Pittura a olio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

La pittura a olio è una tecnica pittorica che utilizza pigmenti in polvere mescolati con basi inerti e oli.

Indice

[modifica] Storia

Le origini della pittura a olio affondano le radici nell'antichità; ne davano notizia già Galeno, Vitruvio e Plinio il Vecchio. Teofilo monaco la riporta nel De diversis artibus, un celebre ricettario della prima metà del XII secolo e, alla fine del Trecento, la cita Cennino Cennini[1] nel Libro dell'Arte. Non è pertanto da prendere alla lettera la leggenda, riportata anche dal Vasari nelle sue Vite, secondo cui Jan Van Eyck fu l'inventore dei colori ad olio; è certo, invece, che i pittori fiamminghi del XV secolo perfezionarono questa «nuova e prodigiosa maniera di colorire»[2], ovviando ad alcuni inconvenienti.

Fu comunque dalla metà del XV secolo che l'olio conobbe una straordinaria diffusione[1], prima nelle Fiandre e poi, dagli anni sessanta e settanta del XV secolo, in Italia. Gli italiani utilizzavano già questa tecnica, soprattutto in combinazione con altre, come la pittura a tempera (ad esempio, fu usata per la realizzazione di alcune parti della Pala Colonna di Masaccio), ma le prime opere eseguite interamente ed esclusivamente a olio comparvero soprattutto nelle città che per prime accolsero la cultura fiamminga, come Urbino, Ferrara, Napoli, Roma e, in seguito, Venezia. L'introduzione della tecnica ad olio in Italia è tradizionalmente attribuita ad Antonello da Messina, che nella sua città natale e a Napoli poté entrare in contatto diretto con artisti catalani e fiamminghi, tra cui Petrus Christus. Il suo esempio sarebbe poi stato seguito da Piero della Francesca, Giovanni Bellini e altri.

La pittura ad olio, inizialmente stesa su supporto ligneo, dal XVI secolo si affermò anche su tela, dando origine a una modalità quasi esclusiva (la locuzione 'olio su tela' esprime la quasi totalità della produzione figurativa ad olio sino al XIX secolo) che nella tecnica pittorica mutò solo con la comparsa dei colori acrilici.

[modifica] Vantaggi della pittura a olio

L'olio è un ottimo legante, fluido e resistente; la possibilità di creare finissime velature, trasparenti e lente ad asciugare, permetteva di creare effetti di luce e di consistenza impossibili con le altre tecniche pittoriche. Consentiva inoltre di ampliare la gamma cromatica, ammorbidire le sfumature e potenziare il modellato[1]. I colori impastati con l'olio, una volta asciutti, garantivano una lunga durata, soprattutto rispetto alla tempera, e mantenevano pressoché inalterati i valori cromatici. Grazie a queste caratteristiche, la pittura ad olio si diffuse velocemente, favorita anche dai commerci dei mercanti che ne apprezzarono i vantaggi pratici e la diffusero in tutta Europa; infatti, le tele arrotolate erano molto più facili da trasportare delle rigide tavole di legno.

Per la sua duttilità, la tecnica a olio sopravvisse attraversando indenne mode e stili nel corso dei secoli, piegandosi ai più disparati utilizzi. Ad esempio, a seconda della modalità di stesura del colore, gli artisti crearono superfici perfettamente levigate o al contrario ruvide e increspate, stese con pennello o spatola, creando una consistenza materica dalla particolare valenza espressiva[1].

Leonardo da Vinci fu forse tra i più celebri pittori che usarono con sapienza lo sfumato; nelle sue opere, le velature piatte celano perfettamente le pennellate, mentre le trasparenze donano una luminosità diffusa e impalpabile che modella morbidamente le forme. Tiziano, soprattutto nelle opere tarde, usò invece un segno pittorico rapido e sciolto, con il colore steso in pennellate corpose e a rilievo, usando talvolta anche le dita, in cui le forme emergono con vigore; Van Gogh infine arrivava spesso a spremere direttamente il colore dal tubetto, in modo che la materia pittorica non fusa acquistasse una sua essenza autonoma, carica di tensione dalla vitalità febbrile[1].

