Porto Recanati

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Porto Recanati
comune
Porto Recanati – Stemma Porto Recanati – Bandiera
Palazzo Volpini, in stile liberty, sede del municipio di Porto Recanati
Palazzo Volpini, in stile liberty, sede del municipio di Porto Recanati
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
Sindaco Sabrina Montali (PD) dal 25/05/2014
Data di istituzione 15 gennaio 1893
Territorio
Coordinate 43°25′47.51″N 13°39′53.6″E / 43.429864°N 13.664889°E43.429864; 13.664889 (Porto Recanati)Coordinate: 43°25′47.51″N 13°39′53.6″E / 43.429864°N 13.664889°E43.429864; 13.664889 (Porto Recanati)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 17,32 km²
Abitanti 12 264[1] (31-12-2010)
Densità 708,08 ab./km²
Frazioni Santa Maria in Potenza, Montarice, Scossicci
Comuni confinanti Castelfidardo (AN), Loreto (AN), Numana (AN), Potenza Picena, Recanati
Altre informazioni
Cod. postale 62017
Prefisso 071
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043042
Cod. catastale G919
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 647 GG[2]
Nome abitanti portorecanatesi
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 29 agosto
Motto Fortiter et Fidenter
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Porto Recanati
Posizione del comune di Porto Recanati nella provincia di Macerata
Posizione del comune di Porto Recanati nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Porto Recanati è un comune italiano di 12 264[1] abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. È il più settentrionale comune costiero della provincia. Nasce il 15 gennaio 1893, quando in virtù del Regio Decreto firmato dal Re d'Italia Umberto I, le frazioni del comune di Recanati corrispondenti al territorio di Porto Recanati se ne distaccano.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Panorama dalla torre del Castello

Il litorale del comune è delimitato a nord dalla foce del Musone, si estende per circa due km verso sud oltre la foce del fiume Potenza. La costa di Porto Recanati ha una particolare conformazione: la fascia centrale è costituita a da spiagge tendenzialmente sassose e da mare scosceso con alti fondali anche a pochi metri dalla spiaggia, a differenza della limitrofa Porto Potenza Picena e di Civitanova Marche.
Il fenomeno dell'erosione delle coste è ben presente, soprattutto durante le mareggiate dei mesi invernali, e persiste nonostante i numerosi tentativi di protezione della costa con scogliere, pennelli o ripascimenti[3]. Tutto il tratto litoraneo e specialmente la sua porzione settentrionale ha subito, anche nel corso del 2013 e 2014, gravi danni alle strutture balneari fisse; l'erosione in molti casi ha addirittura minacciato le infrastrutture di collegamento[4]. La zona è completamente pianeggiante, ed è situata in prossimità del monte Conero.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio sembra essere abitato fin dall'età del bronzo, come confermano recenti ritrovamenti sulla sommità della collina di Montarice, risalenti al periodo detto del Bronzo Medio Appenninico, databile fra il secolo XV e XIV a.C.[5]. Negli stessi siti sono stati rinvenuti frammenti di ceramiche attiche del VI secolo a.C., che testimonierebbero i precoci scambi commerciali dell'area;[6]; reperti della stessa datazione sono stati rinvenuti anche nella bassa valle del Potenza e negli strati più bassi di Potentia, sito che pertanto, prima della colonizzazione romana, potrebbe essere stato già abitato da popolazioni indigene migrate dell'abitato collinare protostorico, come già successo per le colonie di Ariminum e Pisaurum[7].

L'Età romana: Potentia[modifica | modifica sorgente]

Potentia nella Tavola Peutingeriana, tra i fiumi Flosis (Potenza) e Misco (Musone), (collocati in ordine invertito nord-sud)

