Acqua (elemento)

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Simbolo alchemico dell'acqua

L'acqua è un elemento ritenuto importante pressoché universalmente dai vari popoli della terra, e ha dato origine a numerose tradizioni spirituali.

Tradizione occidentale[modifica | modifica sorgente]

L'acqua era uno dei quattro elementi primari secondo le cosmogonie suggerite da alcuni esponenti della filosofia greca antica. Era comunemente associata alle qualità dell'emozione e dell'intuizione. All'acqua in particolare venivano assegnati[1]:

I filosofi greci individuarono inoltre nell'acqua uno degli arché (o origine) del cosmo, cioè una delle diverse soluzioni proposte dai presocratici per cercare di ricondurre a un'unica sostanza i mutamenti della natura. In particolare Talete sosteneva che l'acqua è il principio primordiale che determina la vita, nel quale tutte le realtà ritornano una volta terminata la loro esistenza. Aristotele non troverà ragioni a questa sua affermazione, ma intuì che l'idea di Talete doveva provenire dalla semplice osservazione della natura: ogni essere si nutre dell'umido, quindi tutto ciò che è umido è vitale, perciò, essendo l'acqua fonte di questa umidità vitale, deve essere anche il principio fondante.

Per Talete infatti, secondo la testimonianza della Metafisica aristotelica, «l'alimento di ogni cosa è umido, lo stesso calore deriva dall'umidità e di essa vive, e ciò da cui le cose derivano è appunto il loro principio»[3]. L'idea di Talete, sempre secondo Aristotele, potrebbe anche avere origine nei poemi omerici che fanno di Oceano e Teti gli artefici di ogni generazione.

Con Empedocle di Agrigento (495 - 435 a.C.), l'acqua divenne uno dei quattro elementi classici della filosofia greca, insieme alla terra, all'aria, e al fuoco. Empedocle li chiamava "radici".

Platone (427-347 a.C.) accolse nella sua filosofia la dottrina dei quattro elementi di Empedocle. Nel Timeo, il suo dialogo cosmologico, il solido platonico associato all'acqua è l'icosaedro,[4] che è formato da venti triangoli equilateri. Questo solido rende l'acqua l'elemento con il maggior numero di lati, caratteristica che Platone considerava appropriata alla sua natura, dato che l'acqua corrente, quando viene raccolta in una mano, sembra risultare composta di tante piccole palline.[5]

Allievo di Platone fu Aristotele (384 - 322 a.C.), il quale ha fornito una diversa spiegazione per i quattro elementi, basata su coppie complementari. Egli li dispose concentricamente intorno al centro dell'universo, a formare la sfera sublunare. Secondo Aristotele, l'acqua è sia fredda che umida, e fra le sfere elementali occupa un posto intermedio fra la terra e l'aria. Ai suoi antipodi sta il fuoco.[6]

Secondo un'usanza diffusa nell'antichità e protrattasi almeno fino al Rinascimento, all'acqua - come agli altri tre elementi - era associato anche un colore, che varia tuttavia da autore ad autore. L'astrologo Antioco di Atene[3], secondo alcune congetture nel I secolo a.C., secondo altre nel II secolo d.C., le attribuiva ad esempio il bianco, mentre Leon Battista Alberti[3] nel De pictura (1436) il verde; altrove, meno di frequente, le è attribuito il blu o il viola. Leonardo da Vinci, al contrario, afferma nel Manoscritto C. f. 26v che "piglia ogni odore, colore e sapore e da sé non ha niente"[3].

L'immagine dell'acqua come elemento costitutivo è presente anche in letteratura. Ricordiamo, tra i vari testi, il Sonetto 44 di Shakespeare in cui il poeta dice di sé, e dunque dell'essere umano: "But that so much of earth and water wrought" ("Ma purtroppo così composto di terra e acqua").

Come aria, fuoco e terra, l'acqua è infine uno dei quattro elementi in cui è suddiviso lo Zodiaco; i segni d'acqua, in particolare, comprendono Cancro, Scorpione e Pesci.

Altre simbologie[modifica | modifica sorgente]

Nell'immaginario collettivo, l'acqua è stata associata anche ad altri significati e simbologie, molto varie e complesse, talora anche opposte, secondo l'epoca e il luogo di riferimento. È frequente, in particolare, l'accostamento al tema del tempo, la vita e della morte, dell'eterna giovinezza, del peccato e della purificazione, della parte più profonda della personalità.

