San Severino Marche

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

San Severino Marche
Panorama di San Severino Marche
San Severino Marche - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Marche
Provincia: stemma Macerata
Coordinate: 43°13′43.88″N 13°10′37.57″E / 43.2288556, 13.1771028Coordinate: 43°13′43.88″N 13°10′37.57″E / 43.2288556, 13.1771028
Altitudine: 236 m s.l.m.
Superficie: 193,77 km²
Abitanti:
13.288 31-12-2008
Densità: 68,58 ab./km²
Frazioni: vedi elenco 
Comuni contigui: Apiro, Castelraimondo, Cingoli, Gagliole, Matelica, Pollenza, Serrapetrona, Tolentino, Treia
CAP: 62027
Pref. telefonico: 0733
Codice ISTAT: 043047
Codice catasto: I156 
Nome abitanti: settempedani, sanseverinati 
Santo patrono: San Severino 
Giorno festivo: 8 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

San Severino Marche (San Sivirì in dialetto settempedano) è un comune italiano di 13.288 abitanti[1] della provincia di Macerata nelle Marche.

Indice

[modifica] Geografia

San Severino Marche sorge 50 km a ovest del mare Adriatico e dista circa 50 km dall'Appennino umbro-marchigiano ed è attraversato dal fiume Potenza e alcuni suoi affluenti.

[modifica] Storia

I resti più antichi di presenza umana a San Severino risalgono al paleolitico inferiore e provengono dalla frazione di Stigliano; altri reperti, rinvenuti in varie località del territorio comunale, documentano una continuità di insediamento per tutta l'epoca preistorica. La prima civiltà significativa di cui rimangono tracce è quella dei Piceni, concentrata nelle vicinanze di Pitino, circa due chilometri a nord-est del centro urbano attuale: successive campagne di scavo, dal 1932 a oggi, hanno portato alla luce una zona residenziale, sulla sommità di un colle, e tre necropoli nelle vicinanze, il tutto databile tra il VII e il V secolo a.C.

Dopo la conquista romana del Piceno, nel 268 a.C., nel vicino fondovalle sorge l'abitato di Septempeda (nome dall'etimo incerto), che diverrà municipio nel I secolo a.C. Della città romana sono stati individuati in tempi successivi resti di mura con un complesso termale, un incrocio stradale, tracce di domus private, una fornace e un sepolcreto. Da alcune iscrizioni, si sa che doveva esistere un tempio dedicato alla dea Feronia, divinità di origine sabina a cui si consacravano i liberti.

Il municipio romano andò in rovina in epoca alto-medievale, e un nuovo nucleo urbano sorse in posizione più protetta sul colle detto Monte Nero, che domina l'abitato odierno; la città ricostruita fu battezzata con il nome di Severino, un santo locale di cui si hanno poche notizie certe, vescovo di Septempeda a metà del VI secolo. Le testimonianze storiche attestano che la città antica continuò a sopravvivere per tutto il Basso Medioevo, smentendo la leggenda secondo cui sarebbe stata distrutta da Totila nel 545 d.C., durante la guerra greco-gotica.

Quanto al nuovo centro, il primo documento credibile della sua esistenza è del 944, anno di probabile fondazione dell'antica cattedrale. Libero Comune intorno al 1170, parteggiò costantemente per i Ghibellini; nel corso del Duecento si ingrandì fino all'estensione attuale, in parte per via militare e in parte acquistando i castelli circostanti dai precedenti proprietari.

Il Trecento è caratterizzato dalla signoria degli Smeducci, famiglia locale di capitani di ventura, che mantennero con una certa continuità l'egemonia sulla città, finché nel 1426 il Papa li esiliò definitivamente. Tendenzialmente guelfi, ma spesso opportunisti, gli Smeducci riuscirono quasi sempre invisi alla popolazione, che si ribellò al loro dominio in più di una circostanza, ma seppero svolgere anche un ruolo di mecenati in quello che rimane il periodo di massima fioritura artistica di San Severino.

