Marchesato di Saluzzo

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Marchesato di Saluzzo
Marchesato di Saluzzo – Bandiera Marchesato di Saluzzo - Stemma
Motto: Noch; ne pour ce ("solo per questo")
Marchesato di Saluzzo - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali francese, italiano
Lingue parlate dialetto saluzzese, piemontese
Capitale Saluzzo
Dipendenze enclavi di Carmagnola (sede della zecca), Ternavasso, Isolabella e Valfenera, Baldissero, Dogliani, Castigline Feletto con Serralunga d'Alba e Lequio, Marsaglia, Centallo
Politica
Forma di governo monarchia assoluta
(marchesato)
Capo di Stato marchese
Nascita 1142[1] con Manfredo I
Causa concessione in feudo da parte di Olderico Manfredi di Torino
Fine 1549 con Gabriele
Causa occupazione francese, poi annessione al ducato di Savoia
Territorio e popolazione
Bacino geografico saluzzese
Massima estensione 6000 kq circa
nel secolo XV
Popolazione 4000 abitanti circa
nel secolo XV
Economia
Valuta cavallotto, soldo, cornuto, testone (1475-1548)
Risorse agricole
Commerci con ducato di Savoia, regno di Francia, marchesato di Monferrato
Religione e società
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie ebraismo
Classi sociali nobili, clero, agricoltori
Marchesato di Saluzzo - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da
Armoiries Savoie Ancien - écu moderne.svg
Marca di Torino
Succeduto da Royal Standard of the King of France.svg Regno di Francia
Kingdom of Savoy.svg Ducato di Savoia

Il marchesato di Saluzzo, fu un antico Stato italiano che comprendeva territori piemontesi e francesi a cavallo delle Alpi.

« Fra gl’Itali dominii, ecco Saluzzo
Non ultima in possanza: eccola altera
Di lunga tratta di montagne e valli
E feconde pianure, e di castella
Governate da prodi [...] »
(Silvio Pellico, La presa di Saluzzo)

Territori del marchesato[modifica | modifica wikitesto]

Il castello dei marchesi a Saluzzo

Il marchesato di Saluzzo occupava parti delle attuali province di Cuneo e di Torino, arrivando a possedere, in taluni momenti storici, anche zone oggi sotto controllo francese. Territorio storicamente saluzzese era però l'area compresa tra la Stura, il Po e le Alpi. Principali centri del marchesato erano Saluzzo, la capitale, Carmagnola (sede della zecca), Manta, Castellar e Racconigi.

Per tutto il periodo della sua indipendenza Saluzzo fu retta da un ramo dei Del Vasto, famiglia che aveva anche altri possedimenti in Liguria e Piemonte.[2] Le mire espansionistiche dei Savoia (e più tardi, con maggior vigore, dei francesi) non permisero a Saluzzo di ampliare i propri confini in altre parti del Piemonte, né di mantenere la propria autonomia. Anzi la Francia, dopo il 1494, trattò il marchesato prima da alleato-subordinato, poi da vero e proprio protettorato e vassallo, per finire con annetterlo in seguito, approfittando della situazione di discordia tra gli eredi rimanenti di Ludovico II e tra questi e i sudditi. Il trattato di Lione del 1601, sottoscritto dal re Enrico IV di Francia, sancì la cessione di Saluzzo a Carlo Emanuele I di Savoia in cambio della Bresse e del Bugey.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aleramici #I principali rami della discendenza di Aleramo e relative suddivisioni patrimoniali e Del Vasto (famiglia).

Le origini e il governo dei Del Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Saluzzo, dopo il crollo del regno carolingio e l'aumento del grado di autonomia dei diversi territori, divenne, a cavallo del IX e X secolo sede di una "curtis regia" sotto Berengario I (850 ca. - 924). Divenne poi possesso degli Arduinici finché pervenne alla famiglia marchionale dei Del Vasto, antica e nobile dinastia aleramica, che controllava in origine i territori tra il Tanaro, l'Orba e il Mare Ligure. I Del Vasto dominarono sulla città quando Bonifacio l'ottenne in feudo da Olderico Manfredi di Torino.[3] Nel 1142[1], in seguito alla morte di Bonifacio del Vasto, la regione di Saluzzo fece parte dell'eredità del figlio primogenito Manfredo. Da quel momento la cittadina piemontese e il suo territorio divennero un marchesato, trasmesso per via dinastica, come una vera e propria signoria feudale.[4]

La lotta per l'autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia con ritratto della reggente Margherita di Foix

Manfredo II, che aveva cercato di estendere oltre i suoi domini, spingendosi a inglobare luoghi che comprendevano anche Racconigi e Carmagnola, a sud di Torino, venne alle armi con i Savoia. Alla morte del marchese, la vedova Alasia dovette accettare il pagamento ai sabaudi di una serie di tributi annui: da questa condizione di vassallaggio accamparono le pretese sul loro presunto diritto di proprietà sul marchesato che li portarono a scontrarsi più volte contro i più deboli saluzzesi.[5]

Il benessere e l'ubicazione strategica del marchesato non lo favorirono nella realtà, per le continue pressioni dei più potenti Stati confinanti: il ducato di Savoia e il regno di Francia che miravano ad annetterlo.