Lo svantaggio del colore a olio, nel complesso limitato, risiede nella natura del medium: essendo un polimero naturale, il processo di polimerizzazione non termina mai e i colori a contatto con l'aria dopo molto tempo cominciano a scurirsi; per questo i quadri si proteggono con le lacche. Non tutti i pittori usano volentieri i colori a olio, che richiedono giorni per essiccare, ma essendo questa la tecnica più conosciuta anche dal pubblico, è di solito la più richiesta dai galleristi.

[modifica] Oli

Come si è visto, la novità nella tecnica era costituita dal legante, che invece di essere l'acqua o l'albume (tempera), oppure altro ancora, era un olio. Si utilizzavano sia gli oli comunemente detti (olio di lino, olio di noce, olio di papavero e, raramente, olio d'oliva), che gli oli essenziali (trementina, essenza di rosmarino). I secondi, sebbene più costosi, garantivano una materia più fluida e trasparente, più adatta alle velature e meno soggetta all'ingiallimento[1].

Il legante più diffuso è l'olio di lino. Questo viene utilizzato crudo nella preparazione e nella miscelazione dei colori, talvolta con additivi siccativi. L'olio di lino cotto, dal colore giallo paglierino intenso, pur asciugando più rapidamente dell'olio crudo e permettendo così tempi più rapidi di esecuzione, ha lo svantaggio di ingiallire sensibilmente le tinte.

[modifica] Supporti

Moretto, San Francesco di Paola (1550 circa, collezione privata, Brescia), dipinto a olio su rame[3]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Pittura su tela e Pittura su tavola.

La pittura a olio può essere eseguita su supporti vari: sin dal Trecento, come riferisce il Cennini, si usano tavole di legno, fino alla comparsa, nel secolo successivo, delle tele. La tela, come è noto, aveva il pregio della leggerezza e della relativa semplicità di preparazione, affermandosi nel corso del XVI secolo come supporto privilegiato per la pittura.

Altri supporti, più rari, sono il cuoio, diffuso nella Venezia del XVI secolo, il rame, o la carta, di solito adeguatamente preparati per permettere ai colori di fissarsi saldamente alla superficie; oggi si trovano in commercio cartoni telati o carte speciali, a grana grossa e con scarsa permeabilità.

Infine, sono usati anche altri materiali, soprattutto per fini decorativi: metalli (oro, argento, platino), dipinti in modo tale da non coprire del tutto lo sfondo, per sfruttarne la brillantezza in giochi di trasparenza o alternanza luminosa; pietra (marmi, ardesia etc.); seta; vetro; legni, preziosi per l'effetto decorativo delle loro venature.

[modifica] Imprimitura

Solitamente, si preferisce dipingere su uno strato di imprimitura che renda uniforme il supporto e che limiti l'assorbimento dell'olio, per lavorare con facilità il colore. L'imprimitura più usata, fin dai secoli passati, è il gesso, mescolato con colla, di caseina o di coniglio, e una piccola parte di olio di lino cotto: la miscela deve essere densa per formare spessore, ma allo stesso tempo abbastanza fluida da poter essere stesa. Questa imprimitura può essere utilizzata sia sulle tele che sulle tavole. Spesso, soprattutto in epoca antica, l'imprimitura era distribuita su più strati, applicati in maniera ortogonale tra l'uno e l'altro (ad esempio uno dall'alto al basso e uno da destra a sinistra, ecc.)[1]. Talvolta, su questa preparazione bianca o chiara si stendeva un ultimo strato colorato, o un velo d'olio[1]. Questo accorgimento facilitava la realizzazione successiva di un disegno preparatore a chiaroscuro, in cui alla tonalità media di base occorreva aggiungere i chiari e gli scuri che creavano effetti di plasticità e volume, o particolari effetti di luce.

La carta o il cartone possono essere preparati con una stesura di olio di lino cotto, colla, vernice, oppure con i residui di colori a olio presenti sulla tavolozza, ben impastati. Oggi si trovano in commercio imprimiture acriliche, chiamate impropriamente "gesso", poiché sono composte da medium acrilico e bianco di titanio.

[modifica] Stesura

Jan van Eyck, Madonna del cancelliere Rolin (1432 circa), Louvre, Parigi: particolare che evidenzia la straordinaria luminosità dei dettagli a olio

La tecnica della pittura a olio è particolarmente complessa; l'esecuzione della pittura, secondo i canoni classici, avviene per sovrapposizione di strati di colore. Diversi procedimenti determinano un differente esito nell'opera finita; in particolare sono importanti la diluizione, la mescolanza e la modalità di stesura dei colori sul supporto.

