Pace di Lodi
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La penisola italiana quarant'anni dopo la Pace di Lodi, con una situazione geopolitica sostanzialmente immutata dalla firma del trattato |
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| Alte parti contraenti: | |||||||||||
| Rappresentanti | |||||||||||
| Angelo Simonetta[4] Andrea da Birago[4] Guarnieri di Castiglione[4] Diotisalvi Neroni[4] |
Paolo Barbo[4] Giovanni I Ventimiglia Onorato Gaetani[5] |
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La Pace di Lodi, firmata nella città lombarda il 9 aprile 1454[1][2], mise fine allo scontro fra Venezia e Milano[2] che durava dall'inizio del Quattrocento[6].
La rilevanza storica del trattato risiede nell'aver garantito all'Italia quarant'anni di pace stabile[2][3], contribuendo di conseguenza a favorire la rifioritura artistica e letteraria del Rinascimento[4].
Indice |
[modifica] La situazione politica
Dopo la morte del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, a Milano venne proclamata la Repubblica Ambrosiana. I governanti decisero di affidare la difesa del neonato stato a Francesco Sforza. Questi, dopo tre soli anni, si proclamò Duca di Milano. Difatti da tempo Venezia non aveva abbandonato le sue velleità di espandersi in Lombardia e strinse così un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e l'imperatore Federico III d'Asburgo – che non aveva riconosciuto Francesco Sforza come Duca – contro quest'ultimo e i suoi alleati. Ma dopo soli tre anni giunse notizia della presa di Costantinopoli. Tale evento mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo, così la Serenissima decise di porre una temporanea tregua alle guerre in Italia settentrionale stipulando assieme ad altre potenze italiane la Pace di Lodi.
[modifica] Il trattato
Venezia e Milano conclusero la pace definitiva il 9 aprile 1454 presso la residenza di Francesco Sforza a Lodi[1]; il trattato fu ratificato dai principali Stati regionali[7] (prima fra tutti Firenze, passata da tempo dalla parte di Milano).
Il Nord Italia risultava in pratica spartito fra i due Stati nemici, nonostante persistessero alcune altre potenze (i Savoia, la Repubblica di Genova, i Gonzaga e gli Estensi). In particolare, stabilì la successione di Francesco Sforza al Ducato di Milano[2], lo spostamento della frontiera tra i suddetti stati sul fiume Adda[2], l'apposizione di segnali confinari lungo l'intera demarcazione (alcune croci scolpite su roccia sono tuttora esistenti) e l'inizio di un'alleanza che culminò nell'adesione – in tempi diversi – alla Lega Italica.
[modifica] La rilevanza storica della pace
L'importanza della Pace di Lodi consiste nell'aver dato alla penisola un nuovo assetto politico-istituzionale che – limitando le ambizioni particolari dei vari Stati – assicurò per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale[2][3] e favorì di conseguenza lo sviluppo del Rinascimento italiano[4].
A farsi garante di tale equilibrio politico sarà poi – nella seconda parte del Quattrocento – Lorenzo il Magnifico, attuando la sua famosa politica dell'equilibrio.
[modifica] Note
- ^ a b c d Majocchi, op. cit.
- ^ a b c d e f g h i j k Lodi – Pace di Lodi. Istituto Treccani. URL consultato il 08-12-2009.
- ^ a b c Ambreck et al., op. cit., p. 133.
- ^ a b c d e f g Vittorio Bottini. La pace di Lodi. Provincia di Lodi. URL consultato il 08-12-2009.
- ^ Cancila, op. cit., p. 132.
- ^ Bassi, op. cit., pp. 54-55.
- ^ Bassi, op. cit., p. 55.
[modifica] Bibliografia
- Giovanni Agnelli, Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, Lodi, Il Pomerio, 1989 (ristampa dell'edizione del 1916). ISBN 88-7121-046-8.
- Beatrice Ambreck; et al., Atlante della nuova Provincia di Lodi, Lodi, Il Giorno, 1996. (ISBN non disponibile).
- Agenore Bassi, Storia di Lodi, Lodi, Edizioni Lodigraf, 1977. ISBN 88-7121-018-2.
- Orazio Cancila, Castelbuono medievale e i Ventimiglia, Palermo, Associazione Mediterranea, 2010. (ISBN non disponibile).
- Pierluigi Majocchi, Francesco Sforza e la Pace di Lodi, in Archivio Storico Lodigiano – Organo della Società Storica Lodigiana, edizione 2008. (ISBN non disponibile).
[modifica] Voci correlate
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