Dogliani

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Dogliani
comune
Dogliani – Stemma Dogliani – Bandiera
Dogliani – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
Sindaco Franco Paruzzo (lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°32′00″N 7°57′00″E / 44.533333°N 7.95°E44.533333; 7.95 (Dogliani)Coordinate: 44°32′00″N 7°57′00″E / 44.533333°N 7.95°E44.533333; 7.95 (Dogliani)
Altitudine 295 m s.l.m.
Superficie 35,85[1] km²
Abitanti 4 810[2] (9 ottobre 2011)
Densità 134,17 ab./km²
Frazioni Fossato, Giachelli, Gombe, Pian del Troglio, Taricchi[1]
Comuni confinanti Belvedere Langhe, Bonvicino, Bossolasco, Cissone, Farigliano, Lequio Tanaro, Monchiero, Monforte d'Alba, Roddino, Somano
Altre informazioni
Cod. postale 12063
Prefisso 0173
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 004081
Cod. catastale D314
Targa CN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 681 GG[3]
Nome abitanti doglianesi
Patrono San Paolo
Giorno festivo 2 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dogliani
Sito istituzionale

Dogliani (Dojan in piemontese) è un comune italiano di 4.810 abitanti[2] della provincia di Cuneo in Piemonte.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Panorama ottocentesco di Dogliani in un disegno di Clemente Rovere (1844)

Il paese,di origine preromana, fu abitato da popolazioni di ceppo ligure.Conobbe nel periodo compreso tra il 200 e il 100 a.C. una sistematica penetrazione romana. Della romanizzazione nella zona sono stati ritrovati importanti reperti, conservati nel locale museo storico-archeologico G. Gabetti. Della struttura attuale del paese se ne incomincerà a parlare nel Medioevo: il Castello sulla collina e il Borgo cintato da mura nella parte inferiore, lungo il torrente Rea.

Ancora oggi si può facilmente riconoscere il nucleo medioevale, delimitato dalle due porte d'accesso alla città, Porta Soprana e Porta Sottana a Dogliani Borgo. Dogliani fu probabilmente sotto il dominio aleramico, passò quindi sotto il marchesato di Busca, per finire nei possessi dei marchesi di Saluzzo e, attorno ai primi anni del Seicento, ai Savoia.

L'Ottocento fu un secolo in cui Dogliani vide mutare la propria fisionomia, diventando un paese dall'architettura molto riconoscibile, quella di Giovanni Battista Schellino, architetto rappresentante dell'eclettismo nato nel 1818 in borgata La Spina. L'opera dell'architetto caratterizzò profondamente l'assetto della Dogliani ottocentesca. I suoi numerosi progetti diedero un volto nuovo al paese che, è bene ricordare, nel diciannovesimo secolo aveva una dignità cittadina ed una vivacità della vita culturale, sociale ed economica.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia del territorio è principalmente legata alla valorizzazione delle risorse enogastronomiche locali. La Dogliani contemporanea unisce al piccolo artigianato un'economia prevalentemente agricola: la zona collinare ha favorito la coltivazione a vigneto, rendendo il paese rinomato per la produzione del famoso vino Dolcetto di Dogliani. La storia di Dogliani è storia di vino e lo confermerebbe l'etimo "Dolium", cui si affianca l'ipotesi suggestiva, ma non priva di fondamenti storici, che il nome di questo centro langarolo derivi da "Dolium Januae", la "Coppa di Giano".

Per i vignaioli della Langa doglianese i cinque secoli di storia del loro vino non costituirebbero motivo di orgoglio se oggi il Dolcetto di Dogliani non fosse presente in tutti i luoghi dove si tratta vino di qualità. In tempi che fanno registrare mutamenti repentini nelle mode di consumo e nuove esigenze nel modo di intendere il vino, il Dolcetto continua a piacere. Piace ai consumatori esigenti, piace a quelli che giudicano il vino con il metro del proprio gusto personale. Senza tradire un solo giorno della sua storia ed un solo attimo della sua tradizione, il Dolcetto di Dogliani primeggia nell'accondiscendere alle nuove tendenze ispirate a consumare vini freschi e giovani.