L'acqua come simbolo della vita[modifica | modifica sorgente]

La vicinanza di fiumi, mari o laghi ai centri abitati ha favorito, sin dall'antichità, l'approvvigionamento di acqua dolce, lo sviluppo dell'agricoltura (grazie alla maggiore fertilità del suolo), i trasporti fluviali e via mare e il commercio per molte civiltà. Perciò, l'acqua è spesso associata all'idea della vita nelle sue varie forme e, in particolare, alla nascita e rinascita.

Vari miti cosmogonici vedono l'acqua protagonista o perlomeno presente come elemento di rilievo. Tra questi, il più indicativo è quello narrato nel poema mesopotamico Enûma Eliš dove Apsû (l'Abisso) è il dio primordiale delle acque dolci che esisteva prima della creazione:[7]

« Quando in alto il cielo era senza nome,
in basso la terra non aveva nome,
Apsû, il primo, fonte di entrambi,
e Tiamat, la madre, genitrice del cielo e della terra,
si mescolavano in un'unica massa. »
(Enûma Eliš, 1-5)

Anche il mito omerico della creazione associa una divinità primordiale e acquatica, l'Oceano, alla nascita dell'universo, discostandosi quindi dal mito olimpico:

« Vado a vedere i confini delle terra feconda,
l'Oceano, principio degli Dei, e la madre Teti. »
(Omero, Iliade, XIV, 200-201)

Per le cosmogonie di vari culti, tra cui quella narrata nel libro della Genesi, la divinità, tra i suoi primi atti, separa l'acqua (cioè il mare) dalla terra. Del Dio biblico, in particolare, si dice che il suo spirito "aleggiava sulle acque" mentre "le tenebre ricoprivano l'abisso" dopo che cielo e terra furono separati e prima che lo fossero acqua e terra. Per i Cinesi, questo elemento è la dimora del drago e la vita stessa proviene dalle acque.[8] Nei canti degli aborigeni australiani, invece, l'acqua - rappresentata dal fiume Murray - fa la sua comparsa dopo la creazione, assieme ad alberi, animali e uomini.[9][10][11]

Diffusi sono poi i miti che narrano la nascita di una divinità o di un essere sovrannaturale dall'acqua. Un celebre esempio è costituito da Afrodite, il cui stesso nome (che in greco antico significa "nata dalla schiuma") ricorda che - secondo alcune versioni[12][13][14] - la dea emerse nuda dal mare, fecondato dallo sperma di Urano, e cavalcò le onde su una conchiglia fino a raggiungere la terraferma. Afrodite, Venere per i Romani, era non a caso preposta all'amore, alla bellezza e alla fertilità.

Altri esseri sovrannaturali legati all'acqua erano le ninfe greche (naiadi, nereidi), il dio greco Poseidone e lo scandinavo Aegir, personificazione dell'oceano sconfinato. Pausania il Periegeta parlava di cerimonie per le acque in Arcadia.[15]

L'acqua come simbolo della morte[modifica | modifica sorgente]

Oltre a rendere possibile o persino creare la vita, l'acqua è anche in grado di toglierla. Tale associazione è dovuta a più motivi e ha dato origine a miti e leggende di vario genere. Nelle culture dedite alla pesca o al commercio navale, ad esempio, le acque dei mari, dei laghi e dei fiumi rappresentano una fonte sia di sostentamento sia di pericolo: episodi drammatici come i naufragi e gli annegamenti sono alla base o hanno comunque favorito una valenza negativa dell'acqua, vista dunque come simbolo di morte.

Attorno a fiumi e specchi d'acqua, infatti, nascono spesso racconti di creature mostruose che tendono insidie a pescatori e marinai. Tra queste ricordiamo:

  1. per le acque dolci, i vari cavalli di fiume mutaforma che inducono gli uomini a montarli per poi lanciarsi con loro in acqua così da ucciderli e divorarli, creature attestate nelle leggende delle isole britanniche (come il Kelpie, l'Alastyn e l'Each Uisge) e in Scandinavia (come il Bäckahästen);
  2. sempre per le acque dolci, le ninfe che seducono gli uomini per annegarli nelle fonti, come nel mito di Ila;
  3. per le acque salate, le Sirene, Scilla e Cariddi, il Kraken, la balena-isola, Cthulhu e altri mostri marini che popolerebbero mari e oceani nell'immaginario, soprattutto dall'antichità al Medioevo, di marinai, geografi e scrittori.