I signori di Saluzzo non adottarono, però, una trasparente politica di alleanze, barcamenandosi tra i due vicini a seconda del giovamento da conseguire: tale atteggiamento causò difficili episodi legali e militari.
Alla complessa situazione internazionale si aggiungevano i continui dissidi tra i membri della famiglia regnante che, a volte, cercavano di risolverli con le armi.
I Savoia, inoltre, cinsero d'assedio la città per ben tre volte: nel 1363, nel 1415 e nel 1487. I marchesi riuscirono, comunque, nonostante gli effetti negativi sull'economia e sui sudditi ormai sfiduciati, a conservare l'indipendenza,[6]

Il castello della Manta, antica residenza, presso Saluzzo, dei signori Saluzzo della Manta

Il periodo d'oro: Ludovico I e Ludovico II[modifica | modifica wikitesto]

Moneta con effigie di Ludovico II

La Francia contribuì a peggiorare le circostanze con il sequestro del territorio saluzzese nel 1485, che poi restituì a Ludovico II.[7]

A dispetto di tali vicissitudini interne ed esterne, Saluzzo ebbe il periodo di maggior splendore sotto i marchesati di Ludovico I e di Ludovico II, nel XV secolo: il primo, con una politica neutrale alle belligeranze italiane, seppe porsi come mediatore tra le discordie e ottenere la stima dell'imperatore e del re di Francia; il secondo, cercando la gloria sui campi di battaglia, venne ripetutamente sconfitto generando l'inizio del declino del marchesato.[8]
Durante il suo regno comunque si preoccupò anche di sviluppare i commerci costruendo il primo traforo alpino, il Buco di Viso che collegava con una via sicura, Saluzzo al Delfinato e alla Provenza. Favorì, inoltre, lo sviluppo urbano ed artistico con la costruzione di importanti palazzi e interessanti chiese (San Giovanni, dove fu sepolto), e la città assunse un aspetto dignitoso e gradevole secondo gli stili architettonici dell'epoca. I marchesi e familiari risiedevano principalmente nel castello di Saluzzo (La Castiglia), ma alloggiavano anche nel castello sottano di Revello (con la cappella marchionale), nel castello della Manta e nella rocca di Castellar.[9]

La morte di Ludovico II determinò un lungo periodo di reggenza e di potere della vedova Margherita di Foix, donna volitiva e determinata, schierata, anche per le sue origini, con la Francia. Questo atteggiamento provocò controversie con i figli e rese più vicina la decadenza dello Stato.[10]

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Gli ultimi marchesi si contesero, pertanto, aspramente il trono, prosciugando le finanze: quando si riuscì a stabilire l'ordine, ormai era troppo tardi: la Francia aveva messo gli occhi sul marchesato e fu una formalità, dopo la deposizione dell'ultimo marchese Gabriele, annetterlo alla corona di Parigi. Strettamente controllato dai funzionari francesi, il marchese morirà nel 1548, privo di potere ed eredi: la madre si era ritirata nella sua terra natale.[11]

Saluzzo, con il territorio circostante, divenne parte integrante della Francia per mezzo secolo, fino a quando i Savoia, al termine della guerra franco-savoiarda, con il trattato di Lione nel 1601, ne ottennero il possesso, cedendo in cambio al regno francese vittorioso alcuni territori d'oltr'Alpe, e mantenendone il controllo fino all'Unità d'Italia.[12]

Marchesi di Saluzzo (1175-1548)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marchesi di Saluzzo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b M. Ruggiero,Storia del Piemonte
  2. ^ Saluzzo, p.15
  3. ^ Muletti, vol.1, p.45
  4. ^ Muletti, vol.1, p.43
  5. ^ Mola, p.31
  6. ^ Antonioletti, p.12
  7. ^ Antonioletti, p.13
  8. ^ Comba, Ludovico II, p.46
  9. ^ Gabrielli, pp. 30-32
  10. ^ Muletti, vol.6, p.180
  11. ^ Antonioletti, p.15
  12. ^ Muletti, vol.6, p.98

