Contea di Santa Fiora

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Contea di Santa Fiora
Contea di Santa Fiora - Stemma
Dati amministrativi
Lingue ufficiali latino
Lingue parlate volgare e toscano medievale
Capitale Santa Fiora
Dipendente da Granducato di Toscana
Politica
Forma di governo monarchia assoluta
(contea)
Conti di Santa Fiora Aldobrandeschi di Santa Fiora (1274-1439) e Sforza (1439-1806)
Capo di Governo conte
Nascita 1274 con Bonifazio Aldobrandeschi
Causa divisione dei feudi Aldobrandeschi
Fine 1806 con Francesco II
Sforza-Cesarini
Causa spartizione tra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa,
per decreto di Napoleone I
Territorio e popolazione
Bacino geografico Toscana meridionale
Territorio originale Monte Amiata e Isola del Giglio
Massima estensione 40 km quadrati
nel XVII secolo
Popolazione 2500 abitanti
nel XVII secolo
Economia
Valuta provisino, nel periodo aldobrandesco,
poi valuta toscana e pontificia
Commerci con Stati vicini
Religione e società
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie ebraismo
Classi sociali nobili, clero,
artigiani, contadini
Contea di Santa Fiora - Mappa

La Contea di Santa Fiora, assieme a quella di Sovana, era uno dei due stati in cui furono suddivisi nel 1274 i possedimenti della famiglia Aldobrandeschi che occupavano gran parte del territorio della Toscana meridionale.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il castello e palazzo Sforza

Al momento della suddivisione, la contea fu assegnata a Bonifazio e includeva, oltre alla capitale Santa Fiora, le località di Castell'Azzara, Selvena (insediamento della Rocca Silvana), Arcidosso, Semproniano, Scansano, Magliano in Toscana, Istia d'Ombrone, Roccastrada e l'Isola del Giglio nell'attuale provincia di Grosseto e Castiglione d'Orcia, in provincia di Siena.

Nel corso del Trecento i senesi riuscirono a conquistare l'Isola del Giglio, Roccastrada, Istia d'Ombrone, Magliano in Toscana, Selvena, Arcidosso e Castiglione d'Orcia; nel 1410 i senesi espugnarono anche il centro di Semproniano che, da allora, entrò a far parte anch'esso della repubblica di Siena.[2]

Da allora, la contea di Santa Fiora si limitò in ambito toscano alla capitale, a Castell'Azzara e Scansano, mentre nell'attuale territorio laziale includeva i centri di Onano e Proceno. Nonostante il possedimento fosse gradualmente sempre più ristretto per le aggressioni di Siena, questo feudo fu molto più longevo rispetto alla più vasta contea di Sovana.

Soltanto nel 1439 l'intera contea fu ereditata dagli Sforza, a seguito del matrimonio tra Bosio I Sforza e Cecilia Aldobrandeschi, una delle tre figlie di Guido Aldobrandeschi che, non avendo avuto prole maschile, fu di fatto l'ultimo conte. Da quell'anno in poi, il piccolo "stato" diverrà per quasi due secoli la Contea sforzesca.

Nel 1624 quasi tutta la contea fu annessa al granducato di Toscana, mentre i centri di Onano e Proceno passarono sotto lo Stato della Chiesa.[3]

Il convento della Selva (Santa Fiora)

Alle falde del monte Calvo, nel 1488, il conte di Santa Fiora Guido II, sostenuto dalla consorte Francesca Farnese, fece costruire il convento e la chiesa della SS. Trinità, in località Selva, dove poi vorrà essere sepolto, lasciando ai frati un sostanzioso legato.
Il francescano Giovanni Battista Da Cutigliano, nel 1646, scrisse una relazione in cui asseriva che il suddetto feudatario, in loco per una battuta di caccia, uccise un mostruoso rettile che si presume infestasse la zona, lasciando alla comunità metà della testa che venne esposta sulla porta della cappella della Trinità.
Negli anni trenta dell'Ottocento il parroco della Selva don Pietro Coppi descrisse il singolare animale in un resoconto, rammentando come fosse privo dei denti, lungo quindici soldi e largo sette.
Il convento, fino ala soppressione napoleonica del 1810, custodiva testimonianze dei signori Luciani (che avevano assistito all'uccisione del "drago", come veniva definito) e di alcuni ministri del conte: recentemente la testa della bestia viene mostrata in una teca.[4]

Il matrimonio di Federico III Sforza con Livia Cesarini fece sì che il loro figlio Gaetano unì i cognomi e i suoi discendenti amministreranno quello che era rimasto dell'antica contea fino al decreto napoleonico del 1806.[5]

I conti di Santa Fiora (1216-1806)[6][modifica | modifica sorgente]

Lo stemma degli Sforza-Cesarini
Titolo Nome Dal Al Consorte e Note
1 Conte Bonifazio Aldobrandeschi 1216 1229
2 Conte Ildebrandino (X) 1229 1283
3 Conte Ildebrandino (XI) 1283 1331
4 Conte Stefano 1331 1346
5 Conte Senese 1346 1386
6 Conte Guido I 1386 1438 Margherita Aldobrandeschi, contessa di Sovana e Pitigliano
7 Contessa Cecilia Aldobrandeschi 1438 1451 Bosio I Sforza, fratellastro di Francesco I Sforza
8 Conte Bosio I Sforza 1439 1486 vedovo della contessa Cecilia
9 Conte Guido II 1476 1508 Francesca Farnese
10 Conte Federico I 1508 1517 Bartolomea Orsini di Pitigliano
11 Conte Bosio II 1517 1535 Costanza Farnese
12 Conte Sforza I 1535 1575 Luisa Pallavicino, Caterina Nobili
13 Conte Mario I 1575 1591 Fulvia Conti
13 Conte Alessandro I 1591 1631 Eleonora Orsini di Bracciano
14 Conte Mario II 1631 1658 Renata di Lorena
15 Conte Ludovico I 1658 1685 Artemisia Colonna, Adelaide di Thianges
16 Conte Francesco I 1685 1707
17 Conte Federico III 1707 1712 Livia Cesarini
18 Conte Gaetano I Sforza-Cesarini 1712 1747
19 Conte Filippo I 1747 1764
20 Conte Gaetano II 1764 1776
21 Conte Francesco II 1776 1806 Geltrude Conti; ultimo conte sovrano



Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ AA.VV., p10
  2. ^ Santoro, p.55
  3. ^ Calzone, p.95
  4. ^ Cordier, pp.122-127
  5. ^ Santoro, p.180
  6. ^ Calzona, p.50

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Gli Sforza di Santa Fiora, ed. Effigi, Arcidosso 2009.
  • F. Brigidi, Descrizione della contea di Santa Fiora, Grosseto 1880.
  • Lucia Calzona, "La Gloria de' Prencipi. Gli Sforza di Santafiora da Proceno a Segni, ed. De Luca, Roma 1996
  • Umberto Cordier, Guida ai draghi e mostri in Italia, ed. Sugar, Milano 1986.
  • Giuseppe Guerrini (a cura di). Torri e Castelli della Provincia di Grosseto (Amministrazione Provinciale di Grosseto). Siena, Nuova Immagine Editrice, 1999.
  • Caterina Santoro, Gli Sforza, Tea, Milano 1994.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]