Arquata del Tronto

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Arquata del Tronto
comune
Arquata del Tronto – Stemma Arquata del Tronto – Bandiera
Arquata del Tronto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ascoli Piceno-Stemma.png Ascoli Piceno
Amministrazione
Sindaco Domenico Pala (Insieme per Arquata) dal 16-5-2011
Territorio
Coordinate 42°46′19.02″N 13°17′36.24″E / 42.77195°N 13.2934°E42.77195; 13.2934 (Arquata del Tronto)Coordinate: 42°46′19.02″N 13°17′36.24″E / 42.77195°N 13.2934°E42.77195; 13.2934 (Arquata del Tronto)
Altitudine 777 m s.l.m.
Superficie 92,56 km²
Abitanti 1 302[2] (30-6-2011)
Densità 14,07 ab./km²
Frazioni Borgo di Arquata, Camartina, Capodacqua, Colle di Arquata, Faete, Pescara del Tronto, Piedilama, Pretare, Spelonga, Trisungo, Tufo, Vezzano
Comuni confinanti Accumoli (RI), Acquasanta Terme, Montegallo, Montemonaco, Norcia (PG), Valle Castellana (TE)
Altre informazioni
Cod. postale 63096
Prefisso 0736
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 044006
Cod. catastale A437
Targa AP
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 549 GG[3]
Nome abitanti arquatani
Patrono Santissimo Salvatore[1]
Giorno festivo prima domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arquata del Tronto
Posizione del comune di Arquata del Tronto nella provincia di Ascoli Piceno
Posizione del comune di Arquata del Tronto nella provincia di Ascoli Piceno
Sito istituzionale

Arquata del Tronto è un comune italiano di 1 302[2] abitanti della provincia di Ascoli Piceno nella regione Marche, appartenente alla Comunità Montana del Tronto, noto per la presenza della storica rocca medioevale che sovrasta il suo panorama.

È l'unico comune d'Europa racchiuso all'interno di due aree naturali protette: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a sud, ed il Parco Nazionale dei Monti Sibillini a nord.[4]

Confina con ben tre regioni: il Lazio, l'Umbria e l'Abruzzo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dell'arquatano, prevalentemente montuoso, è caratterizzato dalla presenza del monte Vettore, del monte Ceresa, del massiccio dei Sibillini e della catena dei monti della Laga. Il paesaggio varia tra alpestri pareti scoscese che si avvicendano a fitti boschi di castagno, faggio e conifere; tra pendii e ampie balconate naturali, verdi campi e aree pascolive. Dalle cime più alte si scorgono i profili del Gran Sasso d'Italia e del mare Adriatico. Questa è l'area del cosiddetto "versante magico" dei Sibillini, intriso sin dal medioevo di credenze, tradizioni e storie fantastiche, animate da presenze misteriose, che ancora oggi vi aleggiano. Guido Piovene li descrive come i «monti più leggendari d'Italia».[5] Sui fianchi di queste montagne vi erano gli antichi sentieri che conducevano alla Strada delle fate, alla Grotta della Sibilla, profetessa Appenninica, e al Lago di Pilato, dove si crede sia sprofondato il carro condotto dai buoi che trasportava, ingovernato, il corpo di Ponzio Pilato.[6]

Il centro urbano di Arquata è stato costruito a cavallo di un'altura nella zona dell'Alta valle del Tronto, lungo il versante sinistro dell'omonimo fiume che attraversa la zona, alle falde delle montagne che lo circondano, tra il corso stesso del fiume e il Fosso di Camartina. L'autore Adalberto Bucciarelli individua le ragioni della scelta di edificazione dell'insediamento nella favorevole e strategica posizione topografica a vocata difesa naturale, legandola anche questioni d'igiene come la peculiare ventosità del luogo.[7] Il paese dista circa 30 km dal capoluogo Ascoli Piceno, 55 km dall’Adriatico e 30 km da Norcia. Il suo territorio comunale, solcato dalla Salaria, (strada rilevante già in epoca romana, attraverso gli snodi della consolare era possibile raggiungere l'entroterra marchigiano, Norcia, Roma e L'Aquila.[8]) comprende una superficie di circa 92 km² spaziando dai 580 ai 2.476 m s.l.m.[9] Il suo comprensorio si estende fino all'estremo sud-occidentale delle Marche, confinando con tre regioni, (caratteristiche che in Italia condivide col solo comune confinante di Accumoli), quali: Abruzzo, con la provincia di Teramo, Lazio, con la provincia di Rieti, ed Umbria, con la provincia di Perugia.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Arquata e del suo territorio comunale è quello tipico di media montagna. Gli inverni sono freddi con precipitazioni prevalentemente nevose, le temperature possono scendere di diversi gradi sotto lo zero e restarci anche per molti giorni. Le estati risultano miti e mai troppo calde. Le precipitazioni sono distribuite equamente durante tutto l'arco dell'anno, con maggiore frequenza nei mesi freddi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi sulle origini[modifica | modifica wikitesto]

Sull'origine del paese si hanno notizie incerte. Alcuni storici riconducono l'odierna Arquata all'antica Surpicanum, uno dei centri della Regio V Picenum del quale non è stata individuata con certezza l'ubicazione, sebbene collocata tra le Statio della Tavola Peutingeriana Ad Martis, identificabile nell'attuale frazione di Tufo, e Ad Aquas, il paese di Acquasanta Terme.[10] Alcuni studiosi posizionano Surpicanum nella Piana di San Salvatore del vicino centro di Borgo che sembra ricalcare quella dell'antica Statio sulla via Consolare Salaria situata dove si divideva il bivio che raggiungeva la città di Fermo.[11] Un'altra ipotesi attribuisce la nascita di questo insediamento fortificato all'epoca romana e lo cita come una delle Statio dislocate sulla Consolare Salaria, strada che all'epoca era la via commerciale del trasporto del sale prodotto nelle saline di Truentum.[10] Si suppone, inoltre, che Arquata fosse un paese fondato dai Sabini, correlando la vicinanza di questo popolo già presente a Norcia e ad Ascoli, originata dalla migrazione di queste genti col ver sacrum, e che solo in seguito divenne dei Romani. Nel I secolo d.C. la località e tutta l'area dell'Alta valle del Tronto appartenevano alla famiglia imperiale di Vespasiano, detta famiglia dei Flavi, originaria appunto della Sabina.[10]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rocca di Arquata del Tronto.