Assimilandosi con questi primi aggregati umani presso la costa, i Romani fondarono la città di Potentia[8], nell'ambito del processo di colonizzazione della costa adriatica. La presenza dell'insediamento, soprattutto nelle prime fasi, è ben documentata da Plinio il Vecchio[9], Tito Livio[10] e Velleio Patercolo.
La sua fondazione è databile, a seconda delle fonti, tra il 184 a.C. e il 189 a.C. ad opera dai triumviri Marco Fulvio Flacco, Quinto Fulvio Nobiliore e Quinto Fabio Labeone.[11] Fu creata nell'ottica di assicurare terra ai veterani delle guerre puniche e per proteggere il litorale dall'assalto dei pirati illirici, presso un'area vantaggiosa, in cui la presenza del fiume e della sua foce (allora appena a sud della colonia) assicurava la facilità dei traffici e costituiva un naturale ostacolo contro i nemici[12] In questa colonia o nella gemella Pisaurum si stabilì il celebre poeta Ennio[13] ed è documentata da ritrovamenti fittili la presenza di un'importante famiglia di banchieri, gli Oppii.
La colonia crebbe fra il I e il II secolo a.C., periodo in cui è documentata una notevole attività edilizia pubblica[14], finanziata da un ceto mercantile molto attivo e probabilmente assai florido;[15] non a caso i manufatti rinvenuti nella zona testimoniano la presenza di una fiorente produzione locale di terrecotte[16] la cui foggia testimonierebbe la presenza di contatti, probabilmente mercantili, con l'area dell'Etruria, del Lazio e del Sannio.[17]. Dopo il 174 a.C. la rarefazione di testimonianze e documenti attesterebbe un momentaneo declino della colonia, forse legato alle guerre civili[18][19] e al violento terremoto occorso nel 56 a.C., di cui parla Cicerone.[20] In età augustea Potentia prosperò fino a raggiungere la sua massima estensione, contemporaneamente al fiorire della qualità dei manufatti[21], che mantenne, probabilmente grazie ai traffici, fino al II secolo.
Dopo un forte declino nel III secolo, culminante, secondo il Lilii, nella conquista e nella semidistruzione avvenuta nel 409 da parte di Alarico I[22], si risollevò nella seconda parte del secolo IV; di questi secoli è l'interramento del tempio, che testimonia la cristianizzazione della colonia. Potentia divenne infatti sede vescovile nel V secolo e il suo vescovo Faustino, degli anni 418-422, che fu legato pontificio in Africa per Papa Zosimo e partecipò al Concilio di Cartagine è il primo vescovo documentato delle Marche.[23][24]

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione topografica delle emergenze antiche del territorio portorecanatese

