Santerno

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Santerno
Santerno
Il Santerno nel tratto toscano
Stato Italia Italia
Regioni Toscana Toscana
Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Lunghezza 99 km
Portata media 16 m³/s
Bacino idrografico 700 km²
Altitudine sorgente 1222 m s.l.m.
Nasce Passo della Futa
Sfocia fiume Reno
Mappa del fiume

Il Santerno (Santéran in dialetto romagnolo) è un fiume che scorre in Toscana e in Romagna. Nasce nell'Appennino imolese e confluisce nel Reno. Il bacino idrografico, nel solo tratto appenninico (dalla sorgente a Imola, delimitato al ponte sulla Via Emilia), è di 423 km², dei quali 231 in Toscana e 192 in Romagna. Comprendendo il tratto di pianura, supera i 700 km².
Il Santerno è il maggiore affluente del Reno, sia per lunghezza, sia per portata d'acqua (media alla foce 16 m³/s, minima 1 m³/s, massima 936 m³/s); per estensione di bacino è il secondo dopo l'Idice. Le sorgenti, e i primi 27 km del corso, sono nella Romagna toscana (provincia di Firenze). La qualità delle acque del Santerno, data la poca antropizzazione della valle che solca, è tra le migliori degli affluenti del Reno.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Nasce presso il passo della Futa, a 1.222 metri di quota, nel crinale appenninico, in un anfiteatro di argille scagliose, una conca al cui centro si trova Firenzuola. Scorre poi in una vallata stretta e rocciosa (San Pellegrino); così incassato e tortuoso giunge fino a Castiglioncello, dove entra nella provincia di Bologna. A monte di Coniale riceve da sinistra il suo maggior affluente, il torrente Diaterna (con bacino di 74 km², che scende, invece, dal Passo della Raticosa). Tra gli altri affluenti, da destra, si annoverano presso Firenzuola, il torrente Violla (con un bacino di 14 km²), e, a monte di San Pellegrino, il torrente Rovigo (con un bacino di 47 km²).

Dopo Firenzuola il Santerno bagna Castel del Rio: qui la strada provinciale scavalca il fiume lungo il noto Ponte degli Alidosi, costruito nel Medioevo con la caratteristica forma a schiena d'asino. Riceve poi da destra il rio di Gaggio e da sinistra il rio di Filetto, e raggiunge Fontanelice, Borgo Tossignano e Casalfiumanese. Successivamente, la sua valle si allarga e il Santerno entra in pianura, raggiungendo Imola; poco dopo riceve, ancora da destra, il rio Sanguinario. Superata Imola, il Santerno passa tra Mordano e Bagnara di Romagna, poi rasenta Sant'Agata sul Santerno infine, dirigendosi a nord e poi a nord-est, sfocia nel Reno, presso Villa Pianta, circa 7 km a est della località Bastia. È affiancato da argini per gli ultimi 32 km di pianura.

Nella zona pedecollinare, prima il rio Sanguinario, poi il Santerno, fin dopo Mordano, marcano il confine fra le Province di Bologna e Ravenna; dopo, il Santerno scorre interamente in provincia di Ravenna.

Nel tratto montano intermedio, in virtù della particolare copiosità delle portate (in primavera il modulo medio facilmente si attesta sopra i 35 m³/s), del corso tortuoso, in relativa pendenza e, talvolta, abbastanza angusto, si presta molto bene come sede di gare canoistiche, e, anzi, insieme al torrente Limentra Inferiore, al fiume Enza e al fiume Trebbia, è il principale corso d'acqua dell'Appennino settentrionale adibito a tale scopo.

In coincidenza della diga di Codrignano (frazione di Borgo Tossignano) parte delle sue acque danno origine al Canale dei molini che, dopo avere attraversato Imola, rientra nel corso del fiume dopo circa 20 km nel comune di Sant'Agata sul Santerno.

Torrenti affluenti del Santerno[modifica | modifica sorgente]

Gli affluenti del Santerno sono:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo studi storici e topografici ormai consolidati, in epoca romana il Santerno, dopo aver attraversato Forum Cornelii (Imola) ed essere entrato in pianura, si divideva in due rami[1]. Il ramo principale manteneva un corso verticale. Il ramo secondario si dirigeva a nord-est ricevendo le acque del torrente Senio, poi il Senio-Santerno proseguiva il suo corso, sempre in direzione nord-est[2], passando a lato di Ravenna. Entrambi i rami terminavano la loro corsa nel Vatrenus, un affluente di destra del Po.

Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) scrive che il Vatrenus (piccolo Reno) era la più meridionale delle bocche del Po. Dal luogo dove oggi sorge Argenta, il fiume scorreva in direzione del Po di Spina, fino a gettarvisi.

Nell'antichità, il fiume che attraversa Imola era menzionato come:

  • Samternus: nome di ambedue i rami (così è nominato nella Tavola Peutingeriana);
  • Rasiola: nome secondario del ramo occidentale (appare nell'opera del poeta Marziale, che visse a Forum Cornelii).

Il fiume, durante la stagione calda, era navigabile. Probabilmente veniva utilizzato per il trasporto di merci pesanti: verso nord era condotto il legname proveniente dalla fascia collinare; materiale lapideo da costruzione veniva trasportato in direzione sud (marmi, pietra d'Istria)[3].

