San Severino Marche

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San Severino Marche
comune
San Severino Marche – Stemma San Severino Marche – Bandiera
San Severino Marche – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
Sindaco Cesare Martini (PD) dal 28/05/2006
Territorio
Coordinate 43°13′43.88″N 13°10′37.57″E / 43.228856°N 13.177103°E43.228856; 13.177103 (San Severino Marche)Coordinate: 43°13′43.88″N 13°10′37.57″E / 43.228856°N 13.177103°E43.228856; 13.177103 (San Severino Marche)
Altitudine 236 m s.l.m.
Superficie 194,26 km²
Abitanti 12 955[1] (01-05-2013)
Densità 66,69 ab./km²
Frazioni vedi elenco
Comuni confinanti Apiro, Castelraimondo, Cingoli, Gagliole, Matelica, Pollenza, Serrapetrona, Tolentino, Treia
Altre informazioni
Cod. postale 62027
Prefisso 0733
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043047
Cod. catastale I156
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 915 GG[2]
Nome abitanti settempedani, sanseverinati
Patrono san Severino
Giorno festivo 8 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Severino Marche
Posizione del comune di San Severino Marche nella provincia di Macerata
Posizione del comune di San Severino Marche nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

San Severino Marche è un comune italiano di 12 957[1] abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

San Severino Marche sorge 50 km a ovest del mare Adriatico e dista circa 50 km dall'Appennino umbro-marchigiano ed è attraversato dal fiume Potenza e alcuni suoi affluenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I resti più antichi di presenza umana a San Severino risalgono al paleolitico inferiore e provengono dalla frazione di Stigliano; altri reperti, rinvenuti in varie località del territorio comunale, documentano una continuità di insediamento per tutta l'epoca preistorica. La prima civiltà significativa di cui rimangono tracce è quella dei Piceni, concentrata nelle vicinanze di Pitino, circa due chilometri a nord-est del centro urbano attuale: successive campagne di scavo, dal 1932 a oggi, hanno portato alla luce una zona residenziale, sulla sommità di un colle, e tre necropoli nelle vicinanze, il tutto databile tra il VII e il V secolo a.C.

Dopo la conquista romana del Piceno, nel 268 a.C., nel vicino fondovalle sorge l'abitato di Septempeda (nome dall'etimo incerto), che diverrà municipio nel I secolo a.C. Della città romana sono stati individuati in tempi successivi resti di mura con un complesso termale, un incrocio stradale, tracce di domus private, una fornace e un sepolcreto. Da alcune iscrizioni, si sa che doveva esistere un tempio dedicato alla dea Feronia, divinità di origine sabina a cui si consacravano i liberti.

Il municipio romano andò in rovina in epoca alto-medievale, e un nuovo nucleo urbano sorse in posizione più protetta sul colle detto Monte Nero, che domina l'abitato odierno; la città ricostruita fu battezzata con il nome di Severino, un santo locale di cui si hanno poche notizie certe, vescovo di Septempeda a metà del VI secolo. Le testimonianze storiche attestano che la città antica continuò a sopravvivere per tutto il Basso Medioevo, smentendo la leggenda secondo cui sarebbe stata distrutta da Totila nel 545 d.C., durante la guerra greco-gotica.

Quanto al nuovo centro, il primo documento credibile della sua esistenza è del 944, anno di probabile fondazione dell'antica cattedrale. Libero comune intorno al 1170, parteggiò costantemente per i Ghibellini; nel corso del Duecento si ingrandì fino all'estensione attuale, in parte per via militare e in parte acquistando i castelli circostanti dai precedenti proprietari.

Il Trecento è caratterizzato dalla signoria degli Smeducci, famiglia locale di capitani di ventura, che mantennero con una certa continuità l'egemonia sulla città, finché nel 1426 il Papa li esiliò definitivamente. Tendenzialmente guelfi, ma spesso opportunisti, gli Smeducci riuscirono quasi sempre invisi alla popolazione, che si ribellò al loro dominio in più di una circostanza, ma seppero svolgere anche un ruolo di mecenati in quello che rimane il periodo di massima fioritura artistica di San Severino.

