Monte di Pietà

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
bussola Disambiguazione – Se stai cercando i palazzi con questo nome, vedi Palazzo del Monte di Pietà.

Il Monte di Pietà o banco dei pegni è una istituzione finanziaria senza scopo di lucro nata verso la fine del XV secolo in Italia su iniziativa dei Francescani per erogare prestiti di limitata entità (microcredito) a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato in cambio di un pegno. I clienti dovevano presentare un pegno che valesse almeno un terzo in più di quanto volevano fosse concesso in prestito. La durata del prestito era, di solito, di circa un anno. Trascorso il periodo del prestito se la somma non era restituita, il pegno veniva venduto all'asta.

La funzione del monte di pietà era quella di finanziare persone in difficoltà fornendo loro la necessaria liquidità. A tal fine per il loro funzionamento i beneficiari fornivano in garanzia del prestito beni di valore che si vedevano restituito quando ripianavano il debito. Per questa loro caratteristica si rivolgevano alle popolazioni delle città, dove tanti vivevano in condizioni di pura sussistenza. I contadini, infatti, di norma non avevano nulla da impegnare se non semenze ed utensili da lavoro.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Precursori

Il Monte di Pietà di Messina

Da un punto di vista storico, i Monti di Pietà possono essere inquadrati nella tradizione delle fondazioni religiose nel Medioevo che, attraverso gli ordini militari (in primo luogo i Templari), non aveva soltanto sperimentato la combinazione inedita di esercizio della fede e di azioni civili e militari, ma avevano avviato la prima attività bancaria dell'Occidente.

I Cavalieri templari, quelli Teutonici e diversi altri ordini infatti non avevano solo combattuto tenacemente contro i musulmani ma anche fornito servizi finanziari efficienti e capillari, inizialmente rivolti ai pellegrini in viaggio verso la Terrasanta e poi estesi a tutta l'Europa, erogando crediti ed impiegando il plusvalore delle loro attività economiche per finanziare gli avamposti combattenti e per il soccorso agli indigenti. Sotto l'aspetto economico-finanziario, i Templari costituirono una estesa rete finanziaria e, grazie anche ai privilegi concessi dal papa, arrivarono a rivestire un ruolo di tale importanza da "prestare" agli stati occidentali ingenti somme di denaro e gestire perfino "le casse" di Stati come la Francia.

Nonostante fossero animati da nobili intenti e facessero un uso oculato delle ingenti ricchezze accumulate, senza perseguire scopi personali, questi ordini monastico-cavallereschi erano comunque divenuti troppo potenti ed erano malvisti da alcuni, anche per il problema morale posto dalla richiesta di pagamento del servizio. Forse anche per questo quasi nessun operatore cristiano li aveva sostituiti, lasciando campo aperto ai banchieri ebrei e a tanti usurai che non si ponevano problemi al riguardo.

Quasi come reazione alla ricchezza degli ordini cavallereschi, tra il XII e il XIII secolo nacquero e si diffusero una serie di Ordini mendicanti, il cui voto di povertà non era solo individuale (come per i Templari), ma valeva anche per i conventi, richiedendo che quanto necessario per la sussistenza fosse frutto o del lavoro dei confratelli o delle elemosine.

Questi nuovi ordini ben presto si posero il problema dei servizi di credito, sia per ampliare le possibilità di soccorso dei poveri, sia come alternativa ai prestiti ad interesse dei banchieri ebrei. Per rispondere a queste istanze, i Francescani Minori Osservanti, prendendo spunto dagli stessi banchi ebraici e con l'intento di soppiantarli, avviarono attività creditizie operanti con fini solidaristici e soprattutto senza scopo di lucro: i Monti di Pietà.

[modifica] La nascita dei primi Monti di Pietà (Spagna 1431)

Il più antico documento che testifichi la nascita dei "monti di pietà" è la richiesta, fatta il 15 settembre 1431, dal re di Castiglia, Giovanni II (+1454), e da Don Pedro Fernandez Velasco (+1470) conte di Haro a papa Eugenio IV con la quale si chiede l'approvazione delle "Arcas de Misericordia" o "Arcas de Limosnas". Queste associazioni raccoglievano (in specie di arche) il denaro o cereali che servivano poi come credito da dare a chi si trovava in necessità e che avrebbe poi restituito entro un anno. L'amministrazione era affidata ai rettori delle chiese sotto la direzione dei francescani. Era un modo per combattere il problema dell'usura diffuso in quella regione della Spagna. La bolla di approvazione fu emanata il 22 settembre 1431. È possibile che dopo questa approvazione pontificia si siano diffusi in Italia e Spagna per opera, in special modo, dei francescani, tra cui emergono dapprima il beato Michele Carcano (+1484), fondatore nel 1462 del Monte di Perugia e successivamente il beato Bernardino da Feltre, al secolo Martino Tomitano (+1494), che fondò i Monti di Mantova nel 1484, di Padova nel 1491, di Crema e Pavia nel 1493, di Montagnana e Monselice nel 1494.

