Cinabro

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Cinabro
Cinnabarit 01.jpg
Classificazione Strunz (ed. 10) 2.CD.15.a[1]
Formula chimica HgS
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino dimetrico
Sistema cristallino trigonale
Classe di simmetria trapezoidale
Parametri di cella a=4,149 c=9,495
Gruppo puntuale 3 2
Gruppo spaziale P 3121, P 3221
Proprietà fisiche
Densità 8,19 g/cm³
Durezza (Mohs) 2-2½
Sfaldatura evidente romboedrica
Frattura scabra o scheggiata
Colore vermiglio (se puro) altrimenti di tutte le tonalità di rosso fino al marrone
Lucentezza adamantina, blendacea
Opacità trasparente in sezioni sottili
Striscio rossi
Diffusione poco comune compatto o granulare; raro in cristalli
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale

Il cinabro o cinnabrite o cinnabarite o solfuro di mercurio è un minerale, appartenente alla classe dei solfuri dall'aspetto rossiccio; noto già ai Greci (greco antico Κιννάβαρι, έως, τό e dal latino cinnàbaris). Chimicamente è un'unione di zolfo e mercurio (formula chimica HgS) pertanto, dato il suo contenuto in mercurio, è da considerarsi minerale tossico.

Da questo minerale, tramite arrostimento e successiva condensazione, si estrae il mercurio. I più importanti giacimenti si trovano ad Almadén in Spagna (oggi i giacimenti più produttivi), in Italia nella zona del Monte Amiata (con quelli che furono i secondi giacimenti più produttivi al mondo)[2] e a Idria in Slovenia.

Abito cristallino[modifica | modifica sorgente]

Cristallizza nel sistema trigonale. In genere si presenta in masse che hanno un tipico colore rosso vivo. Le uniche località in cui sia frequente la formazione di splendidi cristalli fino a dimensioni di alcuni centimetri si trovano nella provincia cinese dello Hunan.

Esistono due forme cristalline. Il pigmento derivato dal cinabro si estrae da quella α, che possiede struttura trigonale, mentre esiste una seconda forma detta β o metacinabro, microcristallina, con struttura cubica.[3]

Il cinabro esposto alla luce annerisce, e se conservato in ambienti umidi si deteriora rapidamente, scurendosi.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Ha un'origine magmatica teletermale, cioè a temperature dei fluidi di formazione inferiori ai 100 °C. Si forma nei pressi dei vulcani, sia in stato di quiescenza che prossimi all'estinzione (ossia vulcani praticamente spenti o quasi), principalmente da vene d'acqua termali profonde a temperatura inferiore ai 100 gradi centigradi ricche in minerali e da vene magmatiche superficiali fredde.

Il cinabro, come lo zolfo e altri minerali, è un prodotto dell'attività vulcanica secondaria, ossia un complesso insieme di fenomeni che interessano il territorio attorno al vulcano e che sono tutti più o meno strettamente correlati alla presenza di magma a vari stadi di temperatura. Il cinabro non è presente però, a differenza dello zolfo, in quasi tutte le aree vulcaniche ma solo in un ristretto numero di esse, in cui vi siano le condizioni che concorrano alla sua formazione.

Giacitura[modifica | modifica sorgente]

Polvere di cinabro

Si trova come impregnazione di diverse rocce, generalmente in piccole quantità.
È possibile trovare piccoli cristalli nei litoclasi od in cavità.

Nella zona di Idria si trova in masse compatte, e talora cristalline, frammisto a idrocarburi (fra i quali la idrialite). Nella zona del Monte Amiata è diffuso in masse compatte e granulari o come fine impregnazione di rocce sedimentarie, argillose, calcaree e arenacee o, più raramente, nella trachite.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica sorgente]

Un cristallo di cinabro su della dolomite

Raramente si presenta in piccoli cristalli, solitamente si rinviene in masse compatte informi, terrose o granulari o efflorescenze.

