Arnaldo da Villanova

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Arnaldo da Villanova

Arnaldo da Villanova (Valencia, o Villeneuve-lès-Maguelone, 1240Genova, 1312 o 1313) è stato un medico, alchimista e scrittore in catalano del XIV secolo. Culturalmente molto vicino al Francescanesimo spirituale, fu un personaggio influente nelle corti europee all'inizio del XIV secolo, consigliere del re d'Aragona, del papa e del re di Sicilia. Subito dopo la sua morte, la sua personalità e studi gli conferirono fama di alchimista e mago.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

La vita di Arnaldo da Villanova, detto il Catalano, è tuttora avvolta nell'oscurità. Le informazioni e i dati riguardanti la sua vita sono piuttosto scarse.

Nacque intorno al 1240, molto probabilmente in un villaggio ora inglobato nella città di Valencia, Vilanova del Grau.[1] Intraprese gli studi classici presso Aix-en-Provence, quindi si trasferì a Montpellier per studiare medicina. Terminò i suoi studi a Parigi, dove si laureò verso il 1270.

A Parigi ebbe la possibilità di seguire i corsi di Alberto Magno, dalle cui opere nacque il suo interesse per l'alchimia.

Successivamente Arnaldo viaggiò molto al fine i perfezionare i propri studi di medicina, visitando diverse scuole e Università italiane, tra cui quelle di Bologna, Firenze, Perugia e Roma. Si recò a studiare anche a Napoli e a Salerno, presso la famosa Scuola Medica Salernitana, dove era stato redatto il "Regimen Sanitatis Salernitanum", il più consultato testo di medicina del Medioevo del quale Arnaldo scrisse anche un commento.[2]

Tornato in Francia, esercitò la professione di medico in diverse località, stabilendosi infine a Parigi dove rimase per diversi anni. Qui incontrò Raimondo Lullo, futuro grande alchimista, che divenne suo discepolo.

Arnaldo da Villanova

Alla corte di Aragona[modifica | modifica sorgente]

Si recò poi alla corte del re aragonese Pietro il Grande, visitò diverse città della Penisola iberica, come Barcellona, Valencia, Tarragona e Madrid. Non dimenticò di recarsi a Toledo, città che all'epoca era un famoso punto d'incontro tra ermetisti provenienti da tutta Europa.

A Barcellona ebbe modo di apprendere la lingua araba ed ebraica (suo maestro di ebraico fu il domenicano Raimondo Martí) e di allargare i suoi studi, interessandosi sempre di più alla religione e alla politica. Nel 1386 Arnaldo già insegnava nello Studium di Barcellona e nello stesso periodo scriveva diverse opere a sfondo escatologico.

Divenne medico e consigliere di Giacomo II d'Aragona, figlio di Pietro il Grande, esercitando la sua influenza nelle decisioni politiche riguardanti la Corona d'Aragona, la Francia e l'Italia.

Inviato nel 1301 da Giacomo II a Re Filippo IV di Francia, fu arrestato appena giunto a Parigi, per delle affermazioni giudicate sospette contro la teologia scolastica, contenute nei suoi libri. Appellatosi a Filippo IV e a Bonifacio VIII, fu liberato ed ottenne di poter lasciare la Francia.

Il viaggio in Italia[modifica | modifica sorgente]

Venuto in Italia, seppe farsi apprezzare come medico anche da papa Bonifacio VIII (a cui fornì le sue cure contro i calcoli renali) che si mostrò con lui molto tollerante. Tuttavia, nonostante le simpatie del Papa, subì ugualmente condanne e carcere, a Roma e a Perugia.

Rifugiatosi in Sicilia, alla corte di Federico II d'Aragona, Arnaldo scrisse l'opuscolo De Cymbalis Ecclesia, dove fece professione di fede e di obbedienza al Papa per ingraziarselo. Si narra che proprio di fronte a Bonifacio VIII, Arnaldo compì una delle sue prime trasmutazioni pubbliche, a dimostrazione del suo sapere, ottenendo verghe d'oro purissimo.

I suoi rapporti con il Papato migliorarono con il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI, che fu Papa dal 1303 al 1304, e con il successore di questi, Clemente V, eletto nel 1305 per volontà del Re di Francia.

Clemente V favorì gli studi di medicina e di lingue orientali, istituendo cattedre universitarie e promulgando editti. Si fece però artefice e responsabile, insieme a Filippo IV, della distruzione e della spoliazione dei beni dell'Ordine del Tempio.

L'inquisizione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1305 l'inquisizione catalana proibì la lettura dei libri di Arnaldo, che spaziavano dalla Medicina all'Astrologia, dalla Teologia all'Alchimia, ecc., nei quali, con uno spirito apocalittico, il Villanova prevedeva per la metà del XIV secolo, la fine di un'era e la venuta dell'Anticristo.

Arnaldo fu chiamato ad esporre le sue teorie di fronte al Sacro Collegio riunito ad Avignone; in questa occasione si espresse contro i governi temporali, rompendo definitivamente ogni rapporto con Giacomo II, del quale, fino a quel momento, era stato medico e consigliere.