[modifica] I primi Monti in Italia

Il Monte di Pietà di Milano

Il più antico dei Monti di Pietà in Italia è quello di Ascoli Piceno fondato il 15 gennaio 1458.[1]

A Perugia, nel 1462, un povero frate francescano, Michele Carcano[2], salì sul pulpito e propose di fare nella città una questua il cui ricavato avrebbe dovuto essere impegnato a fondare una banca con scopi caritatevoli a favore della "massa" dei più bisognosi e poveri. Dopo quello di Perugia ne furono fondati in pochi anni decine di altri, soprattutto nelle città medio-grandi dell'Italia centro-settentrionale, grazie a capitali iniziali frutto di donazioni pubbliche e private.

Nel 1463 fu fondato il Monte di Pietà a Orvieto, nel 1471 a Viterbo, nel 1472 a Siena, nel 1473 a Bologna, nel 1479 a Savona, nel 1483 a Milano, nel 1484 a Mantova, Assisi, Brescia e Ferrara, nel 1486 a Vicenza, nel 1510 a Forlì, e ad Imola per impulso di Orfeo Cancellieri e ben presto altri ne seguirono negli anni successivi.

A Velletri risulta che già prima del 1477, si costitui il primo Monte di pietà non sponsorizzato dai francescani e uno dei primi dell’Italia centrale.

Questi Monti operavano, quindi, nelle aree urbane ed in questo erano complementari ai Monti Frumentari che invece avrebbero operato nelle aree rurali a partire dal XVII secolo. Con la loro opera tutti questi Monti si proponevano di dare accesso al credito anche ai poveri con un tasso di interesse relativamente contenuto. Tutte queste iniziative, inoltre, elargendo i loro prestiti caso per caso in funzione delle effettive necessità (microcredito), possono essere visti come i primi finanziatori del credito al consumo o anche come delle banche dei poveri ante litteram.

[modifica] Sviluppo

Chiesa di San Vincenzo e loggia del Palazzo del Monte di Pietà a Vicenza in Piazza dei Signori, fondato nell’anno 1486 per iniziativa del beato Marco di Montegallo.

A partire dalla fine del Quattrocento i Monti di pietà furono fondati in numerose città di piccole e medie dimensioni, che per la loro operosità economica presentavano una domanda di credito, soprattutto in Lombardia, Veneto, Toscana, Liguria, Umbria, Marche e Romagna (per quest'ultima regione, si può vedere la storia del Monte di Pietà di Forlì).

Uno dei maggiori promotori fu Bernardino da Feltre il quale, rifiutando la proposta di chiedere un tasso di interesse per i prestiti effettuati dal Monte (che dal cristianesimo medievale era considerato usura, in quanto prestare denaro dietro compenso era considerato peccato), elaborò un progetto, basato sull'idea del fondo di rotazione, secondo cui il capitale iniziale poteva essere utilizzato come presidio e garanzia dei prestiti concessi sul fondo, senza doverne intaccare la consistenza.

Questa linea di azione recuperava l'idea degli ordini religiosi cavallereschi di conservare il patrimonio per conseguire obiettivi di solidarietà reinterpretandola all'interno di un contesto strettamente finanziario. Essa fu seguita, a partire dal 1515, da molti altri Monti.

[modifica] La questione dell'interesse

Alla loro istituzione fu molto acceso il dibattito sull'imposizione di un tasso di interesse. Alcuni, infatti, lo consideravano inammissibile, perché vietato dal Vangelo di Luca (6,34s); per questo gli ebrei, ai quali erano state vietate tutte le attività professionali che facevano capo alle corporazioni, svilupparono l'attività finanziaria prima dei cristiani, dai quali furono ricambiati con gli aggettivi di avidi e strozzini. Alla fine, comunque, nei Monti furono ammessi tassi oscillanti tra il 6 ed il 10% in quanto considerati una forma di protezione contro le insolvenze, così da consentire la sopravvivenza del monte ed un autofinanziamento utile per ampliarne le possibilità di soccorso.