Nonostante la decadenza delle altre città romane della costa, anche durante la guerra greco-gotica Potentia mantenne un certo tenore di vita che durò almeno fino all'inizio del secolo VII, come testimoniano i ritrovamenti di fini manufatti africani risalenti a quei periodi[23], anche se la colonia non viene citata da Procopio di Cesarea nel Bellum Gothicum[25].
Dopo il 570, con l'avvento dei longobardi nelle Marche e l'istituzione in queste terre del Ducato di Spoleto, divenne terra di confine, segnando il fiume Musone la frontiera con la Pentapoli bizantina di Ancona,[26] e il fiume Potenza il confine con la Diocesi di Fermo (580).[27]
Il secolo VIII in quest'area di frontiera vide il sovrapporsi di devastanti eventi bellici: la conquista longobarda della Pentapoli da parte di Liutprando nel 729, la donazione di Ancona e Numana al Papa Zaccaria nel 742, la riconquista longobarda ad opera di Astolfo (752)[28]e la restituzione al Papa Stefano II nel 755 dopo l'intervento dei Franchi di Pipino il Breve, le nuove devastazioni operate da Desiderio nel 757 e la restituzione delle terre al papa Paolo I imposta da Carlo Magno nel 764 (mai ottemperata) fino all'annientamento del regno longobardo nel 774 da parte del re franco: si può intuire come tali eventi e tutte le spoliazioni di derrate e di uomini ad essa correlate costrinsero gli abitanti del territorio di Potentia a cercare progressivamente rifugio nelle alture ai lati del fiume Potenza (Flosis), in zona Montarice e nell'attuale contrada Torrette o Torretta, oppure risalendo la vallata verso le colline, secondo alcuni autori per fondare l'attuale Potenza Picena[29][30], lasciando alle inondazioni e all’impaludamento le terre non più regimentate, che divennero perciò insalubri e difficilmente percorribili. Di questa decadenza dell'abitato romano presso il mare sono testimoni l'assenza di reperti archeologici successivi all'inizio del VII secolo.
Il territorio a sud del Musone fra la fine del IX secolo e l'inizio del X secolo venne progressivamente assorbito dalla Marca fermana, che in questo periodo comincia ad autonomizzarsi dal ducato di Spoleto[31]. La nascita di piccoli centri collinari portò con il tempo allo sviluppo di vari castelli e castellari e all'istituzione dei relativi signori feudali; in particolare, l'attuale territorio comunale, comprese le acque antistanti, divenne feudo dei Conti della Marina[32], che avevano il loro castello sulla collina del Poggio o Podio di Montarice[33]; i ruderi di questa rocca dovevano essere ancora presenti intorno ai primi anni del 1800, quando ne parlò l'abate Vogel (1756-1817)[34].
Da quest'altura il castello dei Conti della Marina dominava un ampio territorio che verso sud arrivava fino alla vallata del Potenza[35] ed in direzione nord-est fino alla collina di Montorso e al mare, dove era l'antico porto feudale, posto in quest'epoca tra l'attuale centro cittadino e il fosso Musonaccio.[36]; queste terre già all'epoca erano abitate ed in un documento di vendita di terreni da parte di Gislerio[37] dei Conti della Marina ai Cistercensi dell'Abbazia di Fiastra del 1179 viene già fatta menzione di un porto e di strade; primitivamente si popolò la zona nord, in quanto la zona paludosa verso il fiume Potenza ricomincerà ad essere abitata solo dopo le bonifiche operate più tardi dai Monaci dell'Abbazia di S. Maria in Potenza.[36]
Quando i tre castelli che formarono il primitivo nucleo di Recanati si fusero ed, espandendosi, iniziarono a minacciare le colline presso il mare, Paolo e Roberto, Conti della Marina, rifiutarono l'assimilazione ed anzi intrapresero guerra contro Recanati, alleandosi con Osimo, città nemica di Recanati già dal 1174[38]. Le sorti arrisero ai Recanatesi, che con la pace firmata nel 1199, annessero di fatto il territorio dei Conti delle Marina aprendosi così lo sbocco al mare[39].
Del 1229 è il documento con il quale l'imperatore Federico II di Svevia ratifica il possesso, da parte di Recanati, delle terre che andavano dal Musone al Potenza, autorizzandovi la costruzione di un nuovo porto e delle strutture atte a difenderlo. La concessione federiciana venne confermata nel 1240 da papa Gregorio IX e, nel 1243, sotto il pontificato di Innocenzo IV divenne porto franco. L'edificazione del mastio quadrangolare del Castello del porto (Castrum Maris), venne iniziata intorno al 1225; contemporanea o di poco successiva dovette essere la costruzione di un nuovo porto, per il quale il mastio avrebbe svolto funzione difensive e di faro[40]; il completamento della costruzione di un vero porto presso la torre, che viene denominato ex novo è attestata tra il 1335 e il 1340[41]. Prima dunque fu innalzata questa Torre, che precedette la costruzione delle vere mura castellane e attorno a questa si sviluppò, nel XIII secolo, il primo nucleo abitativo; Recanati ne favorì l'aumento demografico, concedendo case in affitto a chi avrebbe fissato colà la residenza[42].
Nonostante tale politica, per tutto il XIV secolo, che vide Recanati sconvolta dalla guerra tra guelfi e ghibellini, scomunicata ed incendiata, solo il perimetro del castello fu abitato[43]; del 1369 è infatti il primo documento attestante, oltre alla torre, la presenza delle mura castellane: Papa Urbano V, in una bolla con la quale concedeva a Recanati l'usufrutto di metà delle gabelle qui riscosse, lo chiama infatti Castrum Portus[44].
Anche il '400 vide il porto e il castello occupati, nell'ottobre 1409 dal condottiero Ludovico Migliorati, al soldo dell'antipapa Giovanni XXIII; venne poi riconquistato, il 5 febbraio 1413, da Andrea Malatesta, campione del papa Gregorio XII[45].
Vent'anni dopo occupò il castello Francesco Sforza, chiamato dai Recanatesi per affrancarsi dal dominio dell'inviso cardinale Giovanni Maria Vitelleschi. Vi instaurò però una sorta di tirannia, da cui venne liberato il 29 agosto 1444, nuovamente rioccupato l'otto ottobre da Alessandro Sforza, fratello di Francesco, e definitivamente svincolato nel corso dello stesso anno[46]. Il castello viene completato durante il XV secolo, per il porto ci sarà da attendere.

