Diossido di rutenio

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Diossido di rutenio
Ruthenium(IV)-oxide-unit-cell-3D-vdW.png
Nome IUPAC
ossido di rutenio(IV)
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare RuO2
Massa molecolare (u) 133,07
Aspetto polvere nera inodore
Numero CAS [12036-10-1]
Numero EINECS 234-840-6
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 6,97
Solubilità in acqua insolubile
Temperatura di fusione 1200 °C (1473 K) sublima
Proprietà tossicologiche
LD50 (mg/kg) 4580 oral rat
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
Irritante
Frasi R 36
Frasi S 26

Il diossido di rutenio o ossido di rutenio(IV) è il composto chimico di rutenio con formula RuO2. In condizioni normali è un solido nero bluastro. È il catalizzatore più utilizzato per reazioni che sviluppano ossigeno.[1] Viene inoltre usato come catalizzatore in svariate applicazioni industriali e come elettrodo in processi elettrochimici.

Struttura e proprietà[modifica | modifica wikitesto]

RuO2 è un ossido stabile. È una polvere nera con riflessi blu, praticamente insolubile in acqua. Ha una struttura cristallina tipo rutilo, come il diossido di titanio e molti altri ossidi metallici.[2][3] Può formare idrati RuO2nH2O.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Si può preparare per sintesi diretta a 1000 °C a partire dagli elementi, o per pirolisi di alogenuri di rutenio (tipicamente dal tricloruro).[4]

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

RuO2 viene utilizzato nel rivestimento di anodi di titanio per la produzione elettrolitica di cloro e per la fabbricazione di resistenze e circuiti integrati.[5][6]

Sicurezza[modifica | modifica wikitesto]

RuO2 non è considerato pericoloso, ma è irritante per gli occhi.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Mills, Heterogeneous redox catalysts for oxygen and chlorine evolution in Chem. Soc. Rev., vol. 18, 1989, pp. 285-316, DOI:10.1039/CS9891800285.
  2. ^ R. W. G. Wyckoff, Crystal structures, Vol. 1, Interscience, 1960.
  3. ^ AS. F. Wells, Structural inorganic chemistry, 4ª ed., Oxford University Press, 1975, ISBN 978-0198553540.
  4. ^ H. Schäfer, G. Schneidereit, W. Gerhardt, Zur Chemie der Platinmetalle. RuO2 Chemischer Transport, Eigenschaften, thermischer Zerfall in Z. anorg. allg. Chem., vol. 319, 5-6, 1963, pp. 327-336, DOI:10.1002/zaac.19633190514.
  5. ^ O. De Nora, Use of dimensionally stable, activated titanium anodes in alkali metal chloride electrodes in Chem. Eng. Tech., vol. 42, 1970, p. 222.
  6. ^ G. S. Iles, Ruthenium oxide glaze resistors in Platinum Met. Rev., vol. 11, nº 4, 1967, pp. 126-129.
  7. ^ Alfa Aesar, Scheda di sicurezza del diossido di rutenio anidro. URL consultato l'8-3-2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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