Buco di Viso
Il Buco di Viso o Buco delle Traversette[1] (Pertuis du Viso in lingua francese) è un tunnel non carrabile che collega l'Italia con la Francia mettendo in comunicazione i territori comunali di Crissolo e Ristolas. È stato il primo traforo alpino della storia[2][3] e rappresenta una delle più antiche opere di ingegneria civile realizzate in alta montagna. Si trova alle pendici del monte Granero in alta Valle Po (provincia di Cuneo), appena più in basso del colle delle Traversette a quota 2.882 m s.l.m. e sotto la cresta che separa la valle Po da quella francese del Guil.
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[modifica] Storia
Il promotore dell'opera fu il Marchese di Saluzzo Ludovico II, filofrancese e ostile ai Savoia, il quale stipulò il 22 settembre 1478 ad Arles l'accordo con il re di Napoli Renato d'Angiò (che era anche conte di Provenza e perciò vassallo del re di Francia Luigi XI) per lo scavo della galleria. La galleria fu poi costruita tra il luglio del 1479, ad avvenuto scioglimento delle nevi, e la fine del 1480. I lavori furono diretti dagli ingegneri Martino di Albano e Baldassarre di Alpeasco (oggi Piasco) al costo complessivo di 12.000 fiorini[4]. Le cronache dell'epoca riportano che la galleria fu scavata con ferro, fuoco, acqua bollente ed aceto.[5]
Lo scopo del tunnel era quello di permettere un passaggio più agevole alle carovane mercantili di muli che necessitavano di attraversare la barriera imposta dalle Alpi. In questo modo si evitava anche il passaggio sul più pericoloso colle delle Traversette, che procurava non pochi danni alle spedizioni. Inoltre grazie a questa "infrastruttura" aumentavano anche i giorni utili per i passaggi delle merci, visto che alle prime nevicate il colle delle Traversette avrebbe potuto non essere più valicabile. Il Buco di Viso metteva così in ulteriore comunicazione il territorio saluzzese con il Delfinato e la Provenza.[6][5]
Nel 1486 lo stesso marchese Ludovico II sfruttò il Buco per organizzare la sua fuga in Francia. Altri passaggi illustri furono quelli di re Carlo VIII di Francia nel 1494, il quale ci fece passare una parte della sua artiglieria, Luigi XII nel 1499 e soprattutto Francesco I di Francia con la sua artiglieria quando scese in Italia per sfidare l'imperatore Carlo V nel 1525. Francesco I, in quell'occasione, allargò il Buco di Viso e il sentiero che conduceva all'imbocco per renderli più praticabili per il passaggio dell'artiglieria.[6]
Con il trattato di Lione del 1601, e quindi con l'annessione dello storico marchesato di Saluzzo (che era stato in grado di conservare la sua indipendenza per oltre 350 anni) al ducato di Savoia, la galleria iniziò un periodo di chiusure molto prolungate seguite da brevi e sporadiche aperture. Il duca di Savoia Carlo Emanuele I, per non fare concorrenza ai traffici che seguivano altri percorsi già consolidati (in particolare le vie del colle del Moncenisio e del colle del Monginevro), ne ordinò l'immediata ostruzione; da parte francese tuttavia venne riaperta e poi successivamente risbarrata dai savoiardi. Negli anni seguenti, a causa anche di alcune frane, il Buco di Viso rimase chiuso soprattutto per ragioni politico-militari (Guerra della Grande Alleanza e Guerra di successione spagnola che contrapposero il ducato di Savoia e la Francia). Ci furono tuttavia diverse richieste di riaperture, come dimostra per esempio una delibera del comune di Crissolo datata 1781: "...il passaggio nella galleria sarebbe di grandissimo vantaggio non solo a questo luogo oltre a tutto il Piemonte pel comodo commercio".[6]
Per tutto il XIX secolo, però, il passaggio restò di fatto impraticabile: la riapertura del 1837, infatti, fu soltanto parziale in quanto il materiale lapideo depositatosi a causa dell'incuria e dei movimenti naturali della montagna (frane dovute al disgelo) era stato rimosso solo sommariamente dall'iniziativa a carattere semi-volontario dei paesani della valle Po. Il transito risultava abbastanza difficoltoso in quanto in certi punti si poteva procedere solo camminando a quattro zampe, ed era anche economicamente sconveniente essendo impossibile portare con sè gli animali da soma[7].