Dopo il breve governo di Francesco Sforza (1433-45), il Comune passa sotto il controllo diretto dello Stato della Chiesa; i secoli successivi registrano un sostanziale declino economico e culturale. Nel 1586 San Severino ottiene il titolo di città e quello di diocesi, mantenuto per quattrocento anni esatti. Nel frattempo, cessate le esigenze di difesa, il centro abitato si è spostato quasi del tutto dal colle a fondovalle, attorno alla vecchia piazza del mercato; fra la metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, anche i simboli del potere civile e religioso (Palazzo comunale, Duomo, vescovato) lasciano quella che ormai è una contrada isolata.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Luoghi d'interesse

Il patrimonio artistico di San Severino è fortemente legato al periodo di massima autonomia del Comune e ai primi decenni del governo ecclesiastico: a quest'epoca risalgono sia le numerose chiese gotiche visibili in città e nel territorio, sia le opere lasciate dalla locale scuola pittorica che ebbe i suoi massimi esponenti nei fratelli Salimbeni e in Lorenzo d'Alessandro, rispettivamente all'inizio e alla fine del XV secolo.

  • Il monumento più vistoso della città è la grande piazza porticata, dall'insolita forma a fuso, lunga 224 metri e larga 55. In origine Platea mercati, oggi Piazza del Popolo, fu creata nel Duecento ampliando per scopi commerciali un'arteria stradale che in quel punto costeggiava l'abitato medievale. Nei secoli è diventata il "salotto buono" della nobiltà, e tuttora i palazzi gentilizi che la circondano esprimono il meglio dell'architettura locale dal Cinquecento al primo Novecento.
  • Su un lato della piazza prospetta il Teatro Feronia, opera dell'architetto settempedano Ireneo Aleandri che lo costruì nel 1827 sulle rovine di un teatro ligneo settecentesco. Se la facciata è modesta e le dimensioni ridotte ricalcano quelle dell'edificio preesistente, la struttura neoclassica dell'interno è di grande qualità. Il sipario rappresenta il rito della liberazione degli schiavi davanti al tempio della dea Feronia.
  • Il luogo detto "Castello", sulla cima del Monte Nero, è la sede della città medievale, oggi poco più che una frazione disabitata. Delle costruzioni antiche restano ampi tratti di mura, due porte e, sulla sommità, le due torri simbolo della città: quella del Comune (che presenta ancora uno stemma con il leone passante ghibellino) e, di fronte, il campanile del Duomo Vecchio. Quest'ultimo, costruito nel X secolo e rimaneggiato più volte, custodisce all'interno i resti del santo patrono e un pregevole coro ligneo rinascimentale, iniziato dall'intagliatore locale Domenico Indivini e completato dai fratelli Acciaccaferri nel primo Cinquecento. Alla stessa epoca risale il chiostrino quadrato, un peristilio a due ordini di archi che unisce la chiesa all'ex-Palazzo Vescovile.
  • La zona archeologica si trova lungo la strada statale, un chilometro circa a est dell'abitato. Della Septempeda romana sono visitabili le terme, un tratto di mura e i resti di due porte.

[modifica] Musei

  • La Pinacoteca civica Tacchi-Venturi, istituita nel 1974, raccoglie perlopiù quadri di scuola locale provenienti dalla confisca dei beni ecclesiastici negli anni successivi all'Unità d'Italia, e in parte opere prestate dalla diocesi e affreschi staccati per ragioni di conservazione. In una sala è stata ricostruita un'intera cappellina con le Storie di San Giovanni Evangelista dipinte dai Salimbeni, strappate dalla chiesa di san Severino al Monte; fra le altre opere vanno ricordate il Matrimonio mistico di Santa Caterina di Lorenzo Salimbeni, la Madonna della Pace del Pinturicchio, due polittici quattrocenteschi di Niccolò Alunno e Vittore Crivelli e uno trecentesco di Paolo Veneziano, quadri del pittore settempedano Lorenzo d'Alessandro e dell'umbro Bernardino di Mariotto.
  • Il Museo archeologico Giuseppe Moretti, di recente spostato in una nuova sede, raccoglie testimonianze archeologiche dal territorio di San Severino che spaziano dal Paleolitico all'Alto Medioevo. La parte numericamente più consistente della raccolta è costituita dai pezzi lasciati nell'Ottocento dal dottor Domenico Pascucci, medico condotto con la passione dell'archeologia: nonostante l'assenza di molti dati scientifici, i reperti rappresentano una testimonianza preziosa dell'insediamento preistorico nella zona.
  • Il Museo del territorio include una casa colonica, un giardino botanico e il museo vero e proprio con oggetti della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale, raccolti e conservati grazie all'opera volontaria di Oberdan Poleti, ex-dipendente della locale scuola media.

