Guido di Montfort

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Guido di Montfort

Guy de Montfort, italianizzato in Guido di Montfort, conte di Nola, (1243Messina, 1288), è stato un condottiero inglese, figlio di Simone V di Montfort, quinto signore di Leicester, e di Eleonora d'Inghilterra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Partecipò nel 1265 alla battaglia di Evesham contro le forze di suo zio, il re Enrico III d'Inghilterra, e suo cugino, il Principe Edoardo, durante la quale sia suo padre che suo fratello maggiore vennero uccisi e i loro corpi vennero vilipesi venendo trascinati nel fango, a punizione della loro ribellione. Anche Guido venne ferito e fatto prigioniero.

Fu rinchiuso nel Castello di Windsor fino alla primavera del 1266 quando corruppe i suoi guardiani e riuscì a fuggire in Francia, dove si ricongiunse alla propria famiglia in esilio. Con suo fratello Simone di Montfort il giovane si spostò per l'Europa partecipando a varie campagne militari.

Entrò al servizio di Carlo d'Angiò quando fu Vicario in Toscana e qui sposò nel 1270 una nobildonna della contea della Maremma, Margherita Aldobrandeschi,[1] dalla quale ebbe due figlie:

  1. Anastasia, sposata a Romano Orsini,
  2. Tomasina, sposata a Pietro Vico.

Viene ricordato come a Firenze firmò la crudele condanna contro due dei figli di Farinata degli Uberti, perseguitati perché ghibellini.

Per il valore dimostrato nella Battaglia di Tagliacozzo ebbe come premio il feudo di Nola dall'Angiò.

Nel 1271 Guido e Simone vennero a sapere che loro cugino Enrico di Cornovaglia si trovava a Viterbo. Essi si diressero subito verso la città laziale desiderosi di vendicare l'offesa subita dalla loro famiglia durante la sconfitta nella battaglia di Evesham.

Appena lo trovarono, durante la messa nella chiesa di San Silvestro, sguainarono le spade e lo uccisero mentre egli si aggrappava all'altare chiedendo pietà. Non fu punito per l'omicidio, ma venne scomunicato dal papa per aver consumato un così efferato delitto in un luogo consacrato.

Dopo la scomunica si rifugiò in Maremma (Colonne della Sabatina) presso suo suocero, il conte Ildebrandino degli Aldobrandeschi. Venne assolto più tardi della scomunica e tornò in servizio di Carlo d'Angiò. Nella primavera del 1283 partecipò alle operazioni militari volte a riportare sotto il controllo papale Forlì e Cesena, le ultime città ghibelline di Romagna.

Durante la Guerra del Vespro fu fatto prigioniero dagli Aragonesi il 23 giugno 1287, nella battaglia navale di Castellammare. Morì in prigione a Messina nel 1288[2].

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Dante Alighieri lo collocò tra gli assassini nel VII cerchio, immerso fino alle spalle nel sangue bollente del Flegetonte, isolato rispetto agli altri dannati per la ripugnanza della sua crudeltà.

Per citarlo Dante non usa nemmeno il suo nome, ma fa un'articolata perifrasi:

« Colui fesse in grembo a Dio / lo cor che 'n su Tamisi ancor si cola »
(Inf. XII 119-120)

Si deve intendere come colui che durante una funzione religiosa trafisse il cuore che ancora sul Tamigi è venerato (voce del verbo "colare" secondo l'italiano antico) oppure cola perché non vendicato (secondo i chiosatori moderni). Giovanni Villani infatti riportava come il cuore di Enrico fosse stato posto in un'urna dorata sul Ponte di Londra.

Guido di Monforte è anche menzionato nel Decameron di Boccaccio, nella sesta novella della decima giornata, presente ad un banchetto insieme al re Carlo I d'Angiò nel giardino della villa di messer Neri degli Uberti, a Castellammare di Stabia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Margherita, che era sotto la tutela del Cardinale Benedetto Caetani, poi Papa Bonifacio VIII, gli sopravvisse e si sposò successivamente altre quattro volte. (G. Ciacchi, Gli Aldobrandeschi nella storia e nella 'Divina Commedia' , (Rome) 1935, vol. I, cap. 6).
  2. ^ La sua morte venne riferita al fratello Amalrico di Montfort mentre si trovava a Parigi, come avvenuta nel 1287/88.
    (Bémont, Simon de Montfort, App. pp. 369-70);
    Rishanger's Chronicle, ed. Riley, Flores Historiarum ('Matt. Westminster,' ed. Luard), Annals of Osney (Annales Monastici, vol. iv.) and of Dunstable (ib. vol. iii.), all in Rolls Ser., Flores Hist. iii. 67)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) J. R. Maddicott, Simon de Montfort, (Cambridge University Press, 1996)
  • (EN) Powicke, F. M. (1947), King Henry III and the Lord Edward: The Community of the Realm in the Thirteenth Century, Oxford: Clarendon Press.
  • (EN) Frederick Maurice Powicke (1953), The Thirteenth Century: 1216-1307, Oxford: Clarendon Press. ISBN 0-19-285249-3.
  • (EN) Frederick Maurice Powicke: Ways of medieval life and throught: essays and addresses (1949)
  • (EN) Prestwich, Michael (1988), Edward I, London: Methuen London ISBN 0-413-28150-7.
  • (EN) Margaret Wade Labarge, Simon de Montfort, London, Eyre & Spottiswoode, 1962
  • (EN) William Henry Blaauw, The Barons War: Including the Battles of Lewes and Evesham, 2ª Ed.; Baxter and Son; 1871
  • Guillaume de Nangis, Gesta Philippi Regis Franciæ, hrsg. von M. Daunou inRecueil des Historiens des Gaules et de la France (RHGF), vol. XX (Paris, 1840), pag. 484-485

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