Nell'Alto Medioevo, presumibilmente nel tardo IX secolo, il Senio-Santerno si spostò ad ovest; modificò il suo corso assumendo un tracciato verticale come il Rasiola, mantenendosi ad una distanza media di 7 km dal ramo principale. Da allora questo ramo non cambiò più direzione. È il tracciato del Senio attuale.
Il Senio-Santerno altomedievale aveva due rami secondari:

  • prima di Codignola si distaccava un ramo che piegava verso est e poi proseguiva descrivendo un arco, corrispondente a quella che oggi è via Boncellino. Oltrepassata Boncellino, si immetteva nell'alveo del "Fiumazzo di Russi" e volgeva verso nord, attraversando quella che oggi è l'abitato di Santerno, frazione di Ravenna, cui ha trasmesso il nome. Questo ramo è attestato tra il 942 e il 1153.
  • dopo Codignola si distaccava un altro ramo del Senio-Santerno che, invece di proseguire verso est, saliva verso nord-est toccando Bagnacavallum. Qui si dipartiva a sua volta in altri due rami: uno proseguiva in linea retta verso nord (l'attuale canale naviglio); l'altro attraversava l'abitato, si dirigeva verso est (seguendo l'odierna San Vitale) e poi piegava improvvisamente a nord (occupando l'alveo che oggi è del Lamone)[4]. Dopo aver superato l'abitato di Traversaria s'immetteva nelle valli. Entro il XIII secolo l'alveo fu occupato dal Lamone.
Il Santerno nella Bassa Romagna (XVII secolo).

Fu infine con il pieno Medioevo (presumibilmente alla fine del XII secolo) che i due antichi rami del Santerno si divisero. Da allora il ramo orientale assunse il nome del Senio[5].

Più volte il corso del fiume in pianura è stato artificialmente cambiato a scopo di bonifica. L'intervento decisivo avvenne quando la Bassa Romagna entrò nell'orbita della signoria Estense di Ferrara: nel 1460 il fiume venne deviato verso S. Bernardino, affluendo nel Po di Primaro a valle di Bastia (prima di allora spagliava formando le valli Libba e Fenaria). Negli anni successivi furono eseguiti i lavori di innalzamento dell'alveo. Immettendosi nel Po, il Santerno fu primo dei fiumi appenninici a trovare esito artificiale[6].

Gli interventi successivi furono effettuati a carico dello Stato della Chiesa. Nel 1604 le acque del Santerno vennero fatte confluire nella valle di San Bernardino (altra località a nord di Lugo). Sul corso abbandonato venne edificato il villaggio di Voltana. Nel 1625 il Santerno fu ricondotto a sfociare nel Po all'altezza di Ca' dei Boschi; la situazione si stabilizzò, tanto che l'alveo occupato dal fiume restò in funzione fino al 1783, quando fu deviato nei pressi di Passogatto (4 km a nord di San Bernardino) per essere immesso in modo più diretto nel Primaro[7].

La rotta del Santerno del 1959.

Anche durante il Regno d'Italia furono effettuati interventi considerevoli per regolamentare il corso del fiume. Tra il 1885 e il 1888 vennero eliminate le anse nei pressi di Sant'Agata sul Santerno, che rallentavano il corso del fiume e ne facevano alzare il letto, aumentando il pericolo di esondazioni e alluvioni.

Le piene e le rotte del fiume rappresentarono un incubo costante per le popolazioni circostanti. Lo storico di Massa Lombarda Luigi Quadri, ricorda come nel secolo che va dal 1679 al 1778 il Santerno ruppe gli argini ben quattordici volte e le sue acque allagarono le campagne circostanti.

L'ultima alluvione registrata avvenne alla metà del XX secolo: il 5 dicembre 1959 il fiume Santerno ruppe l'argine in due punti e l'acqua invase i paesi sulla riva di sinistra: Sant'Agata sul Santerno e Massa Lombarda.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In corrispondenza della località odierna di Castelnuovo di Solarolo.
  2. ^ Le analisi stratigrafiche hanno mostrato come il tratto iniziale del ramo orientale (prima di ricevere le acque del Senio) corrispondesse all'attuale via S. Bartolo, nel comune di Solarolo.
  3. ^ AA.VV., Lo scorrere del paesaggio, Edit Faenza, 2007, p. 31.
  4. ^ Nello stesso periodo il Lamone, dopo Russi, piegava a nord-est verso Ravenna (Lamone Teguriense).
  5. ^ Carlotta Franceschelli, Stefano Marabini, Assetto paleoidrografico e centuriazione romana nella pianura faentina.
  6. ^ L. Veggi, A. Roncuzzi,, Ricerche di topografia antica nei territori di Lugo e di Bagnacavallo in Studi Romagnoli, XXI, 1970, 3-18.
  7. ^ Angelo Varni (a cura di), Lo scorrere del paesaggio, Faenza, EDIT, 2007. Pag. 94.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Lucio Donati, Note di topografia medievale per la pianura ravennate, Faenza 2007, Stefano Casanova Editore.
  • Lucio Donati, Idrografia antica nella pianura ravennate, Faenza 2008, Stefano Casanova Editore.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]