Andrea Sacchi

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Carlo Maratti, Ritratto di Andrea Sacchi, 1661 ca., Olio su tela, 67 x 50 cm., Madrid, Museo del Prado. Questo ritratto fu dipinto come complemento al Ritratto di Francesco Albani, eseguito nel 1635 dallo stesso Andrea Sacchi e anch'esso al Museo del Prado. Entrambi questi ritratti, originariamente nella collezione di Carlo Maratti, entrarono in quella di Filippo V di Spagna nel 1723.[2]

Andrea Sacchi (Roma o Fermo[1], 30 novembre 1599Roma, 21 giugno 1661) è stato un pittore italiano.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È stato detto figlio di un certo Niccolò Pellegrini da Fermo, quindi forse solo adottato da Benedetto Sacchi, pittore mediocre di Nettuno, dal quale, probabilmente, ricevette i primi insegnamenti come apprendista.[4] Grazie al biografo Giovanni Pietro Bellori sappiamo che il giovane Andrea entrò nella bottega di Cavalier d'Arpino e poi in quella di Francesco Albani, di cui fu l'ultimo allievo. Nel 1624 doveva vivere a Roma con Benedetto Sacchi, nella Basilica di Santa Maria del Popolo.[5] A Roma trascorse la maggior parte della sua vita. Nella città eterna, assieme a Pietro da Cortona, fu attivo nella cerchia di Cassiano dal Pozzo e del cardinale Antonio Barberini.

Collaborò con Guido Reni e Pietro da Cortona a illustrare il Flora, seu De florum cultura di Giovanni Battista Ferrari, incise da Johann Friedrich Greuter e Claude Mellan.

Fu contrapposto a Pietro da Cortona come rappresentante del gusto e della tradizione aulica dei Carracci, in particolare di Annibale. Alcune sue composizioni religiose sono giustamente considerate tra le più nobili del Seicento romano. Tra queste, le sue opere di maggior rilievo sono Il miracolo del corporale (1626) e la Visione di san Romualdo (1631), entrambe conservate presso la Pinacoteca Vaticana.

Tra le sue opere, particolare menzione può farsi della Morte di sant'Anna per la chiesa di San Carlo ai Catinari (in loco), che riscosse l'apprezzamento addiruttura di Diego Velázquez, che la vide durante un soggiorno a Roma.

Andrea Sacchi contribuì anche al patrimonio culturale della città di Nettuno: in particolare, vi dipinse la pala d’altare La Madonna di Loreto con San Bartolomeo, San Giuseppe, San Giacomo di Compostela e San Francesco, per la chiesa di S. Francesco.[6]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Roma, Privato, Affresco: Le stagioni che adorano il sole e prendono da lui la virtù solare alla fertilità dell'anno, 1620.
  • Caen, Musée des Beaux-Arts: Didone abbandonata, olio, 1630-1635.
  • Cardiff, National Gallery of Wales: Agar e Ismaele nel deserto, ovale, olio, 1630.
  • Forlì, Pinacoteca civica, San Pietro, olio su tela, 1631-32 ca.
  • Genova, Galleria di Palazzo Rosso: Dedalo e Icaro, olio su rame.
  • Londra, National Gallery: Sant'Antonio Abate e Francesco d'Assisi, olio.
  • New York, Metropolitan Museum: Marcantonio Pasqualini coronato da Apollo, 1641.
  • Piacenza, Ente Museo Palazzo Costa: San Romualdo in preghiera davanti a una croce, 1630 ca.
  • Piacenza, Ente Museo Palazzo Costa: Sacra Famiglia, 1646-1647.
  • Roma, chiesa di Santa Maria del Priorato: Madonna col Bambino e san Basilio:
  • Vienna, Kunsthistorisches Museum: Giunone e il pavone sul carro; Ebbrezza di Noè.
  • Washington, National Gallery of Art: Un sacrificio a Pan, 1630.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ann Sutherland Harris (Andrea Sacchi: complete edition of the paintings with a critical catalogue, Phaidon, 1977, p. 1) aveva rilevato che il padre di Andrea Sacchi fu un certo Niccolò Pellegrini da Fermo.
  2. ^ Si veda la scheda online del Prado: http://www.museodelprado.es/coleccion/galeria-on-line/galeria-on-line/obra/el-pintor-andrea-sacchi/
  3. ^ Per lungo tempo si è ritenuto che Andrea Sacchi fosse nato a Nettuno, città laziale a sud di Roma, ma tale informazione è stata smentita da numerosi studi, tra cui quelli di Ann Sutherland Harris. Per la questione della nascita a Roma e non a Nettuno, si veda Ann Sutherland Harris, "Andrea Sacchi", in L'idea del bello: viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori, catalogo della mostra a cura di E. Borea e C. Gasparri, Roma (Palazzo delle Esposizioni), Roma: De Luca, 2000, vol. II, 2 volumi, p.442-444. A ulteriore sostegno dell'orientamento sulla sua nascita romana, vi è anche l'epitaffio -composto da Giovan Pietro Bellori- sulla lapide che segna la sepoltura di Sacchi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano.
  4. ^ Ann Sutherland Harris, Andrea Sacchi: complete edition of the paintings with a critical catalogue, Phaidon, 1977, p. 1; Rocco Paternostro, Dal Cinquecento al Settecento, in Nettuno. La sua storia, Pomezia, Arti Grafiche s.r.l., 2010, pp. 59-60.
  5. ^ Ann Sutherland Harris, Andrea Sacchi: complete edition of the paintings with a critical catalogue, Phaidon, 1977, p. 127.
  6. ^ Antonio d'Avossa, Andrea Sacchi, Edizioni Kappa, 1985, tavola II; Rocco Paternostro, Dal Cinquecento al Settecento, in Nettuno. La sua storia, Pomezia, Arti Grafiche s.r.l., 2010, pp. 59-60.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il contributo iniziale per questo articolo è stato tratto dall'Enciclopedia Britannica, 1911.
  • Ann Sutherland Harris, Andrea Sacchi: complete edition of the paintings with a critical catalogue, Phaidon, 1977.
  • Antonio d'Avossa, Andrea Sacchi, Edizioni Kappa, 1985.
  • Christophe Marcheteau de Quinçay, Didon abandonnée d'Andrea Sacchi, L'Oeuvre en question n°4, Caen, 2007.
  • Marco Horak, La presenza di Andrea Sacchi nelle raccolte private piacentine, in Piacentinità, anno XII - n.1 (2010), pp. 40-42.
  • Rocco Paternostro, Dal Cinquecento al Settecento, in Nettuno. La sua storia, Pomezia, Arti Grafiche s.r.l., 2010, pp. 59-60.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito istituzionale della Citta di Nettuno: Sacchi Andrea.

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