Età Moderna[modifica | modifica sorgente]

La principale attività dell'epoca era il carico e scarico delle imbarcazioni direttamente al castello (chi trasgrediva era soggetto a multe salatissime), ma del porto ancora nulla. Agli inizi del XVI secolo vennero presentati dei progetti per la costruzione del porto (Porto Giulio) per mano del Maestro Giorgio Spaventa, ingegnere veneto. Nel 1510 papa Giulio II decise di finanziare l'opera. Ci è noto che i lavori furono più volte interrotti. Nel 1518 il territorio fu invaso dai corsari barbareschi, che riuscirono a penetrare nel castello, costringendo gli abitanti ad aumentare le difese e costruire una nuova torre (1575) per delimitare il confine sud portorecanatese. La torre fu distrutta nel corso della seconda guerra mondiale).

Età Contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il 24 aprile 2013 con decreto del presidente della repubblica a Porto Recanati viene riconosciuto il titolo di "Città di Porto Recanati".[47]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Porto Recanati-Stemma.png
« Scudo sormontato da corona turrita, al cui interno è raffigurato il Castello Svevo, con leone rampante sulla torre e barche con vela latina sull'orizzonte dello sfondo marino »
(Descrizione araldica dello stemma[48])

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesetta della Banderuola
  • L'Abbazia di Santa Maria in Potenza ("L'Abbadia", in dialetto portorecanatese) venne fondata dai Monaci Crociferi tra il 1160 e il 1202 presso importanti direttrici viarie dell'epoca e nacque come ospedale (hospitalis pontis Potentiae[49]) per l'accoglienza e l'assistenza dei mercanti e dei pellegrini in cammino verso la Puglia e la Terra santa e per quelli diretti al Santuario di Loreto. La sua importanza viene sancita da papa Onorio III nel 1226, quando si novera la gran moltitudine di pellegrini e malati d'ogni estrazione sociale che giungevano all'ospedale.[50]. Contemporaneamente i monaci si dedicarono alla bonifica della zona e alla costruzione di mulini, strade e ponti, dietro concessione di Federico II nel 1226. L'Abbazia accolse, il 14 luglio 1184, il papa Lucio III in viaggio verso Verona[51]. L'edificio, poi trasformato in abitazione privata, conserva della primitiva costruzione romanica l'abside, con una loggetta a colonnine e la cripta, che accoglie un trittico ed un dipinto del pittore Cesare Peruzzi. È visitabile su prenotazione. Attualmente nell'Abbazia è possibile svolgere matrimoni.
  • Chiesa di San Giovanni Battista
    Il Campanile della chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesetta della Banderuola
  • Chiesetta del Suffragio
    Particolare del portale di Cecco Bonanotte

Venne fondata probabilmente nei primi anni del Settecento, come testimonierebbe il ritrovamento di alcuni mattoni stampati nelle tombe presenti all'interno della chiesa[52].
Sede dell'omonima confraternita, custodisce una grande tela attribuita al Maratta (1625-1713) che raffigura la Madonna tra i Santi Francesco da Paola e Andrea (patrono dei pescatori)[53], che tiene in mano un cefalo (mugella, in portorecanatese, da cui il nome dialettale del santo "sant'andre' de la mugella"), pesce che è solitamente presente nella rete della sciabica. Di qui la devozione dei pescatori versati in questo tipo di pesca (sciabbegotti) di affidarsi al Santo e la contemporanea tradizione delle mogli dei pescatori di ritrovarsi qui quotidianamente per impetrare la salute dei mariti[54]. Il portale bronzeo del 1997, che raffigura le anime del purgatorio che tendono a Cristo, è opera dello scultore Cecco Bonanotte.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Vista Notturna del Castello Svevo
Vista Notturna del Torrione
  • Castello Svevo
  • Pinacoteca Comunale
  • Esposizione di statue romane dal sito di Potentia (Mostra "Divi&Dei"[55]

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

  • Insediamento di Potentia

Folklore[modifica | modifica sorgente]

La seconda domenica di luglio si svolge la Festa del Mare; i pescherecci della marineria portorecanatese sfilano in processione solenne, accompagnati da numerose altre imbarcazioni. Guida il corteo l'imbarcazione che viene designata ad ospitare il quadro della Madonna del soccorso, raffigurante Maria con il Bambino in braccio. Questa tela, secondo la tradizione, venne ritrovata in una cassa all'interno della rete di un peschereccio miracolosamente salvatosi da un naufragio, ed è pertanto particolarmente cara ai pescatori.[56]
La sera del Venerdì Santo ha luogo la Bara de Notte, tradizionale processione con l'imponente baldacchino del Cristo Morto che si svolge ininterottamente dal 1713, quando per la sua organizzazione venne promossa la nascita di una apposita confraternita.