Il Buco di Viso venne riaperto definitivamente nel 1907 col decisivo sostegno economico del governo centrale e per iniziativa del CAI, associazione di alpinisti fondata solo pochi decenni addietro, nella persona del presidente della sezione di Torino Ubaldo Valbusa[8]. Recentemente, a partire dall'autunno del 1998, sono stati effettuati alcuni lavori di pulizia finanziati dalla sezione di Saluzzo del Rotary Club grazie ai quali il passaggio del tunnel è tornato così ad essere transitabile.
[modifica] La "via del sale"
La merce più utile che passava attraverso questa via commerciale era sicuramente il sale, proveniente dalle saline di Aigues-Mortes, che mancava del tutto nei territori del marchesato (il marchesato di Saluzzo non aveva sbocchi sul mare, mentre il ducato di Savoia sì perché possedeva la contea di Nizza sin dal 1388) e il cui commercio era pertanto di estrema importanza. Qui, come in molti altri valichi del territorio dell'Italia settentrionale, si formò quindi una rotta commerciale chiamata comunemente "via del sale". Per dare un'idea del volume dei traffici che interessavano la galleria basti pensare che ogni anno alla gabella di Revello (comune nei pressi di Crissolo) transitavano oltre 20.000 sacchi di sale[9], senza contare naturalmente tutte le altre merci. Altre importazioni dalla Francia verso Saluzzo erano costituite da stoffe, broccati e cavalli.[3]
Il Buco di Viso era anche strategico per l'esportazione verso la Francia di vino, riso, canapa e olio di noce[10][11] provenienti dal Marchesato.
[modifica] Caratteristiche
Posto in direzione Est-Ovest 80 metri sotto la dentellata cresta ovest del monte Granero, è lungo 75 metri, alto mediamente 2,5 e largo 2 (quanto bastava a far passare un mulo caricato da due some laterali).[3] Il traforo in origine (1480) misurava 100 metri di lunghezza, ora come detto solo 75 a causa dell'erosione dei fianchi del monte Granero[12].
La roccia di cui sono formate le pareti sono gli scisti cloritici anfibolici e il tracciato è leggermente curvo in quanto nello scavo si sono inseguite le zone di minima resistenza della roccia (cioè si sono seguite le divisioni stratiformi degli scisti)[13]. Inoltre la leggera pendenza verso il versante italiano favoriva un frequente interramento della galleria coi detriti portati dalle acque; a ciò si è posto rimedio con l'erezione di un paravalanghe in corrispondenza dell'ingresso francese[12].
Allo stato attuale è percorribile a piedi in tutta la sua lunghezza, tuttavia nei mesi invernali e primaverili la neve ne può ostruire l'ingresso rendendolo perciò inaccessibile. Per la sua visita, che ovviamente è libera e che si può effettuare agevolmente solo nei mesi estivi, è necessaria una torcia e consigliabile un caschetto di protezione. L'entrata italiana è più agevole di quella francese, che è più piccola e stretta in quanto ostruita da sfasciumi di rocce (e dalla neve fino ad estate inoltrata). L'aria presente all'interno del Buco di Viso è satura di umidità e la temperatura sensibilmente più bassa di quella esterna.
[modifica] Tecnica costruttiva
Le difficoltà tecniche e pratiche di realizzazione dell'opera furono notevoli. Innanzitutto a certe quote (oltre i 2.800 m) la copertura nevosa è presente per 7-8 mesi all'anno, pertanto i tempi di lavoro furono necessariamente ristretti all'estate inoltrata (quando peraltro non sono infrequenti fenomeni meteorologici anche violenti). In aggiunta a ciò a quell'epoca (1478) i mezzi esplosivi - oggi ritenuti fondamentali nello scavo di gallerie - erano totalmente sconosciuti perché la polvere da sparo, benché già scoperta, trovò applicazione in campo militare europeo solo a partire dal 1600 circa. Occorre inoltre considerare che, essendo sicuramente sconosciuti molti principi della moderna geodesia, l'attacco nello scavo del tunnel fu portato avanti procedendo verosimilmente da una sola estremità (a grande discapito della velocità esecutiva). L'esiguità della sezione dell'unico cantiere, infine, consentiva un impiego limitatissimo di manodopera (al massimo 2-3 uomini nel fronte di avanzamento)[14].