[modifica] Chiese

  • La basilica di "San Lorenzo in Doliolo" è la più antica di San Severino. La tradizione vuole che sia stata costruita dai monaci basiliani sulle rovine del tempio della dea Feronia, e che qui abbia soggiornato nel VI secolo San Severino con il fratello Vittorino, prima di ritirarsi in eremitaggio. L'edificio attuale è del Trecento, ma ha subito ampi rifacimenti. L'ambiente più interessante della chiesa è la cripta, costruita probabilmente nel VI secolo. Fra i numerosi frammenti di affreschi, spicca il ciclo delle Storie di Sant'Andrea, in monocromo beige, dipinte dai fratelli Salimbeni su una crociera della volta. Un'altra serie di affreschi dei Salimbeni, questa però gravemente danneggiata, si trova nella sagrestia.
  • L'attuale Duomo Nuovo di Sant'Agostino conserva della costruzione quattrocentesca la facciata con portale adorno di terrecotte e resti di affreschi attribuiti a Lorenzo d'Alessandro ed il campanile, di forme analoghe a quelli del Duomo Vecchio, San Domenico e San Lorenzo in Doliolo. Il vasto interno venne ridotto come si trova attualmente nel 1776 ed infine nel 1827 quando la chiesa agostiniana venne convertita in Cattedrale. All'interno conserva tra altre opere un Crocifisso ligneo dell'Acciaccaferri, una tavola dei fratelli Antonio e Giovanni Gentili, figli di Lorenzo d'Alessandro ed un quadro del Pomarancio. Il coro e la bussola del tempio vennero disegnati dall'architetto Ireneo Aleandri.
  • La chiesa di San Domenico risale al XIII secolo ed è stata rifatta in più occasioni; l'interno è seicentesco. La torre campanaria, situata a destra del presbiterio, ospita un ciclo di affreschi con le Storie di Santa Caterina, opera di un ignoto maestro trecentesco, identificato da alcuni con Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia. Nel 2005, dopo un restauro integrale, è stato riaperto al pubblico anche il chiostro monumentale, di proprietà pubblica dal 1860, anno della confisca dei beni ecclesiastici.
  • La chiesa di San Paolo, 1830 opera di Ireneo Aleandri, ha un curioso interno ad emiciclo con colonne doriche e semicupola a cassettoni appena accennati con presbiterio rettangolare, e presenta sul portale un bassorilievo faffigurante la Vergine e proveniente dalla chiesetta più antica appartenente all'Ordine dei Crociferi. La statua del Santo sul colmo del tetto a padiglione è attribuita allo scapello di Antonio Rosa, padre dello scultore Ercole Rosa.
  • La quattrocentesca chiesetta della Maestà, a due chilometri dal centro abitato, sarebbe stata costruita in seguito ad un miracolo: secondo una cronaca manoscritta dell'epoca, un contadino mentre arava il campo avrebbe visto muoversi un'immagine dipinta della Vergine, e una voce gli avrebbe ordinato di costruire una chiesa in quel luogo. All'interno si trova una serie di cinque affreschi del pittore locale Lorenzo d'Alessandro, di chiaro carattere votivo (alcuni soggetti si ripetono), dipinti nel nono decennio del XV secolo. Le figure, non del tutto omogenee stilisticamente, presentano nell'insieme una linea fluida e un atteggiamento sereno e composto che rimanda al Rinascimento umbro e fiorentino.
  • La piccolissima chiesa di Santa Maria del Cesello, in località Ugliano, è un ambiente rettangolare con un insolito, lunghissimo tetto spiovente che ripara un timpano con affresco seicentesco. L'interno è tappezzato di immagini votive dipinte dal Quattrocento al Seicento, artisticamente grezze ma interessanti come testimonianza della devozione popolare.