Dopo il breve governo di Francesco Sforza (1433-45), il comune passa sotto il controllo diretto dello Stato della Chiesa; i secoli successivi registrano un sostanziale declino economico e culturale. Nel 1586 San Severino ottiene il titolo di città e quello di diocesi, mantenuto per quattrocento anni esatti. Nel frattempo, cessate le esigenze di difesa, il centro abitato si è spostato quasi del tutto dal colle a fondovalle, attorno alla vecchia piazza del mercato; fra la metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, anche i simboli del potere civile e religioso (Palazzo comunale, Duomo, vescovato) lasciano quella che ormai è una contrada isolata.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio artistico di San Severino Marche è immenso e fortemente legato al periodo di massima autonomia del comune e ai primi decenni del governo ecclesiastico: a quest'epoca risalgono sia le numerose chiese gotiche visibili in città e nel territorio, sia le opere lasciate dalla locale scuola pittorica che ebbe i suoi massimi esponenti nei fratelli Salimbeni e in Lorenzo d'Alessandro, rispettivamente all'inizio e alla fine del XV secolo.

San Severino Marche di notte.JPG
  • Il monumento più vistoso della città è la grande piazza porticata, dall'insolita forma a fuso, lunga 224 metri e larga 55. In origine Platea mercati, oggi Piazza del Popolo, fu creata nel Duecento ampliando per scopi commerciali un'arteria stradale che in quel punto costeggiava l'abitato medievale. Nei secoli è diventata il "salotto buono" della nobiltà, e tuttora i palazzi gentilizi che la circondano esprimono il meglio dell'architettura locale dal Cinquecento al primo Novecento.
  • Su un lato della piazza prospetta il Teatro Feronia, opera dell'architetto settempedano Ireneo Aleandri che lo costruì nel 1827 sulle rovine di un teatro ligneo settecentesco. Se la facciata è modesta e le dimensioni ridotte ricalcano quelle dell'edificio preesistente, la struttura neoclassica dell'interno è di grande qualità. Il sipario rappresenta il rito della liberazione degli schiavi davanti al tempio della dea Feronia.
  • Il luogo detto "Castello", sulla cima del Monte Nero, è la sede della città medievale. Delle costruzioni antiche restano ampi tratti di mura, due porte e, sulla sommità, le due torri simbolo della città: quella del comune (che presenta ancora uno stemma con il leone passante ghibellino) e, di fronte, il campanile del Duomo antico. Quest'ultimo, costruito nel X secolo e rimaneggiato più volte, custodisce all'interno i resti del santo patrono Severino, (nato circa l'anno 470 in Septempeda, morto circondato da popolo e clero l'8 gennaio 545), e un pregevole coro ligneo rinascimentale, iniziato dall'intagliatore locale Domenico Indivini e completato dai fratelli Acciaccaferri nel primo Cinquecento. Alla stessa epoca risale il chiostrino quadrato, un peristilio a due ordini di archi che unisce la chiesa all'ex-Palazzo vescovile.
  • La zona archeologica si trova lungo la strada provinciale 361, un chilometro circa a est dell'abitato. Della Septempeda romana sono visitabili le terme, un tratto di mura e i resti di due porte.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Duomo[modifica | modifica wikitesto]

Duomo antico suindicato, nel quale si venera il corpo del Santo patrono. Cripta del Santo officiata nei giorni festivi e l'8 gennaio di ogni anno (festa di San Severino vescovo).