In questo senso il Dolcetto di Dogliani riafferma le sue caratteristiche di vino amico, uno dei vini italiani più internazionali, un rosso di notevole concentrazione, austero, ricco, colorato, che richiede addirittura un certo affinamento per esprimere tutte le sue potenzialità. Accanto al vino, gli altri elementi del territorio oggetto di percorsi di valorizzazione e promozione dell'area sono: l'artigianato (promosso durante l'Antica Fiera della ciliegia in primavera); la cisrà, una minestra di ceci e trippe (Fiera dei Santi e Settimana gastronomica della Cisrà a inizio novembre).

Luoghi di maggiore interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale santi Quirico e Paolo

Parrocchiale santi Quirico e Paolo[modifica | modifica sorgente]

La maggiore tra le costruzioni di Giovan Battista Schellino, fu iniziata nel 1859 e ultimata nel 1869 fino alla base della cupola, che venne poi completata nel 1886. Nel 1887 venne installato l'organo. Neoclassica a croce greca, 46 metri di lunghezza e 23 di larghezza, è arricchita da un peristilio interno formato da 24 colonne, sopra le quali si innalza la grande cupola. Al suo interno raccoglie numerosissime testimonianze artistiche, tra cui tele dei secoli XVI, XVII, XVIII e XIX, statue lignee di Brilla e una Via Crucis di Gaetano Previati.

Palazzo municipale[modifica | modifica sorgente]

Palazzo municipale

Già antico Convento del Carmine, la cui data ufficiale di posa della prima pietra è il 26 agosto 1480, venne ristrutturato nella seconda metà dell'Ottocento ad opera della Schellino, con l'aggiunta di un terzo piano e dell'attigua “Torre dei Cessi” (1862-1864).

L'ingresso ed il porticato sono la navata restante della chiesa rinascimentale del Carmine, risalente agli inizi del secolo XVI. Durante i restauri effettuati negli anni passati sulla facciata è venuto alla luce un grande affresco raffigurante la Madonna del Carmine. Ospita il Municipio, il Museo storico-archeologico “G. Gabetti” (primo piano) e la Bottega del Vino (scantinato).

Confraternita dei battuti[modifica | modifica sorgente]

La chiesa, progettata dall'architetto Francesco Gallo, è stata costruita nel 1742. Capolavoro dell'architettura barocca, come suggeriscono le eleganti colonne al suo interno, è riconosciuta come Monumento Nazionale. Il suo vero nome è “Confraternita del Ss. Nome di Gesù e del S. Crocefisso” poiché fu fondata dalla confraternita maschile del Ss. Nome di Gesù e da quella femminile del S. Crocefisso. Al suo interno sono conservate due preziose tele restaurate nel 1991: S. Teresa d'Avila (1757) del pittore Mallarini e La Crocifissione, nell'abside, di Pietro Cuniberti. Altre opere di notevole valore sono la statua dell'Addolorata (1844) e l'organo con cassa barocca (inizio Settecento).

Ospedale civico[modifica | modifica sorgente]

L'ospedale civico di Dogliani

È tra le più impegnative ed elaborate opere dell'architetto Giovan Battista Schellino costruita tra il 1878 e il 1888 per sostituire la vecchia e malandata Casa dell'Ospedale. È un'architettura eclettica con allusioni neoclassiche e neoromantiche realizzata in paramento in vista di mattoni e pietra che si conclude con un vistoso cornicione ad archetti pensili. È dedicato al sindaco Ettore Manzi, di cui si nota il busto in facciata. In epoca recente sono state aggiunte le due ali laterali per esigenze di ampliamento dei locali. Attualmente è in fase di ristrutturazione.