Caratteri fisico-chimici[modifica | modifica sorgente]

Evapora al cannello; solubile in acido nitrico e nell'acqua regia. Scaldato in tubo chiuso volatilizza senza fondere e dà sublimato nero di HgS che, per confricazione (strofinamento) diviene di un bel colore rosso; scaldato con carbonato di sodio o con cianuro di potassio dà sublimato di mercurio metallico nella parte fredda del tubo.

Filosofia[modifica | modifica sorgente]

Utilizzato da Immanuel Kant come esempio nella complessa dimostrazione di una regolarità delle apparenze (fenomeni), regolarità ammessa come fondamento della possibilità riproduttiva dell'immaginazione, nell'ambito della deduzione trascendentale dei concetti puri dell'intelletto, uno dei passi più ostici, complessi e straordinari di tutta la storia della filosofia[4].

Per la sua capacità di trasformarsi in mercurio, il cinabro è alla base di tutto il pensiero alchemico cinese dell'antichità, e riveste un ruolo di primaria importanza anche nelle tecniche di longevità e di ricerca dell'immortalità, proprie del Taoismo.[5]

A tal proposito anche lo scrittore ed esoterista italiano Julius Evola, riprende il nome del minerale per il titolo di un suo libro, "Il cammino del cinabro", che, dietro un'apparente autobiografia, risulta essere un testo che esplica il pensiero esoterico e alchemico dello stesso Evola.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Il cinabro, sia naturale sia sintetizzato, è stato usato in pittura per produrre il pigmento vermiglione, oltre che per l'estrazione del mercurio.

Inoltre è sempre servito, fin dall'antichità, per separare l'oro dalle impurità dei minerali nei quali è contenuto[6].

Precauzioni[modifica | modifica sorgente]

A causa del suo contenuto in mercurio, il cinabro è considerato tossico per l'uomo e l'ambiente. Durante l'antica Roma, schiavi e detenuti venivano mandati a lavorare nelle miniere di cinabro di Almadén, in Spagna: tale pena era equiparata ad una condanna a morte, a causa della scarsa aspettativa di vita dei condannati, costretti a vivere a contatto con questo minerale[7].

Medicina[modifica | modifica sorgente]

In medicina fu utilizzato dal filosofo, poeta e medico autodidatta Tommaso Campailla (Modica, 7 aprile 1668Modica, 6 febbraio 1740) come componente per la cura della sifilide, facendolo evaporare per mezzo di un braciere dentro una "botte" (che non era altro che una stufa coperta), da lui ideata sulla base di un prototipo francese di quel tempo, ma modificata nei materiali di rivestimento interno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cinnabar mineral information and data. URL consultato il 25 gennaio 2013.
  2. ^ Cinabro
  3. ^ Cinabro e Vermiglione
  4. ^ Critica della ragion pura – Dottrina trascendentale degli elementi – Parte II, Logica trascendentale, parte I, analitica trascendentale – libro I – capitolo II – sezione II. Prima edizione § 2. Corsivo nell'edizione Adelphi della "Critica della Ragion pura" del 1976 curata e tradotta da Giorgio Colli – pagina 162
  5. ^ K. Schipper "Le corps taoist", Paris, Fayard, 1982
  6. ^ Dario Menasce Diavolo di una particella, (2013), Hoepli p.9-10
  7. ^ A. W. Hayes, Principles and Methods of Toxicology, 5ª edizione, New York, NY, USA, Informa Healthcare, 2008, ISBN 0-8493-3778-X.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mineralogia – Cornelis Klein – Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti – Morbidelli – Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce – De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali – Borelli e Cipriani – Mondadori (1987)
  • Atlante delle rocce magmatiche e delle loro tessiture – Mackenzie, Donaldson e Guilford – Zanichelli (1990)
  • Atlante delle rocce sedimentarie al microscopio – Adams, Mackenzie e Guilford – Zanichelli (1988)
  • I minerali d'Italia – SAGDOS – 1978
  • Minerali e Rocce – Corsini e Turi – Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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