Cunizza da Romano

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Ezzelini

Arpone
Ecelo I († dopo il 1091)
Alberico I (?)
Ezzelino I († dopo il 1180)
Ezzelino II († 1235)
Ezzelino III (1194-1259)
Alberico II († 1260)

Cunizza da Romano (11981279) della famiglia degli Ezzelini, figlia terzogenita di Ezzelino II da Romano detto il Monaco signore di Treviso e di Adelaide degli Alberti, sorella di Ezzelino III vicario imperiale sotto Federico II di Svevia e Alberico.

Ne parla Dante nel IX Canto del Paradiso, collocandola nel cielo di Venere. Il suo personaggio compare anche nell'opera Oberto, Conte di San Bonifacio, prima di Giuseppe Verdi.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Sposò giovanissima il conte Riccardo di San Bonifacio, signore di Verona, per ragion di Stato.

Tornati i contrasti tra le due famiglie, Cunizza, su istigazione del padre e dei fratelli, fu rapita dal poeta di corte Sordello da Goito che la ricondusse alla casa paterna. Cunizza se ne innamorò ardentemente e ciò causò la cacciata dalla corte trevigiana di Sordello che, per sottrarsi alle ire del marchese inferocito, riparò in Provenza.

Cunizza, dal canto suo, si consolò molto presto con un cavaliere trevigiano di nome Enrico da Bovio col quale, secondo il cronista Rolandino da Padova, vagò per molti paesi "a gran sollazzo e facendo grandi spese". Fa probabilmente riferimento a questa relazione anche il tenso tra i trovatori Peire Guilhem de Luserna e Uc de Saint Circ. Morto Bovio, Cunizza sposò Naimerio Ponzio dei conti di Breganze. Morto anche questi, Cunizza, passò ad altre nozze con un veronese.

Nel 1260, dopo il crollo della potenza degli Ezzelini, si rifugiò a Firenze presso i parenti della madre e, nel 1265, trovandosi a casa di Cavalcante Cavalcanti, padre del poeta stilnovista Guido, affrancò i servi della sua famiglia. Visse gli anni della maturità a Firenze dove lo stesso Dante la conobbe, ormai dedita a una vita di espiazione e di carità.

Nel 1279, presso la Rocca di Cerbaia appartenente ai conti di Prato, redasse un testamento in cui lasciava i suoi beni ai figli del conte Alessandro Alberti; dopodiché, di lei non si hanno più notizie. Gli antichi commentatori la definiscono "figlia di Venere" attribuendole molti amanti e sono concordi nel dipingere Cunizza come una donna lussuriosa a tal punto che, come lei stessa diceva, a chi le avesse chiesto cortesemente amore, sarebbe stata gran villania non concederlo.

La svolta spirituale[modifica | modifica sorgente]

Quegli stessi cronisti attestano altresì che la sua intensa passione carnale si allargò, negli anni della maturità, all'amore in un senso più lato, sfociando in un profondo senso religioso.

Dante, che ebbe modo di conoscerla a Firenze ormai dedita all'amore religioso, dovette sentire in lei il merito e la grandezza della passione e amore carnali trasformati in passione e amore nel più vasto senso spirituale e per questo la colloca nel Paradiso dove le fa affermare:

« D'una radice nacqui e io ed ella:

Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
perché mi vinse il lume d'esta stella;
ma lietamente a me medesma indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia;
che parria forse forte al vostro vulgo. »

(Dante Alighieri, IX canto del Paradiso, 31-36)

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