Maghinardo Pagani

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Maghinardo Pagani da Susinana (Firenze, ante 1250 – 1302) è stato un condottiero e politico italiano del XIII-XIV secolo. Fu podestà di Faenza e di Imola e capitano del popolo di Forlì e di Imola.

Il casato Pagani

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Il casato dei Pagani possedeva fin dall'XI secolo numerosi castelli nella valle del Senio, tra Imola e Faenza; tra essi spiccava quello di Susinana. L'emblema della famiglia era un leone azzurro in campo argenteo (il lïoncel dal nido bianco cantato da Dante nella Divina Commedia[1]). Ghibellini per tradizione, i primi personaggi di spicco della famiglia combatterono a fianco di Federico I di Svevia e Federico II, condividendone le sorti in battaglia.

I Pagani furono protagonisti della vita politica imolese. Nel 1263 Pietro III fu nominato podestà di Imola; inoltre si impossessò del castello di Tossignano. Dei suoi quattro figli, il primogenito fu Andrea Simone Pagani; il secondogenito fu Maghinardo Pagani.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato probabilmente tra il 1245 e il 1250[2], visse l'infanzia e la fanciullezza a Firenze.

Perno della sua azione fu riunire in un unico possedimento le città di Imola e Faenza. Nel 1275 fu podestà di Faenza. Nel 1282 sposò Mengarda della Tosa, fiorentina, che gli diede due figlie:

Nel 1285 ricevette un secondo mandato come podestà di Faenza. Due anni dopo, il vicario papale Pietro da Gennazzano, appena giunto in città, decise di rimuovere tutti i civili dalle loro cariche, Maghinardo compreso. Nel 1286 partecipò al tentativo di riconquista di Imola da parte della famiglia ghibellina dei Nordigli, cui arrise il successo. L'anno seguente, il 18 maggio 1287 il Pagani rientrò a Faenza con la forza ed ottenne di essere ripristinato nella carica di podestà. Nel 1290 aggiunse all'ufficio civile quello militare di Capitano del popolo. L'anno seguente prese con l'astuzia la città di Forlì.

Nel 1295 fu tra i fondatori della Lega amicorum ("Lega degli amici") creata ad Argenta tra i capi ghibellini di Romagna. Nemico comune: Bologna. L'anno seguente, il 1º aprile 1296, la Lega prese la città di Imola, togliendola ai bolognesi. Maghinardo assunse la carica di capitano del popolo. Proseguendo verso Bologna, Maghinardo conquistò e rase al suolo i castelli di Sassatelli, Castel San Pietro, Liano, Vedriano e Medicina. Maghinardo fu uno dei due capitani generali della Lega eletti alla fine dell'anno[3].

Nel 1299 fu nominato podestà di Imola; furono avviate trattative di pace tra Bologna da una parte e la Lega amicorum dall'altra, che si conclusero entro l'anno.

Nel 1300 Maghinardo conquistò l'ultimo castello dell'imolese che mancava ancora al suo dominio, quello di Linaro.

Morì il 13 agosto 1302 nel pieno dei suoi poteri. Fu sepolto nell'Abbazia di Santa Maria di Rio Cesare, detta «di Susinana».

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Durante la sua lunga carriera militare, Maghinardo combatté dalla parte della guelfa Firenze nella battaglia Campaldino, ma poi fu a lungo un campione dei ghibellini di Romagna, in alleanza cogli Ordelaffi di Forlì. Di modo che sembra di poter dire che egli fu guelfo in Toscana e ghibellino in Romagna.

Tale contrasto fece irritare Dante Alighieri. Nel Canto XXVII dell'Inferno, in cui Dante lo indicò, senza nominarlo espressamente, come il signore di Imola e Faenza, ne stigmatizzò il comportamento politico, considerandolo contraddittorio:

« Le città di Lamone e di Santerno

conduce il lïoncel dal nido bianco, che muta parte da la state al verno. »

(Inferno, Canto XXVII, vv. 49-51.)


Il cronista trecentesco Giovanni Villani fu di parere diverso e tentò di interpretarne così la condotta politica: "Ghibellino era di sua nazione e in sue opere, ma co’ Fiorentini era guelfo e nimico di tutti i loro nimici, o guelfi o ghibellini che fossono; e in ogni oste e battaglia ch’e’ Fiorentini facessono, mentre fu in vita, fu con sua gente a loro servigio e capitano". In altre parole, ai suoi tempi, i feudatari della montagna appenninica avevano rapporti con Firenze (e Bologna) indipendenti dai loro rapporti con le città di Romagna.

Contrariamente ad altri (come la famiglia forlivese dei Calboli che passò dal partito ghibellino a quello guelfo) i suoi passaggi di campo non sembrano descrivibili in modo semplicemente cronologico (prima era da una parte, poi dall'altra), ma seguono piuttosto un criterio geografico, o meglio geopolitico.

Bartolo da Sassoferrato scrisse cent'anni dopo Maghinardo: «Dato il modo in cui queste parole [guelfo e ghibellino] sono usate oggidì, un uomo può essere un guelfo in un luogo e ghibellino in un altro, perché alleanze di questo tipo si appellano a una varietà di fini».

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Inferno - Canto ventisettesimo, v. 50.
  2. ^ Sergio Spada, Romagna 1270-1302, Cesena, Il Ponte Vecchio, pag. 157.
  3. ^ L'altro fu Galasso da Montefeltro, mentre Uguccione della Faggiola rivestì la carica di comandante in capo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.
  • Piero Zama - Mario Tabanelli, Il Leoncel dal nido bianco. Maghinardo Pagani da Susinana, Faenza, F.lli Lega, 1975
  • Sergio Spada, Romagna 1270-1302. I tempi di Guido da Montefeltro e Maghinardo Pagani da Susinana, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2009

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]