Archivio di Stato di Firenze

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Coordinate: 43°46′09.05″N 11°16′14.49″E / 43.769181°N 11.270692°E43.769181; 11.270692

L'Archivio di Stato di Firenze

L'Archivio di Stato di Firenze è il repositorio delle carte e degli archivi documentali di proprietà pubblica nella città di Firenze. Si trova in un'isola tra piazza Beccaria, il viale della Giovine Italia, il viale Amendola e il viale Duca d'Abruzzo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondato il 20 febbraio 1852 con un decreto del granduca Leopoldo II di Toscana col nome di Direzione centrale degli archivi di Stato raccolse inizialmente solo alcuni grandi archivi, fra cui l'archivio diplomatico cittadino, l'archivio delle Riformagioni, quello Mediceo, delle Regie Rendite, del Regio Diritto, delle Decime granducali, del Monte Comune, Demanio, Corporazioni religiose soppresse.

Con l'Unità d'Italia si stabilì che nell'archivio di Stato confluissero tutti i documenti che non fossero più di uso corrente, il che causò un vero e proprio sversamento di raccolte d'archivio dagli uffici amministrativi all'Archivio. Al problema del volume delle raccolte, conservate nel piano terra degli Uffizi, si aggiunsero i danni ingentissimi causati dall'Alluvione di Firenze. La necessità di provvedere una sede razionale e decorosa per un archivio oggetto delle attenzioni dei maggiori studiosi della comunità internazionale fece sì che alla fine degli anni ottanta venisse realizzata una nuova sede posta sui viali su piazza Beccaria.

L'area della sede attuale, fortemente segnata dal progetto di Giuseppe Poggi legato all'espansione della città negli anni di Firenze Capitale (1865-1871) e alla conseguente creazione dei viali, era stata lasciare vuota per aprire la visuale da piazza Beccaria e dal viale Gramsci verso la collina di San Miniato al Monte.

L'edificio demolito in una foto dell'epoca della costruzione

Questa area era però stata già occupata in epoca fascista per la costruzione della Casa della Gioventù Italiana del Littorio, su progetto dell'architetto Aurelio Cetica nel 1938, e adibita dopo la guerra a vari usi, tra i quali quelli di palestra e cinema (cinema Cristallo). La necessità di provvedere a una nuova sede per l'Archivio di Stato (e la parallela necessità di acquisire nuovi spazi alla Galleria degli Uffizi per una più razionale esposizione delle opere d'arte) portò alla definizione di un progetto che prevedeva la demolizione del precedente edificio (decisione oggi oltremodo criticata per la qualità architettonica della preesistenza, da considerare tra gli episodi più significativi del razionalismo in ambito cittadino) e la realizzazione della nuova fabbrica.

Tale progetto fu definito da Italo Gamberini e da un gruppo di architetti da lui diretto (Loris Macci, Rino Vernuccio e Franco Bonaiuti), con la collaborazione degli ingegneri Salvatore Di Pasquale, Francesco Lardani, Claudio Messina, Leonardo Paolini, Vittorio Varrocchi e dell'architetto Pier Francesco Tramonti. Demolito il precedente edificio tra il 1975 e il 1976 (con una sospensione per la rimozione di un ciclo di pitture murali voluta dalla Soprintendenza), iniziate le opere di costruzione l'anno seguente, il complesso fu inaugurato ufficialmente il 4 febbraio 1989.

"Il progetto del nuovo Archivio di Stato, esito di un concorso bandito nel 1971, affronta un tema dalla nodale localizzazione, che rimette in discussione il rapporto tra centro storico e fascia ottocentesca investendo il problema della ridefinizione delle parti consolidate della città (...). L'edificio riprende la planimetria del lotto e si articola in due corpi longitudinali collegati da una strada interna. Lungo il viale Amendola un corpo a gradoni ospita sei piani di contenitori; sull'altro viale un corpo caratterizzato dal percorso vetrato portato in facciata ospita uffici e laboratori; la grande sala studio si trova invece nel corpo d'angolo" (Paola Puma). Da precisare che la "strada interna" doveva, secondo le intenzioni del progettista, essere resa fruibile indipendentemente dall'edificio e non chiusa e di stretta pertinenza dell'Archivio.

L'edificio[modifica | modifica sorgente]

Veduta lungo viale Giovine Italia

L'edificio, in cemento armato, è interamente rivestito con lastre di pietra artificiale (lastre in cemento caricato con inerti colorati). Opera piuttosto discussa, fu definito "triste costruzione" da Antonio Paolucci[1].

Non realizzato un attraversamento pedonale in quota.