  • Santa Maria del Glorioso, sulla strada per Cingoli-Apiro, riccamente dipinta, ove la statua lignea raffigurante la Madonna addolorata versò miracolosamente lacrime il 22 aprile 1519. Officiata dai sacerdoti diocesani; la domenica di aprile più vicina alla data della lacrimazione, con concorso di popolo, clero e confraternite, si svolge una celebrazione a ricordo dell'evento.
  • La basilica di "San Lorenzo in Doliolo" è la più antica di San Severino Marche. Custodisce i resti mortali di Santa Filomena, Sant'Ippolito e San Giustino. La tradizione vuole che sia stata costruita dai monaci basiliani sulle rovine del tempio della dea Feronia, II secolo, ove all'inizio della primavera di ogni anno, venivano liberati gli schiavi che si erano comportati bene, con cerimonia pagana presieduta dalla sacerdotessa Camurena Celerina, ora sepolta nel Borgo Tufico, tra Cerreto d'Esi e Fabriano. Sembra che in questa basilica vi abbia soggiornato nel VI secolo anche San Severino con il fratello Vittorino, prima di ritirarsi in eremitaggio. L'edificio attuale è del Trecento, ma ha subito ampi rifacimenti. L'ambiente più interessante della chiesa è la cripta, costruita probabilmente nel VI secolo. Fra i numerosi frammenti di affreschi, spicca il ciclo delle Storie di Sant'Andrea, in monocromo beige, dipinte dai fratelli Salimbeni su una crociera della volta. Un'altra serie di affreschi dei Salimbeni, questa però gravemente danneggiata, si trova nella sagrestia. Complesso monumentale retto da secoli dai monaci cistercensi che ancora lo officiano.
  • L'attuale Duomo nuovo di Sant'Agostino conserva della costruzione quattrocentesca la facciata con portale adorno di terrecotte e resti di affreschi attribuiti a Lorenzo d'Alessandro ed il campanile, di forme analoghe a quelli del Duomo vecchio, San Domenico e San Lorenzo in Doliolo. Il vasto interno venne ridotto come si trova attualmente nel 1776 ed infine nel 1827 quando la chiesa agostiniana venne convertita in Cattedrale. All'interno conserva tra altre opere un Crocifisso ligneo dell'Acciaccaferri, una tavola dei fratelli Antonio e Giovanni Gentili, figli di Lorenzo d'Alessandro ed un quadro del Pomarancio. Il coro e la bussola del tempio vennero disegnati dall'architetto Ireneo Aleandri.
  • Chiesa di San Rocco, con artistici quadri, dipinti, statue, sede dell'omonima confraternita.
  • Chiesa di San Giuseppe, sulla piazza centrale della città, (attualmente inagibile a causa di un grosso incendio ivi sviluppatosi nella notte del 31/12/2009). Chiesa interamente ed eccellentemente dipinta. Custodisce pregevoli arazzi, quadri, dipinti e statue di incalcolabile valore, fra le quali tre statue lignee, a grandezza naturale, raffiguranti San Giuseppe con Bambino, Cristo morto e Cristo risorto, realizzate da Venanzio Bigioli (1771-1854), ogni anno portate in solenne processione per le vie della città il venerdì santo e la domenica di Pasqua, dalla Confraternita del Corpus Domini.
  • Chiesa di San Filippo con artistici quadri, dipinti, bassorilievi, statue.
  • Chiesa di San Domenico risale al XIII secolo ed è stata rifatta in più occasioni (attualmente inagibile, per la caduta di parte del tetto, avvenuta nel Natale del 2008); l'interno è seicentesco. La torre campanaria, situata a destra del presbiterio, ospita un ciclo di affreschi con le Storie di Santa Caterina, opera di un ignoto maestro trecentesco, identificato da alcuni con Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia. Nel 2005, dopo un restauro integrale, è stato riaperto al pubblico il chiostro monumentale, di proprietà pubblica dal 1860, anno della confisca dei beni ecclesiastici.
