Bagnacavallo

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Bagnacavallo
comune
Bagnacavallo – Stemma Bagnacavallo – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Ravenna-Stemma.png Ravenna
Amministrazione
Sindaco Eleonora Proni (PD) dal 16/06/2014
Territorio
Coordinate 44°25′00″N 11°59′00″E / 44.416667°N 11.983333°E44.416667; 11.983333 (Bagnacavallo)Coordinate: 44°25′00″N 11°59′00″E / 44.416667°N 11.983333°E44.416667; 11.983333 (Bagnacavallo)
Altitudine 11 m s.l.m.
Superficie 79,58 km²
Abitanti 16 665[1] (31-12-2010)
Densità 209,41 ab./km²
Frazioni Boncellino, Glorie, Masiera, Villa Prati, Rossetta, Traversara, Villanova
Comuni confinanti Alfonsine, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Ravenna, Russi
Altre informazioni
Cod. postale 48012
Prefisso 0545
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 039002
Cod. catastale A547
Targa RA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti bagnacavallesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bagnacavallo
Posizione del comune di Bagnacavallo nella provincia di Ravenna
Posizione del comune di Bagnacavallo nella provincia di Ravenna
Sito istituzionale

Bagnacavallo (Bàgnacaval in romagnolo) è un comune italiano di 16.691 abitanti della provincia di Ravenna, a 23 km dal capoluogo, 17 km da Faenza, 30 da Forlì, 55 km da Bologna e circa 30 km dal Mare Adriatico.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Bagnacavallo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Confronto tra la centuriazione di Lugo e quella di Bagnacavallo.

Nell'Alto Medioevo Bagnacavallo era detta "castrum Tiberiacum" (Anastasio Bibliotecario, anno 756) [2]. Il castrum aveva una funzione strategica: era l'avamposto difensivo fortificato sia di Ravenna che di Faenza.
Il territorio attorno a Bagnacavallo era in larga parte occupato da terreno incolto, boschivo e paludoso (Lugo non esisteva): i pochi documenti scritti del tempo citano infatti una magnum forestum. Nel VII secolo sorse la Pieve di San Pietro in Sylvis: il nome conferma che l'edificio fu costruito al limitare di una selva. Nel 744 il re longobardo Liutprando donò al vescovo di Faenza duecento ettari nella magnum forestum. Bagnacavallo, che ancora oggi si trova nella Diocesi faentina, sorgeva al centro di quest'area.

Origine del nome attuale[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Balneocaballum, citato nel X secolo[3], indicava il paleoalveo del Senio nel tratto che corrisponde all'odierna Via Albergone[4][5]. In sostanza, il toponimo ricorda la presenza di un guado del fiume Senio in prossimità del primo agglomerato urbano, per attraversare il quale era necessario bagnare le cavalcature. Dopo il Mille comparve il toponimo definitivo castrum Bagnacaballi. Una decina di km nord della città iniziava la Valle Padusa. Vi era un porto palustre che gli abitanti utilizzavano come luogo di scambio delle merci con Ferrara e Ravenna[6]. Le merci esportate erano cereali, biade, canne palustri e vino.

A partire dai secoli IX e X avviene la riconquista del suolo. Tranne la parte settentrionale, dove permangono aree paludose poco adatte alla coltivazione, tutto il territorio è interessato all'intervento umano:

  • Viene ripristinata l'antica centuriazione romana. Gli agrimensori locali costruiscono però un reticolato con un orientamento diverso da quello antico: mentre infatti la rete faentina è orientata di 28º verso est, in loco la rete è inclinata di 14º verso est, la metà. Ciò dipende probabilmente dalle trasformazioni subite nei secoli dal territorio, soprattutto per quanto riguarda la conformazione idrografica.
  • Vengono migliorati i collegamenti viari con il porto vallivo (a nord) e con Faenza (a sud). Ciò è facilitato dal fatto che, in tempi antichi, una strada rettilinea partiva da Faenza (sulla Via Emilia) e giungeva a Bagnacavallo (kardo maximus, oggi SP "Naviglio").

Per tutto l'Alto Medioevo e buona parte del Basso Medioevo (fino al XIII secolo compreso), Bagnacavallo fu il centro più importante della pianura ravennate[7].

Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel secolo XI si ebbe l'affermazione signorile dei conti rurali Malvicini (o Malabocca), che tennero Bagnacavallo fino al XIII secolo. In quest'ultimo periodo si ha un incremento edilizio ed urbanistico. Viene costruito il porto canale (a nord del centro urbano, sull'alveo dismesso del Senio. Inoltre viene eretta una torre interna all'abitato, a protezione dell'accesso principale. Tra le scarse notizie, ancora oggetto di studio e ricerca, del periodo, spicca un sarcastico commento di Dante Alighieri nella Divina commedia: Ben fa Bagnacaval che non rifiglia (Purg., XIV, 115), con cui il sommo poeta saluta l'estinzione della dinastia Malvicini, che dominava la cittadina.

Mappa di Bagnacavallo nel 1771.

Dal 1308 al 1329 Bagnacavallo è nelle mani dei conti di Cunio, che erigono la rocca e fanno circondare la città da un recinto e da un fossato di difesa. In seguito passa allo Stato Pontificio, ma solo formalmente: il potere effettivo è esercitato dalla famiglia Manfredi di Faenza, che ristruttura cinta muraria e rocca. Bagnacavallo viene riannessa allo Stato della Chiesa quando il cardinale Albornoz riconquista tutta la Romagna (1356). All'epoca della Descriptio Romandiolae (1371), Bagnacavallo presentava il numero più alto di focularia fra i centri della bassa ravennate.

Nel 1375 il capitano di ventura Giovanni Acuto, al servizio dello Stato Pontificio, non essendo stato pagato per i servigi resi, requisisce la città come indennizzo. Sei anni dopo (1381) la vende a Nicolò II d’Este[8].
Nel 1394 la famiglia d’Este cede Bagnacavallo ai ravennati Da Polenta, che la acquisiscono in nome della Santa Sede. Dopo un breve periodo di riconquista faentina, la cittadina è di nuovo incorporata nei domini polentani (1438) finché papa Eugenio IV la cede a Niccolò d’Este nel 1440.

Nel 1471 venne costituito il primo Monte frumentario: si trattava di un luogo in cui si ammassava il grano. I contadini potevano prelevare la quantità che serviva per la semina. Dopo la fine della raccolta, erano tenuti a restituire il grano, aumentato di una percentuale come interesse. Quello di Bagnacavallo fu il primo monte frumentaro della Bassa Romagna.[9]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Bagnacavallo non subisce sostanziali modifiche fino all'età napoleonica. Esauritasi la dinastia estense, dal 1598 al 1859 Bagnacavallo fa parte della Legazione di Ferrara nello Stato Pontificio. Tra il 1606 e il 1607 fu governatore cittadino il celebre letterato marchigiano Traiano Boccalini (1556 –1613). Nella seconda metà del XVIII secolo vivevano in paese circa 4.000 abitanti.

Durante la parentesi napoleonica (1796-1815) fu inserita nel Dipartimento del Rubicone. Con l'annessione delle Legazioni pontificie al Regno di Sardegna (1859), il comune di Bagnacavallo viene incluso nella Provincia di Ravenna (annessione sancita con i plebisciti del 1860).

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, a Bagnacavallo trovarono temporaneo rifugio alcune famiglie di profughi ebrei provenienti da Fiume, di passaggio nel tentativo di espatriare quindi in Svizzera. In questo impegno di solidarietà, si distinsero il cantoniere Antonio Dalla Valle e la famiglia Tambini. Il 28 aprile 1974, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni ad Antonio Dalla Valle, e ai coniugi Aurelio e Aurelia Tambini e ai loro figli Vincenzo e Rosina.[10]

Torre del comune del XIII secolo, alta 40 metri.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Il "Castellaccio" o Palazzo Papini.

Bagnacavallo ha un centro storico ben conservato dal tipico impianto radiale risalente al medioevo, con numerosi palazzi perlopiù seicenteschi e settecenteschi, appartenuti a nobili casate, molti dei quali conservano ancora oggi pregevoli affreschi e pitture a tempera. Oltre ai monumenti, uno degli edifici più caratteristici è una storica piazza, Piazza Nuova.