In Francia, Arnaldo riorganizzò gli studi della Scuola di Montpellier, di cui divenne rettore e professore. Qui, nel 1309, secondo un programma sanzionato da una bolla di papa Clemente V, pose le basi che trasformarono questa Scuola in Università e compose vari testi medici, diventando famoso per le sue polemiche contro la medicina araba e galenica e opponendo alla cultura dei libri l'esperienza pratica.

Anche Clemente V apprezzò personalmente le sue qualità di medico, mostrandosi anche interessato alle sue opere alchemiche (interesse che fu già di Bonifacio VIII).

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Lasciata la Francia, Arnaldo fece ritorno in Sicilia alla corte di Federico II e si recò forse persino in Africa. Per conto di Federico svolse numerosi incarichi e missioni diplomatiche, recandosi spesso a Palermo, Parigi e Avignone. Fu durante uno di questi viaggi verso Avignone che Arnaldo morì in mare presso Genova, nel 1312 o nel 1313.

Dopo la sua morte, nel 1316 i suoi libri furono confiscati e bruciati dall'Inquisizione di Tarragona.

Opere[modifica | modifica sorgente]

A tutt'oggi sono sopravvissute molte delle sue opere; tra quelle alchemiche ricordiamo:

  • Flos Florum (Libro del Perfetto Magistero, Sear 1986)
  • Epistola Super Alchimia (Lettera sull'Alchimia al Re di Napoli, Sear 1986)
  • Novum Lumen
  • Il Rosario dei Filosofi
  • Domande sull'Essenza e sull'Accidente
  • Lo Specchio dell'Alchimia
  • Carmen
  • Semita Semitae
  • Testamento
  • La Practica (Breviarium Librorum Alchemiae)
  • De Decotione
  • Thesaurus pauperum (volgarizzamento in siciliano)
  • A Lione tra il 1520 e il 1532, e a Basilea tra 1585 e il 1699, fu pubblicata l'Opera Omnia Arnoldi de Villanova.
Risorse on line

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il francescano Francesc Eiximenis, vissuto meno di un secolo dopo la morte di Arnaldo, ne parla così nel suo Primer del Crestià (cap. 59):
    (CA)
    « De Vilanova, qui és vila en lo regne de València, fou natural un gran e assenyalat metge qui s'appellava maestre Arnaul de Vilanova, qui fou hom il·luminat de diverses sciències, qui meynspresava lo món fort e anava fort simplement vestit ne jamés no volch pendre muller e anava cavalcant tostemps en un ase ne havia casa ne alberch e era de la terça regla de sent Ffrancesch, hom fort famós en saviesa natural e en gran sciència e en virtuosa vida e hom ab gran zel e fort fervent de incitar tota creatura de servir a Déu. Aquest fou en temps del rey en Jaume d’Aragó, de bona memòria, qui fou frare del rey Frederich de Sicília. Aquest sabia aquesta art de nigromància complidament e sí fou pregat per lo dit senyor rey en Jacme que li ensenyàs la dita art e null temps no la li volch ensenyar, al·legant que mal ne usaria (emperò, per tal quant amava pus carament lo rey Fraderich de Sicília, atorgà-ho en aquell aprés grans e lonchs prechs). E, com de fet ell passàs ja en Sicília per aquesta art a ensenyar al dit príncep e pervengués en Gènova, aquí li tramès nostro Senyor Déu malaltia qui s’appella pleuresis; axí com no fos neguna malaltia que ell no guarís, aquella emperò no poch guarir. »
    (IT)
    « Di Vilanova, cittadina nel Regno di Valencia, era un grande e famoso medico che si chiamava maestro Arnaldo di Vilanova. Era un uomo illuminato in diverse scienze, che disprezzava assai il mondo e andava vestito molto semplicemente, né mai volle prender moglie e si muoveva sempre a cavallo di un asino. Non aveva casa né ostello, e apparteneva al Terz'Ordine di san Francesco. Fu un uomo molto rinomato per sapienza naturale, grande scienza e vita virtuosa, uomo di grande zelo e molto fervente nell'incitare ogni creatura al servizio di Dio. Visse al tempo del re Giacomo d'Aragona di buona memoria, che fu fratello del re Federico di Sicilia. Questi conosceva l'arte della necromanzia in modo esaustivo, e fu pregato dal suddetto re Giacomo che gli insegnasse quest'arte, e non gliela volle mai insegnare, dando come motivo il fatto che ne avrebbe usato male; comunque, visto che amava più caramente il re Federico di Sicilia, dopo grandi e lunghe preghiere a lui lo concesse. E quando egli era passato in Sicilia per insegnare quest'arte al suddetto principe, ed arrivò a Genova, qui nostro Signore gli mandò una malattia che si chiama pleuresi; e benché non ci fosse stata prima nessuna malattia dalla quale egli non fosse guarito, da questa non poté guarire. »
    (Francesc Eiximenis)

    È difficile pensare che Eiximenis, che peraltro visse molti anni proprio a Valencia, potesse mentire collocando i natali di Arnaldo in una vila di questo regno.

  2. ^ Arnaldo da Villanova (catalano Arnau de Vilanova) da Enciclopedia biografica universale dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani

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