Le prime notizie certe e documentate su Arquata si trovano nel periodo dell'alto medioevo quando, nel VI secolo, era definita Terra Summantina. Ulteriore e successivo riferimento storico è fornito dall'invasione del popolo longobardo che giunse fino a Spelonga, dove forse esisteva un castrum. Ne ricompare la citazione nella cronaca del viaggio intrapreso da Carlo Magno che, nell'800, attraversò questi luoghi per recarsi a Roma in occasione della sua incoronazione.[12] Nel XIII secolo[13] la città di Ascoli, con il contributo di Amatrice e Castel Trione, costruì la fortezza sulla sommità della rupe a nord[14] del paese e, da questo momento, la storia di Arquata si confonderà e si sovrapporrà a quella della sua Rocca, aspramente contesa tra norcini e ascolani per circa tre secoli.[15] Nell'anno 1215, si ricorda la visita di san Francesco d'Assisi, qui giunto nella sua missione di apostolato.[12] Nello Statuto d'Arquata del 1574 si legge una delle frasi più note legate a questo comune: «Che alcuno non se parta della terra d'Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra».[16]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1809, il territorio di Arquata tornò ad essere assoggettato allo Stato Pontificio. A seguito dell'invasione francese, la prefettura di Norcia decadde ed Arquata, estremo baluardo meridionale dell'Impero Napoleonico, entrò con il titolo di Cantone nel Dipartimento del Trasimeno.[17]

Con l'emanazione del motu proprio di Pio VII dell'anno 1816[18] si ebbe una nuova suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio che generò l'istituzione della delegazione apostolica di Ascoli. Il successivo editto Consalvi, promulgato dall'omonimo cardinale e Segretario di Stato il 26 novembre 1817, in vigore dal 1º gennaio 1818, eresse Arquata a Governo nel distretto di Ascoli. Il disposto sanciva così il distaccamento dei possedimenti arquatani dalla delegazione di Spoleto e la loro aggregazione al territorio marchigiano, circostanza che determinò anche la rimozione dei carteggi di questo comune, conservati presso la delegazione spoletina, ed il loro trasferimento alla nuova sede di Ascoli.[19]

Mantenne le competenze di Governo di Arquata anche nella successiva ripartizione amministrativa voluta da papa Gregorio XVI, nell'anno 1831, quando Ascoli e Fermo, dopo la restaurazione dello Stato Pontificio, furono nuovamente separate e la delegazione ascolana tornò a beneficiare della sua autonomia. L'editto del cardinale Bernetti, del 5 luglio 1831, stabiliva che la delegazione ascolana fosse divisa in due distretti:

  • Ascoli, con i Governi di: Ascoli, Amandola e Arquata;
  • Montalto, con i Governi di: Montalto, Offida e San Benedetto.[20]

Nel riparto territoriale dello Stato Pontificio del 1833 Arquata è Comune di residenza del Governatore e comprende nella sua giurisdizione i paesi di Borgo, Camartina Colle, Faete, Pescara, Piedilama, Pretare, Spelonga, Trisungo e Vezzano.[21].

Nel 1860, a seguito dell'emanazione del Regio decreto n. 4495[22], del 22 dicembre 1860, nella ripartizione territoriale del circondario di Ascoli Arquata divenne sede del II Mandamento di Ascoli.[23].

La sosta di Giuseppe Garibaldi nell'anno 1849[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa della sosta di Garibaldi murata sulla facciata di casa Ambrosi

Tra gli eventi accaduti nel paese di Arquata vanno ricordati l'arrivo ed il pernottamento di Giuseppe Garibaldi, nell'anno 1849, che qui si fermò quando partì alla volta di Roma. Questa fu la terza ed ultima tappa in territorio ascolano. La cronaca ci perviene dagli scritti di Candido Augusto Vecchi, fermano, capitano del 23º di linea piemontese e storiografo della guerra del 1848, che fu tra i più fedeli e cari amici del generale. Questi, al passaggio dell'eroe dei due mondi nella città di Ascoli Piceno si unì al gruppo, ma lo seguì fino a Rieti per poi proseguire da solo e raggiungere Roma dove svolse il suo mandato di deputato partecipando ai lavori dell'Assemblea Costituente.

In questo viaggio Garibaldi era già accompagnato da Nino Bixio, quale ufficiale d'ordinanza, Gaetano Sacchi, Marocchetti, Andrea d'Aguyar, servitore, e Guerrillo il suo piccolo cane, azzoppato da una ferita, che aveva l'abitudine di seguire il suo padrone camminando tra le zampe del suo cavallo. Durante il trasferimento da Ascoli a San Pellegrino di Norcia fu ospitato ad Arquata dal locale governatore Gaetano Rinaldi, capo della reazione clericale. Il generale dormì presso casa Ambrosi nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1849. Giunse nel giorno di venerdì 26 quando, dopo aver lasciato la città di Ascoli, si avviò verso le zone montane attraversando la parte più alta della valle del Tronto tra gli Appennini. Egli e il suo seguito lasciarono Ascoli intorno alle dieci del mattino raggiungendo la consolare Salaria accompagnati dai carabinieri a cavallo, dalla guardia civica, dalla banda comunale, da dodici carrozze e da una folla festante. Giunti a porta Romana il generale congedò tutti e regalò una spada a Matteo Costantini, (anch'egli come Giuseppe Costantini, suo padre, era detto Sciabolone), quale segno della sua amicizia e rifiutò, per l'ennesima volta, la sua scorta sulle strade di montagna.

La prima sosta di ristoro avvenne ad Acquasanta Terme, dove Garibaldi, sceso da cavallo, si accomodò su un sedile di travertino per accendere un sigaro. Ripreso il cammino, la spedizione arrivò ad Arquata dove fu accolta ed ospitata con molto riguardo. Candido Augusto Vecchi racconta di un lungo pranzo che durò fino a mezzanotte. Al mattino seguente, il 27 gennaio, prima del sorgere del sole, il generale e i suoi lasciarono il paese per dirigersi verso Rieti. Il governatore d'Arquata regalò loro quattro libbre di tartufi come viatico. Si avviarono così alla volta di San Pellegrino percorrendo la strada che conduce a Pretare e quindi a Forca di Presta. Furono scortati dal figlio del governatore d'Arquata che portò con sé, e in loro onore, fin sulla cima della montagna, un vessillo tricolore di seta.

Il generale ricordò la sosta ad Arquata nelle sue Memorie scrivendo: «(...) ed io per le via di Ascoli e la Valle del Tronto, con tre compagni per percorrere ed osservare la frontiera napoletana. Valicammo gli Appennini, per le scoscese alture della Sibilla, la neve imperversava, mi assalirono i dolori reumatici che scemarono tutto il pittoresco del mio viaggio. Vidi le robuste popolazioni della montagna, e fummo ben accolti, festeggiati dovunque, e scortati da loro con entusiasmo.»

Ad Arquata quali segni di questo evento rimangono la Via Garibaldi e una lapide affissa sulla parete esterna di casa Ambrosi, qui spostata dalla primaria collocazione sul muro della torre civica, in cui si ricorda la sosta del generale. L'iscrizione recita: «QUI - NEL 19 FEBBRAIO 1849 - TRAENDO ALLA VOLTA DI ROMA - FU - GIUSEPPE GARIBALDI - IL SUO NOME E UNA STORIA E UN'EPOCA - A PERPETUA RICORDANZA - MUNICIPIO E POPOLO D'ARQUATA - POSERO - NEL 20 AGOSTO 1882» Corre l'obbligo di precisare che la data 19 febbraio, scolpita sulla pietra, è inesatta poiché Garibaldi arrivò e pernottò tra il 26 e il 27 gennaio. L'iniziativa di apporre una lapide commemorativa a ricordo dello straordinario evento fu presa da un comitato promotore e sostenuta dal locale municipio dopo la morte dell'eroe dei due mondi che avvenne il 2 giugno 1882.

La cronaca dell'evento dell'inaugurazione della pietra ci giunge dalle corrispondenze di Girolamo Rilli e di Marietta Zocchi Girardi, rispettivamente pubblicate sulla Gazzetta di Ascoli Piceno del 23 e del 24 agosto del 1882. Lo scoprimento della lapide avvenne il 20 agosto 1882, alle dieci e trenta del mattino, seguito dall'esecuzione dell'inno garibaldino e dai discorsi delle autorità e dei membri del comitato promotore. Sulle pagine della Gazzetta si leggono riportate anche la commossa ed entusiasta partecipazione di tutta la cittadinanza intervenuta e la moltitudine di drappi, bandiere e festoni che sventolavano dalle finestre del borgo affacciate sulla piazza.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Assunse il nome ufficiale di Arquata del Tronto nell'anno successivo alla nascita del Regno d'Italia, come riportato nel Regio decreto 9 novembre 1862 n. 978 e nella la delibera del consiglio comunale del 5 agosto 1862.[24]

Il nome di Arquata del Tronto è composto dall'accostamento di due termini:

  • "Arquata" che deriva dal lemma latino Arx, (arx, arcis), che vuol dire rocca, insediamento fortificato o altura fortificata.[10] L'Amadio lega il significato del toponimo alla parola arcuata, intesa come: grotta, galleria, cunicolo. L'autore, però, non spiega o specifica quale di questi significati sia collegato al paese.[25]
  • "del Tronto" in riferimento all'omonimo fiume che scorre vicino alla località.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone civico[modifica | modifica wikitesto]

La blasonatura del gonfalone civico è riportata nel testo del vigente statuto comunale:

«Di forma rettangolare, con dicitura Comune di Arquata del Tronto, è ornato da due rami, di cui uno di mirto a sinistra e l'altro di quercia a destra, riporta in oro sullo sfondo verde due stemmi, di cui quello di sinistra con descrizione REG TEB AR POT, l'altro di destra con descrizione 1572 TEPOR LAURI COLE PR, sovrastati entrambi da una corona turrita»[26]

Lo stendardo è costituito da un drappo rettangolare di seta di colore verde che termina in tre bande e reca, nella parte più alta, l'iscrizione centrata e convessa verso l'alto: Comune di Arquata del Tronto. Il vessillo è completato dalla cravatta ed i nastri tricolore. Al centro sono rappresentati affiancati i due scudi araldici adottati quali simboli della municipalità. Gli stemmi sono sormontati da una corona turrita in argento murata di nero che indica il titolo di comune, come previsto dal regio decreto del 1943.[27] Il drappo è custodito ed esposto presso la Sala del Consiglio del locale Municipio.

Lo stemma[modifica | modifica wikitesto]

L'araldica dello stemma è descritta nello statuto comunale:

«Presenta una figura ovoidale a strisce bianche e rosse su fondo oro sovrastato da una corona turrita»[26]

Lo stemma più antico della comunità di Arquata è datato XIV secolo. Questo mostrava all'interno di uno scudo l'effigie di san Pietro, patrono del castello, ritratto sopra una montagna con cinque cime, munito di chiavi e di Sacre Scritture. La rappresentazione era riproposta anche nei sigilli del XV e XVI secolo ritrovati in alcuni atti amministrativi sia presso l'Archivio Storico del Comune di Norcia sia presso l'Archivio di Stato di Ascoli.