Chiesa di San Lorenzo[modifica | modifica sorgente]

Le origini di questa antica parrocchia risalgono all'anno mille anche se l'elenco degli arcipreti inizia dal 1197 quando Dogliani dipendeva dai Marchesi di Busca. A quel tempo rappresentava la chiesa principale di tutte le chiese delle Langhe appartenenti alla diocesi di Saluzzo. La struttura originale era a tre navate, con quella centrale più alta per ricevere luce dalle ampie finestre laterali. Pilastri e volte erano a crociera. Nell'Ottocento l'architetto Schellino si dedicò ad importanti modifiche della chiesa. In collaborazione con lo scultore Adami realizzò la cappella con l'altare del comune (1854-1855). Dal 1881 al 1884 alzò e acuminò il campanile neogotico, arricchendolo di finestre alternatamene bifore e monofore.

Aprì la cella campanaria con 4 archi ogivali e ornò il cornicione con archetti pensili. Nel 1886 progettò un radicale cambiamento che ampliava e modificava totalmente la chiesa rendendola a pianta ottagonale. L'architetto morì prima di attuare il progetto che venne portato a termine dall'ingegnere Carlo Alimondi. L'opera fu innovativa in quanto si usò, probabilmente in una delle prime applicazione nel Piemonte, il cemento armato.

Chiesa dell'Immacolata Concezione[modifica | modifica sorgente]

La cappella dell'Immacolata Concezione e di S. Giuseppe sorse come succursale della chiesa di san Lorenzo. Detta del Paramu, paramuro delle fortificazioni di Castello e anche Chiesa nuova di Castello, venne progettata nel 1870 da Giovanni Schellino e fu costruita tra il 1871 e il 1880. È uno dei massimi capolavori dell'architetto: stile neo-classico e pianta a croce greca. La cupola è sorretta da otto colonne in stile dorico e su di essa si eleva un copulino traforato da otto finestre a vetrate colorate. Sulla facciata quattro grandi colonne sorreggono un imponente cornicione che a sua volta sorregge il frontone triangolare. All'interno troviamo notevoli testimonianze artistiche come le pitture interne alla cupola, l'altare in stile barocco e la grande tribuna in noce. Un tempo era presente una grande scalinata in pietra demolita nel 1921 per costruire il lavatoio. La fontana vicina alla chiesa è dal 1851.

Torrione e casa castellata dei Perno di Caldera[modifica | modifica sorgente]

Il massiccio torrione (anticamente detto “Torrazzo”), in parte ricostruito, conserva le strutture originali di epoca medioevale nella parte inferiore, mentre la parte superiore si deve ad una ricostruzione del secolo XVIII. Più recente è la Casa dei Perno (secolo XVI con rimaneggiamenti posteriori), certamente costruita su più antiche strutture, come testimoniano sia le fondamenta, che il ritrovamento di un'elegante finestra a bifora.

Ingresso monumentale al cimitero[modifica | modifica sorgente]

Elegante e suggestivo complesso monumentale in stile neogotico realizzato dall'architetto Schellino. È realizzato in mattoni fatto a mano, alternati a ferri rostrati di croci e cancelli in ferro battuto, che animano e arricchiscono l'intero complesso, ispido e tagliente. All'interno sono opera dello Schellino le tombe Appiani, Bonari e Cillario. Nell'angolo sud-est è sepolto Giovan Battista Schellino mentre in un'ala posta a destra dell'ingresso vi è la tomba di Luigi Einaudi, insigne economista e primo Presidente della Repubblica.

Chiesa di San Quirico[modifica | modifica sorgente]

Santuario dedicato alla Madonna, restaurato su progetto dell'architetto Giovanni Battista Schellino nel 1852, sul perimetro dell'antica parrocchiale del secolo XII. Conserva sull'altare un magnifico affresco raffigurante la Madonna del Latte (sec. XV). Numerosissimi gli ex-voto risalenti al 1600. Splendide le decorazioni ed i dipinti di Luigi Morgari.

Porta soprana[modifica | modifica sorgente]

Arco ogivale sovrastato da un affresco riproducente da un lato lo stemma Comunale, dall'altro quello dei Savoia, e dominato dall'alto da caditoie del sec. XV. La facciata, rimaneggiata ad inizio secolo, rappresenta uno degli scorci medievali più suggestivi e meriterebbe un serio restauro che valorizzasse ancor più quella che era la più importante fra le quattro porte d'ingresso al paese a cui si accedeva attraversando l'unico ponte in legno sul torrente Rea (Ponte Vecchio).

