Clopin Trouillefou

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Clopin Trouillefou
Universo Notre-Dame de Paris
Autore Victor Hugo
Sesso maschile
Professione re dei gitani, mendicante, assassino
Abilità carisma, astuzia

Clopin Trouillefou è un personaggio immaginario creato nel romanzo del 1831 Notre-Dame de Paris da Victor Hugo. È il re della Corte dei miracoli.

Precisamente Clopin, re di Thunes, governa sugli "Argot" (ladri e mendicanti) e divide il dominio sulla Corte dei Miracoli con Mattia Hungadi Spicali, duca d'Egitto e Boemia (capo degli zingari in senso stretto) e con Guglielmo Rosseau, imperatore di Galilea;[1] tuttavia, Clopin appare come capo principale.

Nel romanzo[modifica | modifica sorgente]

È uno zingaro descritto di una bruttezza quasi pari a quella di Quasimodo,[2], che compare durante la festa dei folli nel ruolo di mendicante. Successivamente, si rivela essere il re dei gitani quando il poeta Gringoire penetra nella corte dei miracoli e rischia di finire impiccato secondo la legge degli zingari; per rispettare un'altra usanza dei gitani, Clopin offre tuttavia al poeta la possibilità di salvarsi divenendo uno di loro e poco dopo viene celebrato il matrimonio tra Gringoire ed Esmeralda. Pur essendo inoltre assassino, come lui stesso spiega a Gringoire, (Io non rubo neanche più. Io ammazzo) Clopin si rivela protettivo nei confronti di Esmeralda. Quando impara che la zingara, rifugiatasi nella cattedrale con l'aiuto di Quasimodo, sta per perdere il diritto d'asilo, Clopin raduna gli zingari per assaltare Notre Dame e farla fuggire. Il re manda tuttavia Febo e le altre guardie a domare la rivolta. Ne nasce una sparatoria di frecce, nella quale Clopin rimane ucciso, mentre Frollo libera Esmeralda in segreto.

Nel film Disney[modifica | modifica sorgente]

Il ruolo di Clopin nel cartone animato è sensibilmente differente da quello che gli aveva assegnato Victor Hugo nel suo romanzo. Clopin è sempre il capo della corte dei miracoli, ha perso il suo cognome e il suo titolo di re assumendo il ruolo del narratore. È più amichevole rispetto al libro e non è mendicante ma burattinaio. Tuttavia, è sempre protettore di Esmeralda ed è pronto ad impiccare chiunque entri nella corte dei miracoli (in questo caso Quasimodo e Febo che lui crede spie di Frollo; Esmeralda riesce però a convincerlo dell'innocenza dei due, che vengono rilasciati). Clopin, come nuovo poeta, sopravvive nel finale, come quasi tutti i personaggi della battaglia, tranne Frollo e Brutoldo. Nel seguito, è ancora poeta e vive ormai stabilmente a Parigi; presenta lui le feste ricorrenti, come quella degli innamorati.

Nello spettacolo di Cocciante[modifica | modifica sorgente]

Clopin ricalca a grandi linee il suo ruolo del romanzo ma è protettore non solo di Esmeralda (che in questa versione è orfana di madre ed è stata allevata da Clopin stesso) ma di tutti gli zingari, e lotta per ottenere un'egualianza tra gli "stranieri" e il popolo di Parigi. Prova inoltre pietà per Quasimodo alla berlina ed è lui a convincere Esmeralda a dissetarlo. Finisce in seguito imprigionato, a differenza che nel romanzo, ed è liberato da Quasimodo. Durante l'assalto a Notre Dame muore ucciso da Febo.

È interpretato da Marco Guerzoni nella prima edizione, in seguito da Christian Mini e Lorenzo Campani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La suddivisione della Corte dei Miracoli è spiegata da Clopin stesso nel capitolo "La brocca infranta"
  2. ^ Il suo aspetto è solo accennato nel romanzo, (dove ha mento deforme e mani callose) tuttavia concorre come possibile papa dei folli per la sua bruttezza, ritirandosi dopo l'arrivo di Quasimodo (nel capitolo "Quasimodo")