La stesura degli strati di colore, che però non è impiegata nelle esecuzioni dette 'alla prima', avviene sovrapponendo al primo strato, detto 'abbozzo' o 'preparazione', quelli successivi, dando il colore più o meno corposo. A seconda del metodo scelto, il procedimento è definito con diversi termini: velatura, mezzocorpo, frottage, glacis, ecc. Così operando, il pittore deve sempre osservare la regola detta del 'grasso su magro', ovvero: gli strati dovranno essere sempre più ricchi d'olio quanto più ci si avvicina a quelli finali. Questa tecnica richiede tempi più o meno lunghi a seconda del numero dei passaggi, poiché per la stesura di un nuovo strato occorre che quello inferiore sia asciutto. Viceversa, alcuni stili prevedono la stesura su strati ancora non completamente asciutti. La diluizione del colore avveniva in passato principalmente con trementine naturali (distillate ad esempio da gemme di pino o fiori di lavanda) per gli strati più magri, mentre gli olii erano utilizzati per quelli più grassi. Non va però dimenticato che nell'antichità spesso l'artista utilizzava un proprio 'medium', termine con cui si definiva un particolare diluente stabilito dal pittore, nella cui ricetta oltre l'olio entravano resine quali la mastice o l'ambra, oppure la cera o il litargirio. Oggi vengono utilizzati in prevalenza solventi quali l'acquaragia sintetica. Di norma, la stesura avviene ancora oggi, come in passato, 'a pennello'; i pennelli sono solitamente in setola animale (cinghiale, tasso, cammello, etc.).

Essendo questa la tecnica dominante della pittura classica, sono stati elaborati nel tempo innumerevoli stili, dal punteggiato allo sfumato, che rispecchiano le differenti tendenze espressive dell'artista e del suo tempo.

La tecnica ad olio permette di ottenere una impareggiabile brillantezza del colore, ma per evitare fastidiosi effetti di rifrazione, causati appunto dalla lucentezza dell'olio, nei musei o negli ambienti frequentati dal pubblico si usa predisporre un'adeguata illuminazione ambientale.

[modifica] Colori

Anticamente il pittore realizzava da se stesso i colori, lavorando la materia prima che doveva essere macinata finemente, lavata (purificata) e poi miscelata. Per compiere il procedimento era necessario avere conoscenze di chimica e scegliere fra i vari elementi quelli che potevano essere mescolati senza creare reazioni di ossidazione o altro, che avrebbero danneggiato irrimediabilmente il risultato finale. Per questo motivo, nei secoli passati, alcune opere hanno patito gli effetti di esperimenti mal riusciti.

I colori ad olio contengono pigmenti polverizzati in prevalenza di origine minerale, ma non mancano colori ottenuti da terre, da vegetali (delicati e rapidamente deperibili; perciò, sebbene alcuni abbiano un notevole potere pigmentante, sono assai di rado utilizzati) o di origine animale[1]. Alcuni dei loro componenti sono:

I colori sono soggetti a ossidazione atmosferica, ciò significa che essi tendono naturalmente a scurire nel tempo. Tale tendenza può essere rallentata o anche arrestata ponendo l'opera in una camera protettiva dotata di atmosfera controllata o inerte (assenza di ossidanti gassosi quali l'ossigeno e sostituzione con l'azoto). I colori ad olio risentono anche di ampie e repentine escursioni termiche e, ovviamente, degli inquinanti ambientali.

Oggi quasi tutti i pittori utilizzano colori a olio in tubetto, già pronti, reperibili nei colorifici.

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e f g h i De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 57.
  2. ^ Cit. in GINO PIVA, La tecnica della pittura ad olio e del disegno artistico, Hoepli, Milano, 1985, p. 11.
  3. ^ Pier Virgilio Begni Redona, pag. 429

[modifica] Bibliografia

  • Pier Virgilio Begni Redona, Alessandro Bonvicino - Il Moretto da Brescia, Editrice La Scuola, Brescia 1988
  • Gino Piva, La tecnica della pittura a olio, Hoepli
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

pittura Portale Pittura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di pittura
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue