Tolentino

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Tolentino
comune
Tolentino – Stemma Tolentino – Bandiera
Tolentino – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Pezzanesi (PdL) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 43°12′31″N 13°17′02.76″E / 43.208611°N 13.2841°E43.208611; 13.2841 (Tolentino)Coordinate: 43°12′31″N 13°17′02.76″E / 43.208611°N 13.2841°E43.208611; 13.2841 (Tolentino)
Altitudine 230 m s.l.m.
Superficie 94,86 km²
Abitanti 20 769[1] (31-12-2010)
Densità 218,94 ab./km²
Frazioni vedi elenco
Comuni confinanti Belforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Colmurano, Corridonia, Macerata, Petriolo, Pollenza, San Ginesio, San Severino Marche, Serrapetrona, Treia, Urbisaglia
Altre informazioni
Cod. postale 62029
Prefisso 0733
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043053
Cod. catastale L191
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 906 GG[2]
Nome abitanti tolentinati
Patrono san Catervo
Giorno festivo 17 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tolentino
Posizione del comune di Tolentino nella provincia di Macerata
Posizione del comune di Tolentino nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Tolentino è un comune italiano di 20.769 abitanti[1] della provincia di Macerata nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Si trova in una posizione geografica territorialmente favorevole, ed ha sempre ospitato insediamenti abitativi, assumendo un ruolo storico, culturale ed economico importante come cerniera tra la costa e la zona montana: le prime testimonianze di vita nel territorio del comune risalgono al paleolitico inferiore per arrivare alla civiltà picena. La città di Tolentino si trova al centro della vallata del Chienti, a 60 km con l'innesto della Flaminia in direzione ovest (Roma) e a 40 km con l'innesto dell'Autostrada Bologna-Taranto (A14). Per questo motivo e per una fitta rete viaria, fra cui la SS 77 e la superstrada parallela, rappresenta un nodo di un certo rilievo dal quale sono facilmente raggiungibili le località sciistiche dei monti Sibillini per il soggiorno montano e le località balneari della costa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Sarcofago romano, San Catervo, Tolentino

Numerose tombe risalenti all'VIII e IV secolo a.C. e il ritrovamento nel 1884 del famoso Ciottolo di Tolentino (che rappresenta la figura di donna nuda con testa zoomorfa), attesterebbero la presenza di un fiorente insediamento di piceni sul luogo dell'attuale Tolentino. I Piceni sarebbero giunti nella vallata del Chienti secondo la leggenda con la "primavera sacra", per cui alcuni giovani migrarono dalla Sabina oltre l'Appennino per trovare nuove terre nelle quali stabilirsi. Ma altri studi hanno portato all'ipotesi dell'insediamento di genti transadriatiche che si sarebbero spinte considerevolmente nell'interno. Queste teorie non trovano ancora la soluzione definitiva del problema aperto sull'origine di Tolentino, anzi lo accrescono per la conseguente e non improbabile distinzione tra Piceni e Picentes, questi ultimi ascritti più tardi dai Romani alla tribù Velina. Lo stesso nome di Tolentino trova discordi gli studiosi sulla sua radice: da quella che lo fa derivare dal greco "thòlos"(cumulo, in riferimento alla collina alluvionale dove la città sorge), a quella più recente che lo ritiene derivato dalla radice "Tul" con il significato di "limite" o, per meglio dire, "definitivo confine".

Del periodo romano mancano per Tolentino citazioni specifiche da parte degli storici. Dalle iscrizioni delle lapidi pervenute e come riportato da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia, si sa che Tolentinum, compresa nella regio V Picenum, fu forse colonia e di certo Municipio romano. Purtroppo quasi ogni rudere dell'epoca romana è andato perduto per il sovrapporsi continuo di nuovi edifici, ad eccezione dei resti di una costruzione termale sotto la sede comunale. Una non dubbia testimonianza della situazione della città, sia pure al limite del periodo romano, però proviene dalla figura di Flavio Giulio Catervio, prefetto del pretorio, ritiratosi a Tolentino verso la fine del IV secolo, del quale si conservano il magnifico sarcofago e quanto rimane del relativo panteum. Secondo la tradizione a Flavio Giulio Catervio si deve la conversione al Cristianesimo dei tolentinati, i quali lo proclameranno loro protettore con il nome contratto di San Catervo e presso il suo sepolcro costruiranno una chiesa retta da un vescovo, come si desume dagli atti dei Concili Romani dal 487 al 502, sottoscritti appunto dal vescovo tolentinate.

Dopo il crollo dell'Impero Romano, le Marche e Tolentino furono soggette alle invasioni barbariche. Così la maggior parte degli abitanti delle città si rifugiarono sulle alture, abbandonandole. Tolentino non subì la sorte comune delle altre città della vallata del Chienti, abbandonate e distrutte, ma continuò a sussistere, sia pure in limiti ristretti e con un numero esiguo di abitanti, in quanto il Panteum triabsidato del prefetto Catervio, divenuto luogo di culto e affiancato dalla fondazione monastica della cella Sanctae Mariae trovò, secondo le usanze barbariche, il dovuto rispetto da parte degli invasori.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1166, dietro intervento dei figli del marchese d'Ancona, la città assume i caratteri di organismo comunale liberandosi facilmente dal dominio indiretto del monastero del Ss. Salvatore di Rieti a cui era sottoposta dal 1099. Tolentino diventa così un potente comune annettendosi borghi e castelli vicini come Belforte del Chienti e Urbisaglia. La città si arricchisce di chiese e conventi, si cinge di una cinta muraria, che in parte si è conservata e dà vita ad un'economia fiorente, fondata su vari opifici (concerie, mulini, lavorazioni tessili). La prosperità raggiunta tra il XII e il XIV secolo causa numerose divergenze e scontri con comuni limitrofi. Come le altre città d'Italia nel XIV secolo Tolentino è logorata dagli scontri tra guelfi e ghibellini e dai tentativi della famiglia Accoramboni di farsi signori del comune, che non riusciranno mai nel loro intento trovando l'opposizione dell'intera comunità. Tuttavia Tolentino continua a rimanere un attivissimo comune sia sul piano economico che quello politico e artistico. Dopo aver debellato un nuovo tentativo nel 1342 della famiglia degli Accoramboni di farsi Signori del comune, nel 1353 Tolentino aderisce definitivamente alla lega ghibellina capeggiata dal vescovo Visconti, ma nominato il cardinale Egidio Albornoz come rettore della Marca d'Ancona, il cardinale restaura il potere papale e emana le Costituzioni Egidiane documenti in cui vi sono incluse tutte la città ghibelline della Marca da riportare all'ordine. Tolentino inclusa nelle "città medie" viene posta sotto il comando indiretto di Rodolfo Varano, capitano delle truppe pontificie. Questo dominio indiretto dei Varano, malamente sopportata dal popolo della città, terminò nel 1434 con l'uccisione di Berardo Varano. Nel 1445 il papa Eugenio IV assoggetterà il comune direttamente alla Chiesa.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta dei Da Varano, la Chiesa ordinò che la città, non ancora del tutto sottomessa, fosse occupata da Piercivalle Doria comandante delle truppe degli Sforza, ma anch'egli venne cacciato con una strenua battaglia. Tuttavia, la città non si riprese più, e si aprì un periodo oscuro dettato dalla sete di potere che provocò delitti, inganni e vendette. Solo nel 1585 papa Sisto V interverrà personalmente a risolvere le ormai tristemente famose vicende tolentinati, ed eleverà in quello stesso anno Tolentino al grado di città e diocesi; le famiglie nobili della città, per ringraziamento al papa della pacificazione, erigeranno al di fuori delle mura la Chiesa Della Pace, tuttora esistente. Nel 1797 viene stipulato il Trattato di Tolentino tra Napoleone Bonaparte e Pio VI con il quale la Chiesa deve accettare dure imposizioni economiche e territoriali. Nel 1815 si combatté nelle vicinanze della città la battaglia di Tolentino, tra Gioacchino Murat e l'esercito austriaco, da cui Murat uscì sconfitto, e Tolentino tornò territorio pontificio fino all'Unificazione d'Italia del 1861.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi decenni del secolo ha inizio per la città un decisivo decollo industriale, e le sorti di Tolentino si legano a quelle nazionali, dal primo conflitto mondiale all'avvento del fascismo, dalla seconda guerra mondiale al breve ma doloroso periodo della Resistenza, in cui la città paga un alto prezzo in vite umane e sacrifici è per questo che Tolentino tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita nel 1994 della Medaglia d'Argento al Valor Militare[3] per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza nell'Alto Maceratese.

Politica e questione sociale a Tolentino nella prima metà del Novecento[modifica | modifica sorgente]

Per questione sociale si deve intendere l’insieme dei problemi economici, politici, sociali (relativi alle condizioni di vita e di lavoro) che derivano dai rapporti tra le classi (operai, agricoltori, lavoratori del pubblico impiego, datori di lavoro, imprenditori), in particolare dopo la rivoluzione industriale. Quindi l’atto di nascita della questione sociale a Tolentino, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, coincide con la prima espansione industriale, dovuta a:

  • Posizione geografica favorevole (Tolentino è situata tra montagna e mare).
  • Agevolezza delle vie di comunicazione.
  • Presenza di acqua (fiume Chienti). Energia idroelettrica: Nel 1890 Pacifico Pucciarelli realizza il primo impianto elettrico, che verrà applicato alla fonderia di Adagio & Moretti. L’8 settembre 1892 fu inaugurato l’impianto di illuminazione elettrica. Tolentino fu la prima città nelle Marche e forse la seconda in Italia ad utilizzare l’elettricità.
  • Originariamente l’industria locale (a carattere artigianale e manifatturiero) era ancora fortemente legata all’agricoltura (tradizione mezzadrile). Si ebbe perciò un processo di sviluppo lento (graduale e senza fratture) ma certo. Nel 1914 Tolentino fu definita «città industre», da parte di alcuni giornalisti milanesi venuti appositamente per un’inchiesta sul lavoro nella nostra città.

Con la prima espansione industriale riscontriamo taluni aspetti positivi e taluni aspetti negativi (di carattere economico, politico, sociale).

Aspetti positivi:

  • Aumento della produttività (quindi dei profitti) conseguentemente all’applicazione dell’energia idroelettrica nell’industria.
  • Costruzione della linea ferroviaria Civitanova-Albacina (1888). Miglioramento delle vie di comunicazione dall’Adriatico all’entroterra.
  • Valorizzazione delle risorse umane: incremento dell’imprenditorialità. Presenza di alcune eccellenze: Nazareno Gabrielli (1869-1943), Vincenzo Porcelli (1871-1950). Senso di responsabilità da parte delle maestranze, sia operai che impiegati, nei posti di lavoro e fuori della fabbrica.
  • Presenza di taluni amministratori pubblici lungimiranti: Domenico Gentiloni Silverj (1818-1900), promosse lo sviluppo edilizio ed urbanistico della città; Giovanni Benadduci (1844-1907), ebbe un ruolo determinante per la realizzazione della ferrovia e intuì la vocazione industriale tolentinate; Giovanni Bezzi (1871-1945), comprese l’importanza dell’incremento dell’energia idroelettrica e favorì l’iniziativa privata.
  • Sviluppo degli istituti di credito: Cassa di Risparmio (fondata dalla Società Operaia nel 1873); Banca Popolare; Banca cattolica (1899). Sviluppo della cooperazione (cooperative di consumo: riduzione dei prezzi; cooperative di lavoro).
  • Grande fermento ideale e culturale: a Tolentino, nel primo ‘900, erano attivi cinque giornali di carattere sociale e politico. Nel Maceratese si pubblicavano ben 93 giornali diversi che trattavano tematiche socio-politiche e culturali.

Aspetti negativi:

riguardanti le condizioni di lavoro:

  • Sfruttamento della manodopera: orari di lavoro massacranti (anche più di 12 ore).
  • Lavoro minorile (bambine di 9 o 10 anni, specie nella filanda. Anche nella fonderia è segnalata la presenza di ragazzini di 14 anni).
  • Lavoro femminile anche a domicilio (senza alcuna tutela dei diritti della donna).
  • Mancanza di sicurezza nei posti di lavoro.

esterni al posto di lavoro, che si ripercuotono sulle classi lavoratrici:

  • Insufficienza degli alloggi (definiti «tugurii») a causa dell’aumento di popolazione e del trasferimento di abitanti dalle campagne in città (urbanesimo).
  • Analfabetismo (alti tassi di analfabetismo, anche al di sopra del 60%).
  • Alcoolismo (venivano chiuse le osterie, da parte delle autorità locali, per paura di cospirazione e per motivi di sicurezza).
  • Emigrazione soprattutto verso le Americhe, più complessivamente evidente nel Maceratese. A Tolentino il fenomeno assumeva dimensioni meno drammatiche, poiché le prime industrie riuscivano in qualche modo a recepire manodopera locale.

Reazioni e rimedi

  • Ci fu, da parte delle classi lavoratrici, un’iniziale reazione violenta, del tutto momentanea, contro lo sfruttamento e le ingiustizie sociali. Ma la classe lavoratrice prese subito coscienza che era necessario organizzarsi.

Prima forma di organizzazione:

Società Operaia di Mutuo Soccorso di Tolentino; una delle prime nelle Marche (1862). Primo presidente: Angelo Bucchi; Segretario: Cesare Bernabei, che era in corrispondenza persino con Antonio Labriola.

Obiettivi della Società Operaia:

  • Risoluzione del problema culturale e morale (intenti pedagogici). Lotta contro l’analfabetismo attraverso l’organizzazione di scuole popolari.
  • Assistenza ai meno abbienti e alle loro famiglie.
  • Organizzazione del credito: la Società Operaia di Tolentino, nel 1873, istituì, infatti, la Cassa di Risparmio.

Il Regolamento organico di tale Società originariamente richiamava i principi dell’umanesimo cristiano e sanciva che la Società Operaia era un’associazione non politica. Il Regolamento del 1862, composto di 68 articoli (parte generale e parte amministrativa), precisava particolarmente i motivi ispiratori, gli scopi, gli obblighi e i diritti dei soci, la gestione del fondo sociale e le disposizioni sul funzionamento degli organi statutari: Consiglio di Rappresentanza e Ufficio di Direzione.

Proposte di soluzione della questione sociale:

  • Socialista massimalista: di ispirazione marxista; sosteneva la lotta di classe e l’abolizione della proprietà privata («La proprietà privata è un furto»). Alcuni giornali di Tolentino e del Maceratese che affermavano idee socialiste e rivoluzionarie: Il Giordano Bruno (1893-1894); La Lotta (1907); La Provincia Maceratese (1895-1922). I socialisti fondarono leghe di lavoratori: Leghe rosse (operaie e contadine) che poi si federarono nella Camera del Lavoro. Più tardi si costituì la CGL (Confederazione Generale del Lavoro).
  • Cristiano-sociale: ispirata all’enciclica Rerum Novarum (1891) di Leone XIII. Sosteneva la collaborazione tra le classi (tra imprenditori e lavoratori dipendenti); era contraria alla lotta di classe; riconosceva la proprietà privata, ma in funzione del bene comune: destinazione universale dei beni; approvava lo sciopero in casi di necessità; sosteneva l’azionariato operaio: cogestione, cioè partecipazione degli operai alla gestione delle fabbriche; partecipazione agli utili. Alcuni giornali di Tolentino che affermavano idee cristiano-sociali: L’Operaia (1918-1921); Il Cittadino (1908-1926). I cristiano-sociali fondarono leghe di lavoratori: Leghe bianche (operaie e contadine) che poi si federarono nelle Unioni del Lavoro. Più tardi si costituì la CIL (Confederazione Italiana Lavoratori).
  • Socialista riformista: rinunciava alla lotta violenta sostenuta dai massimalisti; approvava come metodo di lotta lo sciopero; puntava ad una rivendicazione basata sulle riforme e sull’azione parlamentare. Era evidente una certa vicinanza tra posizioni socialiste-riformiste e cristiano-sociali, tanto che L’Oparaia, organo delle classi lavoratrici di Tolentino, di ispirazione cristiano-sociale, riportava diversi articoli dei socialisti riformisti Filippo Turati e Angelo Treves.
  • Specificità e qualità del Movimento dei lavoratori di Tolentino:
  • Nelle organizzazioni del lavoro militavano non solo operai (gli operai furono gli iniziatori), ma anche agricoltori e lavoratori dell’impiego pubblico. Nel 1919, ad esempio, pure a Tolentino ci fu uno sciopero generale, per l’occupazione e il «carovita», con la massiccia partecipazione di operai, contadini e anche insegnanti elementari, che scesero in lotta per una causa comune: tutti si consideravano «popolo che lavora e produce senza distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale».