  • Chiesa di San Paolo, 1830 opera di Ireneo Aleandri, ha un curioso interno ad emiciclo con colonne doriche e semicupola a cassettoni appena accennati con presbiterio rettangolare, e presenta sul portale un bassorilievo faffigurante la Vergine e proveniente dalla chiesetta più antica appartenente all'Ordine dei Crociferi. La statua del Santo sul colmo del tetto a padiglione, (quasi del tutto erosa dalle intemperie), è attribuita allo scalpello di Antonio Rosa, padre dello scultore Ercole Rosa.
  • Santuario della Madonna dei lumi, la cui costruzione è iniziata il 1º giugno 1586, con chiesa abbaziale, riccamente dipinta, con pregevoli quadri, numerosi affreschi e dipinti di ignoti e di Giuseppe Mattei, Andrea Sacchi (1599-1661), Giulio Lazzarelli (1606-1667), Giuseppe Aloe, Felice Torelli (1667-1748), Gianandrea Urbani (1599-1632) e del ritrattista di classe Felice Damiani (1594), con un suo ciclo pittorico riguardante la Madonna in visita alla cugina Elisabetta, il sogno di San Giuseppe e scene dell'infanzia di Gesù. Vi sono anche: un coro ligneo, un ciborio dello stesso materiale e diverse statue lignee di rilievo (angeli del Bigioli, trafugati però nottetempo da ignoti verso la fino del secolo XX, non ancora ritrovati). Complesso monumentale retto dai monaci cistercensi, sede residenziale attuale dell'abate presidente della Congregazione di San Bernardo d'Italia.
  • La quattrocentesca chiesetta della Maestà, a due chilometri dal centro abitato, sulla strada per Tolentino, sarebbe stata costruita in seguito ad un miracolo: secondo una cronaca manoscritta dell'epoca, un contadino mentre arava il campo avrebbe visto muoversi un'immagine dipinta della Vergine, e una voce gli avrebbe ordinato di costruire una chiesa in quel luogo. All'interno si trova una serie di cinque affreschi del pittore locale Lorenzo d'Alessandro, di chiaro carattere votivo (alcuni soggetti si ripetono), dipinti nel nono decennio del XV secolo. Le figure, non del tutto omogenee stilisticamente, presentano nell'insieme una linea fluida e un atteggiamento sereno e composto che rimanda al Rinascimento umbro e fiorentino.
  • La piccolissima chiesa di Santa Maria del Cesello, in località Ugliano, è un ambiente rettangolare con un insolito, lunghissimo tetto spiovente che ripara un timpano con affresco seicentesco dipinto sulle mura esterne dell'edificio (esempio artistico rarissimo, uno dei pochi dell'Italia centrale). L'interno è tappezzato di immagini votive dipinte dal Quattrocento al Seicento, artisticamente grezze ma interessanti come testimonianza della devozione popolare.
  • Chiesa di Sant'Eustachio sorge nell'area delle grotte di Sant'Eustachio, sulla strada per Castelraimondo, originariamente faceva parte di un complesso monastico di cui rimangono solo alcuni ruderi, in antico era dedicata a San Michele. Nei pressi sono presenti varie cavità, alcune di origine naturale ed altre di origine artificiale. La valle in cui è ubicata la chiesa è classificata come area protetta dalla Regione Marche.
  • Chiesa di Santa Maria delle Pantanelle, in località Cagnore, con affresco attribuito a Cristoforo di Giovanni, da San Severino Marche, seconda metà del secolo XV, raffigurante la Madonna della misericordia. Festa il 15 agosto di ogni anno, con gare di bocce a campo libero.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Opera di Lorenzo Salimbeni, matrimonio mistico di santa caterina, 1400, pinacoteca di San Severino