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto portorecanatese (dialetto purtannaru) fa parte del gruppo dialettale maceratese, che a sua volta entra nel novero dei dialetti italiani mediani, al di sotto della linea Rimini-La Spezia. La dott.ssa Tania Paciaroni, del centro di dialettologia dell’università di Zurigo, afferma che il dialetto maceratese e nello specifico portorecanatese ha le sue radici nel latino parlato dai legionari romani che giunsero a Potentia a partire dal trecento AC; molte caratteristiche fonetiche lo rendono addirittura più simile al latino che al dialetto toscano[57]. Lo dimostra, fra l’altro, la costanza della lettera “u” nella finale di un gran numero di parole (le stesse “u” del latino, “nigrum” che da noi diventa “niru”, “russum” che diventa “rusciu”, “vetulum” che diventa “'ecchiu” - per contemporanea caduta della V iniziale, vedi sotto-, eccetera)[58]. Più propriamente costituirebbe una parlata di transizione tra quella anconetana e quella maceratese, in una sub-area del gruppo anconitano detta osimano-lauretana[59], che comprende parlate già differenti dall'anconitano vero e proprio per l'influsso del maceratese. In quest'ultima area è chiaramente più ascrivibile il dialetto della non lontana Recanati, per via della metafonesi da -o e da -i finali che è tipica del dialetto maceratese-fermano-camerte, sebbene anch'esso presenti ancora caratteristiche anconetane, come i pronomi di terza persona plurale lia e lu'. Nell'articolo "il" a Porto Recanati sono del tutto assenti le forme "lo/lu" (lo pa', lo vi') tipiche dei comuni limitrofi a sud e a ovest (lo a Potenza Picena e Civitanova Marche, lu a Macerata e Cingoli, 'u a Recanati)[60]. È ravvisabile anche la pronuncia aperta di "e" nei suffissi in -mènte e -mènto, e nei dittonghi in -iè-, come nell'osimano, che invece è chiusa nel maceratese. Di peculiare persiste la u in finale di parola, probabile retaggio delle desinenze latine[61]; costante è l'eliminazione della consonante v iniziale o intervocalica (voce='oce, vela= 'ela, cavallo=càallu), variazioni per niente comuni nel circondario[62], ben presenti invece nel toscano settentrionale[63] e nel veneto; la r doppia diventa singola (Carro=caru, corrente=curente). Il suono gl si trasforma in ij (scoglio=scoiju, biglietto=bijettu); le parole che terminano in -co vengono trasformate in -gu (pratico=pràttegu, elastico='astigu)[61].

Società[modifica | modifica sorgente]

Porto Recanati è un comune in espansione: la popolazione aumenta di anno in anno grazie all'immigrazione di cittadini provenienti da zone eterogenee[64]. Emblema dell'immigrazione a Porto Recanati è l’Hotel House, imponente condominio progettato negli anni '60, che ospita quasi 2.000 persone, più volte al centro di episodi di cronaca.[65] A fine 2006, i cittadini extracomunitari registrati (in prevalenza senegalesi e nordafricani) erano 2.069, pari al 17,91% della popolazione.[66]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[67]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT, al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera contava 2.599 persone, abitanti in maggioranza nel rione di "Santa Maria in Potenza", più esattamente negli edifici conosciuti come Hotel House e Residence Paradiso. Le nazionalità maggiormente rappresentate, in ordine decrescente di presenze erano:

Pos. Cittadinanza Popolazione (%)
1 Senegal Senegal 377 (3,10)
2 Bangladesh Bangladesh 345 (2,84)
3 Tunisia Tunisia 271 (2,23)
3 Albania Albania 240 (1,97)
5 Pakistan Pakistan 236 (1,94)
6 Romania Romania 188 (1,55)
7 Macedonia Macedonia 160 (1,32)
8 Marocco Marocco 129 (1,06)

