Biossido di titanio

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Biossido di titanio
un campione di biossido di titanio
Nome IUPAC
biossido di titanio (IV)
Nomi alternativi
anidride titanica
diossido di titanio
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare TiO2
Peso formula (u) 79,90
Aspetto solido cristallino bianco
Numero CAS [13463-67-7]
Numero EINECS 236-675-5
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 3,90 (anatasio)
Indice di rifrazione 2,72 (rutilo)
2,5 (anatasio)
Solubilità in acqua insolubile
Temperatura di fusione 2.128 (1.855 °C rutilo)
Temperatura di ebollizione ~2.900 °C (~3.173 K)
Proprietà termochimiche
ΔfH0 (kJ·mol−1) −944,0
ΔfG0 (kJ·mol−1) −888,8
S0m(J·K−1mol−1) 50,6
C0p,m(J·K−1mol−1) 55,0
Indicazioni di sicurezza
Frasi H ---
Consigli P --- [1]

Il biossido di titanio (o ossido di titanio (IV) o titanio diossido o E171) è una polvere cristallina incolore, tendente al bianco; ha formula chimica TiO2, il suo numero CAS è 13463-67-7.

Il TiO2 in natura è presente in tre forme cristalline diverse, il rutilo, l'anatasio e la brookite, colorate a causa di impurità presenti nel cristallo. Il rutilo è la forma più comune: ciascun atomo di titanio è circondato ottaedricamente da sei atomi di ossigeno; l'anatasio ha struttura tetragonale, più allungata rispetto a quella del rutilo, mentre la brookite ha struttura ortorombica.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono tre processi per ottenerlo puro. Nel processo al cloruro il rutilo, TiO2, viene scaldato con cloro e carbon coke a 900 °C, con formazione di tetracloruro di titanio (TiCl4), che è volatile e può così essere separato da ogni impurezza. Il TiCl4 viene riscaldato con O2 a 1.200 °C; si forma TiO2 puro e Cl2, che viene riutilizzato.

TiO2 + 2 C + 2 Cl2 --> TiCl4 + 2 CO
TiCl4 + O2 --> TiO2 + 2 Cl2

Nel processo al solfato, l'ilmenite, FeTiO3, viene digerita con acido solforico concentrato: si formano solfato ferroso, solfato ferrico (rispettivamente FeSO4 e Fe2(SO4)3) e solfato di titanile TiO · SO4. La massa è lisciviata con acqua e ogni materiale viene rimosso.
Lo ione ferrico (Fe3+) in soluzione viene ridotto a ferroso (Fe2+), usando limatura di ferro, e quindi FeSO4 viene cristallizzato per evaporazione sotto vuoto e raffreddamento. La soluzione di TiOSO4 viene idrolizzata mediante ebollizione e la soluzione viene seminata con cristalli di rutilo o anatasio.

Un altro metodo è costituito dal trattamento del minerale ridotto in polvere con carbonato di potassio e acido fluoridrico acquoso, in modo da formare l'esafluorotitanato (IV) di potassio K2[TiF6], un sale che può essere facilmente separato dalle scorie perché solubile in acqua in opportune condizioni di temperatura. L'aggiunta di ammoniaca alla soluzione determina la precipitazione di un ossido ammoniacale che, per calcinazione in un crogiolo di platino, rigenera il diossido.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi bianco di titanio.

Il biossido di titanio per il suo alto indice di rifrazione è usato principalmente come pigmento bianco nelle vernici, nelle materie plastiche e nel cemento da costruzione e come opacizzante per le vernici colorate; per tale ragione, viene anche comunemente chiamato "bianco di titanio".

Le vernici fatte con il biossido di titanio sono eccellenti riflettrici della radiazione infrarossa e sono quindi usate estensivamente dagli astronomi. Esso ha sostituito i pigmenti usati precedentemente, quali il bianco di piombo, il solfato di bario e il solfato di calcio. Rispetto ai composti di piombo ha maggiore potere coprente, non è tossico e non annerisce se esposto all'acido solfidrico. È usato anche come carica nelle materie plastiche e nella gomma, come opacizzante nella carta e nelle fibre tessili e nei materiali ceramici per aumentare la resistenza agli acidi.