Patrimonio[modifica | modifica sorgente]

L'archivio è una miniera inesauribile (e in parte ancora inesplorata) di documenti di ogni epoca, a partire dalle carte dell'abbazia di Passignano (risalenti all'VIII secolo), di importanza fondamentale per gli studi storici, storico-artistici, linguistici, paleografici e diplomatici.

Il patrimonio conservato dall'Archivio, che dispone anche di un deposito sussidiario a Sesto Fiorentino, è ricco "di 600 fondi, per un totale di oltre 75 Km di documenti, dall'VIII secolo ai nostri giorni, delle più diverse tipologie: carteggi, diplomi, codici miniati, statuti, disegni, carte nautiche e geografiche che recano iscritta la memoria storia delle vicende politiche, sociali, culturali e artistiche di Firenze e della Toscana e che fanno dell'Archivio di Stato di Firenze un punto di riferimento per ricercatori di tutto il mondo" (dal sito internet ufficiale dell'Archivio di Stato).

Sono inoltre da segnalare i cospicui fondi relativi all'architettura del Novecento in Toscana, frutto di lasciti dei principali architetti e ingegneri locali, tra i quali quello legato dalla famiglia dello stesso Italo Gamberini.

La scuola[modifica | modifica sorgente]

Presso l'Archivio di Stato di Firenze è attiva la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolucci rimpiange la 'Casa del Balilla', Repubblica, 02 febbraio 2001

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Concorso nazionale per il progetto di massima del nuovo Archivio di Stato di Firenze, in "L'Architettura", 17 febbraio 1972, p. 699;
  • Alfredo Forti, Perché si continua a distruggere, in "La Nazione", 11 gennaio 1973;
  • Monica Carovani, Bloccati i lavori di demolizione dell'ex GIL, in "Paese Sera - Il Nuovo Corriere", 19 novembre 1975;
  • Renzo Federici, Stanziamento lampo per salvare un'opera del regime fascista. Venti milioni per questo affresco. E Masaccio?, in "Paese Sera - Il Nuovo Corriere", 19 novembre 1975;
  • Sandra Pinto, Forse non è giusto buttare quell'affresco, in "Paese Sera - Il Nuovo Corriere", 29 novembre 1975;
  • E ora sparano sull'Archivio, in "La Nazione", 6 gennaio 1976;
  • Franco Pantarelli, L'Archivio di Stato super contestato, in "Paese Sera - Il Nuovo Corriere", 18 gennaio 1976;
  • Piero Inghirami, L'Archivio di Stato in piazza Beccaria a Firenze. La scelta è casuale, sia almeno l'ultima, in "Paese Sera - Il Nuovo Corriere", 19 febbraio 1976;
  • Claudio Lamioni, L'archivio di Stato a Firenze: dagli Uffizi a Piazza Beccaria, in "Rassegna degli Archivi di Stato", XLXVI, 1986, pp. 505-533;
  • L'Archivio di Stato di Firenze, a cura del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, Roma, MiBAC, 1989;
  • Firenze. Guida di Architettura, a cura del Comune di Firenze e della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, coordinamento editoriale di Domenico Cardini, progetto editoriale e fotografie di Lorenzo Cappellini, Torino, Umberto Allemandi & C., 1992, Paola Puma, p. 253, n. 198;
  • Guido Zucconi, Firenze. Guida all’architettura, con un saggio di Pietro Ruschi, Verona, Arsenale Editrice, 1995, p. 136, n. 229;
  • Loris Macci, La sede di Piazza Beccaria, in L'Archivio di Stato di Firenze, a cura di Rosalia Manno Tolu e Anna Bellinazzi, Fiesole, Nardini, 1995, pp. 239-253;
  • Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring Editore, 2005, p. 515;
  • Archivio di Stato di Firenze, a cura di Piero Marchi e Carla Zarrilli, Viterbo, BetaGamma, 2009;
  • Scheda in Rosamaria Martellacci, Italo Gamberini architetto (1907-1990). Inventario dell'archivio, con scritti di Loris Macci, Ulisse Tramonti, Fabio Fabbrizzi, Andrea Bulleri, Firenze, Edifir, 2011, pp. 142-146, n. 28.
  • L’architettura in Toscana dal 1945 ad oggi. Una guida alla selezione delle opere di rilevante interesse storico - artistico, a cura di Andrea Aleardi e Corrado Marcetti della Fondazione Michelucci, con la collaborazione di Alessandra Vittorini del MiBAC/PaBAAC, Firenze, Alinea editrice, 2011, pp. 88-89, n. FI71.

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