Economia[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il passare degli anni Porto Recanati non ha mai perso la sua tradizione, che risale ai tempi della fondazione: la pesca. La barca tipica da pesca a Porto Recanati è sempre stata la "Lancetta", non essendo utilizzabili imbarcazioni più grandi per l'assenza di un porto attrezzato. Al giorno d'oggi questo centro di piccole dimensioni ha come fonte di ricchezza principale il turismo. Molte amministrazioni del vicino passato e attuali hanno investito e stanno investendo molto per opere pubbliche atte ad attirare il turismo e per un'intensa attività edilizia per fare di Porto Recanati una meta turistica a livello internazionale. Questo paese, ormai da diversi anni ripetutamente insignito della prestigiosa "Bandiera Blu d'Europa", attira ogni anno decine di migliaia di turisti[68]. Ciò ha comportato grandi cambiamenti in tutti i campi: i centri di balneazione si sono attrezzati con ristoranti in riva al mare e sono fioriti decine di negozi di abbigliamento, centri ristorazione e una lunghissima zona pedonale, segni di una realtà in continua evoluzione[69]. Attualmente il gemellaggio con la città tedesca di Kronberg im Taunus porta centinaia di turisti tedeschi[70]. Data la sua posizione favorevole sulla costa, al riparo dai venti freddi grazie al promontorio del Monte Conero e grazie alla bellezza del suo litorale, lungo ben nove chilometri, Porto Recanati viene chiamata il "Salotto sul Mare della Riviera"[71].

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Il piatto tipico e più rappresentativo della cittadina è il Brodetto[72]; è peculiare della cittadina anche la coda di rospo cucinata in potacchio[73].

Nel periodo autunnale viene preparato il caratteristico Pa' nuciatu (Pane Nociato): speziato e prodotto con pecorino, parmigiano, pepe, noci e uvetta passita[74]. Altri dolci caratteristici sono le beccute, una volta il dolce dei poveri, preparati con gli avanzi della polenta, reimpastati con un po' d'acqua, dei fichi secchi e quando c'erano, noci o mandorle[75]: attualmente la preparazione è più ricca, spesso a base di farina bianca[76]; le fave dei morti, amaretti preparati durante i primi giorni di novembre e i sughitti, tipici di tutto il maceratese, fatti con farina di granoturco bollita nel mosto con aggiunta di noci tritate e semi di zucca.

Persone legate a Porto Recanati[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Il 21 ottobre 1933, il tenente colonnello Pietro Scapinelli, nei cieli di Porto Recanati, con un Macchi-Castoldi M.C.72[79], conquistò la prestigiosa Coppa Blériot.