[modifica] Personalità legate a San Severino Marche

[modifica] Cultura

  • Premio Salimbeni per la Storia e la Critica d'Arte: dedicato ai due artisti più noti di San Severino e istituito nel 1983, il premio è assegnato alternativamente a saggi di storia dell'arte italiana (anni pari) e marchigiana (anni dispari).
  • Negli ultimi anni la città ha ospitato una serie di mostre tese a valorizzare il ruolo degli artisti locali fra il Trecento e il Cinquecento:
    • Lorenzo e Jacopo Salimbeni di Sanseverino e la civiltà tardogotica (1999)
    • I pittori del Rinascimento a Sanseverino: Lorenzo d’Alessandro e Ludovico Urbani (2001)
    • I pittori del Rinascimento a Sanseverino: Bernardino di Mariotto, Luca Signorelli, Pinturicchio (25 marzo-31 agosto 2006)

[modifica] Amministrazione comunale

Gonfalone

Sindaco: Cesare Martini (centrosinistra) dal 28/05/2006
Centralino del comune: 0733 6411
Posta elettronica: comune@sanseverino.sinp.net

[modifica] Frazioni

Agello, Aliforni, Berta, Biagi, Cagnore, Carpignano, Case Bruciate, Casette, Castel San Pietro, Cesolo, Chigiano, Colleluce, Collicelli, Colmone, Colotto, Corsciano, Cusiano, Elcito, Gagliannuovo, Gaglianvecchio, Granali, Isola, Maricella, Marciano, Monticole, Orpiano, Palazzata, Parolito, Pitino, Portolo, Rocchetta, San Mauro, Sant'Elena, Serralta, Serripola, Serrone, Stigliano, Taccoli, Ugliano, Villanova.

[modifica] Elcito

Antico castello eretto a difesa dell'Abbadia di Val Fucina, appollaiato su uno sperone roccioso a 824 metri sul livello del mare, alle pendici del Monte San Vicino. Oggi vi vivono tre persone, tutte ultrasettantenni.

[modifica] Gemellaggi

San Severino è gemellata con:

[modifica] Società e impianti sportivi

Squadre di calcetto

  • LG Montgomery Calcio Femminile
  • Comunità Berta

[modifica] Bibliografia

  • Amedeo Gubinelli. San Severino Marche. Guida storico-artistica. Macerata, EDC Edizioni, 1975.
  • Domenico Valentini. Il forastiere in Sanseverino Marche, 1868. Ristampa anastatica: Forni, 1994.
  • Maurizio Landolfi. Septempeda - Il parco archeologico. Comune di San Severino Marche, 1991.
  • Maurizio Landolfi. Il museo civico archeologico di San Severino Marche. Regione Marche, 2003.
  • AA.VV. Lorenzo e Jacopo Salimbeni di Sanseverino e la civiltà tardogotica: catalogo della mostra. Mazzotta, 1999.
  • AA.VV. I pittori del Rinascimento a Sanseverino: catalogo della mostra. Federico Motta, 2001.
  • P. Zampetti. Pittura nelle Marche. Dalle origini al primo Rinascimento. Firenze, 1988.
  • Giusepe Vitalini-Sacconi. I dipinti della torre di San Domenico in San Severino Marche. Città di San Severino Marche, 1985.
  • Raoul Paciaroni. Un dipinto sanseverinate in America. San Severino, 1984.
  • Raoul Paciaroni. Antiche manifatture a San Severino Marche. Pollenza, 1994.
  • Raoul Paciaroni. La zecca di San Severino Marche. San Severino, 1994.

[modifica] Folklore, Palio dei Castelli

Tutti gli anni, le prime due settimane di giugno, l'associazione Palio dei Castelli organizza il Palio a San Severino Marche: il periodo scelto è il 1400 quando San Severino era guidata dalla signoria degli Smeducci. Le feste in onore del patrono San Severino risalgono a secoli fa, tuttavia il Palio è organizzato dal 1972. Inizialmente si festeggiava il Palio ogni 4 anni, solo dal 1984 si è cominciato a farlo tutti gli anni. La vera svolta è avvenuta nel 1987 con l'introduzione di un nuovo gioco, la Corsa delle torri; quest'ultimo è diventato il gioco centrale del Palio, il più spettacolare. Dal 1990 il percorso di gara è stato limitato all'anello di piazza del popolo, con un interessamento più vivace da parte del pubblico.

[modifica] Rioni e Castelli

Rione Di Contro, Rione Settempeda, Rione Taccoli, Villa di Cesolo, Castello Rocchetta, Castello Colleluce. Altre formazioni che non partecipano più ai giochi, ma che comunque partecipano al corteo storico o che non partecipano affatto sono: Castello Serralta, Castello Sant'Elena, Castello San Severino, Castello Parolito, Rione San Lorenzo, Castello di Pitino.

[modifica] Note

  1. ^ Bilancio demografico 2008, dati ISTAT

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

  • Marche Portale Marche: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Marche
Strumenti personali