Notre-Dame de Paris (Victor Hugo)

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Notre-Dame de Paris
Titolo originale Notre-Dame de Paris
Victor Hugo-Hunchback.jpg
Illustrazione di Quasimodo per Notre-Dame de Paris, da Alfred Barbou
Autore Victor Hugo
1ª ed. originale 1831
Genere Romanzo
Lingua originale francese

Notre-Dame de Paris è uno dei romanzi a sfondo storico più famosi di Victor Hugo. Pubblicato nel 1831 all'età di 29 anni, fu il primo grande successo dello scrittore francese. Venne infatti immediatamente accolto con amplissimo successo, superando senza problemi le possibili censure del tempo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

6 gennaio 1482. Un gruppo di zingari spagnoli (della quale fa parte Esmeralda) si è stabilita nella periferia di Parigi, occupando un territorio preciso chiamato La Corte dei Miracoli per celebrare in piazza la Festa dei Folli, in occasione dell'Epifania. I gitani incantano la popolazione del luogo con trucchi e magie cercando contemporaneamente di guadagnarsi da vivere, spesso derubando o raggirando la gente, a volte anche uccidendola, tranne la bella e dolce zingara Esmeralda. Tutta la tribù zingaresca dei gitani è capitanata dal crudele Clopin Trouillefou, un mendicante scaltro e carismatico, che è anche un assassino come alcuni.

Intanto, per svegliare la gente all'alba, le campane vengono suonate da Quasimodo, un giovane uomo deforme e di mostruosa bruttezza, che lavora come campanaro della cattedrale di Notre Dame. Nonostante tutti provino disgusto e paura nei suoi confronti, Quasimodo (più comunemente detto Il gobbo di Notre Dame) è di animo buono, anche se non lo manifesta. Trascorre le giornate appollaiato sui gargoyles e sulle guglie ed è triste per il fatto di essere diventato sordo a causa della continua esposizione al suono delle campane. La sua sordità e l'assenza di persone con cui parlare lo rendono anche muto. Solamente il suo "padrone", l'arcidiacono della cattedrale chiamato Mons. Claude Frollo, comunica con lui tramite un linguaggio a gesti. Frollo, come aveva allevato da solo il fratello Jean, aveva adottato e salvato Quasimodo quando da bambino, abbandonato dai genitori zingari per il suo aspetto deforme, era stato portato in chiesa tra i trovatelli per essere venduto, o nel peggiore dei casi, ucciso.

Frollo, dedicandosi anche all'alchimia e disinteressato dal fratello Jean diventato come gli zingari, si invaghisce, però, della zingara Esmeralda, che è solita danzare tra le vie di Parigi, in particolare davanti alla grande cattedrale, con la capretta Djali. A causa della sua posizione religiosa e dei suoi princìpi morali che lo portano a detestare profondamente tutti i gitani, Frollo, essendo un prete, non può manifestare i suoi sentimenti e, per questo motivo, decide di rapire la fanciulla con l'aiuto di Quasimodo. I suoi piani tuttavia vanno a monte perché il capitano delle guardie di Parigi, Phoebus de Châteaupers, li coglie sul misfatto, salvando così la ragazza da Quasimodo. Quest'ultima si innamora perdutamente del suo cavaliere. Intanto Pierre Gringoire, il poeta cittadino, finisce nella corte dei miracoli seguendo Esmeralda e sta per essere impiccato dagli zingari, ma Esmeralda lo reclama come sposo, salvandolo, pur rifiutando di amarlo.

Charles Laughton nel ruolo del gobbo Quasimodo nel film Il gobbo di Notre Dame (1939)

Quasimodo viene, nel frattempo, fustigato per il rapimento di Esmeralda, la quale è l'unica che provi pietà per lui e che lo disseti durante l'esecuzione. Quasimodo se ne innamora perdutamente.

In seguito al "salvataggio" della piccola zingara, il capitano Phoebus la nota fra canti e balli gitani nelle piazze di Parigi e riesce a strapparle un incontro serale. Phoebus, che appariva dapprima eroico e galante, si rivela semplicemente un uomo in cerca di dolce compagnia e privo di sentimenti. Dà infatti appuntamento alla ragazza in una squallida camera affittata ad ore e la seduce. Esmeralda, dapprima insicura ed impaurita, credendolo innamorato di lei, sta per cedere al volere dell'uomo per paura di perderlo.

In quel momento però entra in scena Frollo che si era prima inoltrato nella stanza con Phoebus stesso, dopo averlo pregato di poter assistere al suo incontro con la ragazza. L'Arcidiacono, nascosto dentro l'armadio, non riesce a trattenere la sua immensa gelosia dovuta alla passione per la zingara che non lo aveva ricambiato, esce all'improvviso dal suo nascondiglio pugnalando alle spalle il capitano e scappa dalla finestra lasciando la giovane da sola con il corpo privo di sensi di Phoebus.

In una situazione del genere la colpa va certo alla ragazza che viene definita un'assassina. A questa accusa si aggiunge quella di stregoneria dovuta alla testimonianza della padrona dell'alberghetto in cui si era svolta la vicenda, che afferma di aver visto entrare tre persone in quella stanza e non due. Lo scomparso, in realtà Frollo, dato anche il suo aspetto molto sinistro, viene creduto il demonio e lei la sua aiutante, ma poiché Frollo non era stato scoperto, come arcidiacono, testimonia al processo religioso contro di lei e solo lei viene incolpata.

