Monti Sibillini

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Coordinate: 42°49′26″N 13°16′32″E / 42.823889°N 13.275556°E42.823889; 13.275556

Monti Sibillini
Monti Sibillini
I Sibillini visti da Fermo
Continente Europa
Stati Italia Italia
Catena principale Appennino umbro-marchigiano (nell'Appennino centrale)
Cima più elevata Monte Vettore (2476 m s.l.m)

I Monti Sibillini sono un massiccio montuoso situato a cavallo tra Marche e Umbria, nell'Appennino umbro-marchigiano lungo lo spartiacque primario dell'Appennino centrale. È il quarto gruppo montuoso per altezza dell'Appennino continentale dopo Gran Sasso, Maiella e Velino-Sirente e si trova tra le province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia ed ospita il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Sono fondamentalmente costituiti da rocce calcaree, formatesi sui fondali di mari caldi. Le cime superano in alcuni casi i 2.000 m di altitudine, come la maggiore del gruppo, il monte Vettore (2.476 m s.l.m.), il Pizzo della Regina o monte Priora, il monte Bove e il monte Sibilla.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Lago di Pilato

La morfologia dell'area è frutto dell'azione glaciale del quaternario che si riconosce nella valli tipicamente a "U" e negli ampi circhi glaciali ancora riconoscibili.
Anche i fenomeni carsici contribuiscono a definire la morfologia del gruppo.

Il gruppo è caratterizzato da un sistema complesso di dorsali nei sensi NNO e SSE che suddivide l'area in tre sottozone:

  • settore Settentrionale;
  • settore Centro-Meridionale;
  • settore Sud-Occidentale.

Il settore Centro-Meridionale include le montagne maggiori del gruppo, culminando nel monte Vettore. È caratterizzato da due dorsali principali, la prima delle quali congiunge il monte Porche con il Monte Sibilla mentre la seconda compie un articolato percorso che va dal monte Palazzo Borghese fino al monte Prata toccando le cime maggiori del gruppo.

Il settore Settentrionale include il monte Bove, massiccio calcareo con imponenti pareti, ed è limitato dalla Val d'Ambro e dalle Gole del Fiastrone.

Il settore Sud-Occidentale non include montagne degne di particolare nota ma include alcune formazioni geologiche tra le più interessanti dei Sibillini, come i Piani di Castelluccio.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Panoramica estiva del versante ovest della catena dei Monti Sibillini dal passo di Forca Canapine.

La catena montuosa è costituita da rocce calcaree e calcareo-marnose del Mesozoico-Terziario inferiore, che si sono deposte nell'arco di tempo tra i 200 e i 20 milioni di anni fa. Può essere considerata una struttura geologica relativamente giovane, al pari di quelle dei principali gruppi montuosi dell'Appennino umbro-marchigiano.

Intorno a 200 milioni di anni fa l'area marina di basso fondale che occupava l'attuale areale dei Monti Sibillini, nella quale si deponevano calcari organogeni di piattaforma (Calcare Massiccio), fu sede di ampi movimenti distensivi che hanno portato alla formazione di dorsali sottomarine, al di sopra delle quali si deponevano modesti spessori di fanghi calcarei pelagici (oggi rocce compatte stratificate molto fossilifere) e bacini più profondi nei quali si deponevano invece ingenti spessori di fanghi pelagici calcareo-selciferi (attualmente rocce compatte stratificate).

All'inizio del Cretacico la sedimentazione in tutto il bacino è pressoché uniforme e costituita da fanghi pelagici calcarei. A partire dal Terziario ai fanghi calcarei pelagici si alternano, fino a sostituirsi gradualmente, depositi sempre più marnosi e argillosi.

Circa 20 milioni di anni fa, nel Miocene, la compressione e il conseguente piegamento delle rocce hanno portato al sollevamento delle prime dorsali riferibili al corrugamento della catena Appenninica.

Dopo 10 milioni di anni, alla fine del Miocene, importanti fenomeni tellurici hanno portato ad accavallamenti imponenti lungo le faglie, e progressivamente al definitivo sollevamento ed emersione di questo settore di catena, quindi alla formazione delle maggiori cime odierne, su una dorsale approssimativamente in direzione nord-sud.

Gli ultimi movimenti, 2 milioni di anni fa, di compressione verso l' Adriatico, hanno portato a fenomeni di sovrascorrimento e accavallamento su altri sistemi di faglia e conferito al gruppo il suo aspetto odierno.

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

Stella alpina dei Monti Sibillini

La flora e la fauna sono molto ricche. Sono presenti, tra i mammiferi, il gatto selvatico (Felis silvestris), l'istrice (Hystrix cristata), il lupo (Canis lupus), il capriolo (Capreolus capreolus) e recentemente reintrodotti il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica Sub. ornata) ed il cervo (Cervus elaphus). Da segnalare anche avvistamenti, legati agli attacchi alle arnie di ape domestica, di orso bruno marsicano (ursus arctos marsicanus) trattasi però quasi certamente di un maschio vagante proveniente dall'appennino abruzzese.