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio Salimbeni per la storia e la critica d'arte: dedicato ai due artisti più noti di San Severino e istituito nel 1983, il premio è assegnato alternativamente a saggi di storia dell'arte italiana (anni pari) e marchigiana (anni dispari).
  • Negli ultimi anni la città ha ospitato una serie di mostre tese a valorizzare il ruolo degli artisti locali fra il Trecento e il Cinquecento:
    • Lorenzo e Jacopo Salimbeni di San Severino e la civiltà tardogotica (1999)
    • I pittori del Rinascimento a San Severino: Lorenzo d'Alessandro e Ludovico Urbani (2001)
    • I pittori del Rinascimento a San Severino: Bernardino di Mariotto, Luca Signorelli, Pinturicchio (25 marzo-31 agosto 2006)
  • Presepio vivente delle Marche, 6 gennaio di ogni anno, al castello, oltre 300 personaggi, animali. Iniziato da Don Amedeo Gubinelli a Taccoli nel 1950, poi trasferitosi in San Lorenzo in Doliolo e quindi definitivamente sul monte nero (Castello).
  • San Severino Blues festival, si svolge ogni anno tra luglio e agosto.

Palio dei Castelli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palio dei Castelli (San Severino Marche).
Centro storico, con i colori dellà città (il bianco e il rosso) sulla torre degli Smeducci

Tutti gli anni, le prime due settimane di giugno, l'associazione Palio dei Castelli organizza il Palio a San Severino Marche: il periodo scelto è il 1400 quando San Severino era guidata dalla signoria degli Smeducci. Le feste in onore del patrono San Severino risalgono a secoli fa, tuttavia il Palio è organizzato dal 1972. Inizialmente si festeggiava il Palio ogni 4 anni, solo dal 1984 si è cominciato a farlo tutti gli anni. La vera svolta è avvenuta nel 1987 con l'introduzione di un nuovo gioco, la Corsa delle torri; quest'ultimo è diventato il gioco centrale del Palio, il più spettacolare. Dal 1990 il percorso di gara è stato limitato all'anello di piazza del popolo, con un interessamento più vivace da parte del pubblico.