Porta sottana[modifica | modifica sorgente]

Inoltrandosi sotto l'arco di Porta Soprana ci si avvia lungo l'asse centrale del paese, sotto gli antichi portici di Via Corte, Piazza Carlo Alberto, Via Schellino, Via Vittorio Emanuele II (la vecchia Cuntrà di Magnin) fino ad uscire attraverso il più modesto arco di Porta Sottana verso la grande Piazza del Rivellino.

Casa e cappella di San Giacomo[modifica | modifica sorgente]

Secolo XVIII, residenza della famiglia Einaudi. Acquistata e restaurata con cura da Luigi Einaudi all'inizio del Novecento, diventò la residenza preferita del Presidente della Repubblica che la impreziosì con la sua biblioteca e arredi del vecchio Piemonte; è immersa nel silenzio e nel verde dei vigneti che le fanno corona e conserva tanti e preziosi ricordi del più illustre cittadino doglianese.

Ritiro sacra famiglia (1883)[modifica | modifica sorgente]

Opera di G.B. Schellino, tra le più elaborate e ricche di elementi architettonici decorativi al punto che la facciata sembra quasi eseguita sapientemente al traforo o con opera ancora più minuziosa di antichi merletti. Ospitò dapprima un istituto di beneficenza ed educazione per le figlie povere del paese, poi un rinomato educandato per giovinette retto dalle Suore Domenicane.

Torre civica[modifica | modifica sorgente]

Sul versante nord del Castello, si innalza la Torre del Municipio, già detta Torre dell'Orologio, di antica costruzione (se ne parla già nel secolo XII). Essa dà un severo aspetto alla pittoresca prospettiva dei due borghi quando per la prima volta si offrono allo sguardo del viaggiatore. La parte sommitale ed il coronamento a merlatura ghibellina sono opera del restauro effettuato nel 1862 da G.B. Schellino.

Piazza Belvedere[modifica | modifica sorgente]

Punto panoramico di incomparabile bellezza, ove si può ammirare il concentrico di Dogliani e la vallata del Rea. Ai lati del centenario ippocastano si staglia l'imponente mole della Torre Civica e del Castello dei Perno.

Porta Gabetti[modifica | modifica sorgente]

Da Piazza Grasso, imboccando la piccola "Via del Castellaccio", si possono ancora notare le fondamenta del grande castello, eretto nel 1300 e distrutto a metà del Cinquecento, di cui si vedono le imponenti vestigia sulla stampa del Theatrum Sabaudiae del 1600. Scendendo l'erto pendio che porta verso la valletta della Cuccìa si lascia Castello passando dotto lo stretto passaggio della Porta dei Gabetti.

Piloni del rosario[modifica | modifica sorgente]

Progettati dallo Schellino nel 1872, sono ben 14 piloni in sequenza, rappresentanti la vita di Gesù, che si snodano lungo la strada statale, dal Cimitero al Santuario della Madonna delle Grazie che rappresenta la quindicesima "stazione del Rosario".

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Persone legate a Dogliani[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Dogliani è interessata dal percorso della ex Strada statale 661 delle Langhe, che nel tratto fino a Monchiero fu interessata, tra il 1923 e il 1953, dalla presenza del binario della tranvia Monchiero-Dogliani.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Presepe vivente:Dal 1974 come ormai è tradizione consolidata, le notti del 23 e 24 dicembre, Dogliani mette in scena una suggestva rappresentazione con comparse non professionste il Presepe vivente [5].
  • Festival della TV e dei Nuovi Media di Dogliani: dal 2012 il Comune di Dogliani ospita il Festival della TV e dei Nuovi Media; 3 giorni di incontri tematici con personaggi del mondo dello spettacolo.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Comune di Dogliani (CN) su Tuttitalia.it. URL consultato l'8 novembre 2012.
  2. ^ a b Dati Provvisori del Censimento 2011 su Tuttitalia.it. URL consultato l'8 novembre 2012.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Grande presepe vivente a Dogliani il 23 e 24 dicembre

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