Le leghe, inoltre, rifiutando spinte anarcoidi e corporative, assumevano una certa soggettività politica. I primi contratti, ispirati per lo più alla riduzione dell’orario di lavoro e all’aumento di salario, furono quelli dei conciapelli (1904), dei metallurgici (1905) e dei cartai.

  • A Tolentino le donne furono la punta di diamante del Movimento operaio: unica presenza nel Maceratese. Vi erano tre leghe femminili bianche: filandaie, cartaie, metallurgiche. Vi erano anche due leghe femminili rosse: cartaie e filandaie.

Nel 1919 a Tolentino fu organizzato, da parte delle leghe bianche, un Convegno sull’impegno della donna nella società riguardante il tema: «Femminismo e Movimento femminile». L’Unione del Lavoro di Tolentino fu l’unica organizzazione a raggruppare insieme leghe operaie e contadine femminili. Tolentino, inoltre, fu l’unica località della provincia a costituire un gruppo femminile socialista attraverso le leghe rosse.

  • Il Movimento dei lavoratori tolentinate, attraverso il Comitato di assistenza delle classi lavoratrici e il giornale L’Operaia (di ispirazione cristiano-sociale) assumeva importanza nazionale e sovranazionale (a livello europeo). Vi erano intensi rapporti con personalità del mondo del lavoro di rilievo nazionale e soprattutto con il sociologo belga Antonio Pottier, che parteciparono le seguenti esperienze di collaborazione tra cristiano-sociali e socialisti (unità del mondo del lavoro):

a) partecipazione agli utili (proposta fatta al Congresso CIL di Firenze del 1919; accordo tra i cattolici francesi e il socialista Delville);

b) Consigli di Officina (istituiti per la prima volta in Francia con Leone Harmel, alla fine dell’800, definito padre degli operai francesi);

c) progetto di legge sulle libertà sindacali (Commissione unitaria: collaborazione tra il Segretario generale dei sindacati belgi, Ceslao Rutten, e il Ministro del lavoro socialista belga, Vanderveld).

Successi ottenuti

  • Anche se a Tolentino non si praticarono effettivamente esperienze di azionariato operaio, non mancarono successi in questa direzione, sia riguardanti i diritti del lavoro sia a carattere sociale.