I rioni e castelli che partecipano alla manifestazione sono: Rione Di Contro, Rione Settempeda, Rione Taccoli, Villa di Cesolo, Castello Rocchetta, Castello Colleluce. Altre formazioni che non partecipano più ai giochi, ma che comunque partecipano al corteo storico o che non partecipano affatto sono: Castello Serralta, Castello Sant'Elena, Castello San Severino, Castello Parolito, Rione San Lorenzo, Castello di Pitino.

Persone legate a San Severino Marche[modifica | modifica wikitesto]

  • San Severino vescovo, venerato nella sua cripta, nel duomo antico, al Castello.
  • San Vittorino, suo fratello, venerato nella chiesa collegiata di Pioraco.
  • San Pacifico Divini, francescano, venerato da moltissimi devoti, anche forestieri, nell'omonimo santuario locale, (officiato dai frati dello stesso ordine), ove riposa il suo corpo. Festa 24 settembre, se feriale, la domenica successiva.
  • Angelo Massarelli, segretario del Concilio di Trento.
  • Sant'Illuminato, monaco, confessore, venerato in una stupenda urna, finemente cesellata, nel monastero delle cistercensi al castello ove è sepolto. Festa 11 maggio.
  • Bartolomeo di San Severino della Marca, condottiero del Regno di Napoli creato I Viceré d'Abruzzo da Re Carlo III.
  • Beati Pellegrino da Falerone e Bentivoglio De Bonis, serva di Dio Francesca Trigli, detta del Serrone, venerati nel santuario della Madonna dei lumi, retto dai cistercensi, ove riposano i loro corpi.
  • San Domenico Loricato, (Dominic Loricatus), il cui corpo si venera nella chiesa di Sant'Anna in Frontale, sotto l'altare maggiore, ossa del santo contenute entro una statua lignea del Bigioli, festa il 14 ottobre.
  • Beato Domenico, francescano, nato a Patrignolo nella prima metà del Quattrocento, vissuto, morto e sepolto a Leonessa il 20 aprile 1497, ove è venerato.
  • Beata Camilla Gentili, martire all'Uvaiolo nel 1486, spoglie dietro l'altare maggiore della chiesa di San Domenico. Sua memoria liturgica 27 luglio.
  • Santa Filomena, Sant'Ippolito soldato e martire, San Giustino prete e martire; il corpo della santa e le reliquie dei martiri, sono venerate nella Basilica di San Lorenzo in Doliolo.
  • Beato Pietro Macaroni, francescano, nato a San Severino Marche nei primi decenni del Quattrocento, vissuto e sepolto il 23 settembre 1507 nel convento di Santa Maria delle grazie, ora Santuario di San Pacifico.
  • Serva di Dio Lorenza Mantovani, morta il 28 marzo 1663, sepolta nelle chiesa delle Cagnore.
  • Santa Margherita di Cesolo, detta La Scalza, (†1395), celebrata il 5 agosto.Corpo in venerazione nella chiesa della omonima frazione.
  • Servo di Dio Sante Saccone (1550-1634), agricoltore. Nativo della località Serrone. Le sue spoglie sono venerate nella chiesta di San Francesco e Sant' Antonio, nel capoluogo di Pollenza, già Montemilone.
  • Beata Marsilia Pupelli e Marchesina Luzi, terziarie di S.Agostino, sepolte nella chiesa di Sant'Agostino.
  • I fratelli Lorenzo (1374 circa - prima del 1420) e Jacopo Salimbeni (? – dopo il 1427), pittori.
  • Lorenzo d'Alessandro (1445 circa - 1501), pittore.
  • Ludovico Urbani (attivo nella seconda metà del XV secolo), pittore.
  • Domenico Indivini (1445?-1502), intagliatore e intarsiatore, autore del coro della Basilica Superiore di Assisi. Diede inizio a una scuola di intaglio che proseguì con il fratello Nicola e con la famiglia Acciaccaferri.
  • Ludovico Lazzarelli (4 febbraio 1447 – 23 giugno 1500), poeta e filosofo italiano degli inizi del Rinascimento.
  • Bartolomeo Eustachi (1500 o 1514-1574), anatomista e scopritore delle trombe di Eustachio. Sepolto nelle menzionata chiesa di San Domenico.
  • Antonio Talpa (1536-1624), religioso.
  • Eustachio Divini (16101685), è un astronomo e uno dei primi costruttori di strumenti ottici scientifici, cui è intitolato l'Istituto tecnico industriale statale (ITIS).
  • Filippo Bigioli (1798-1878) è un pittore neoclassico, che lavorò soprattutto a Roma al servizio dei conti Torlonia, affrescandone parte del palazzo (oggi distrutto) e della villa di campagna; a San Severino Marche, una raccolta di sue tele è conservata nel Palazzo comunale. Il fratello Venanzio fu a sua volta scultore e intagliatore.
  • Ireneo Aleandri (1795-1885), architetto neoclassico nativo di San Severino. Da giovane realizza numerose opere nella sua città natale, fra cui la porta di San Lorenzo (1820), il palazzo Margarucci (1822), il Teatro Feronia (1823), le chiese di San Paolo (1828) e San Michele (1830) e la Torre dell'orologio in Piazza del Popolo (1832).
  • Ines Donati (1900-1924), figura del primo squadrismo fascista, il cui monumento sorgeva ove si trova attualmente il monumento ai caduti.
  • Francesco Antolisei (1882-1967), penalista italiano del Novecento.
  • Giuseppe Moretti (1876 - 1945), archeologo, nativo di San Severino Marche. Il museo della città è a Lui dedicato.
  • Mario Moretti (1912 - 2002), archeologo, figlio di Giuseppe. Etruscologo di fama internazionale.
  • Cesare Maria Ottavi (1938 - 2009) Professore universitario, imprenditore e promotore della DOC "I Terreni di Sanseverino"
  • Padre Pietro Tacchi Venturi, ha elaborato il codice di diritto canonico.
  • Edoardo Menichelli (1939) vescovo
  • Fabrizio Castori (1954) allenatore del Cesena dal 2003 al 2007, dell'Ascoli dal 2010 al 2012 e attualmente del Varese.
  • Vittorio Sgarbi (1952), consigliere comunale nel 1990, ed in seguito sindaco di San Severino Marche nel 1992.
  • Luca Gentili (1972) attuale portiere della Maceratese con un passato al Bari in Serie A.
  • Alessandro Paparoni (1981), giocatore di pallavolo, attualmente a Montichiari serie A1.
  • Mafalda Minnozzi (1960), cantautrice.
  • Sebastiano Molinari (1961), vincitore campionato italiano Elica e vice campione mondiale.
  • Lorenzo Smerilli (1987), giocatore di pallavolo, campione d'Italia nel 2006 con la Lube Macerata.
  • Giacomo Bonaventura (1989), calciatore professionista.
  • Alberto Giuliani (1964), allenatore di pallavolo, vincitore del campionato e della Coppa CEV 2009-2010 con la BreBanca Lannutti Cuneo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Agello, Aliforni, Berta, Biagi, Cagnore, Carpignano, Case Bruciate, Casette, Castel San Pietro, Cesolo, Chigiano, Colleluce, Collicelli, Colmone, Colotto, Corsciano, Cusiano, Elcito, Gagliannuovo, Gaglianvecchio, Granali, Isola, Maricella, Marciano, Monticole, Orpiano, Palazzata, Parolito, Patrignolo, Pitino, Portolo, Rocchetta, San Mauro, Sant'Elena, Serralta, Serripola, Serrone, Stigliano, Taccoli, Ugliano, Villanova.