Inoltre, come la sorgente dei fiumi è associata alla nascita, e dunque all'inizio della vita, la foce lo è invece alla morte. Le acque del mare all'orizzonte, d'altro canto, paiono inghiottire il sole al tramonto; perciò l'immagine del sole che s'immerge nell'acqua è spesso connessa, nell'antichità, con il mondo dei morti e l'aldilà in generale.[16]

All'acqua è legata anche l'idea del sacrificio, ad esempio i Troiani sacrificavano animali al fiume Scamandro, che aveva propri sacerdoti, e gettavano nei suoi flutti cavalli vivi. Omero racconta che, adirato per i numerosi corpi di giovinetti gettati nelle sue acque, lo Scamandro si sia scagliato contro Achille.[17] Il dio fluviale più conosciuto era Acheloo che lottò contro Eracle. Si sacrificavano animali anche a Poseidone e alle divinità marine. Altri popoli indoeuropei sacrificavano ai fiumi considerati personificazioni divine, come i Cimbri, i Franchi, i Germani, gli Slavi.[18]

L'acqua, infine, è presente in varie tradizioni popolari come un elemento che salva e purifica, sebbene anche a costo di una quasi totale distruzione; è il caso, ad esempio, delle varie versioni del diluvio universale in cui l'acqua, sotto forma di pioggia, cancella il mondo precedente per rendere possibile il formarsi di quello successivo.

L'acqua come simbolo di iniziazione[modifica | modifica sorgente]

L'acqua è presente in vari rituali di purificazione e/o iniziazione, come le abluzioni, l'aspersione, la lustratio e il battesimo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Massimo Corradi, I quattro elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco, Genova, Edizioni di Storia, Scienza e Tecnica, 2008, pagg. 90.
  2. ^ Corradi, pag. 90. L'acqua è femminile in quanto adattabile, passiva, propiziatrice di fertilità (Bruno Remaury, Il gentil sesso debole. Le immagini del corpo femminile tra cosmetica e salute, Meltemi, 2006).
  3. ^ a b c d Massimo Corradi, I quattro elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco, op. cit., pagg. 89.
  4. ^ Massimo Corradi, I quattro elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco, op. cit., pag. 14.
  5. ^ Platone, Timeo, 22-23.
  6. ^ Aristotele, Fisica, II libro.
  7. ^ Anthony S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, Newton & Compton, 2001.
  8. ^ Juan Eduardo Cirlot, Jack Sage, A Dictionary of Symbols, Routledge & Kegan Paul Ltd., 1962.
  9. ^ Alfred William Howitt, On Some Australian Belief, in «Journal of Anthropology Institute of Great Britain and Ireland», vol. XIII, 1884, pagg. 186-196.
  10. ^ Alfred William Howitt, Notes on Songs and Songmakers of Some Australian Tribes, in ibid., vol. XVI, 1886, pagg. 327-333.
  11. ^ Anita Seppilli, Poesia e magia, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1962.
  12. ^ Esiodo, Teogonia, 188-200.
  13. ^ Apollodoro, Biblioteca, I, 1, 3.
  14. ^ Inno omerico ad Afrodite, II, 5.
  15. ^ Pausania, Periegesi della Grecia', VIII, 38, 3-4.
  16. ^ Hans Biedermann, L'enciclopedia dei simboli (tit. orig.: Knaurs Lexikon der Symbole), Monaco, 1989.
  17. ^ Iliade, XXI, 124 sgg.
  18. ^ Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, cap. V, Bollati Boringhieri, 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Rigotti, P. Schiera, Aria, terra, acqua, fuoco: i quattro elementi e le loro metafore, Il Mulino, Bologna 1996 ISBN 88-15-05539-8
  • Philip Ball, Elementi, trad. it. di S. Bourlot, Codice editore, 2007 ISBN 88-7578-080-3
  • Michele Dall'Aglio, I culti delle acque nell'Italia antica, Angelini Photo Editore, 2009 ISBN 88-87930-42-2
  • Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino 2007

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]