Nella seconda metà del XVI secolo, nell'anno 1572, sebbene non si conoscano le ragioni politiche, lo stemma fu cambiato dai priori comunali che commissionarono la realizzazione di uno scudo palato che recava la rappresentazione di sei pali verticali contigui e smaltati alternando i colori del bianco e del rosso. Nell'anno 1852 lo scudo fu annoverato nel primo censimento ricognitivo degli stemmi comunali, ma nella rappresentazione grafica furono erroneamente confusi i pali con le sbarre. Il simbolo araldico fu, quindi, rappresentato con strisce diagonali anziché verticali. Il disegno dello scudo arquatano è essenziale e propone tre pali rossi verticali in campo bianco. Non esiste nell'archivio storico del comune alcuna traccia che possa precisare la sua origine o concessione. Al di fuori dell'arma e nella riproduzione lapidea sono proposti due motti: "Arquata Potest" ed "Arquata Reggia Terra". Gli amministratori arquatani equivocarono ciò che avevano trovato scolpito nella pietra dell'arma gentilizia di Regolo Tebaldeschi di Norcia. Questi condusse la podesteria arquatana durante un ignoto periodo del XVI secolo. Lo stemma conservato presso il palazzo del municipio reca l'iscrizione “REG TEB AR POT” che per esteso va interpretato come: "REG(OLVS) TEB(ALDESCVS) AR(QUATE) POT(ESTAS)" ossia "Regolo Tebaldeschi Podestà d'Arquata", la stessa epigrafe che è stata intesa anche come "Regia Terra Arquata Potens".[28]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Crocifisso ligneo policromo del XIII secolo
  • Chiesa della Santissima Annunziata - Chiesa parrocchiale di Arquata del Tronto. L'edificio religioso si trova all'interno del paese lungo la via che conduce alla Rocca. Di dimensioni modeste ha una facciata molto semplice con un importante portale scolpito in pietra arenaria. Il suo interno è costituito da un unico ambiente dove si trovano altari lignei, la cantoria, e collocata, sulla parete di fondo, una tela dell'Annunciazione del XVI secolo. L'arredo storico più noto di questa chiesa è costituito dal Crocifisso ligneo policromo della seconda metà del XIII secolo, esposto su di un capitello di tufo e considerato la statua sacra più antica delle Marche. L'opera proviene dalla chiesa di San Salvatore di Sotto di Ascoli e qui portata da un gruppo di arquatani che, nell'anno 1680, ebbero una disputa con gli ascolani.[29] Il crocifisso, per le sue dimensioni, è idealmente collocabile al centro di un quadrato di metri 1.45 per 1.45. Ha uno spessore medio di 20 centimetri e si presenta come un'opera policroma con evidenti riferimenti allo stile bizantino. Dopo il suo restauro, avvenuto nel 1973, si apprezza maggiormente il suo originale rivestimento pittorico, prima nascosto da altri strati di ridipinture. Secondo alcuni esperti, l'opera è riferibile all'arte spoletina del XII secolo e del XIII secolo. Raffigura, come avveniva nell'arte popolare del tempo, un rigido Cristo crocifisso con braccia distese ed arti inferiori paralleli. Fu realizzato da due frati benedettini, Raniero e Bernardo, che lo firmarono alla base. L'attuale lacunosa iscrizione riporta: «...TER RANIERI DOM... R ...DUS T AIDA... NU TP SU» che è stata letta, da Italo Zicari, con questa interpretazione: «frater Ranieri dominus corpus fecit (o pinxit) frater Berardus aidavit», traducibile come: «Frate Raniero scalpellò (o dipinse) il corpo del Signore, Frate Berardo lo aiutò». Sul capo di Gesù è posta una corona in argento sbalzato, ex voto degli abitanti di Arquata, che reca inciso: «ARQUATA COLERAE MORBO SERVATA SALVATORI SUO D.D. 1855» Il crocifisso è sempre stato particolarmente venerato dagli arquatani e non solo. Ancora oggi è condotto per le vie del paese in processione solenne.
  • Chiesa di San Francesco - L'edificio religioso si eleva nella frazione Borgo di Arquata, fa parte del complesso dell'omonimo convento. Di stile romanico conserva un portale del Cinquecento, la cantoria, il pulpito ed altari lignei del XVI e XVII secolo. Al suo interno si trova custodita anche la cosiddetta "Sindone di Arquata". L'ambiente della chiesa è adorno di un ricco corredo sacro costituito da opere lignee. Si mostra suddiviso in due navate scandite da colonne, a base quadrata, elevate con conci di pietra. Il soffitto, la cui esecuzione è attribuita alla scuola di Norcia, è realizzato interamente in legno lavorato a cassettoni modellati con forma quadrangolare recanti una decorazione circolare centrale a rilievo. Meritevole di interesse è anche la cantoria lignea, collocata all'ingresso, sostenuta da una colonna in pietra arenaria, a base ottagonale liscia, sormontata da un capitello quadrangolare scolpito con motivi fogliari. Vi è anche un pulpito ligneo poggiato su colonne tortili. Sulla parete di fondo si trova il coro ligneo, del Quattrocento, arricchito, in alto, dalla presenza di un crocifisso. Nella parete di sinistra sono presenti un altare realizzato in stucco dedicato alla Madonna del Rosario circondata dalla rappresentazione di quindici misteri, seguito dalla nicchia scavata in cui si scorge l'affresco, del 1527, di contesa attribuzione fra la scuola di Cola dell'Amatrice e la scuola di Norcia, raffigurante la Madonna con Bambino tra due santi. A questo si trova affiancato un altro altare ligneo che ospita il reliquiario di legno dorato. La tradizione attribuisce a questa raccolta, come ad altre affini, la provenienza dalla terra della Palestina. Diametralmente opposto, sulla parete di destra, vi è ancora un altare ligneo del Seicento dedicato a san Carlo Borromeo. Al centro, tra le colonne, si trova il dipinto dell'olio su tela che ritrae la figura del santo, adoratore della Sacra Sindone, la cui copia estratta è collocata a fianco. Alle opere ricordate si aggiungono le statue di san Francesco, realizzata in terracotta e legno, del secolo XV e sant'Antonio di Padova, posta all'interno di un'edicola votiva del XVI secolo. Durante i lavori di restauro, del 1980, sono stati scoperti sotto allo strato d'intonaco esterno della facciata due bassorilievi, di pietra arenaria, del X secolo. Il primo mezzo tondo è un lavoro piuttosto ricercato, finemente scolpito e particolareggiato, che raffigura la Madre di Dio ed il Sacrificio del Cristo per la redenzione dell'umanità. L'umanità è rappresentata da piccole figure antropomorfe in basso. Il secondo bassorilievo reca scolpito un angelo che stringe nelle sue mani una bilancia. Il significato allegorico di questa rappresentazione è il riferimento al Giudizio Universale ed alla pesatura delle anime. Questi due rinvenimenti sono stati posti all'interno della parete della facciata della chiesa, mantenendo le stesse caratteristiche di altezza della primaria sistemazione sulla parete esterna d'ingresso.

La Sindone di Arquata del Tronto[modifica | modifica wikitesto]

La Sindone di Arquata
Particolare dell'iscrizione «EXTRACTVM AB ORIGINALI»

In pochi sanno che nella chiesa di San Francesco, di questa remota località appenninica si trova una copia della Sacra Sindone custodita a Torino. Si tratta di una fedele riproduzione del sacro lino che reca il dipinto[30] della stessa immagine dell'uomo sindonico, flagellato e crocifisso. Il telo si compone in un unico panno tessuto in filo di lino lavorato con trama e ordito perpendicolari.[31] Il lenzuolo, di forma rettangolare, (440 cm in lunghezza e 114 cm in altezza), al centro, nello spazio tra le impronte del viso e della nuca, mostra la scritta in stampatello «EXTRACTVM AB ORIGINALI» «estratto dall'originale». La sindone di Arquata fu rinvenuta nel corso di lavori di conservazione e restauro della chiesa dedicata a san Francesco, eseguiti tra il 1980 e il 1981. Il telo si trovava piegato e racchiuso all'interno di un'urna dorata nascosta dentro la nicchia di un altare.

Esiste una pergamena datata 1º maggio 1655, redatta ad Alba, firmata da Guglielmo Sanzia, cancelliere vescovile e notaio, e Paolo Brizio, vescovo e conte di Alba, che ne costituisce il certificato di autenticazione. Nel documento vi è scritto che nello stesso anno su petizione del vescovo Massimo Bucciarelli, segretario del cardinale Federico Borromeo, alla presenza di una commissione incaricata, nella piazza di Castelgrande di Torino, un lenzuolo di lino di egual misura è stato fatto combaciare con la Sindone. La reliquia è considerata un prezioso oggetto di venerazione per tutti i credenti arquatani poiché la sua sacralità è stata ricavata dal contatto diretto con il telo funebre che ha avvolto il corpo di Cristo.

Riguardo alla necessità per la Chiesa di fornirsi di una copia della Sindone, la teoria più fondata sarebbe quella secondo la quale ci si volesse tutelare da possibili incidenti che potessero accorrere all'originale che, oltretutto, era in possesso non della Chiesa ma dei Savoia. L'aver posto la copia in un luogo così remoto conforta la tesi che questa volesse essere una sorta di "copia di sicurezza". Qui i francescani l'hanno custodita gelosamente per secoli, limitando le ostensioni ed utilizzandola per le processioni solo in casi eccezionali, l'ultima volta in occasione della seconda guerra mondiale. Anche la copia della Sindone d'Arquata, come le altre esistenti, è stata messa di nuovo a contatto con il Sacro Lino torinese. L'ultimo accostamento dei due teli è avvenuto nell'anno 1931 in occasione dell'ostensione della Sindone. Questi contatti hanno lo scopo di rafforzare i poteri sacri delle copie che, secondo il credo cristiano, si trasmettono alle riproduzioni al momento della loro creazione. La reliquia, in perfetto stato di conservazione, è stata protetta in una teca su iniziativa della locale Amministrazione comunale per preservarla da atti vandalici o da possibili furti e si trova permanentemente esposta all'interno della chiesa.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Porta di Sant'Agata
  • La Porta di Sant'Agata è l'unico varco del piccolo borgo medioevale di Arquata che è giunto ai nostri giorni. Il paese, al tempo, era circondato da mura di cinta aperte da ingressi che consentivano alle strade di accesso l'entrata nel centro abitato. Sotto questa porta passava la strada che raggiungeva il paese di Spelonga passando per Colle Piccione. L'edificio si eleva in posizione isolata rispetto al contesto urbano ed è raggiungibile tramite una scalinata che scende alla quota del fabbricato attraversando la vegetazione circostante. Nascoste tra il verde si osservano anche i resti delle mura che circondavano Arquata. Ben conservata, si compone di due stabili di semplice architettura che si elevano con altezze diverse, realizzati in conci irregolari di pietra arenaria locale. Gli unici conci regolari sono quelli che compongono l'arco a tutto sesto della costruzione più bassa. Posizionati sulla facciata esterna della porta, rispetto al borgo, si evidenziano due stemmi del XVI secolo. Quello alloggiato al di sopra dell'arco, verso il lato sinistro, si presenta a forma di scudo e nel suo campo si vede raffigurata un'aquila fissante un sole movente dal cantone sinistro dello scudo stesso. Questo simbolo appartenne alla famiglia norcina dei Quarantotto. L'altro stemma, sempre inciso su pietra, propone un cassero merlato alla ghibellina, con torre centrale ed un sinistrocherio che esce dalla base della torre ed impugna una spada alta in palo. Quest'ultimo, probabilmente, appartenne alla famiglia norcina dei Passerini.[32][33]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rocca di Arquata del Tronto.
Ex Voto con ritratta l'immagine più antica della Rocca di Arquata, presso il Santuario dell'Icona Passatora.

La Rocca è la fortezza, costruita tra il XIII e il XV secolo, con blocchi di pietra arenaria locale, sulla zona più alta del paese per scopi difensivi. L'opera rappresenta un'importante memoria di storia e di arte per Arquata ed il suo territorio. Da secoli è spettatrice e protagonista delle tante vicende, lotte, contese e fatti d'arme che hanno disegnato la sorte di questo comune, divenendo col tempo il simbolo stesso dell'identificazione dell'arquatano, delle zone a sud del Vettore e dell'Alta valle del Tronto.[34]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[35]


Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo degli Alpini di Arquata del Tronto Giuseppe Crisciotti - ANA Sezione Marche[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Arquata del Tronto è stata istituita, negli anni ottanta, la sede del Gruppo degli alpini di Arquata del Tronto Giuseppe Crisciotti, Associazione Nazionale Alpini, Sezione Marche.

La sezione arquatana è ospitata nello stabile del vecchio asilo comunale sulla via Vecchia Salaria. È stata intitolata all'alpino Giuseppe Crisciotti, (1918-1943), appartenuto alla Divisione Julia, IX Reggimento, Battaglione L'Aquila, caduto nella campagna di Russia durante la seconda guerra mondiale ed insignito della medaglia di bronzo al valor militare.[36]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

  • Le riprese degli esterni del film Serafino, del 1968, di Pietro Germi furono girate ad Arquata del Tronto, Capodacqua, Spelonga e Colle.

Persone legate ad Arquata del Tronto[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco d'Arquata - Fu un frate laico predicatore francescano ed originario d'Arquata, vissuto nel XIV secolo. Sono scarse e lacunose le notizie che riguardano la sua vita, è noto come l'ultimo personaggio del territorio ascolano di cui si occupò l'Inquisizione.
    Lo storico Antonio De Santis inquadra la sua figura come quella di un semplice frate predicatore, lo definisce torzone, ed aggiunge che fu animato da un forte sentimento di fede nell'ideale francescano di povertà. Egli seguì il religioso fra Giovanni Castiglione nel territorio meridionale della Francia ed, insieme con questi, iterando di paese in paese, predicò gli insegnamenti di san Francesco d'Assisi contrapponendoli al lusso della Chiesa ed in particolare a quello della Corte di Avignone. I due frati scelsero per la diffusione dei loro sermoni soprattutto la città di Montpellier, dove aveva sede l'università istituita dal papa ascolano Niccolò IV, considerata all'epoca come un vivace centro culturale. Fu in questa cittadina francese che avvenne il loro arresto per mano dell'inquisitore mandato dal papa Innocenzo VI e, da qui, furono condotti in stato di prigionia presso l'istituto di detenzione di Carcassonne. Da questa località furono trasferiti ad Avignone da due notai incaricati del papa e due sbirri. Nell'Archivio Vaticano si trova ancora conservata la nota delle spese sostenute per la traduzione dei due frati, che ammontarono a quattro fiorini d'oro giornalieri più il vitto. Nella città di Avignone, al cospetto del papa Innocenzo VI, senza alcun timore ripeterono e misero per iscritto le loro affermazioni sulla illegittimità dei papi succedutisi da Giovanni XXII ad Innocenzo VI, considerandoli indegni di ricoprire qualsiasi carica o ufficio ecclesiastico. Sebbene vi furono tentativi per zittire i due frati, non vi fu verso di convincerli e pertanto condannati al rogo. Alla presenza del papa furono ridotti allo stato laicale e arsi tre giorni dopo la Pentecoste. La condanna fu eseguita ad Avignone il 3 giugno 1354. Dalle cronache dell'epoca si apprende che affrontarono il fuoco con serenità. Mentre erano condotti al rogo e durante il divampare delle fiamme cantavano con voce ferma il Gloria in excelsis Deo, fino a quando il fumo non lo impedì. La folla presente al supplizio restò attonita ed impressionata dal coraggioso comportamento dei frati, in segno di rispetto s'inginocchiò e prima che i soldati portassero via i resti dei religiosi, per gettarli nel Rodano, tentò di prendere qualche avanzo per custodirlo come reliquia.[37]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Alla corte della regina[modifica | modifica wikitesto]

Altra immagine della Rocca.

La manifestazione è una rievocazione storica, in costume, che si tiene ogni anno ad Arquata. Ha luogo nel pomeriggio del giorno 19 agosto ed è stata istituita a ricordo del soggiorno, presso la Rocca, di Giovanna d'Angiò durante la prima metà del XV secolo. Per il paese l'evento rappresenta la sintesi dell'espressione della storia e delle tradizioni legate alla fortificazione che sovrasta il borgo. Lo svolgimento della manifestazione si compone di due momenti. Il primo è costituito dalla cerimonia detta “la discesa della regina”, ossia dalla sfilata in costume di molti figuranti che indossano abiti ispirati al Quattrocento. Il corteo storico inizia a comporsi dalla Rocca e, percorrendo le strette vie del borgo, giunge fino a Piazza Umberto I. L'ordine di sfilata è aperto dai musici che con le loro chiarine ed i loro tamburi annunciano l'arrivo della sovrana. Dopo questi c'è la regina, seguita dai paggetti che sostengono il lungo strascico dell'abito, accompagnata dalle sue dame di corte. Si aggiungono i notabili, le damigelle, gli armigeri, gli arcieri, i pastori e gli sbandieratori che si esibiranno mostrando abilità nelle coreografie create per maneggiare con destrezza i loro vessilli. La piazza del paese è la sede del secondo momento della rievocazione. Qui, dopo l'arrivo del corteo, si tiene una cena all'aperto presieduta dalla castellana. Il banchetto propone un menù a base di pietanze medievali. Tutti gli ospiti sono intrattenuti da danzatori, musici ed artisti che propongono giochi di strada.[38]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Borgo - Piccolo centro il cui incasato sorge quasi attaccato al paese capoluogo, anticamente dedito al commercio è rimasto sempre legato alle vicende ed al destino storico di Arquata. Ospita la chiesa dei SS. Pietro e Paolo e la chiesa ed il convento di San Francesco.
  • Camartina - Piccolissimo centro abitato 706 m s.l.m., composto da poche case, raggiungibile dalla diramazione della Vecchia Salaria nei pressi di Borgo. Il paese si trova lungo la valle dell'omonimo Fosso Camartina ed accoglie al suo interno la chiesa dedicata a sant'Emidio.
  • Capodacqua - Frazione che si trova verso il lembo estremo della regione Marche al confine con Lazio ed Umbria. Nel suo tessuto urbano vi è l'Oratorio della Madonna del Sole.
  • Colle – Paese tra i più popolati del comune arquatano conserva ancora oggi molte abitazioni in pietra. Tra le attività commerciali si ricorda la produzione del carbone vegetale da combustione. Appartiene a questo borgo la chiesa di San Silvestro.
  • Faete – Piccolo centro che sorge all'interno di un bosco di faggi, si presenta ben conservato e gode del panorama sul capoluogo essendo stato costruito sull'altura che fronteggia la Rocca. Accoglie nelle sue vicinanze la chiesa della Madonna della Neve.
  • Pescara del Tronto – Frazione che si trova a 4 km dal capoluogo, seguendo la Vecchia Salaria verso Roma. Il centro è noto per il suo acquedotto e per avere la croce astile in rame sbalzato che si annovera tra le più antiche e migliori per stato di conservazione delle Marche.
  • Piedilama – Frazione che si colloca prima del paese di Pretare salendo verso Forca di Presta.
  • Pretare – Il centro abitato sorge alle falde del monte Vettore ed è noto per la leggenda delle fate legata alla grotta della Sibilla Appenninica. Di particolare interesse anche i resti dell'antica fornace, poco distanti dal centro urbano.
  • Spelonga - La frazione è uno dei paesi più grandi e popolosi del comune, nota per avere molte le abitazioni in pietra che spesso mostrano scalette esterne, loggette ed architravi di porte con bassorilievi. Ricorrente è l'immagine di un angelo in volo.
  • Trisungo - Il paese è identificato come la Statio di Ad Centesimum della Tavola Peutingeriana. Ha l'incasato che si distribuisce lungo la riva destra del fiume Tronto ed è costeggiato dalla consolare Salaria. Accoglie un antico ponte, un cippo miliare dell'età di Augusto e la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
  • Tufo - È un piccolo borgo poco popolato che viene identificato come la Statio "Ad Martis" della Tavola Peuntigeriana.
  • Vezzano - La frazione si trova fra i paesi di Arquata e di Pescara del Tronto. Conserva nel suo centro urbano parecchie abitazioni in pietra locale.

Altre località del territorio[modifica | modifica wikitesto]

  • Forca Canapine - Valico appenninico tra Marche ed Umbria, parte del suo comprensorio ricade nel territorio del comune di Arquata.
  • Forca di Presta - Valico appenninico alle falde del monte Vettore che divide le Marche dall'Umbria.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci del Comune di Arquata dal 1946 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1952 Cataldi Mario ... Sindaco
1952 1960 Petrucci Ennio ... Sindaco
1960 1966 Fede Luigi ... Sindaco
1966 1971 Giammiro Augusto ... Sindaco
1971 1977 Piermarini Alberto ... Sindaco
1977 1982 Giammiro Augusto ... Sindaco
1982 1987 Piermarini Alberto ... Sindaco
1987 1988 Di Cola Francesco ... Sindaco
1988 2001 Franchi Guido ... Sindaco
2001 2011 Petrucci Aleandro ... Sindaco
2011 in carica Domenico Pala ... Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Sport invernali[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio arqutano, a carattere prevalentemente montuoso, nei mesi invernali si può praticare lo sci sulle piste della stazione di Forca Canapine.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione di Borgo, lungo la via Vecchia Salaria, si trova il locale campo sportivo comunale, che misura m 100 x 63, che ha il terreno da gioco di erba naturale.

Inoltre è presente una palestra dove gioca le partite in casa l'Arquata C5, unica società sportiva presente nel paese (anche se una volta vi era anche una squadra di calcio a 11).