Elcito[modifica | modifica wikitesto]

Antico castello eretto a difesa dell'Abbadia di Val Fucina, sorge su uno sperone roccioso a 824 m s.l.m., alle pendici del Monte San Vicino. Conta 12 residenti stabili. A Elcito non c’è mai stato un emporio o un negozio, neppure per i generi di prima necessità perché fino agli anni ‘70 era una comunità autosufficiente. Erano duecento persone e avevano un intenso rapporto con la loro terra, fonte primaria di sussistenza[4]. Proseguendo lungo la strada si giunge all'altopiano di Canfaito, che fa parte della Riserva Naturale del Monte San Vicino e del monte Canfaito. L'altopiano è caratterizzato dalla presenza di faggi plurisecolari.

Elcito

Pitino[modifica | modifica wikitesto]

Circa 600 a.C. una delle più importanti località picene dell'area centro italica, se non l'unica, poi federata con Roma. Precedente a Septempeda. Reperti archeologici intatti ed importantissimi, fondamentali per la ricostruzione della storia delle antiche civiltà come scudi, elmi, monili e anfore casualmente ritrovati nei terreni della zona, prima del 1950, in tombe arcaiche coperte da poderosi tronchi. Reperti di immenso valore custoditi presso il museo archeologico nazionale delle Marche ad Ancona.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

San Severino è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • A.S.D. Calcetto San Severino: società locale di calcio a 5 con un recente passato in serie B; attualmente milita in serie D.
  • San Severino Volley, società locale di pallavolo storica, con un passato in serie B nazionale; attualmente milita in serie D.
  • Moto Club Settempedano.
  • Polisportiva Serralta, società di calcio e altri sport (la squadra di calcio a 5 gioca in Serie D). La squadra di calcio attualmente milita in Seconda Categoria.
  • SSD Settempeda, società locale di calcio e calcio a 5. Attualmente la squadra di calcio milita nel campionato di Promozione, la squadra di calcio a 5 in Serie D.
  • Società Amatori Basket. La società locale di basket, attualmente in serie C regionale.
  • Rotellistica Settempeda, società di pattinaggio corsa su pista.
  • Gruppo Alpino Italiano CAI.
  • Gruppo Ippico Settempedano.
  • Società Bocciofila Settempeda.
  • Gruppo ciclistico pedale Settempedano.
  • Tennis club San Severino Marche.
  • Società ruzzola settempedana.
  • Centro Sub Hippocampus.
  • Federazione italiana tiro con l'arco.
  • Centro sportivo italiano.
  • Palazzetto Dello Sport Albino Ciarapica.
  • LG Montgomery calcio femminile
  • Comunità Berta
  • Pallanuoto Blu Gallery San Severino
  • PitBull SoftAir Club - San Severino M

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 1º maggio 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Lassù dove urla il vento in LinkArte.it, 14 gennaio 2010. URL consultato il 22 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amedeo Gubinelli. San Severino Marche. Guida storica-artistica. Macerata, EDC Edizioni, 1975.
  • Domenico Valentini. Il forastiere in Sanseverino Marche, 1868. Ristampa anastatica: Forni, 1994.
  • Maurizio Landolfi. Septempeda - Il parco archeologico. Comune di San Severino Marche, 1991.
  • Maurizio Landolfi. Il museo civico archeologico di San Severino Marche. Regione Marche, 2003.
  • AA.VV. Lorenzo e Jacopo Salimbeni di Sanseverino e la civiltà tardogotica: catalogo della mostra. Mazzotta, 1999.
  • AA.VV. I pittori del Rinascimento a Sanseverino: catalogo della mostra. Federico Motta, 2001.
  • Mariano Fabio, "Ireneo Aleandri e l'Architettura del Purismo nello Stato Pontificio", in "Ireneo Aleandri 1795-1885. L'Architettura del Purismo nello Stato Pontificio"(a cura di F. Mariano e L.M. Cristini), Edizioni Mondadori Electa, Milano 2004, pp. 255.
  • P. Zampetti. Pittura nelle Marche. Dalle origini al primo Rinascimento. Firenze, 1988.
  • Giuseppe Vitalini-Sacconi. I dipinti della torre di San Domenico in San Severino Marche. Città di San Severino Marche, 1985.
  • Raoul Paciaroni. Un dipinto sanseverinate in America. San Severino, 1984.
  • Raoul Paciaroni. Antiche manifatture a San Severino Marche. Pollenza, 1994.
  • Raoul Paciaroni. La zecca di San Severino Marche. San Severino, 1994.
  • Raoul Paciaroni. La più antica relazione sull'apparizione dei lumi a Sanseverino, AN, 2003.Il Beato Pellegrino da Falerone e il suo dente miracoloso. Due lettere inedite della ven. Francesca del Serrone. San Severino Marche, 2008. Le natività nella chiesa di S. Maria del Glorioso. San Severino Marche, 1982. La chiesa di San Giuseppe nella piazza di Sanseverino. San Severino Marche, 1999.
  • Religiosi della Compagnia di Gesù, Vita del venerabile servo di Dio Severino Saccone del Serrone.., 1651, manoscritto in folio, raccolta Severino Servanzi Collio, biblioteca comunale di San Severino Marche.
  • Giuseppe Concetti. Fioritura di santità. San Severino Marche - Pollenza, 2009.
  • G. Battista Cancellotti, Vita di San Severino, 1642.
  • La voce settempedana, San Severino Marche, 5/6/2010.

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