Conquiste riguardanti i diritti del lavoro:

  • Rappresentanza politica delle leghe e delle prime organizzazioni sindacali sul posto di lavoro: potere contrattuale sostenuto dalla lotta legale.
  • Riduzione dell’orario di lavoro ad 8 ore. Una delle prime aziende a ridurre l’orario fu la cartiera “Vincenzo Porcelli”, che istituì anche corsi di aggiornamento professionale per le maestranze.
  • Riposo settimanale (legge del 1907, pubblicata su La Eco del Chienti): un periodo di riposo di 24 ore ogni settimana lavorativa.
  • Le rivendicazioni e le conquiste riguardavano il collegamento tra salari e costo della vita.
  • Conquiste a carattere sociale:
  • Cooperative di consumo: abbassamento dei prezzi; Congresso provinciale a Tolentino nel 1902. Cooperative di credito, istituite prima delle banche; cooperative di lavoro, istituite prima delle leghe operaie e contadine.
  • Case operaie (1903): successivamente fu istituita una società per azioni presieduta dal sindaco, con la partecipazione delle banche di Tolentino, della Cassa di risparmio, della Società Operaia di mutuo soccorso. Tale società aveva la competenza della raccolta delle sottoscrizioni azionarie per la costruzione di case per lavoratori.
  • Scuole popolari e di arti e mestieri: tali scuole erano gestite dal comune o anche autogestite dalle associazioni operaie. Alto senso morale e pedagogico. Le scuole popolari dovevano guidare l’operaio anche a livello formativo, educandolo, ad esempio, a non frequentare le osterie. A tal proposito un motto riformista, molto di moda allora, diceva che il lavoratore doveva passare «dal litro al libro».

Movimento dei lavoratori nel periodo fascista:

  • Abolizione dei partiti politici.
  • Abolizione delle organizzazioni sindacali libere.
  • Chiusura dei Circoli di Azione Cattolica (1931).
  • Anche a Tolentino furono istituiti sindacati corporativi controllati dal regime.
  • Lo Stato corporativo fascista non si fondò affatto sulla rappresentanza delle categorie economiche e sulla collaborazione tra capitale e lavoro (come sostenevano i cristiano-sociali), ma piuttosto sulla subordinazione delle categorie economiche al regime e, in definitiva, dati i legami organici intercorrenti fra capitalismo e regime, sulla subordinazione coatta dei lavoratori al padronato.
  • Si attuò sostanzialmente una normalizzazione organizzativa della classe lavoratrice, ma tale evento non portò ad una normalizzazione delle idee.
  • I grandi valori del Movimento Operaio, sia di ispirazione socialista che cristiano-sociale, venivano soffocati ma non sradicati. La loro riaffermazione pubblica si avrà più tardi con la lotta di Liberazione dal fascismo e dal nazismo.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Dal 2000, grazie al buon livello di occupazione e al folto tessuto di imprese presenti è aumentata fino a diventare ben visibile la presenza di immigrati, in prevalenza senegalesi di cui esiste una nutrita comunità, Albanesi, Rumeni e Macedoni, che hanno scelto di stabilirsi nel comune. Questo incremento ha creato alcune tensioni tra i vecchi cittadini, che non hanno mai avuto esperienze di multiculturalismo, e i nuovi cittadini, che hanno spesso preferito aggregarsi in gruppi mono-etnici. Nonostante questo, non si sono registrati episodi di intolleranza o razzismo.

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Tolentino è sede del Museo della Caricatura e dell'Umorismo, che promuove la Biennale dell'Umorismo nell'Arte, manifestazione internazionale a cui partecipano artisti e vignettisti satirici da tutto il mondo; centro di grande interesse religioso ed artistico per la Basilica di San Nicola da Tolentino con annesso convento agostiniano e biblioteca Laurenziana. Vi sono anche un Museo Napoleonico e una seconda biblioteca, la biblioteca Filelfica comunale. Tolentino possedeva anche un pregevole teatro storico, sede della prestigiosa Compagnia della Rancia diretta dal regista Saverio Marconi, il Teatro Nicola Vaccaj, intitolato al musicista e compositore tolentinate Nicola Vaccaj, colpito il 29 luglio 2008 da un incendio in occasione di lavori di ristrutturazione.

Il Palazzo Sangallo ospita, inoltre, la Scuola Comunale di Recitazione, "Centro Teatrale Sangallo", fondata e diretta da Saverio Marconi.

Presso il Castello della Rancia ha sede il Museo civico archeologico "Aristide Gentiloni Silverj", che conserva le testimonianze preistoriche, picene e romane del territorio.