Il biossido di titanio inoltre è un noto catalizzatore in grado di degradare per ossidazione numerosi composti organici. Sfruttando questa proprietà si possono ottenere materiali che, per mezzo dell’attivazione dalla luce solare, siano in grado di distruggere i composti organici depositati su di essi. Questa proprietà potrebbe potenzialmente portare allo sviluppo di una nuova classe di materiali dotati di proprietà autopulenti e disinquinanti. Il biossido di titanio nella forma anatasio è già in uso come degradante di sostanze tossico-inquinanti in un centro in Spagna. Esposte, infatti, alla luce le molecole del biossido di titanio catalizzano l'ossidazione di residui organici (sporcizia, depositi dell'inquinamento e microorganismi di vario genere) in acqua e diossido di carbonio. Alcune ricerche dimostrano che catalizzatori prodotti col biossido di titanio permetterebbero l'estrazione di idrogeno da una soluzione acquosa, se sottoposta a luce solare; ne risulterebbe un metodo estremamente economico ed ecologico per una futura economia all'idrogeno.

Il biossido di titanio è poi presente in alcune creme di bellezza e in creme solari, dove protegge la pelle anche dai raggi UV-A. In questo tipo di applicazione vengono utilizzate particelle nanometriche di biossido di titanio. Infatti, queste hanno la proprietà di filtrare la luce solare, bloccando la componente UV della radiazione proveniente dal sole. Tuttora sono in corso ricerche e dibattiti circa la possibilità che le polveri del biossido di titanio possano penetrare anche attraverso la cute sana, entrando nel circolo sanguigno. Questo genere di ricerche sono state sviluppate soprattutto di recente, a seguito dell'approfondimento scientifico sulle cosiddette nanopatologie, cioè le malattie che vengono causate dall'esposizione e successiva persistenza nell'organismo animale (quindi anche umano) di particelle inorganiche piccolissime tanto da non poter essere eliminate, e potenzialmente in grado di provocare processi infiammatori tali da poter degenerare, talvolta, in neoplasie. Il dibattito scientifico è comunque ampiamente aperto.

Sfruttando la superidrofilicità del biossido di titanio, si stanno sperimentando alcuni vetri (e in particolari specchietti retrovisori) trattati con una "pellicola" di TiO2, che eliminerebbe il problema della rifrazione delle immagini a causa della goccia.

Come additivo alimentare (colorante) è identificato dalla sigla E 171, e la sua «innocuità sul potenziale cancerogeno non è ancora stata stabilita». Tuttavia, la dose giornaliera accettabile ufficialmente stabilita è attualmente «senza limiti» per JECFA e «non quantificabile» (in mancanza di NOEL) per SCF.[2]

Per il prossimo futuro ci sono state delle sperimentazioni come alla Monash University di Victoria in Australia per vestiti autopulenti in particolari fibre che tramite nanoparticelle in biossido di titanio, che si sono rivelate degli ottimi fotocatalizzatori pulendo gli indumenti dallo sporco e da agenti patogeni.[3]

Saggi di riconoscimento[modifica | modifica wikitesto]

È possibile riconoscere il diossido di titanio col metodo della fusione alcalina. Si prende un campione di TiO2 in polvere e lo si mescola in rapporto 1:1 con bisolfato di potassio in forma solida; si fa quindi riscaldare la miscela solida su fiamma con l'ausilio di un coccio termoresistente fino a fusione (le due sostanze hanno un punto di fusione molto differente; con l'ausilio di una spatola da laboratorio si mescola la fase solida di TiO2 altofondente con la fase liquida di KHSO4 bassofondente per velocizzare ed ottimizzare il processo). Una volta fatta raffreddare la miscela si riprende con HCl diluito e si filtra il tutto. Il saggio va eseguito sul filtrato a cui si aggiungono poche gocce di H2O2; se compare una colorazione giallo-arancione il test è positivo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 29.10.2013
  2. ^ Cécile Voss, Veleni in tavola? Utilità e rischi degli additivi alimentari, Editoriale Altro Consumo, 2002 (ISBN 88-87171-30-0): l'autrice lo considera un additivo da evitare.
  3. ^ www.giornaletecnologico.it - 19 marzo 2008 - In arrivo i vestiti autopulenti

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