  • Piazza Nuova - Piazza settecentesca a forma ellittica. È circondata da un portico costituito da trenta archi a tutto sesto che poggiano su pilastri squadrati con muratura a vista. Fu edificata nel 1758 come luogo per la vendita e la contrattazione delle merci, sede per macellerie, pescherie e botteghe dell’olio. Antesignana dei moderni centri commerciali, è oggi il monumento più caratteristico di Bagnacavallo.
  • Il Castellaccio – Il palazzo fatto costruire da una famiglia di signori locali, i Malvicini. Per la sua caratteristica di essere una costruzione fortificata, porta questo nome. Edificato nel XV secolo, è il palazzo più antico di Bagnacavallo.
  • Piazza della Libertà – La piazza centrale del paese, su cui si affacciano la chiesa arcipretale, il settecentesco palazzo comunale ed il teatro Goldoni, intitolato al famoso commediografo.
  • Sempre nella piazza svetta l’elegante Torre Civica, eretta alla metà del XIII secolo, cui più tardi è stato aggiunto l’orologio. Per diversi secoli il piano inferiore della torre venne utilizzato come prigione; probabilmente il detenuto più famoso è stato il brigante Stefano Pelloni, noto come Il Passatore, qui imprigionato nel 1849.
Facciata della Pieve di San Pietro in Sylvis.
  • Pieve di San Pietro in Sylvis – Fu eretta probabilmente alla fine del VII secolo. Sita a un paio di chilometri a ovest del paese, si trovava sul cardine massimo della centuriazione faentina, in un luogo già frequentato in epoca romana per la presenza di acque salubri. È una delle pievi meglio conservate del ravennate. L'interno spicca per l'esaltazione della massa muraria: i pilastri sono spogli, privi di capitello e di pulvino; le pareti piane e semplici. L'esterno inferiore è ritmato da lesene, mentre nel corpo superiore, con ritmo più fitto, si trovano archetti pensili che attorniano sette finestre ad ogni lato. Nell'altare sono inseriti marmi del VI secolo.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Podere Pantaleone

È un'area boschiva protetta di circa sei ettari. Fino agli anni Cinquanta il podere era una "piantata", cioè un'area coltivata con filari di alberi da frutto e viti (sorrette da pioppi neri e aceri campestri), inframmezzati da lunghe strisce di terra coltivate a grano, mais, erba medica e barbabietole. Acquistato dal Comune, il podere è stato trasformato nel 1987 in oasi naturalistica, area di riequilibrio ecologico e ambientale.

Nel corso dei decenni la natura, lasciata crescere spontaneamente, ha dato vita a un habitat di grande interesse paesaggistico, testimonianza della vecchia campagna romagnola. Nei campi, i pioppi neri e gli aceri campestri hanno preso il sopravvento; le radure sono diventate prati naturali, dove oggi prosperano fiori altrove estinti in pianura, come gladiolo dei campi, piè di gallo e pervinca minore.
Vi ha trovato il proprio habitat la flora tipica della Pianura padana: biancospino, prugnolo selvatico, sanguinella, sambuco nero, spino di gatta, rosa canina e corniolo. Il podere, inoltre, è il luogo ideale per la nidificazione di molte specie di uccelli.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

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Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Variazione della popolazione residente a Bagnacavallo dal 2006 al 2011.

Data Abitanti Variazione Italiani Variazione Stranieri Variazione
31/12/2006 16.195 15.457 738 (4,6%)
31/12/2011 16.850 + 4,04% 15.356 - 0,65% 1.494 (8,9%) + 102,4%

Fonte: Servizi Demografici Unione Comuni della Bassa Romagna.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 1.383 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 416 2,49%

Marocco Marocco 323 1,94%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Villanova di Bagnacavallo, la lavorazione dell'erba palustre (1927-1929).
  • Museo civico delle Cappuccine - Sito nell'ex convento delle Cappuccine, ospita la Pinacoteca e la Galleria d'arte moderna e contemporanea. Tra le raccolte spicca il Gabinetto delle stampe, una collezione di opere incisorie che documenta l'attività artistica di ben 1.480 incisori italiani. Sono presenti opere di Ennio Calabria, Aligi Sassu, Ernesto Treccani, Dolores Sella e Remo Wolf. Fondata nel 1990 con un lascito privato, la collezione nel 2012 ha raggiunto il tetto delle 10 000 opere incisorie.
  • Ecomuseo delle Erbe Palustri - Si trova a Villanova, frazione lungo il fiume Lamone. Comprende una raccolta di oltre duemila reperti riguardanti la vita negli ambienti umidi vallivi (nelle ex scuole) e un "etnoparco", cioè un allestimento di edifici costruiti con la canna palustre.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

È attiva dal 1982 la compagna «Teatro Stabile d’Arte Contemporanea» (conosciuta anche come «Accademia perduta-Romagna teatri»). Fondata da un gruppo di giovani attori locali, è impegnata nella produzione di spettacoli per ragazzi. Ha partecipato a diversi festival, nazionali e internazionali. Tra essi, “Teatralia” in Spagna, “Momix” in Francia (dove ha vinto il primo premio nel 2007) e “Theaterherbst” a Berlino. Nel 2004 I musicanti di Brema ha vinto il premio ETI 2004 come Miglior spettacolo per ragazzi.