Ogni anno viene organizzato in città il Festival di musica corale "Città di Tolentino" al quale partecipano i migliori cori italiani e stranieri.

Ricorrenze[modifica | modifica sorgente]

  • 10 settembre Festa di San Nicola da Tolentino
  • 17 ottobre Festa di San Catervo - Patrono della città

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio e calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'l'U.S. Tolentino che vanta diversi campionati in Serie C2, ora milita nell'Eccellenza Marche. Le altre quattro squadre di calcio sono: Giovani Tolentino Calcio (Seconda Categoria), Elfa Tolentino Calcio (Seconda Categoria), Juventus Club Tolentino (Terza Categoria) e Real Tolentino (Terza Categoria).

La squadra locale di calcio a 5 è il Cantine Riunite Tolentino che poche stagioni fa ha guadagnato la promozione in Serie C2.

Pallanuoto[modifica | modifica sorgente]

Ottimi risultati vengono ottenuti anche dalla Pallanuoto Tolentino, troviamo infatti la squadra femminile in A2 e quella maschile in Serie B.

Persone legate a Tolentino[modifica | modifica sorgente]

Tra i Tolentinati illustri ricordiamo:

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Abbadia di Fiastra, Acquasalata, Ancaiano, Asinina, Bura, Calcavenaccio, Casa di Cristo, Casone, Cisterna, Collina, Colmaggiore, Divina Pastora, Fontajello, Fontebigoncio, Le Grazie, Maestà, Massaccio, Pace, Parruccia, Paterno, Pianarucci, Pianciano, Pianibianchi, Portanova, Rambona, Rancia, Regnano, Ributino, Riolante, Rofanello, Rosciano, Rotondo, Salcito, San Bartolomeo, San Diego, San Giovanni, San Giuseppe, San Martino, San Rocco, Santa Croce, Santa Lucia, Sant'Andrea, Sant'Angelo, Santissimo Redentore, Troiano, Vaglie, Vicigliano.

Economia[modifica | modifica sorgente]

La percentuale degli addetti nel settore industriale, artigianale e dei servizi è più elevata rispetto alla realtà provinciale, regionale e nazionale. Tra le attività produttive emerge per tradizione, importanza e ricchezza quelle della lavorazione delle pelli, del cuoio e della carta, con marchi famosi a livello internazionale (Poltrona Frau e Nazareno Gabrielli); sono inoltre presenti manifatture tessili (Malagrida Manifattura e Arena), una discreta industria turistica e molte attività commerciali.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1990 1994 Francesco Massi Gentiloni Silveri Democrazia Cristiana Sindaco
1994 1998 Giuseppe Foglia centro-sinistra Sindaco
1998 2002 Giuseppe Foglia Democratici di Sinistra Sindaco
2002 2007 Luciano Ruffini La Margherita Sindaco
2007 20 maggio 2012 Luciano Ruffini Partito Democratico Sindaco
21 maggio 2012 in carica Giuseppe Pezzanesi centro-destra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Tolentino è città gemellata con:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Medaglia d'Argento
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dante Cecchi, Storia di Tolentino, Tolentino, 1975.
  • AA.VV., Marche, Touring club italiano, 1979.
  • AA.VV., Il cuore della città: le piazze di S. Severino e di Tolentino, Tolentino, 1993.
  • AA.VV., La Provincia di Macerata Ambiente Cultura Società, Amm.ne Prov.le di Macerata, 1990.
  • AA.VV., La Basilica di San Nicola a Tolentino. Guida all’arte e alla storia, Tolentino, 1995.
  • Giorgio Semmoloni, Tolentino. Guida all’arte e alla storia, Tolentino, 2000.
  • AA.VV., La Chiesa di Santa Maria Nuova di Tolentino. Storia Arte Spiritualità, Tolentino, 2002.
  • AA.VV., La Chiesa di San Catervo a Tolentino. Arte Storia Spiritualità, Tolentino, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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