La zingara viene imprigionata, ma al processo, convinta che il suo Phoebus sia morto, non dice niente se non qualche vaneggiamento sul suo profondo amore per il cavaliere. Si arriva dunque al punto della tortura e qui Esmeralda in preda alla disperazione confessa di aver assassinato l'uomo e di aver aiutato il demonio, anche se sa di aver mentito.

Nelle segrete della prigione Frollo la va a trovare offrendole un accordo: se Esmeralda gli si concederà in amore egli le salverà la vita. Esmeralda, apprendendo che è Frollo ad aver tentato di uccidere Phoebus, rifiuta sdegnata. Viene condannata all'impiccagione. Tuttavia quando la processione che dovrebbe portarla alla forca passa davanti alla cattedrale di Notre Dame, Quasimodo la rapisce e la porta in chiesa dove può godere del diritto d'asilo. Col tempo Esmeralda capisce che Quasimodo è buono e i due iniziano a fare amicizia, inoltre Quasimodo la salva da un assalto di Frollo.

Ma, dopo alcuni giorni, davanti alla chiesa si raduna la grande folla di zingari con Clopin che chiede la grazia per la zingara, tentando di sfondare la porta. Tuttavia sia Quasimodo che il re Luigi XI, fraintendono le richieste della folla. Quasimodo, infatti, credendo Esmeralda in pericolo, lancia pietre e piombo fuso sulla folla zingaresca protestante e Jean, il fratello di Frollo, viene ucciso dal gobbo, mentre il re, informato da Frollo e Gringoire e credendolo un assalto alla cattedrale sacra, invia i gendarmi per sedare la rivolta e giustiziare la "strega" Esmeralda; i soldati lanciano una pioggia di frecce contro gli zingari, sterminandoli in massa. Clopin rimane ucciso e i gitani rimasti fuggono. Nella confusione Frollo, senza svelare la sua identità, fa uscire la zingara da una porta sul retro e la fa navigare lungo la Senna. Lì si svela e le rinnova le sue profferte. Esmeralda rifiuta ancora e Frollo furioso avverte i gendarmi, mentre Pierre trae in salvo la capretta Djali.

Nella fuga Esmeralda, mantenuta la sua purezza, ritrova, nella sua cella della Tour Rouland, sua madre, un'ex prostituta reclusa, che tanto la odiava quando la vedeva danzare: ella odiava gli zingari in quanto le avevano rapito anni addietro la sua bambina, non sapendo che la bella danzatrice era proprio la sua figlia perduta, che riconosce solo in quel momento per una scarpetta da neonato, di cui essa ne conservava una uguale. Da questa inaspettata scoperta tenta di proteggerla dal suo tragico destino, ma invano.

Esmeralda, infatti, viene condannata e muore impiccata, la madre tenta di impedirlo, ma muore anche lei. Frollo assiste all'esecuzione da una delle torri della cattedrale provando un piacere sadico. Quasimodo, innamorato di Esmeralda ed in preda alla disperazione ed alla rabbia, riconosce la risata sadica del corrotto e colpevole Frollo e lo scaraventa giù dalla cattedrale, uccidendolo. Phoebus, guarito dalla ferita di Frollo, totalmente indifferente alla vicenda e senza alcun senso di colpa, si sposa con Fleur-de-Lys, una ricca ragazza di città. Il re, nel frattempo, muore di morte naturale.

Il cadavere di Esmeralda, in seguito all'impiccagione, viene portato in una sorta di cimitero nelle catacombe aperte e Quasimodo, innamorato, si addormenta vicino al suo cadavere e vi rimane senza muoversi, finché non muore anche lui, stando insieme a lei nell'aldilà. La scena (denominata significativamente "Il matrimonio di Quasimodo") è forte e ci viene presentata con queste parole dall'autore:

« Trovarono tra tutte quelle orribili carcasse due scheletri, uno dei quali abbracciava singolarmente l'altro. Uno di quegli scheletri, che era quello di una donna, era ancora coperto di qualche lembo di una veste di una stoffa che era stata bianca, ed era visibile attorno al suo collo una collana di adrézarach con un sacchettino di seta, ornato da perline verdi, che era aperto e vuoto. Quegli oggetti erano di così poco valore che di certo il boia non li aveva voluti. L'altro, abbracciava stretto questo, era lo scheletro di un uomo. Notarono che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa incassata tra le scapole e una gamba più corta dell'altra. D'altronde non aveva alcuna vertebra cervicale rotta ed era evidente che non fosse stato impiccato. L'uomo al quale era appartenuto era quindi giunto lì, e lì era morto. Quando fecero per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, cadde in polvere »

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Dall'opera di Hugo sono stati tratti vari adattamenti:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, traduzione di Luigi Galeazzo Tenconi, BUR, 1951.
  • Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, traduzione di Clara Lusignoli, Einaudi, 1972.
  • Victor Hugo, Notre-Dame, traduzione di Richard e Clara Winston, Mondadori, 1973.
  • Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, traduzione di Gabriella Leto, Mondadori, 1985.
  • Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, traduzione di Sergio Panattoni, Garzanti, 1996.
  • Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, traduzione di Donata Feroldi, Universale economica Feltrinelli, 2002.
  • Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, traduzione di Fabio Scotto, introduzione di Umberto Eco, La Biblioteca di Repubblica, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2003, XXIX-600 p.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pascal Tonazzi, Florilège de Notre-Dame de Paris (anthologie), Editions Arléa, Paris, 2007, ISBN 2-86959-795-9
  • Silvio Zenoni, Tutto quello che ho amato, in Le parole lontane (2012) ISBN 978-88-910351-4-1

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