Biacca
| Biacca | |
|---|---|
| Nome IUPAC | |
| carbonato basico di piombo | |
| Nomi alternativi | |
| biacca cerussite bianco di Cremnitz bianco di piombo |
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| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | (PbCO3)2 · Pb(OH)2 |
| Massa molecolare (u) | 775,633 |
| Aspetto | polvere bianca |
| Numero CAS | [] |
| Proprietà chimico-fisiche | |
| Densità (g/cm3, in c.s.) | 6,14 |
La biacca, o bianco di piombo, è un pigmento pittorico inorganico costituito da carbonato basico di piombo.
Indice |
[modifica] Periodo d’uso
Conosciuto ed utilizzato fin dai tempi più antichi è stato l’unico bianco disponibile insieme al bianco San Giovanni (carbonato di calcio) fino al XIX secolo; in seguito, con l’inserimento in commercio del Bianco di zinco (nel 1840 circa) e, nel XX secolo (1930 circa), del Bianco di titanio, il suo impiego è parecchio diminuito fino quasi a scomparire del tutto. Oggi viene usato esclusivamente da alcuni pittori particolarmente legati alla tradizione e, seppur raramente, in lavori di restauro.
[modifica] Caratteristiche
È un pigmento tossico a base di piombo, molto coprente e solubile in acido nitrico, la cui vendita sotto forma di polvere è ormai praticamente proibita da tempo in parecchie parti del mondo, particolarmente in Europa e Stati Uniti. Viene prodotto ancora da alcune ditte che però lo utilizzano per la fabbricazione di colori pronti (in genere ad olio), di solito mescolandolo al bianco di zinco allo scopo di limitarne l’intrinseca filacciosità e la tendenza a scurire, tipica di questo pigmento. La biacca ha un residuo radioattivo misurabile con adeguati strumenti, che permette di stabilirne grossomodo l’età e che scompare del tutto dopo un periodo minimo di 160 anni. L’essiccazione è abbastanza veloce e produce un film molto elastico, di robustezza non raggiungibile con nessun altro bianco, che tuttavia tende a perdere di coprenza con il passare degli anni. Tende a scurire, a causa dell’azione delle tracce di acido solfidrico presenti nell’aria; inoltre ossidandosi si trasforma in ossido di piombo, di colore marrone. Questa tendenza all’incupimento è molto più evidente quando questo bianco è utilizzato con leganti magri (pittura murale, tempera, etc.) ed in presenza di umidità. Per quanto riguarda la tecnica ad olio il problema della sua alterazione nelle mescolanze è meno evidente che nelle tecniche ad acqua, in quanto le particelle di pigmento sono protette dal legante grasso e difficilmente entrano in stretto contatto tra loro. È in ogni modo buona norma evitare miscele con sostanze contenenti zolfo e suoi derivati, che in alcuni casi, in reazioni dovute a H2S potrebbero produrre un annerimento progressivo e irreversibile (trasformandosi in solfuro di piombo). Nell’affresco, come in tutte le tecniche ad acqua, è un pigmento fortemente sconsigliato, anche per una marcata refrattarietà a mescolarsi omogeneamente con l’acqua. Se adeguatamente utilizzata e difesa dagli agenti atmosferici la biacca è resistentissima, come è possibile constatare dai quadri degli antichi maestri che se ne servirono con giudizio. Spesso viene demonizzata e se ne parla a sproposito, ingigantendo gli effetti della sua nocività che, beninteso, è in ogni caso presente. A titolo di esempio un grande maestro del passato, come Tiziano Vecellio, che utilizzò esclusivamente questo bianco, si spense all’età di novantanove anni perché si ammalò di peste nera, non certo per gli effetti della biacca.
[modifica] Nomi alternativi
- Bianco d'argento
- Bianco di Amburgo
- Bianco di Kremniz
- Bianco di Kremser
- Bianco di Genova
- Bianco di Londra
- Bianco di Nottinghen
- Bianco di piombo
- Bianco di Venezia
- Bianco inglese
- Bianco olandese
- Cerussa
- Cerussite