Il 20 maggio 2010 vi si è conclusa la 12ª tappa del Giro d'Italia con la vittoria di Filippo Pozzato. La principale società calcistica del paese è la Società Sportiva Portorecanati Associazione Sportiva Dilettantistica, che gioca l'Eccellenza; l'altra formazione, il Real Porto, milita in Seconda Categoria.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Relazione sull'erosione delle coste marchigiane, ad opera del http://www.autoritabacino.marche.it. URL consultato il 30 ottobre 2012.
  4. ^ Erosione della costa, confusione sulle cause e sulle soluzioni. URL consultato il 30 ottobre 2012.
  5. ^ la vallata del Potenza nell'età del bronzo: fonditori e commercianti. URL consultato il 23 settembre 2012.
  6. ^ Tiziana Capriotti, Luoghi di culto nelle città portuali delle regiones V e VI dell'Italia augustea, Università degli studi di Trieste, aprile 2009, p. 171. URL consultato il 23 settembre 2012.
  7. ^ Potentia in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  8. ^ Porto Recanati - Potentia. URL consultato il 29 settembre 2012.
  9. ^ Plinio il vecchio, 13 in Naturalis Historia, III, p. 111.
  10. ^ Tito Livio, 44 in Ab urbe condita, XXXIX, p. 10.
  11. ^ Liv. XXXIX, 44, 10
  12. ^ SISANI 2006, p. 337
  13. ^ Cic, Brutus, 20, 79; Pro Archia, 22
  14. ^ Liv., LXI, 27, 1 e 10-13
  15. ^ PACI 1995, pp. 11-13
  16. ^ Alessandra de Stefano, Un contesto ceramico di età repubblicana e primo/medio imperiale dall’area delle due domus. URL consultato il 23 settembre 2012.
  17. ^ (EN) Julie Van Kerckhove, The development of 'vernice nera'-pottery in the Marches, a preliminary analysis of the finds from the Potenza Valley Survey in BABesch, Annual Papers on Mediterranean Archaeology, vol. 79, Nimega, Prof. Dr. E.M. Moormann, the Editor-in-Chief, 2004, pp. 59-74. URL consultato il 23 settembre 2012.
  18. ^ Percossi Serenelli, 2001, op. cit., p.38
  19. ^ PACI-PERCOSSI 2005, pp. 190-201
  20. ^ Cic., De har. Resp., 28, 62
  21. ^ Percossi Serenelli, 2001, op. cit., p.42
  22. ^ Camillo Lilii, Historia della città di Camerino, 1835, Parte I, Lib. III,. fogl. 84
  23. ^ a b Percossi Serenelli, 2001, op. cit., p.45
  24. ^ I Canoni dei 217 Santi Padri Riuniti a Cartagine
  25. ^ Ettore Baldetti, F. Grimaldi, M. Moroni, M. Compagnucci, A. Natali, Le basse valli del Musone e del Potenza nell'alto Medioevo in Archivio Storico della S.Casa. Loreto (a cura di), Le basse valli del Musone e del Potenza nel Medioevo, Pievetorina, Tip. succ. Savini-Mercuri di G. Misici Falzi, 1983, p. 8.
  26. ^ Istituzioni e società nell'alto medioevo marchigiano, atti del convegno, vol. 2, Ancona-Osimo-Jesi, 17 ottobre 1981, p. 545.
  27. ^ Vescovi Piceni menzionati dai papi dei secoli V e VI. URL consultato il 13 novembre 2012.
  28. ^ Storia d'Ancona dalla sua fondazione all'anno MDXXXII, Pesaro, nobili, 1835, p. 160. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  29. ^ Carlo Generelli Campana, 2 in Istoria dell'antica città di Potenza rediviva in Montesanto, Ripatransone, Jaffei, 1855, p. 8.
  30. ^ Dante Cecchi, Nel primo centenario della denominazione del comune di Potenza Picena 1863-1963, Fermo, Stabilimento tipografico sociale, 1963, p. 8.
  31. ^ Roberto Bernacchia, Gli Ottoni e la formazione della Marca d'Ancona in Ottone III e Romualdo di Ravenna. Impero, Monasteri e santi asceti. Atti del 24º convegno Del Centro Studi Avellaniti (Ponte Avellana, 2002), San Pietro in Cariano, VR, Il Segno dei Gabrielli, 2002, pp. 91-92.
  32. ^ Fini C., 1985, op. cit., p.80
  33. ^ Gianuizzi, 1981, op. cit., p.20; la localizzazione della zona è incerta; secondo il Moroni (Sviluppo e declino di una città marchigiana...), citato da Bislani, sarebbe da identificare nel "ferro di cavallo" che collega i colli gemelli del Gardeto e di Montarice
  34. ^ D. Calcagni, Memorie istoriche della città di Recanati, Messina, 1711, p. 26.
  35. ^ Marco Moroni, Sviluppo e declino di una città marchigiana : Recanati tra XV e XVI secolo, Ostra Vetere, 1990, p. 76.
  36. ^ a b Gianuizzi, op. cit., p. 20-21
  37. ^ Renzo Bislani, Svolazzi, Centro Studi Storici Fidardensi, 2011, pp. 4-5.
  38. ^ Luigi Colini-Baldeschi, Il Libro rosso del comune di Osimo (documenti dei secoli XII-XIII), Macerata, Giorgetti, 1909, p. 26.
  39. ^ Fini, op. cit., p. 81
  40. ^ Gianuizzi, op. cit., p. 26
  41. ^ VI in Miscellanea Picena, fogli 26-27.
  42. ^ Fini, op. cit., p. 82
  43. ^ Fini, op. cit., p. 102
  44. ^ Gianuizzi, op. cit., p. 25
  45. ^ Lodovico Migliorati in Dizionario Biografico – Treccani
  46. ^ Fini, op. cit., p. 103
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Fini Cesare, Porto Recanati - Storia, Porto Recanati, Edizioni Cappelletti, 1985.
  • Fini Cesare, Porto Recanati - Storia, 2ª ed., Recanati, Edizioni Bieffe, 1993.
  • Pietro Gianuizzi, Porto Recanati - il Porto e il Castello in Quaderni Storici del gruppo "Mons Arcis", vol. 1, Porto Recanati, Cappelletti, 1981.
  • Percossi Serenelli Edvige, Potentia. Quando poi scese il silenzio. Rito e società in una colonia romana del Piceno fra Repubblica e tardo Impero, Milano, Edizioni Federico Motta, 2001.

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