Sagre e manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

a Bagnacavallo
  • «Festa di San Michele» – Festa del Santo Patrono. È la festa più importante di Bagnacavallo. L’origine è molto antica, essendo ricordata in alcuni documenti già a partire dall’inizio del XIII secolo. Si celebra nell’ultima settimana di settembre.
a Boncellino
  • «Festa del Passatore». Si tiene in due fine settimana di aprile, nella frazione dove nacque Stefano Pelloni, il più noto bandito di Romagna, soprannominato «Il Passatore». La Festa, nata nel 1970, è organizzata dal Circolo Acli Associazione Suburbia, in collaborazione con la Parrocchia di Boncellino. Si svolge in campagna, lungo la sponda sinistra del fiume Lamone. È conosciuta anche con il nome di Lòm a Premavìra («Luce a primavera» in lingua romagnola).
a Traversara
  • «Festa della primavera in fiore». Si svolge nelle prime settimane di primavera e ha la durata di circa 10 giorni.
a Villanova
  • «Sagra delle erbe palustri». Si svolge (dal 1985) il secondo fine settimana di settembre nella frazione di Villanova. Rievoca le tecniche tradizionali della lavorazione delle erbe palustri e del legno. La manifestazione offre la possibilità di vedere all'opera gli artigiani che si dedicano tuttora a realizzare manufatti con le erbe intrecciate.
  • «Villanova in Corto». Festival di cortometraggi indipendenti. Promosso nel 1996 dal circolo Arci "Casablanca", si svolge nel primo fine settimana di ottobre.

Persone legate a Bagnacavallo[modifica | modifica wikitesto]

Dal XV al XVIII secolo
XIX secolo
XX secolo
Bagnacavallesi noti viventi

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia si regge prevalentemente sulla piccola e media impresa e sull'agricoltura. I terreni sono occupati da coltivazioni di grano e granoturco, da frutteti (peschi, prugni, peri e meli) e da vigneti. In città sono presenti anche grossi stabilimenti per la commercializzazione e la conservazione della frutta e per la produzione di vino.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Bagnacavallo è attraversata dalla strada provinciale 253.
Il casello autostradale più vicino è quello di Cotignola (distante 10 km circa) sull'A14.
L'autostrada A14 ha una diramazione che, da Cotignola raggiunge Ravenna e passa vicino all'abitato.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina è servita dalla stazione ferroviaria posta lungo la linea Castelbolognese-Ravenna.

La frazione di Glorie è servita dall'omonima fermata posta lungo la linea Ferrara-Rimini.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

I Comuni di Bagnacavallo, Alfonsine, Bagnara di Romagna, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda e Sant'Agata sul Santerno, formano insieme l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 aprile 1995 14 giugno 2004 Mario Mazzotti PDS, poi
Democratici di Sinistra (DS)
Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Bagnacavallo è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A Bagnacavallo esistono società sportive in tutti i principali sport, individuali e di squadra.
La città ha una lunga tradizione anche nel tamburello, l'unico sport di squadra nato e cresciuto in Italia.
La «Fulgur Bagnacavallo» è la squadra più blasonata della Bassa Romagna. Nata nel lontano 1906, ha al suo attivo diversi titoli, conquistati nel settore giovanile. La società disputa le partite in casa in un moderno sferisterio all'aperto con fondo in polvere di frantoio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Per il faentino Cavina, già in epoca romana Bagnacavallo si chiamava Tiberiacum; dello stesso parere sono anche il Coronelli, il Magnani ed il Tonducci.
  3. ^ AA. VV., Le Vie dei Romei nella Regione Emilia-Romagna, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 1997, p. 7.
  4. ^ Via Albergone è il tratto della SP "S. Vitale" che scorre da Bagnacavallo verso est; è lungo circa 2 km
  5. ^ Qualche antico testo fa riferimento alla presenza di una sorgente di acque curative per i cavalli, di cui avrebbe usufruito il destriero dell'Imperatore romano Tiberio. Ma oggi questa ipotesi è stata abbandonata.
  6. ^ Le vie d'acqua erano sempre vantaggiose rispetto alle vie di terra, poiché non richiedevano il pagamento di dazi.
  7. ^ Augusto Vasina, «I conti e il comitato di Bagnacavallo: contributo di storia politica e istituzionale», in Storia di Bagnacavallo, Bologna 1994, vol. I, pp. 145-161.
  8. ^ Traccia del passaggio dell'Acuto rimane nella toponomastica: nella frazione Villanova si trova infatti la via Aguta.
  9. ^ Tonino Pini e Valdo Pirazzini, L'Abbondanza frumentaria in Giornale di massa (Massa Lombarda), giugno 2014, p. 15.
  10. ^ Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45 (Mondadori: Milano 2006), pp.111-12,227-28.
  11. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]