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Codex Astensis o Malabayla, dal 1065 al 1353. pubblicato da Quintino Sella nel 1880, Roma Tipografia dell'Accademia dei Lincei.
  • Gli statuti di Saluzzo (1480), pubblicati dalla Società per gli studi storici archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2001 a cura di Giuseppe Gullino.
  • Lea Carla Antonioletti, Saluzzo, Editris Duemila, Torino 2000.
  • Fra Gabriele Bucci (1430-1497) Memoriale Quadripartitum, conservato dalla fine del sec. XVIII nella Biblioteca Nazionale di Torino, è stato pubblicato da Faustino Curlo, Pinerolo 1911.
  • Ludovico Della Chiesa, Della vita e de' fatti dei Marchesi di Saluzzo, 1597.
  • Pietro Granetto (Petrus Granetius) Stylus regius Galliarum iuridicus olim Salucianis præscriptus, Burgi Sebusianorum (Bourg en Bresse), Jean Tainturier, 1630.
  • Ludovico Della Chiesa (1568-1621), (1568-1621), Relazione dello stato presente del Piemonte, 1635.
  • Paolo Brizio, "De conventu annuntiationis Beatae Mariae Carmagnoliae", Dominici Tarini, 1647.
  • Guido Bentivoglio, "Memorie, overo, Diario", Giouanni Janssonio, 1648.
  • Antonio Chiusole, La genealogia delle case più illustri di tutto il mondo, J. B. Recurti, 1743.
  • Antonio Manno, Il patriziato subalpino, dattiloscritto conservato presso la Biblioteca reale di Torino, sub voce; Piemontesi illustri, Torino 1784, tomo IV, pp. 19-35, 82-93 (comprende un Elogio di Gioffredo.
  • Lodovico Antonio Muratori, "Annali d'Italia, dal principio dell'era volgare", 1744.
  • Lodovico Antonio Muratori, "Dissertazioni sopra le antichità italiane", Giambatista Pasquali, 1751.
  • Antonio Manno, Il patriziato subalpino, dattiloscritto conservato presso la Biblioteca reale di Torino, sub voce; Piemontesi illustri, tomo IV, Torino 1784.
  • Grato Molineri, Serie, e vita dei marchesi di Saluzzo, 1766, (ristampa anastatica e trascrizione del manoscritto di Grato Molineri eseguita dalla litografia AGAM di Cuneo in mille esemplari numerati, Agami, 1997).
  • Onorato Derossi, Francesco Agostino Della Chiesa, "Scrittori piemontesi, savoiardi, nizzardi, registrati nei catalogi del vescovo F.A. della Chiesa e del monaco A. Rossotto. Nuova compilazione", Nella Stamperia reale, 1790.
  • Delfino Muletti, Carlo Muletti Memorie storico-diplomatiche appartenenti alla città ed ai marchesi di Saluzzo, Lobetti-Bodoni, 1830.
  • Raffaello Menochio, Le Memorie storiche della città di Carmagnola, Torino, 1890.
  • Carlo Beltrami, I Marchesi Di Saluzzo e i loro successori, 1885 (ristampato da Kessinger Publishing, 2010).
  • Cesare Saluzzo, Biografie saluzzesi, Saluzzo, 1905 (ristampa A. Forni, 1981).
  • Armando Tallone, Tommaso I, marchese di Saluzzo (1244-1296): monografia storica con appendice di documenti inediti, tip. di Bellafore e Bosco, 1916.
  • Piccolo archivio storico dell'antico marchesato di Saluzzo sotto il patronato del conte Ludovico di Saluzzo-Crissolo dei marchesi di Saluzzo, diretto da Domenico Chiattone ; con la collaborazione di Costanzo Rinaudo, Ferdinando Gabotto, Giuseppe Roberti. - Rist. anast. - Saluzzo : Editoriale Rosso, 1987.
  • Orazio Roggiero, La zecca dei Marchesi di Saluzzo, Tip. Chiantore-Mascarelli, 1901.
  • Faustino Curlo, Storia della Famiglia Cavassa di Carmagnola e di Saluzzo, Bovo e Baccolo, 1904.
  • Noemi Gabrielli, Arte nell'antico Marchesato di Saluzzo, Istituto Bancario San Paolo, 1974.
  • Michele Ruggiero, Storia del Piemonte, Editrice Piemonte in Bancarella, Torino, 1979.
  • Aldo Alessandro Mola, Saluzzo: un'antica capitale, Newton & Compton, Roma 2001.
  • Rinaldo Comba, Ludovico I marchese di Saluzzo: un principe tra Francia e Italia (1416-1475), relazioni al convegno, Saluzzo, 6-8 dicembre 2003, Società per gli studi storici archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2003.
  • Marco Fratini, L'annessione sabauda del Marchesato di Saluzzo tra dissidenza religiosa e ortodossia cattolica: secc. XVI-XVIII, Claudiana, 2004.
  • Luisa Clotilde Gentile, Araldica saluzzese: il medioevo, Società per gli studi storici archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2004.
  • Rinaldo Comba, Ludovico II marchese di Saluzzo. Condottiero, uomo di Stato e mecenate (1475-1504), Soc. Studi Stor. Archeologici, 2005.
  • Rinaldo Comba, Santa Maria di Casanova: un'abbazia cistercense fra i marchesi di Saluzzo e il mondo dei comuni, Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2006.
  • Attilio Bartoli Langeli, Andrea Giorgi, Stefano Moscadelli, "Archivi e comunità tra Medioevo ed età moderna", Dipartimento di filosofia, storia e beni culturali, Università di Trento, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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