Legge del taglione

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La legge del taglione (o pena del taglione), in latino lex talionis,[1][2] è un principio di diritto in uso presso le popolazioni antiche consistente nella possibilità riconosciuta a una persona che abbia ricevuto un danno di infliggere all'offensore una pena uguale all'offesa ricevuta.

La funzione di questa legge era di porre un limite alle vendette private, che spesso degeneravano in faida. In opere letterarie, sebbene influenzate da testi sacri, si preferisce parlare di legge del contrappasso,[3] in particolare del caso di "contrappasso per analogia".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Età antica[modifica | modifica sorgente]

La più antica codificazione di questo principio è stata probabilmente espressa nel Codice di Hammurabi, nel quale la pena per i vari reati è spesso identica al torto o al danno provocato. Ad esempio la pena per l'omicidio è la morte: se la vittima però è il figlio di un altro uomo, all'omicida verrà ucciso il figlio; se è uno schiavo l'omicida pagherà un'ammenda, commisurata al prezzo dello schiavo ucciso. Era dunque la pena inflitta, in caso di danno volontario corporale.

Nel diritto romano[modifica | modifica sorgente]

La legge del taglione viene affermata solo nel diritto romano arcaico, quello delle dodici tavole. Infatti nella Tavola VIII riguardante gli illeciti, si dice:

Si membrum rupsit, ni cum eo pacit, talio esto.

Se una persona mutila un'altra e non raggiunge un accordo con essa, valga la legge del taglione.

Medioevo ed età moderna[modifica | modifica sorgente]

Esso si può riscontrare anche nell'antico diritto germanico al quale si rifecero le legislazioni di alcuni stati italiani, infatti è possibile riscontrare l'uso di tale legge in alcuni documenti ritrovati a Modena nel 1771 e in Toscana nel 1786. Sant'Isidoro di Siviglia nei suoi Etymologiarum sive originum libri XX definisce il taglione nei seguenti termini: Talio est similitudo vindictae, ut taliter quis patiatur, ut fecit. In questa maniera viene espressamente affermata la natura vendicativa di simile principio.

Visto però come un atto di compensazione, legittimerebbe altre plausibili chiavi interpretative nella cultura popolare.[4]

Nella religione[modifica | modifica sorgente]

Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Il principio è comunemente espresso dalla locuzione occhio per occhio, dente per dente, che appare anche nella Bibbia, in particopare nel libro del Levitico:

« 19Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all'altro: 20 frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatta all'altro. »   (Levitico 24, 19-20)

Islam[modifica | modifica sorgente]

Nel diritto islamico è di fatto accolto il principio dell'occhio per occhio vigente in Arabia ai tempi di Maometto. È tuttavia previsto, spesso con una minuziosa casistica, anche il principio di "compensazione pecuniaria" (in arabo diya, spesso tradotto "prezzo del sangue"), con cui è possibile evitare il ricorso all'occhio per occhio pagando risarcimenti in denaro.

Solitamente, però, il ricorso alla diya è subordinato all'accettazione da parte della parte lesa, e in mancanza di ciò si dovrebbe procedere al taglione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cf. Treccani Portale online.
  2. ^ (EN) Cf. Encyclopædia Britannica online.
  3. ^ Cf. ibidem.
  4. ^ Cf. Treccani Portale online.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]