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Festa del SS. Salvatore, Patrono di Arquata
  2. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 7.
  5. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 29.
  6. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 8.
  7. ^ A. Bucciarelli, op. cit., p.13.
  8. ^ B. Carfagna, op. cit., p. 59.
  9. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 14.
  10. ^ a b c d N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 41.
  11. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 44.
  12. ^ a b N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 46.
  13. ^ A. Bucciarelli, op. cit., p. 13.
  14. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 52.
  15. ^ B. Carfagna, op. cit., p. 63.
  16. ^ Statuto di Arquata del 1574, Libro I - Rubrica XLV.
  17. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 61.
  18. ^ Il motu proprio “Quando per ammirabile disposizione” di Pio VII
  19. ^ (a cura di Giuseppe Morìchetti) in Archivio di Stato di Ascoli Piceno pag.397
  20. ^ (a cura di Giuseppe Morìchetti) in Archivio di Stato di Ascoli Piceno p.398
  21. ^ Raccolta delle leggi e disposizioni di pubblica amministrazione nello Stato Pontificio, op. cit., p. 316.
  22. ^ Regio decreto n. 4495 del 22 dicembre 1860 in Collezione celerifera, op. cit., p. 89.
  23. ^ Mandamento di Arquata nella suddivisione del Circondario di Ascoli Piceno in Collezione celerifera, op. cit., p. 91.
  24. ^ Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno D'Italia, Anno 1862 Dal N 409 al 1100 Volume Quinto, Torino Stamperia Reale, p. 2985.
  25. ^ G. Amadio, op. cit., p. 32.
  26. ^ a b Ministero dell'Interno - Statuti
  27. ^ Art. 97, Regio Decreto 7 giugno 1943, num. 652.
  28. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 57.
  29. ^ Le Trame del Romanico, op. cit., pp. 81-82.
  30. ^ C. Ciociola e L. Castelli, op. cit., p. 55.
  31. ^ Questo tipo di tessitura si differenzia da quello della Sindone di Torino che è a spina di pesce.
  32. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 85.
  33. ^ B. Carfagna, op. cit., p. 68.
  34. ^ B. Carfagna, op. cit., p. 63.
  35. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  36. ^ Testo della motivazione del conferimento registrato presso la Corte dei Conti il 9 maggio 1956, Registro 21, foglio 267: «Conducente di un reparto salmerie in ripiegamento, durante un attacco sul fianco della propria colonna, audacemente, di iniziativa, si univa ad altri alpini e con l'esempio li guidava al contrassalto, concorrendo, con audace impiego di bombe a mano, a mettere in fuga il nemico. Nel corso di una successiva azione, travolto dalle preponderanze avversarie, scompariva nella mischia. Popowka (Russia), 18 gennaio 1943»
  37. ^ A. De Santis, op. cit., pp. 308-311.
  38. ^ Alla corte della regina, sul sito di Arquata URL consultato il 27 ottobre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Statuto di Arquata del 1574, libro I - Rubrica XLV
  • Moto proprio della Santità di Nostro Signore papa Pio VII sulla organizzazione dell'amministrazione pubblica. 1816;
  • Raccolta delle leggi e disposizioni di pubblica amministrazione nello Stato Pontificio, Vol. VI, Camerlengato di S. Chiesa, Santità, Amministrazione Comunale e Provinciale, nella Stamperia della R.C.A., Roma, anno 1833;
  • Candido Augusto Vecchi, La Italia: storia di due anni, 1848-1849, Tipografia Scolastica di Sebastiano Franco e figli e Comp, Torino, anno 1856;
  • Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari pubblicate nell'anno 1866 ed altre anteriori, anno XLV, parte prima, Enrico Dalmazzo Editore, Firenze 1866;
  • Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno D'Italia, Anno 1862 Dal N 409 al 1100 Volume Quinto, Torino Stamperia Reale, p. 2985;
  • Giulio Amadio, Toponomastica marchigiana, vol. I, Collana di pubblicazioni Storiche Ascolane, Montalto Marche, Stabilimento Tipografico "Sisto V", anno 1951, p. 32;
  • Adalberto Bucciarelli, Dossier Arquatano, Grafiche D'Auria di Ascoli Piceno, febbraio 1982, pp. 7, 13, 48-53;
  • Dario Nanni ed Enrico Cucchiaroni "Arquata del Tronto" Amministrazione Comunale di Arquata del Tronto, ivi 1993.
  • Bernardo Nardi e Lucia Pellei, Ascoli dimenticata: San Salvatore di Sotto, Edizioni la Rapida di Fermo, 1976, pp. 62, 63, 64;
  • Bernardo Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, Edizione La Sfinge Malaspina - Ascoli Piceno, Stampa Editoriale Eco srl-S. Gabriele (TE), 1996, pp. 59–69;
  • Antonio De Santis, Ascoli nel Trecento, Vol. II (1350 - 1400), Collana di Pubblicazioni Storiche Ascolane, Grafiche D'Auria, ottobre 1999, Ascoli Piceno, pp. 14 –16, 308-311;
  • AA.VV., La Provincia di Ascoli Piceno - dallo Stato Unitario all'Europa Unita, Edito dall'Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno, D'Auria Industrie Grafiche S.p.A, Ascoli Piceno, marzo 2004, p. 444;
  • Narciso Galiè e Gabriele Vecchioni Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, Società Editrice Ricerche s. a. s., Via Faenza 13, Folignano (AP), Stampa D'Auria Industrie Grafiche s.p.a., Sant'Egidio alla Vibrata (TE), Edizione marzo 2006, pp 18, 44, 52-55, 57, 63-65, 80-87, 96-97, ISBN 88-86610-30-0;
  • Dario Nanni "Spelonga, storia -arte- tradizioni" Associazione Culturale Festa Bella Spelonga di Arquata del Tronto AP. Stampa Arti Grafiche Picene. Edizione agosto 2007.
  • Le Trame del Romanico, Tesori Medioevali nella Città del Travertino, Provincia di Ascoli Piceno - Assessorato alla Cultura, Fast Edit di Acquaviva Picena, 2007, pp. 81–82;
  • Serafino Castelli, Garibaldi in Ascoli (25 – 26 gennaio 1849), Centro Stampa Piceno, Ascoli Piceno, 4 luglio 2007;
  • Carolina Ciociola e Laura Castelli, La Sindone di Arquata del Tronto tra storia e leggenda, FAS Editore, Stampa Tipografia DA.SA, Ascoli Piceno, luglio 2010, pp. 55–57;
  • Sergio Scacchia, Un gioiello marchigiano a pochi passi da noi. Un tesoro immerso tra due parchi., in L'araldo abruzzese, Anno CVIII, n. 2, 29 gennaio 2012, p. 14;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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