Il procedimento costruttivo utilizzato fu quello antico descritto da Diodoro Siculo[15]. In pratica contro la parete rocciosa veniva accatastata una pila di legname, a cui si dava fuoco. La roccia, intaccata dalle fiamme, subìva un primo processo di calcinazione a seguito del quale si screpolava e si fendeva frammentandosi a poco a poco. I minatori, quindi, inondavano la roccia con dei getti di acqua fredda ad elevata potenza (cioè con grandi masse d'acqua ad alta velocità) al fine di disgregarla anche internamente. A quel punto la roccia era diventata sufficientemente morbida per essere attaccata con successo dai picconi e dai martelli, i quali venivano spinti a forza e fatti lavorare nelle fessure che si erano venute a formare in precedenza [15]. Ovviamente l'intero procedimento andava ripetuto con una certa frequenza, a mano a mano che il fronte di avanzamento progrediva.
[modifica] Ascensione al Buco di Viso
Da Pian del Re, dove nasce il Po, a circa 2.020 metri di altitudine, si prende il sentiero che porta al colle delle Traversette (denominato V16 dalla segnaletica). L'ascesa non è trascurabile (800 m di dislivello) ma le pendenze sono abbastanza dolci e in totale l'escursione dura in media 2-3 h (solo andata). Poco più a valle dell'entrata italiana del tunnel, in una zona detritica denominata Pian Mait (2.700 m circa), c'è una ex casermetta militare della Guardia di frontiera oggi semidistrutta.
La difficoltà complessiva del percorso è valutata in E (escursionismo facile) dal Parodi[16].
[modifica] Rifugi CAI e CAF nelle vicinanze
- Rifugio Vitale Giacoletti - Valle Po
- Rifugio Barbara - Val Pellice
- Rifugio Granero - val Pellice
- Refuge du Viso - Vallée du Guil
[modifica] Note
- ^ Gianni Bagioli, Piemonte (non compresa Torino), Touring club editore, 1976, pag.351
- ^ Crissolo, si riapre il traforo del Viso, sul quotidiano la Stampa del 20/08/1998, CUNEO, pag.3; consultabile on line
- ^ a b c Andrea Parodi, Intorno al Monviso, Andrea Parodi editore, 2007, ISBN 978-88-88873-08-4; pag. 49
- ^ quotidiano Journal de Genève del 11/09/1907, pag.3
- ^ a b ALP Grandi Montagne n.16/217 - luglio-agosto 2003 - CDA & Vivalda Editori; pagg. 86-87
- ^ a b c le informazioni sulla storia del Buco di Viso sono state desunte dalla bacheca informativa posta a breve distanza dall'apertura del tunnel
- ^ Chabrand, op.cit., pagg.18-20
- ^ quotidiano la Gazzetta del popolo del 25/06/1907
- ^ Aldo Molino - Sergio Beccio, L'antica via del sale, in Piemonte Parchi n.156 del maggio 2006, Regione Piemonte, consultabile online
- ^ Bollettino della società geologica italiana, 1868, pag.73
- ^ Meridiani Montagne - Monviso, anno V, n. 23, novembre 2006, Editoriale Domus; pag. 97
- ^ a b Remo Lugli, Potremo andare nella galleria del Monviso scavata nel 1480 con "ferro fuoco e aceto", quotidiano la Stampa del 11/09/1976, p.13
- ^ Chabrand, op.cit., p.21, 23
- ^ Chabrand, op.cit., p.24
- ^ a b Chabrand, op.cit., p.22
- ^ Andrea Parodi, op. cit., pag. 41
[modifica] Bibliografia
- Luigi Vaccarone, Le Pertuis du Viso: Étude historique d'après des documents inédits conservés aux archives nationales de Turin, ed. F. Casanova, 1881
- Ernest Chabrand, Le Pertuis du Viso (la plus ancienne trouée souterraine des Alpes): la légende et l'histoire, ed. Xavier Drevet, 1910