Pietra filosofale

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Alchimista in cerca della pietra filosofale

La pietra filosofale o pietra dei filosofi (in latino: lapis philosophorum) è, per eccellenza, la sostanza catalizzatrice simbolo dell'alchimia, capace di risanare la corruzione della materia.[1]

Proprietà[modifica | modifica wikitesto]

La pietra filosofale sarebbe dotata di tre proprietà straordinarie:

  1. fornire un elisir di lunga vita in grado di conferire l'immortalità fornendo la panacea universale per qualsiasi malattia;
  2. far acquisire l'onniscienza ovvero la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene e del male (cosa che spiegherebbe anche l'attributo di "filosofale");
  3. la possibilità infine di trasmutare in oro i metalli vili (proprietà che ha colpito maggiormente l'avidità popolare).

Molte leggende tuttavia, attribuiscono a tale elemento altre proprietà, o ne sottraggono alcune. Alcune speculano anche sul fatto che l'elemento in realtà non debba essere forzatamente solido e che esso sia una polvere rossa molto densa o addirittura un materiale giallastro simile all'ambra.

Ciò non vuol dire che la pietra filosofale fosse l'oggetto di semplici leggende, di visioni utopiche, o di desideri avidi: l'oro infatti era ricercato soprattutto per essere utilizzato come catalizzatore nelle reazioni chimiche (per portare a termine le trasformazioni), essendo inoltre apprezzato da sempre come l'unico metallo conosciuto in grado di restare inalterabile nel tempo.

Poiché anticamente si pensava che gli elementi dell'universo fossero formati della stessa sostanza primigenia, assolutamente identica in tutti ma presente in proporzioni diverse, appariva lecito supporre che tali proporzioni potessero essere variate dall’azione di un agente catalizzatore (la pietra filosofale) capace di riportarli alla loro materia prima. La maggiore o minore presenza di quel composto originario era ciò che determinava appunto le loro mutazioni.

Per ottenere la pietra filosofale pare si dovesse adoperare un forno speciale denominato athanor.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto ha apparentemente avuto origine dalle teorie dell'alchimista musulmano Geber (Jabir ibn Hayyan). Egli analizzò ciascuno dei quattro elementi aristotelici (fuoco, acqua, terra, aria) nei termini delle quattro qualità di base: caldo, freddo, secco e umido. In questo modo, il fuoco era caldo e secco, la terra fredda e secca, l'acqua fredda e umida, e l'aria calda e umida. Teorizzò inoltre che ogni metallo fosse una combinazione di questi quattro principi, due di questi interiori e due esteriori.

La credenza nel "triplo potere" della pietra filosofale avrebbe radici profonde; essendo considerato l'oro un metallo "immortale", capire come produrlo a partire da metalli vili significa comprendere come rendere immortale un corpo mortale. L'oro inoltre è simile alla luce che è simile allo spirito. Trasformare tutti i metalli in oro significa quindi trasformare la materialità in spirito.

Per secoli e secoli alchimisti e scienziati hanno rivolto tutti i loro sforzi alla ricerca della pietra, specialmente durante il Rinascimento.

Alla corte dell'imperatore Rodolfo II, John Dee avrebbe operato una trasmutazione del piombo in oro di fronte a testimoni[senza fonte]. Le ricerche della Pietra Filosofale da parte di John Dee furono prese come spunto da Gustav Meyrink per il suo romanzo L'angelo alla finestra d'occidente.

Nonostante l'enorme potere di arricchimento che la pietra avrebbe conferito agli alchimisti, costoro tuttavia sarebbero stati tenuti ad usarla per scopi strettamente umanitari, dovendo essi sviluppare un senso morale parallelo all'elaborazione della pietra e che costituiva anzi una condicio sine qua non per la riuscita finale del loro operare.

Per produrla si diceva occorresse infatti la disponibilità del grande "Agente universale" o Anima del mondo (altrimenti detta Azoto)[3] che era la Luce astrale divina che permeava di sé ogni elemento della realtà.

Anche Cagliostro nel Settecento affermò di esserne in possesso, e di saper operare trasmutazioni dai metalli vili in oro.

Influsso culturale[modifica | modifica wikitesto]

L'influsso culturale della pietra filosofale non è limitato alle sperimentazioni sulle proprietà fisiche degli elementi; ma si estende fino a diventare simbolo della trasformazione psicologica dell'individuo, della sua evoluzione in senso spirituale. Carl Gustav Jung, in particolare, vedeva nella pietra filosofale la metafora dello sviluppo psichico di ogni essere umano, la forza che lo spinge verso la propria identità attraverso una sempre maggiore differenziazione.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Ranque, La pietra filosofale, pag. 38: «La Pietra Filosofale, come la descrivono i filosofi, si comporterebbe come una sorta di catalizzatore, capace appunto di far evolvere gli atomi, senza però modificare troppo i pesi degli elementi trasmutati».
  2. ^ Dall'arabo al-tannūr, "forno".
  3. ^ Per Azoto si intende qui un acronimo cabbalistico di 4 lettere (A-Z-Ω-Th), simbolizzante il mercurio: "A" in quanto inizio dell'alfabeto, "Z" in quanto fine, "O" come fine dell'alfabeto greco (omega), "TO" come fine dell'alfabeto ebraico. Le caratteristiche di contenere in sé l'inizio e la fine di tutto erano quelle attribuite appunto al mercurio (cfr. L'anello del mercurio).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Ranque, La pietra filosofale, Edizioni Mediterranee, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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