Fra gli uccelli, sono presenti l'aquila reale, il gufo reale, il falco pellegrino e la reintrodotta coturnice (Alectoris graeca).

Tra i Rettili la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) e la vipera comune (Vipera aspis). Tra gli Anfibi segnaliamo due specie endemiche dell'Appennino centro-settentrionale, quali la Salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata) e il Geotritone italiano (Speleomantes italicus), oltre al piccolo e rarissimo Ululone appenninico (Bombina pachypus).

Nell'area del monte Vettore sono presenti almeno due endemismi in ambito faunistico, il coleottero Duvalius ruffoi e, nelle acque del lago di Pilato, il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo anostraco.

La vegetazione è quella tipica dell'area appenninica, con prevalenza di caducifoglie alle basse quote che poi lasciano il posto alla faggeta e, più in alto, al pascolo. Da segnalare come specie floristiche sono la viola di Eugenia (Viola eugeniae), il genepì dell'Appennino (Artemisia petrosa sup. eriantha), l'adonide distorta (Adonis Distorta), la genziana lutea (Gentiana lutea), la genziana napoletana (Gentiana sp.), la potentilla (varie), il giglio martagone (Lilium martagon), il ramno (Ramnus alpina) (Ramnus catartica), l'uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi), la Nigritella widderi, l'Androsace villosa e la stella alpina dell'Appennino(Leontopodium nivale).

Dal 1993 l'area è inclusa nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Sottogruppi[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo dei Sibillini si divide alpinisticamente in tre sottogruppi, costituiti a loro volta da diversi massicci con numerose cime.

Sottogruppo Meridionale, da Forca di Presta (sud) a Passo Cattivo (nord):

Sottogruppo settentrionale, da Passo Cattivo - Infernaccio (sud) alla valle del Fiastrone (nord):

Sottogruppo occidentale, ad ovest della linea spartiacque principale, partenda a sud dai rilievi ad occidente dei Piani di Castelluccio, fino al Monte Cardosa a nord, sopra Visso; questa parte comprende numerose cime dai 1600 ai 1900 metri, con massima elevazione sul Monte Lieto, a M 1944.

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Vista dei Sibillini da Smerillo

Questi monti sono fucina di antiche leggende che gli conferiscono un'aura di mistero.

La grotta situata poco sotto la sommità del Monte Sibilla, era già conosciuta nell'alto medioevo in tutta l'Italia centrale; se ne trova una rappresentazione anche in alcuni affreschi all'interno dei Musei Vaticani. Secondo la leggenda, resa famosa dal romanzo cavalleresco Guerin Meschino di Andrea da Barberino, ed il libro Il paradiso della regina Sibilla, di Antoine de la Sale. La grotta situata nel Monte Sibilla ospitava un regno fatato, in cui creature meravigliose vivevano in una sorta di festino perenne, salvo poi trasformarsi per un giorno a settimana in creature mostruose e orripilanti, e quella di un lago alla sommità del monte Vettore, il lago di Pilato, a quota di circa 2.000 m, hanno dato forza per la creazione di mitiche favole pagane attorno a questa catena; in particolare si crede che queste fossero state montagne adatte per consacrare libri per la magia nera e che quella grotta, ormai oggi franata, fosse l'antro infernale della Sibilla (da cui prende il nome la catena montuosa) che, secondo alcuni studiosi, lì si rifugiò dopo il processo di cristianizzazione dell'Impero romano. [senza fonte]

Sicuramente questo processo di conversione della popolazione fu lento e graduale e, soprattutto, i luoghi più lontani dalle grandi vie di comunicazione o periferici rispetto alle grandi città hanno assorbito molto più lentamente la nuova religione cristiana; non solo, data la loro amenità potevano rappresentare un posto sicuro dove rifugiarsi per coloro che non volevano abbandonare i culti pagani. [senza fonte]

Forse proprio in questo periodo, a cavallo tra il tempo del mondo antico classico e l'età medioevale, nascono le prime grandi leggende che porteranno questi monti ad essere luogo di pellegrinaggio di molti stregoni [senza fonte], ma anche di cavalieri erranti che qui passavano per sfidare la maga o per chiederle dei vaticini come nel celebre romanzo cavalleresco Il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino, una cui parte è qui ambientata.

Luoghi da visitare[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bernardino Gentili, Note di Geomorfologia del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Collana dei Quaderni scientifico-divulgativi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini., Ancona, Anniballi Grafiche, 2002.
  • Alberico Alesi,Maurizio Calibani ,Monti Sibillini Parco Nazionale le più belle escursioni,SER(Società Editrice Ricerche)
  • Enrico Bini,Andrea Catorici,Antonio dell'Uomo,Roberto Falsetti,Ettore Orsomando,Monica Raponi, Funghi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini Collana dei Quaderni Scientifico Divulgativi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Ancona,Aniballi Grafiche s.r.l.,2002.
  • David Fiacchini, Atlante degli Anfibi e dei Rettili del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Collana dei Quaderni scientifico-divulgativi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, n. 16., Città di Castello, Editrice GESP, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

I Monti Sibillini sono formati da rocce ure

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]