[modifica] Norme

Le norme che regolarono definitivamente i Monti di Pietà furono dettate da papa Leone X il 4 maggio 1515 con la bolla Inter Multiplices prodotta nel Concilio Lateranense V. Il Concilio di Trento pose i Monti di Pietà tra gli Istituti Pii.

Le peculiarità dei Monti di Pietà possono essere così riassunti:

  1. erano legati strettamente al territorio, cioè prestavano denaro solamente ai residenti o a chi abitava in alcune località nelle vicinanze (espressamente indicate negli statuti)
  2. concedevano in prestito solo somme di entità piuttosto modesta tipicamente con la garanzia di pegni costituiti da oggetti di valore di proprietà dei clienti
  3. i beneficiari dovevano giurare di prendere le somme in prestito per proprie necessità e per usi moralmente ineccepibili.
  4. erano coinvolti nelle attività sociali del territorio in cui operavano in vario modo
    1. accettavano depositi volontari, remunerati con un tasso di interesse;
      Cedola da 6 Scudi Romani.
    2. concedevano prestiti alle magistrature cittadine, in occasione di crisi alimentari o di passaggi di truppe
    3. accendevano mutui ipotecari con privati
    4. concedevano doti a fanciulle povere
    5. svolgevano funzioni di tesoreria per conto degli istituti assistenziali operanti nelle comunità.

Questi monti erano il corrispondente di quella che oggi è chiamata una banca etica e furono anche delle banche locali che agirono come veri e propri agenti di sviluppo del territorio. I loro servizi, infatti, non si limitavano ai finanziamenti e alla raccolta, ma si estendevano al supporto di attività politiche e culturali, al sostegno delle attività religiose, all'assistenza ai poveri e ai malati. I Monti furono, inoltre, gli antesignani della raccolta dei risparmi delle classi aristocratiche e della piccola e media borghesia, come suggerisce un opuscolo del 1611 di un certo Hugues Delestre.

[modifica] Evoluzione finale nel XIX secolo

Il Monte di Pietà dei Pilli, a Firenze, verso il 1880.

I monti di pietà si preparavano, quindi, ad evolvere per divenire delle vere Casse di risparmio. Questo processo fu, però, interrotto dall'arrivo in Italia di Napoleone (1796) che, in nome del diritto di conquista, si appropriò dei loro beni. Nel 1807, a seguito della Restaurazione, i Monti ottennero nuovamente l'autonomia, ma ormai era troppo tardi per loro e lo sviluppo di servizi finanziari uniti all'impegno sociale passarono alle Casse di Risparmio.

Occorre ricordare, infine, che la gestione dei monti di pietà non fu sempre limpida e cristallina. Tanti, infatti, chiusero i battenti per incapacità o malversazioni degli amministratori:

  • il Monte di Perugia avviato nel 1462, entrò in crisi già nel 1481 (contabilità disordinata) e poi anche nel 1503 (truffe dei funzionari)
  • il cassiere del Monte di Macerata fu sorpreso in flagrante malversazione nel 1510;
  • per un ingente furto il monte di San Severino Marche fallisce nel 1473 dopo appena tre anni di vita.
  • nel 1505 metà del capitale del Monte di Siena sparisce e nel 1511 chiude definitivamente. Un secondo monte fondato nel 1569 è costretto a chiudere nuovamente perché nel 1577 il camerlengo ed il custode scappano con la cassa.

La legge 753 del 3 agosto 1862 trasformò i Monti in Opere Pie modificandone la natura e l'operatività. Provvedimenti successivi resero di fatto impossibile la continuazione dell'attività di credito dei Monti.

[modifica] Note

  1. ^ Franco Bertini (a cura di). Storia delle Marche. Bologna, Poligrafici editoriali, 1995. pag. 98.
  2. ^ >Catholic Encyclopedia: Montes Pietatis

[modifica] Bibliografia

  • Monti di pietà e Monti Frumentari ricca bibliografia per le istituzioni dell'Italia centrale
  • Per i documenti del re Giovanni II e di papa Eugenio IV cfr. Saturino Ruiz de Loizaga, "Lo sacro y lo profano en la España de los siglos XIV-XV. Segun documentos del Archivo Vaticano", Fundacion Cultural profesor Cantera Burgos, Miranda de Ebro 2007, pp.47-84.
  • Muzzarelli M.G. (2001), Il denaro e la salvezza. L'invenzione del Monte di pietà, Il Mulino, Bologna.
  • Meneghin V. (1986), I Monti di pietà in Italia: dal 1462 al 1562, LIEF, Vicenza

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue