rientrarono sul continente un secolo dopo, nel febbraio 1913, quando l'Epiro fu riannesso alla Grecia.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Parga nell'Ottocento

La città di Parga ed il suo agglomerato è ben servito da autolinee pubbliche (KTEL) che la collegano alle città di Gomenizza, Prevesa, Atene e Salonicco. In più, durante la stagione estiva, vi è un collegamento di Parga con Giannina, che è la capitale dell'Epiro. Vi sono poi tre aeroporti che servono la regione: quello di Prevesa, a 72 km da Parga, quello di Giannina, con voli quotidiani per Atene, a 115 km da Parga, e quello di Corfù (con voli per Atene, Salonicco e l'estero). Nella città vi è un servizio di taxi per qualsiasi destinazione. Parga, come tutto l'Epiro, non è servita da alcuna linea ferroviaria.

Francesco Hayez, Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria

Parga rimase poi ottomana fino a che entrò a far parte del Regno di Grecia nel 1913.

Personaggi storici legati a Parga[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Cittadella veneziana risalente alla fine del XVI secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Popolazione comuni greci. URL consultato il 9 marzo 2011.
  2. ^ piano Kallikratis. URL consultato il 2 marzo 2011.
  3. ^ Censimento 2001. URL consultato il 2 marzo 2011.
  4. ^ Era di razza mista albanese-serbo-bulgaro
  5. ^ British and Foreign State Papers, vol. 7, 1819-1820, ed. Ridgway, Londra 1834, pag. 449 (testo)

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